mercoledì 7 gennaio 2026

Italy Revokes Citizenship Obtained with False Documents: A Clear Signal from the Council of State

 Italy Revokes Citizenship Obtained with False Documents: A Clear Signal from the Council of State

A recent opinion issued by the Consiglio di Stato sends a strong and unmistakable message: Italian citizenship cannot rest on false foundations, and the passage of time does not protect those who obtained it through irregular documentation.

The case examined by the Council of State concerned a foreign national who was granted Italian citizenship in 2017. Several years later, the authorities discovered that the birth certificate and criminal record submitted with the application were false. Based on this finding, the administration annulled the decree granting citizenship, exercising its power of self-review.

The individual challenged the decision, arguing that too much time had passed and that the annulment violated principles of legal certainty and legitimate expectation. He also claimed to have acted in good faith, maintaining that he was not personally responsible for the falsification of the documents.

The Council of State rejected these arguments and reaffirmed a strict but consistent approach. When a favorable administrative act is obtained on the basis of false documents, no legitimate expectation can arise. Time does not heal an illegality that affects the very foundation of the decision. In such cases, the public interest in restoring legality is inherent and does not require additional justification.

One of the most significant aspects of the ruling is the clear statement that it makes no difference whether the falsity is material or ideological, nor whether criminal responsibility can be established. What matters is that the administration was misled and that the decision was adopted on the basis of documents that were objectively untrue.

The Council of State also addressed procedural guarantees, holding that prior notice of the initiation of the annulment procedure may be omitted when the participation of the individual could not realistically change the outcome. Where the falsity of the documents is established and uncontested in its factual core, procedural participation would be purely formal.

Beyond the individual case, the decision has broader implications. It reinforces a line of jurisprudence that places legality above the mere stability of administrative acts, even when those acts concern a status as significant as citizenship. Italian nationality, the ruling makes clear, is not untouchable if its grant was vitiated at the outset.

For applicants and practitioners alike, the message is straightforward. Accuracy and authenticity of documentation are not secondary formalities but essential conditions. Citizenship obtained through false premises remains vulnerable, even many years later.

Avv. Fabio Loscerbo

lunedì 5 gennaio 2026

إيطاليا تسحب الجنسية التي مُنحت استناداً إلى وثائق مزوّرة: رسالة واضحة من مجلس الدولة

 إيطاليا تسحب الجنسية التي مُنحت استناداً إلى وثائق مزوّرة: رسالة واضحة من مجلس الدولة

وجّه رأي حديث صادر عن Consiglio di Stato رسالة واضحة لا لبس فيها: لا يمكن أن تقوم الجنسية الإيطالية على أسس غير صحيحة، كما أن مرور الزمن لا يحمي من حصل عليها اعتماداً على وثائق غير قانونية.

تتعلّق القضية بمواطن أجنبي مُنح الجنسية الإيطالية سنة 2017. وبعد مرور عدة سنوات، اكتشفت السلطات أن شهادة الميلاد وشهادة السوابق الجنائية المقدّمتين مع طلب الجنسية كانتا مزوّرتين. وبناءً على هذا الاكتشاف، قرّرت الإدارة إلغاء مرسوم منح الجنسية، مستعملة صلاحياتها في سحب القرارات الإدارية غير المشروعة.

طعن المعني في القرار، معتبراً أن مدة زمنية طويلة قد انقضت، وأن سحب الجنسية يمسّ بمبدأ الاستقرار القانوني وبالثقة المشروعة. كما أكّد أنه تصرّف بحسن نية وأنه غير مسؤول شخصياً عن تزوير الوثائق.

غير أن مجلس الدولة رفض هذه الحجج وأكّد توجهاً صارماً لكنه منسجم مع مبادئ القانون الإداري. فعندما يُستصدر قرار إداري إيجابي على أساس وثائق مزوّرة، لا يمكن أن تنشأ أي ثقة مشروعة. كما أن مرور الوقت لا يُصحّح عدم المشروعية التي تمسّ جوهر القرار منذ البداية.

ومن أبرز ما جاء في القرار أن التمييز بين التزوير المادي والتزوير المعنوي لا قيمة له في هذا السياق، كما أن وجود أو عدم وجود مسؤولية جنائية ليس عنصراً حاسماً. العامل الأساسي هو أن الإدارة قد تم تضليلها وأن القرار بُني على وثائق غير صحيحة موضوعياً.

وتطرّق مجلس الدولة أيضاً إلى مسألة الضمانات الإجرائية، موضحاً أن إخطار المعني ببدء إجراءات السحب قد لا يكون ضرورياً عندما تكون مشاركته غير قادرة عملياً على تغيير النتيجة. ففي الحالات التي تكون فيها واقعة التزوير ثابتة في جوهرها، تصبح المشاركة الإجرائية مجرد إجراء شكلي.

ولا تقتصر أهمية هذا القرار على الحالة الفردية محل النزاع، بل تتجاوزها إلى تأكيد مبدأ عام: احترام الشرعية يعلو على استقرار القرارات الإدارية، حتى عندما يتعلّق الأمر بوضع قانوني بالغ الأهمية مثل الجنسية. فالجنسية الإيطالية، كما يذكّر مجلس الدولة، ليست محصّنة إذا كان منحها قد شابه عيب جوهري منذ الأصل.

أما الرسالة الموجّهة إلى المتقدمين بطلبات الجنسية وإلى المختصين في هذا المجال فهي واضحة: دقّة الوثائق وصحتها ليست مسألة ثانوية، بل شرط أساسي. فالجنسية التي تُمنح على أساس وقائع غير صحيحة تظل قابلة للسحب، حتى بعد مرور سنوات طويلة.

Avv. Fabio Loscerbo

domenica 4 gennaio 2026

Pubblicati nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue

 Pubblicati nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue

Sono online nuovi episodi del podcast Diritto dell’Immigrazione, dedicati al tema dell’autorizzazione al rientro in Italia dopo l’espulsione, alla luce del parere del Consiglio di Stato reso nel dicembre 2025.

Il contenuto analizza in modo chiaro e rigoroso i limiti giuridici del rientro nel territorio nazionale dopo un provvedimento di espulsione, il carattere discrezionale dell’autorizzazione amministrativa e il ruolo del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Un tema centrale per operatori del diritto, cittadini stranieri e per chi si occupa di immigrazione e diritto amministrativo.

Gli episodi sono stati pubblicati in più lingue, per raggiungere un pubblico internazionale:

Versione italiana
https://www.spreaker.com/episode/autorizzazione-al-rientro-in-italia-dopo-l-espulsione-il-parere-del-consiglio-di-stato--69296131

Versione inglese
https://www.spreaker.com/episode/re-entry-into-italy-after-expulsion-the-opinion-of-the-council-of-state--69296133

Versione francese
https://www.spreaker.com/episode/retour-en-italie-apres-une-expulsion-la-position-du-conseil-d-etat--69296130

Versione araba
https://www.spreaker.com/episode/al-wdt-aly-aytalya-b-d-altrd-mwqf-mjls-aldwlt--69296132

Il podcast Diritto dell’Immigrazione continua così il suo lavoro di divulgazione giuridica, offrendo analisi fondate su atti ufficiali e orientamenti giurisprudenziali, con un linguaggio accessibile ma tecnicamente corretto.

Gli episodi sono disponibili su Spreaker e sulle principali piattaforme di ascolto.

Avv. Fabio Loscerbo
Podcast Diritto dell’Immigrazione

Revoca della cittadinanza italiana e falsità documentale: il potere di autotutela tra legalità e affidamento

 Revoca della cittadinanza italiana e falsità documentale: il potere di autotutela tra legalità e affidamento

Abstract
Il contributo analizza il parere reso dalla Prima Sezione del Consiglio di Stato nell’adunanza del 4 dicembre 2025, relativo all’affare numero 669 del 2023, concernente l’annullamento in autotutela di un decreto di concessione della cittadinanza italiana ottenuto sulla base di documentazione risultata falsa. L’analisi si concentra sui presupposti applicativi dell’articolo 21-nonies della legge n. 241 del 1990, sui limiti del legittimo affidamento e sul rapporto tra falsità documentale e stabilità dello status civitatis.

1. Inquadramento della questione
La cittadinanza italiana, pur rappresentando il punto di approdo di un procedimento amministrativo, non è sottratta ai principi generali dell’azione amministrativa. In particolare, essa resta esposta al potere di autotutela dell’Amministrazione quando emerga che il provvedimento concessorio sia stato adottato sulla base di una falsa rappresentazione dei presupposti di fatto. Il parere in esame si inserisce in un filone giurisprudenziale volto a riaffermare la centralità del principio di legalità anche a fronte di posizioni soggettive consolidate nel tempo.

2. I fatti essenziali dell’affare
Nel caso esaminato, il decreto di concessione della cittadinanza, adottato nel 2017, è stato successivamente annullato a seguito dell’accertamento della falsità dei certificati di nascita e del certificato penale prodotti dal richiedente. A distanza di anni, l’Amministrazione ha ritenuto insanabilmente viziata l’istruttoria originaria, procedendo al ritiro del provvedimento. Il ricorrente ha invocato il decorso del tempo, la buona fede e l’asserita violazione delle garanzie partecipative, proponendo ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

3. L’applicazione dell’art. 21-nonies l. 241/1990
Il Consiglio di Stato chiarisce che il limite temporale all’esercizio dell’autotutela non opera quando l’illegittimità del provvedimento derivi da una falsa rappresentazione dei fatti imputabile al destinatario. In tali ipotesi, il decorso del tempo non consolida la posizione soggettiva, poiché nessun affidamento meritevole di tutela può sorgere da un vantaggio conseguito mediante documentazione falsa. La valutazione sull’interesse pubblico risulta, in questi casi, intrinseca alla necessità di rimuovere un atto viziato alla radice.

4. Falsità documentale e irrilevanza della distinzione materiale/ideologica
Particolarmente significativo è il passaggio in cui il Consiglio di Stato esclude rilevanza alla distinzione tra falsità materiale e falsità ideologica, nonché all’eventuale assenza di responsabilità penale del richiedente. Ciò che assume rilievo decisivo è l’oggettiva non veridicità dei documenti posti a fondamento del provvedimento favorevole, idonea a compromettere l’intero procedimento amministrativo.

5. Garanzie partecipative e comunicazione di avvio del procedimento
La decisione affronta anche il tema delle garanzie procedimentali, affermando che la comunicazione di avvio del procedimento può essere omessa quando la partecipazione del privato non sia in grado di incidere sull’esito finale. In presenza di una falsità documentale accertata e non contestata nel suo dato oggettivo, l’apporto partecipativo non potrebbe condurre a una diversa determinazione dell’Amministrazione.

6. Considerazioni conclusive
Il parere in commento conferma un orientamento rigoroso in materia di cittadinanza, riaffermando che lo status civitatis non può fondarsi su presupposti falsi e che la stabilità del rapporto giuridico è subordinata alla legittimità originaria del provvedimento. La pronuncia assume rilievo sistemico, poiché rafforza l’idea che l’integrazione giuridica dello straniero passi anche attraverso il rispetto delle regole procedimentali e della veridicità documentale, senza spazi per sanatorie di fatto fondate sul mero decorso del tempo.

Fonte primaria del provvedimento
La decisione oggetto di analisi è consultabile integralmente nella pubblicazione Calameo:
👉 https://www.calameo.com/books/0080797755a8023a7e568
(link diretto: https://www.calameo.com/books/0080797755a8023a7e568)

Avv. Fabio Loscerbo

Dichiarazione di trasparenza sulle fonti:
Il presente contributo si basa esclusivamente sull’analisi del testo ufficiale del parere del Consiglio di Stato, pubblicato nella versione integrale indicata sopra. Non sono state elaborate massime né parafrasi del principio di diritto diverse da quanto desumibile direttamente dalla motivazione del provvedimento.

sabato 3 gennaio 2026

Press Release – Publication of New Episodes of the Podcast “Immigration Law”

 Press Release – Publication of New Episodes of the Podcast “Immigration Law”

New episodes of the podcast “Immigration Law” have been released, focusing on a topic of significant practical and legal relevance: the relationship between criminal records and the renewal of residence permits, and the limits of administrative discretion.

The episodes draw inspiration from a recent administrative court decision and address, with clear yet legally rigorous language, a central issue in the practice of Police Headquarters and in immigration-related litigation: the impossibility of denying a residence permit on the basis of automatic mechanisms, in the absence of a concrete, current, and individualized assessment of the alleged social dangerousness of the individual concerned.

The content has been published in multiple languages, with the aim of reaching a broad audience, including foreign nationals, legal practitioners, and scholars in the field.

🔗 Listen to the episodes:

🇬🇧 English
Residence Permit and Criminal Records: The Limits of Administrative Discretion
https://www.spreaker.com/episode/residence-permit-and-criminal-records-the-limits-of-administrative-discretion--69219203

🇸🇦 Arabic
تصريح الإقامة والسوابق الجنائية: حدود السلطة التقديرية للإدارة
https://www.spreaker.com/episode/tsryh-alaqamt-walswabq-aljnayyt-hdwd-alsltt-altqdyryt-lladart--69219204

🇪🇸 Spanish
Permiso de residencia y antecedentes penales: los límites de la discrecionalidad administrativa
https://www.spreaker.com/episode/permiso-de-residencia-y-antecedentes-penales-los-limites-de-la-discrecionalidad-administrativa--69219206

🇫🇷 French
Titre de séjour et antécédents pénaux : les limites du pouvoir discrétionnaire de l’administration
https://www.spreaker.com/episode/titre-de-sejour-et-antecedents-penaux-les-limites-du-pouvoir-discretionnaire-de-l-administration--69219205

🇦🇱 Albanian
Leja e qëndrimit dhe precedentët penalë: kufijtë e diskrecionalitetit administrativ
https://www.spreaker.com/episode/leja-e-qendrimit-dhe-precedentet-penale-kufijte-e-diskrecionalitetit-administrativ--69219202

The podcast “Immigration Law” thus continues its path of legal dissemination, aiming to make the fundamental principles of immigration law accessible without sacrificing technical rigor or critical engagement with administrative practice.

Avv. Fabio Loscerbo

mercoledì 31 dicembre 2025

La protection complémentaire après le décret-loi n° 20/2023 : continuité jurisprudentielle et protection de la vie privée et familiale dans la jurisprudence récente de fond

 La protection complémentaire après le décret-loi n° 20/2023 : continuité jurisprudentielle et protection de la vie privée et familiale dans la jurisprudence récente de fond


Résumé

Le présent article examine une décision récente rendue par un tribunal ordinaire, section spécialisée en matière d’immigration, de protection internationale et de libre circulation des citoyens de l’Union européenne, ayant reconnu le droit à la délivrance d’un titre de séjour pour protection complémentaire au titre de l’article 19, paragraphes 1 et 1.1, du décret législatif n° 286 de 1998. Rendue à l’issue d’une procédure dans laquelle le requérant a renoncé aux formes de protection « supérieures », cette décision offre l’occasion d’une réflexion systématique sur le régime juridique de la protection complémentaire à la suite des modifications introduites par le décret-loi n° 20 de 2023, converti en loi n° 50 de 2023, ainsi que sur le rôle central de la jurisprudence — en particulier celle de la Cour de cassation — dans la concrétisation d’une clause législative délibérément formulée de manière souple. Le texte intégral de la décision est disponible dans la publication Calameo au lien suivant :
https://www.calameo.com/books/00807977541b94e1f7da1


1. Introduction

La protection complémentaire constitue aujourd’hui l’un des domaines les plus délicats du droit italien de l’immigration. Elle se situe au croisement du droit constitutionnel d’asile, des obligations internationales assumées par l’État et des choix de politique législative visant au contrôle des flux migratoires. La décision commentée s’inscrit pleinement dans ce cadre, en proposant une reconstruction argumentée du régime juridique applicable et, surtout, un exemple concret de mise en œuvre des critères élaborés par la jurisprudence nationale et supranationale.

2. Le cadre juridique après le décret-loi n° 20/2023

Le tribunal débute son analyse par un examen attentif de l’évolution de l’article 19 du texte unique sur l’immigration. Après la réforme de 2020, qui avait codifié les critères d’évaluation de la protection de la vie privée et familiale, le décret-loi n° 20 de 2023 est intervenu à nouveau en abrogeant certaines parties du paragraphe 1.1. Cette intervention n’a toutefois pas supprimé la protection du droit de l’étranger au respect de sa vie privée et familiale, laquelle continue de trouver son fondement dans les obligations constitutionnelles et conventionnelles, en particulier dans l’article 8 de la Convention européenne des droits de l’homme.

La décision souligne que le cadre juridique actuel impose à l’interprète un retour à des critères d’évaluation d’origine jurisprudentielle, dépassant ainsi la phase de typification normative renforcée introduite en 2020. Dans cette perspective, la protection complémentaire n’est pas vidée de sa substance, mais de nouveau confiée à la fonction de mise en balance du juge.

3. Le rôle de la jurisprudence de la Cour de cassation

Une importance particulière est accordée aux références à la jurisprudence de la Cour de cassation, laquelle a précisé que la réforme de 2023 n’a pas entraîné de recul dans la protection des droits fondamentaux de l’étranger. La décision adhère à l’orientation selon laquelle la protection complémentaire peut être accordée lorsque l’enracinement sur le territoire national est tel que l’éloignement apparaîtrait disproportionné au regard des intérêts publics poursuivis.

Dans cette optique, le juge du fond se réfère expressément aux principes de mise en balance et de proportionnalité, déjà développés dans la jurisprudence antérieure relative à la protection humanitaire, réaffirmant ainsi la continuité systématique entre les différentes phases législatives.

4. L’évaluation de l’enracinement et de la vie privée

Le cœur de la motivation réside dans l’évaluation concrète de la vie privée du requérant. Le tribunal procède à une analyse globale et non fragmentée des indices d’intégration, tels que la durée de la présence en Italie, l’insertion professionnelle stable, l’autonomie économique, la connaissance de la langue, les relations sociales et la capacité à vivre de manière indépendante en dehors du système d’accueil.

Ces éléments sont interprétés comme l’expression d’une vie privée consolidée, dont l’atteinte — en l’absence de raisons impérieuses tenant à l’ordre public ou à la sécurité publique — est incompatible avec l’article 8 de la CEDH. Le retour dans le pays d’origine n’est pas apprécié de manière abstraite, mais au regard du risque concret de déracinement et de dégradation significative des conditions de vie acquises en Italie.

5. Conclusions

La décision confirme que la protection complémentaire, même après le décret-loi n° 20 de 2023, demeure un instrument essentiel de protection des droits fondamentaux des étrangers. L’absence de critères législatifs rigides ne crée pas un vide de protection, mais exige au contraire un exercice responsable du pouvoir d’appréciation judiciaire, fondé sur des paramètres constitutionnels, conventionnels et jurisprudentiels.

Dans cette perspective, la décision s’inscrit dans une approche interprétative orientée vers la continuité et la rationalité du système juridique, en réaffirmant que l’intégration effective et l’enracinement social ne constituent pas des éléments marginaux, mais des facteurs centraux dans l’appréciation de la légalité de l’éloignement de l’étranger du territoire national.


Avv. Fabio Loscerbo

La protezione complementare dopo il decreto-legge 20/2023: continuità giurisprudenziale e tutela della vita privata e familiare nella recente giurisprudenza di merito

 La protezione complementare dopo il decreto-legge 20/2023: continuità giurisprudenziale e tutela della vita privata e familiare nella recente giurisprudenza di merito


Abstract

Il contributo esamina un recente decreto reso da un Tribunale ordinario, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea, con cui è stato riconosciuto il diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per protezione complementare ai sensi dell’articolo 19, commi 1 e 1.1, del decreto legislativo 286 del 1998. Il provvedimento, pronunciato all’esito di un giudizio nel quale il ricorrente ha rinunciato alle forme di protezione “maggiori”, offre lo spunto per una riflessione sistematica sul regime giuridico della protezione complementare dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 20 del 2023, convertito dalla legge 50 del 2023, e sul ruolo centrale della giurisprudenza, in particolare di legittimità, nel riempire di contenuto una clausola normativa volutamente elastica. Il decreto è consultabile integralmente nella pubblicazione Calameo al seguente indirizzo: https://www.calameo.com/books/00807977541b94e1f7da1 

1. Premessa

La protezione complementare rappresenta oggi uno degli snodi più delicati del diritto dell’immigrazione italiano. Essa si colloca in una zona di confine tra il diritto costituzionale d’asilo, gli obblighi internazionali assunti dallo Stato e le scelte di politica legislativa in materia di controllo dei flussi migratori. Il decreto in commento si inserisce in questo contesto, offrendo una ricostruzione argomentata della disciplina vigente e, soprattutto, un esempio di applicazione concreta dei criteri elaborati dalla giurisprudenza nazionale e sovranazionale.

2. Il quadro normativo dopo il decreto-legge 20/2023

Il Tribunale muove da una ricognizione puntuale dell’evoluzione dell’articolo 19 del Testo Unico sull’immigrazione. Dopo la riforma del 2020, che aveva tipizzato i criteri di valutazione della tutela della vita privata e familiare, il decreto-legge 20 del 2023 ha inciso nuovamente sulla disposizione, abrogando alcune parti del comma 1.1. Tale intervento, tuttavia, non ha eliminato la tutela del diritto al rispetto della vita privata e familiare dello straniero, che continua a trovare fondamento negli obblighi costituzionali e convenzionali, in particolare nell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il decreto evidenzia come la disciplina vigente imponga all’interprete un ritorno a criteri di valutazione di matrice giurisprudenziale, superando la fase di maggiore tipizzazione normativa introdotta nel 2020. In questa prospettiva, la protezione complementare non viene svuotata di contenuto, ma riaffidata alla funzione di bilanciamento del giudice.

3. Il ruolo della giurisprudenza di legittimità

Particolare rilievo assume il richiamo alla giurisprudenza della Corte di cassazione, che ha chiarito come la riforma del 2023 non abbia determinato un arretramento della tutela dei diritti fondamentali dello straniero. Il decreto valorizza l’orientamento secondo cui la protezione complementare può essere riconosciuta quando il radicamento sul territorio nazionale sia tale da rendere l’allontanamento sproporzionato rispetto agli interessi pubblici perseguiti.

In questo senso, il giudice di merito richiama espressamente il principio del bilanciamento e della proporzionalità, già elaborato in epoca anteriore dalla giurisprudenza sulla protezione umanitaria, riaffermando la continuità sistematica tra le diverse stagioni normative.

4. La valutazione del radicamento e della vita privata

Il cuore motivazionale del provvedimento è rappresentato dalla valutazione in concreto della vita privata del ricorrente. Il Tribunale procede a un’analisi complessiva e non frammentata degli indici di integrazione: durata della permanenza in Italia, inserimento lavorativo stabile, autonomia economica, conoscenza della lingua, relazioni sociali e capacità di vivere al di fuori del sistema di accoglienza.

Tali elementi vengono letti come espressione di una vita privata consolidata, la cui lesione, in assenza di esigenze imperative di ordine o sicurezza pubblica, non risulta compatibile con l’articolo 8 della CEDU. Il ritorno nel Paese di origine viene valutato non in astratto, ma in relazione al concreto rischio di sradicamento e di compromissione significativa delle condizioni di vita raggiunte in Italia.

5. Considerazioni conclusive

Il decreto conferma che la protezione complementare, anche dopo il decreto-legge 20 del 2023, rimane uno strumento essenziale di tutela dei diritti fondamentali dello straniero. L’assenza di criteri normativi rigidi non comporta un vuoto di protezione, ma richiede un esercizio responsabile della funzione giurisdizionale, fondato sui parametri costituzionali, convenzionali e giurisprudenziali.

In questa prospettiva, il provvedimento si colloca nel solco di una interpretazione orientata alla continuità e alla razionalità del sistema, riaffermando che l’integrazione effettiva e il radicamento sociale non sono dati marginali, ma elementi centrali nel giudizio di legittimità dell’allontanamento dello straniero dal territorio nazionale.


Avv. Fabio Loscerbo

Italy Recognises Complementary Protection: When Integration Becomes a Legal Shield

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