lunedì 2 novembre 2026

Secondo il TAR Liguria, la domanda di permesso presentata troppo presto in Questura non giustifica la revoca del nullaosta al lavoro

Secondo il TAR Liguria, la domanda di permesso presentata troppo presto in Questura non giustifica la revoca del nullaosta al lavoro

Un lavoratore straniero, già entrato in Italia in forza di un nullaosta rilasciato nell'ambito del decreto flussi, si rivolge alla Questura per ottenere il permesso di soggiorno prima che sia formalmente concluso il procedimento davanti allo Sportello unico per l'immigrazione. Questa iniziativa può comportare la revoca del nullaosta? Il TAR Liguria, Sezione I, con sentenza 28 settembre 2026, n. 1083, ha risposto negativamente in un caso concreto, chiarendo che un'istanza erronea o sovrabbondante non costituisce, di per sé, una causa legale di revoca del titolo abilitativo all'ingresso.

Il procedimento e la contestazione della Prefettura

La ricorrente era entrata in Italia dopo il rilascio del nullaosta al lavoro nell'ambito della programmazione degli ingressi. Successivamente, tramite un centro di assistenza fiscale, aveva trasmesso alla Questura di Savona una domanda per ottenere il permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Il procedimento presso lo Sportello unico per l'immigrazione non era ancora terminato.

L'8 luglio 2025 la Prefettura di Savona comunicava il preavviso di revoca del nullaosta, ritenendo che la domanda parallela inoltrata alla Questura avesse alterato la corretta sequenza amministrativa. Il 19 luglio 2025 adottava il provvedimento definitivo di revoca. La lavoratrice impugnava l'atto deducendo, fra l'altro, carenza d'istruttoria, difetto di motivazione e violazione della disciplina del lavoro degli stranieri.

La decisione del giudice amministrativo

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato la revoca. Il punto decisivo non è la completa irrilevanza delle regole procedurali, ma la necessità che un provvedimento così incisivo si fondi su una causa prevista dalla normativa. Il giudice ha osservato che la presentazione anticipata di una domanda di permesso di soggiorno presso la Questura non figura, in quanto tale, fra le circostanze che giustificano la revoca del nullaosta ai sensi delle disposizioni esaminate.

L'articolo 22 del d.lgs. n. 286/1998 disciplina il procedimento di ingresso per lavoro subordinato e contempla specifici presupposti ostativi. L'articolo 42 del decreto-legge n. 73/2022, richiamato nella controversia, regola anch'esso ipotesi di rilascio e revoca collegate all'accertamento di elementi ostativi. Il TAR ha ritenuto che la Prefettura non potesse ampliare tali ipotesi fino a comprendere un errore procedurale che non comprometteva, da solo, la legittimità dell'iter già avviato.

La corretta gestione delle domande presentate all'ufficio sbagliato

La sentenza richiama un principio generale del procedimento amministrativo: quando una pubblica amministrazione riceve una domanda per la quale non è competente, deve indirizzarla all'ufficio competente e informare l'interessato, secondo le regole applicabili. Il TAR ricorda precedenti relativi proprio alla presentazione erronea di un'istanza di soggiorno alla Questura. Si tratta di un criterio utile per evitare che una sovrapposizione fra uffici si trasformi, senza fondamento normativo, nella perdita di una posizione già acquisita.

Ciò non equivale ad autorizzare il richiedente a ignorare le procedure del decreto flussi. La sequenza fra nullaosta, visto, ingresso e adempimenti successivi conserva la propria importanza. Ma l'amministrazione deve distinguere la domanda superflua da un vero elemento ostativo, come la mancanza di requisiti sostanziali o l'esistenza di circostanze per le quali la legge espressamente prevede la revoca.

Perché il successivo parere favorevole non ha chiuso la causa

Nel giudizio la pubblica amministrazione aveva segnalato che, il 4 giugno 2026, la Questura di Savona aveva espresso un parere favorevole sull'istanza del datore di lavoro e che il procedimento sarebbe proseguito. Aveva perciò chiesto al TAR di dichiarare cessata la materia del contendere.

Il giudice ha respinto tale richiesta, poiché non risultava dimostrato il pieno soddisfacimento dell'interesse della ricorrente. L'atto di revoca non era stato ritirato in autotutela, e la prosecuzione favorevole dell'istruttoria era soltanto prospettata. Una promessa di riesame o un parere favorevole non sono necessariamente equivalenti all'eliminazione degli effetti di un provvedimento amministrativo già adottato.

Indicazioni per difensori, datori di lavoro e lavoratori

Quando una Prefettura contesta la presentazione anticipata di una domanda alla Questura, occorre innanzitutto acquisire la comunicazione di avvio o di preavviso, il provvedimento conclusivo, il nullaosta, il visto, le ricevute di ingresso e i documenti trasmessi ai diversi uffici. La cronologia degli adempimenti è essenziale per comprendere se si tratti soltanto di un errore procedurale oppure di un problema che incide realmente sui requisiti di legge.

In presenza di un preavviso di revoca, le osservazioni difensive dovrebbero distinguere espressamente la condotta contestata dalle cause di revoca previste dalle norme pertinenti, senza limitarsi a invocare generici principi di buona amministrazione. Può essere utile chiedere che gli uffici si coordinino e che l'eventuale istanza presentata impropriamente venga trasmessa a quello competente.

Se è stata già disposta la revoca, occorre valutare tempestivamente il ricorso amministrativo o giurisdizionale appropriato e, quando vi siano i presupposti, la tutela cautelare. La sentenza del TAR Liguria dimostra anche l'importanza di verificare gli effetti concreti degli interventi sopravvenuti dell'amministrazione: soltanto la soddisfazione effettiva e integrale dell'interesse può giustificare la chiusura della controversia per cessata materia del contendere.

Limiti del precedente

La decisione non elimina le responsabilità derivanti dalla produzione di documenti falsi, dall'assenza dei requisiti di ingresso, dall'esistenza di reali motivi ostativi o dall'inadempimento degli obblighi legalmente previsti. Non dispone inoltre il rilascio automatico di ogni permesso di soggiorno. Si riferisce a una precisa causa di revoca: la presentazione di una domanda autonoma alla Questura mentre era ancora pendente l'iter regolarmente avviato presso la Prefettura.

La portata pratica è comunque significativa. L'amministrazione non può confondere un adempimento effettuato in modo improprio con un presupposto legale di decadenza, soprattutto quando la normativa prevede specifiche circostanze ostative e una sequenza di attività affidate a uffici diversi.

Conclusione

Secondo il TAR Liguria, l'errore consistente nell'invio anticipato e sovrabbondante di una domanda di permesso di soggiorno non legittima, da solo, la revoca del nullaosta al lavoro. Il rispetto delle procedure è necessario, ma altrettanto necessario è il rispetto del principio di legalità: un provvedimento sfavorevole deve fondarsi su requisiti e cause ostative previsti dalla legge, non su una sanzione amministrativa implicitamente costruita per un errore di instradamento della pratica.

Pronuncia e fonte verificabile: TAR Liguria, Sezione I, sentenza 28 settembre 2026, n. 1083, Presidente Caruso, estensore Pistilli, testo integrale. Normativa esaminata: d.lgs. 286/1998, artt. 22 e 24; d.l. 73/2022, art. 42; legge 241/1990, art. 3.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

According to the Milan Administrative Court, a new employer does not automatically preserve a work entry clearance

According to the Milan Administrative Court, a new employer does not automatically preserve a work entry clearance

What happens when an Italian employer obtains authorisation to recruit a non-EU worker but withdraws the offer before the residence process is completed? Can a different employer take over, or can the worker simply apply for a permit for job seeking? The Regional Administrative Court of Lombardy, Third Section, addressed these questions in judgment no. 15 of 7 January 2026. Its answer was restrictive, and understanding the limits of that ruling matters to workers and businesses alike.

The facts behind the decision

An employer requested a nulla osta, the authorisation for the worker's admission to Italy, on 18 March 2024. The authorisation was issued on 31 July 2024. On 10 February 2025, however, that employer informed the authorities that it no longer intended to hire the worker. The Single Immigration Desk revoked the authorisation.

The worker challenged that decision and argued that, even without finalising the residence contract with the original employer, employment by a different business should permit a residence permit for salaried work. Alternatively, the worker requested a permit for awaiting employment (attesa occupazione).

What the court actually held

The TAR dismissed the challenge. Referring to Council of State, Third Section, judgment no. 3158 of 11 April 2025, it held that, absent a supervening impossibility or exceptional circumstances, recruitment must take place with the employer for whom the authorisation was issued. Merely finding an alternative employer did not overcome the missing employment relationship with the original sponsor in this case.

The court also distinguished losing a job from never having started one. Article 22(11) of Legislative Decree no. 286/1998 addresses, within its conditions, the loss of an employment relationship that was actually established and then ended for reasons not attributable to the worker. That mechanism did not automatically cover a prospective worker whose initial employment relationship had never commenced.

Outcome: the challenge was rejected and the revocation upheld. The court nevertheless ordered each side to bear its own litigation expenses, referring to fluctuations in previous case law. It did not establish that a change of employer is impossible in every immigration procedure or under every subsequent legal regime.

Why the distinction matters

The entry authorisation is not a freely transferable entitlement independent of the underlying employment offer. The proposed employer, the contractual arrangements and the statutory procedure are legally significant. If the original employer withdraws before the required stages have been completed, having a new offer does not necessarily entitle the worker to the same permit.

Equally, a job-seeking residence permit should not be confused with permission to enter Italy in order to seek work. The legal protection afforded to someone who loses an existing position cannot simply be presumed to apply to a person whose planned employment never materialised.

Practical steps for workers and employers

Before entry, prospective workers should keep a copy of the authorisation, visa and employment offer and maintain reliable communication with the sponsoring employer. If the employer expresses doubts or withdraws the offer, it is crucial to obtain written confirmation and seek advice before relying on a replacement offer.

After entry, the worker should preserve evidence of attendance at appointments, communications with the Single Immigration Desk and any attempt to complete the residence-contract formalities. If an administrative measure is adopted, it is important to identify the precise grounds, the chronology and whether exceptional circumstances or a supervening impossibility might be relevant.

For employers, withdrawal of an offer is not merely a private contractual matter: it can affect the immigration authorisation granted on the strength of the intended hire. Timely, accurate communication with the authorities and the worker can prevent further complications.

Workers should also distinguish administrative reconsideration from a court challenge. Neither an informal request for review nor a new employment proposal necessarily suspends deadlines or replaces the procedural remedy available against the actual revocation. The competent court and applicable deadlines must be assessed from the documents.

A decision that should not be overgeneralised

The case concerned particular events in 2024–2025 and the law applied by the court in early 2026. Legislative changes, special entry schemes or genuinely exceptional factual circumstances may require a different analysis. This judgment should therefore guide, not replace, an examination of the worker's legal status, the current statutory provisions and the stage reached by the original application.

Its central lesson is that an entry clearance tied to a prospective employer, an existing employment relationship and a job-seeking residence permit are three different legal situations. Confusing them may lead to unsuccessful applications or litigation.

Judgment and verifiable source: TAR Lombardia, Third Section, 7 January 2026, no. 15, President Goso, Reporting Judge Gatti, full judgment. Also cited by the court: Council of State, Third Section, 11 April 2025, no. 3158; Legislative Decree no. 286/1998, Article 22(11).


Avv. Fabio Loscerbo
Lawyer authorised to appear before the Italian Court of Cassation
Registered in the Italian Chamber of Deputies' Register of Interest Representatives in the field of Immigration
Lobbyist registered in the European Union Transparency Register, no. 280782895721-36, in the field of Migration and Asylum
ORCID: 0009-0004-7030-0428
This article was prepared with the assistance of AI tools, under the author's direction, review and editorial responsibility.

Selon le TAR de Parme, le refus de citoyenneté par mariage relève normalement du juge judiciaire

Selon le TAR de Parme, le refus de citoyenneté par mariage relève normalement du juge judiciaire

Une demande de nationalité italienne par mariage est déclarée irrecevable parce que les pièces d'identité ne concordent pas. Vers quel juge faut-il se tourner ? La réponse est au cœur de la décision du Tribunal administratif régional d'Émilie-Romagne, section détachée de Parme, première section, du 4 juin 2026, n° 309. L'arrêt rappelle une distinction fondamentale entre la naturalisation et l'acquisition de la nationalité par mariage, qui peut déterminer la recevabilité du recours.

La situation de la requérante

La demanderesse avait saisi la préfecture de Reggio d'Émilie en janvier 2018 pour obtenir la nationalité sur le fondement de l'article 5 de la loi italienne n° 91/1992. Au cours de l'instruction, la préfecture avait constaté des divergences dans les informations personnelles mentionnées dans plusieurs documents. Le 28 octobre 2022, elle avait adressé une communication préalable à une décision défavorable et demandé une attestation des autorités diplomatiques ou consulaires du pays d'origine, dûment légalisée, confirmant que les identités figurant dans les différents documents correspondaient à la même personne.

Estimant que les documents requis n'avaient pas été fournis dans le délai imparti, le préfet avait déclaré la demande irrecevable par décision du 12 décembre 2022. L'intéressée avait contesté cette décision devant le TAR en invoquant notamment une instruction insuffisante, l'absence d'appréciation de son intégration en Italie et les garanties de participation à la procédure administrative.

Une question préalable : le tribunal administratif pouvait-il juger le fond ?

Le TAR n'a pas tranché la question de savoir si les documents de la requérante étaient finalement suffisants. Il a déclaré le recours irrecevable pour défaut de juridiction, considérant que le litige appartenait au juge judiciaire italien.

Le raisonnement repose sur la nature du droit invoqué. Pour la nationalité par mariage, lorsque l'autorité vérifie les conditions légales et la régularité de la documentation, la situation du demandeur relève en principe d'un droit subjectif. Il ne s'agit pas de la même appréciation largement discrétionnaire que dans certaines procédures de naturalisation. Une exception importante existe lorsque l'administration exerce le pouvoir de considérer des motifs avérés liés à la sécurité de la République, conformément à l'article 6, paragraphe 1, lettre c), de la loi n° 91/1992.

Dans cette affaire, la préfecture avait uniquement soulevé des divergences d'état civil et l'insuffisance des preuves d'identité. Elle n'avait formulé aucune évaluation particulière relative à la sécurité de la République. Il appartenait donc au juge ordinaire, et non au TAR, de statuer sur le fond du droit revendiqué.

Le fait de recevoir un décret préfectoral ne suffit pas

Un aspect particulièrement utile de l'arrêt est que la forme administrative de la décision n'impose pas toujours la compétence du juge administratif. Même si un préfet signe un décret de refus, il faut identifier la nature de la situation juridique concernée. L'invocation d'un défaut de motivation ou d'une violation de la loi n° 241/1990 ne modifie pas automatiquement la compétence juridictionnelle.

Le TAR a également indiqué que la demande de dommages et intérêts présentée comme conséquence du même refus suivait la qualification du litige principal. Il a compensé les frais de justice et rappelé la possibilité de reprendre l'instance devant la juridiction compétente suivant les conditions et délais de l'article 11 du code de procédure administrative.

Conséquences pratiques pour les familles

Lorsqu'une personne demande la nationalité par mariage, la première précaution consiste à vérifier la parfaite concordance de l'identité dans les pièces étrangères, les documents italiens et les registres d'état civil. Les différences de transcription, de noms ou de dates peuvent nécessiter des attestations et rectifications officielles. Si un préavis défavorable arrive, la réponse doit être étayée par les documents demandés ou par une argumentation précise sur leur pertinence.

Si un refus définitif intervient, il ne faut pas choisir le tribunal uniquement parce qu'il s'agit d'un acte de préfecture. Il faut vérifier si le litige concerne les conditions de la citoyenneté par mariage ou une évaluation spécifique de sécurité nationale, puis déterminer le juge et la procédure appropriés. Engager une instance devant une juridiction incompétente peut entraîner des coûts et des retards, même lorsque la loi permet, sous certaines conditions, de préserver les effets de l'action initiale.

Ce que l'arrêt ne dit pas

Le tribunal n'a pas accordé la nationalité à la demanderesse, ni déclaré l'exigence de vérifier l'identité injustifiée. L'administration conserve le pouvoir et le devoir de contrôler les conditions légales. La décision se limite à déterminer quel ordre de juridiction peut contrôler le refus en cause. Cette limite est aussi importante que le principe affirmé.

Conclusion

L'arrêt n° 309/2026 rappelle que la protection judiciaire commence par la juste qualification de la demande. La nationalité par mariage et la naturalisation ne doivent pas être traitées comme des procédures identiques. Face à un refus lié aux documents d'état civil, l'analyse correcte de la compétence juridictionnelle est un élément indispensable d'une défense efficace.

Décision et source : TAR Émilie-Romagne, Parme, première section, 4 juin 2026, n° 309, présidente Modica de Mohac di Grisì, rapporteure Bardino. Texte intégral. Références : loi n° 91/1992, articles 5 et 6 ; article 11 du code italien de procédure administrative ; décret-loi n° 13/2017, article 3.


Avv. Fabio Loscerbo
Avocat habilité à plaider devant la Cour de cassation italienne
Inscrit au Registre des représentants d'intérêts de la Chambre des députés italienne en matière d'immigration
Lobbyiste inscrit au Registre de transparence de l'Union européenne n° 280782895721-36 en matière de migration et d'asile
ORCID : 0009-0004-7030-0428
Article rédigé avec l'aide d'outils d'intelligence artificielle, sous la direction, la révision et la responsabilité éditoriale de l'auteur.

New on TikTok: Permiso de residencia por trabajo denegado tras una condena por violencia doméstica: un tribunal italiano confirma la decisión pese al empleo y la integración social Bienvenidos a un nuevo episodio del podcast Derecho de Extranjería. Soy el abogado Fabio Loscerbo. Hoy analizamos la sentencia número 1703 del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña, con sede en Bolonia, publicada el 26 de octubre de 2026, relativa al recurso con número de registro general 1160 de 2026. El caso se refiere a un ciudadano extranjero que había solicitado la conversión de su permiso de residencia por motivos humanitarios en un permiso de residencia por trabajo por cuenta ajena. La Jefatura de Policía de Bolonia había rechazado inicialmente su solicitud debido a una condena por un delito de menor gravedad relacionado con las drogas. Tras una sentencia del Tribunal Constitucional italiano que eliminó la denegación automática para esta categoría de delito, la administración tuvo que examinar nuevamente su situación. Sin embargo, posteriormente se había dictado una nueva condena penal por graves malos tratos contra su esposa, que incluían violencia física y psicológica. La Jefatura de Policía confirmó entonces la denegación, pese al empleo estable que había tenido anteriormente, sus recursos económicos y su larga residencia en Italia. El Tribunal desestimó el recurso. Los jueces aclararon que los malos tratos en el ámbito familiar constituyen un delito especialmente grave, relevante para la concesión y renovación de los permisos de residencia. La suspensión condicional de la pena no impide que la Jefatura de Policía evalúe de manera autónoma la peligrosidad social del extranjero. Un aspecto especialmente importante se refiere a los vínculos familiares. Según el Tribunal, tener una familia en Italia no constituye una protección absoluta frente a la denegación del permiso de residencia, especialmente cuando un miembro de esa misma familia ha sido víctima de la violencia. La sentencia confirma, por tanto, que el empleo y la residencia legal no son suficientes, por sí solos, para demostrar una integración efectiva. El respeto de la ley y de la dignidad humana, comenzando dentro de la propia familia, constituye un elemento esencial de la convivencia social. Gracias por escucharnos y hasta el próximo episodio.

https://ift.tt/iIgRCN3

domenica 1 novembre 2026

Según el TAR de Bolonia, el sistema informático no puede suprimir el derecho a explicar un retraso en el contrato de estancia

Según el TAR de Bolonia, el sistema informático no puede suprimir el derecho a explicar un retraso en el contrato de estancia

Conseguir una autorización para trabajar en Italia no es siempre el último paso del procedimiento de entrada. Después del visado y de la llegada del trabajador, hay obligaciones relativas al contrato de estancia (contratto di soggiorno) que pueden poner en riesgo una práctica ya avanzada. Pero una aplicación informática no puede eliminar las garantías que reconoce la ley. Esta es la cuestión central de la sentencia n.º 409/2026, dictada el 11 de marzo de 2026 por la Sección Primera del Tribunal Administrativo Regional (TAR) de Emilia-Romaña, con sede en Bolonia.

La trabajadora había entrado en Italia con visado

El litigio nació en el ámbito del decreto de flujos de entrada de trabajadores extranjeros correspondiente a 2025. El empleador había presentado la solicitud para contratar a una trabajadora en el servicio doméstico y se había obtenido el correspondiente nulla osta, es decir, la autorización administrativa previa para el trabajo. Concedido el visado, la trabajadora entró en Italia el 4 de octubre de 2025.

Posteriormente, la Prefectura envió el contrato de estancia que debía ser suscrito por las partes. Según lo expuesto en el juicio, el empleador y la trabajadora lo firmaron y encargaron a un intermediario la transmisión por el portal telemático. Sin embargo, la administración no recibió el documento en el plazo exigido. El Sportello Unico per l'Immigrazione de la Prefectura de Bolonia archivó el expediente por no haberse transmitido a tiempo el contrato firmado digitalmente.

La trabajadora impugnó esa decisión. Entre sus argumentos señaló que la falta de transmisión se relacionaba con la gestión del intermediario, que la administración no había permitido presentar aclaraciones antes del archivo y que la decisión resultaba insuficientemente motivada.

Qué establece realmente el artículo 22 del Texto Único de Inmigración

El TAR examinó el artículo 22, apartados 5-ter y 6, del Decreto Legislativo italiano n.º 286/1998. En el régimen aplicable al caso, el contrato de estancia debe suscribirse y transmitirse telemáticamente dentro de los quince días siguientes a la entrada del trabajador en Italia, conforme a las modalidades de firma previstas por la norma. La transmisión corresponde al empleador.

La ley contempla la denegación o revocación de la autorización cuando el contrato no se transmite en el plazo legal, pero contiene una excepción importante: no deben imponerse esas consecuencias si el retraso se debe a fuerza mayor o, en cualquier caso, a circunstancias no imputables al trabajador. La existencia de esta excepción obliga a examinar las causas concretas del incumplimiento.

Por eso el debate no se limita a comprobar si el portal recibió un archivo. Hay que diferenciar la falta de transmisión, el origen de esa falta y la posible responsabilidad de la persona extranjera. No todo error material o técnico permite llegar automáticamente al mismo resultado jurídico.

La respuesta del tribunal: informar antes de decidir

La Prefectura explicó que el procedimiento estaba automatizado y que el sistema ministerial archivaba por defecto las prácticas una vez vencido el plazo, sin prever el envío del preaviso de rechazo. Para el TAR, esa circunstancia no era jurídicamente decisiva: el modo en que está diseñado un programa administrativo no puede neutralizar una garantía establecida en la ley.

El órgano judicial puso de relieve que empleador y trabajadora no habían sido informados de que la administración no había recibido a tiempo el contrato. En consecuencia, no pudieron presentar pruebas para demostrar que el retraso obedecía a fuerza mayor o a causas no imputables al trabajador. El tribunal consideró necesaria una comunicación previa de los motivos obstativos, en el marco del artículo 10-bis de la Ley n.º 241/1990, precisamente para permitir ese contradictorio administrativo.

La sentencia estimó el recurso y anuló el archivo. Ordenó que la administración reanudara el procedimiento y lo concluyera mediante los actos pertinentes cuando concurrieran sus presupuestos. No reconoció por sí misma y de modo automático un permiso de residencia ni declaró irrelevante todo incumplimiento de plazo. Tampoco resolvió de forma general y abstracta todas las controversias sobre el carácter perentorio del término: la falta de oportunidad para demostrar la no imputabilidad fue suficiente para anular el acto.

Por qué importa para los trabajadores y las familias que contratan

El caso se refería a trabajo doméstico, pero la enseñanza práctica se proyecta sobre la gestión de los expedientes laborales de extranjeros sometidos al artículo 22. Una vez obtenida la autorización y el visado, el empleador no debe considerar concluida la tramitación. Debe comprobar que el contrato se ha suscrito correctamente, que el portal ha aceptado la transmisión y que existe una prueba verificable de su recepción.

En particular, conviene conservar el archivo firmado, la fecha de la firma, los justificantes de carga, el número de protocolo, las comunicaciones del sistema y cualquier aviso de error. Si intervienen un asesor, un patronato o un intermediario, es útil documentar qué se le encargó y cuándo, así como las actuaciones efectivamente realizadas. La simple afirmación de que un intermediario se ocupaba de todo no basta necesariamente para demostrar la excepción legal.

Si aparece un aviso de archivo o revocación, el trabajador y el empleador deben solicitar cuanto antes la documentación del expediente, identificar el momento en que se produjo el problema y preparar la prueba de una eventual causa ajena a la voluntad del trabajador. Si la administración omitió la comunicación previa, ese defecto podrá ser relevante para un recurso, aunque su eficacia dependerá del régimen aplicable y de los hechos acreditados.

La diferencia entre un derecho de defensa y la concesión automática

La sentencia distingue dos momentos. El primero es el derecho a participar: antes de cerrar negativamente un expediente, la administración debe permitir, cuando corresponde, que los interesados aporten los elementos que la propia ley considera relevantes. El segundo es la decisión de fondo: una vez conocidos esos elementos, la autoridad debe verificar si están acreditados los requisitos del título solicitado.

Por eso, la anulación del archivo no equivale a que toda persona con un contrato enviado tarde tenga derecho a quedarse en Italia. Sí significa que una denegación que prescinde de la posibilidad legal de explicar y probar las causas del retraso puede ser ilegal. La automatización administrativa sirve para gestionar expedientes; no reemplaza el análisis jurídico individual.

Qué hacer si el expediente ya ha sido archivado

La estrategia debe partir del contenido de la resolución notificada y de las fechas documentadas. Es esencial determinar si el acto afecta al nulla osta, a la solicitud de permiso de residencia o a otro trámite, porque de ello dependen los remedios disponibles. La solicitud de acceso a los documentos, las alegaciones dirigidas a la Prefectura y la eventual impugnación ante el órgano judicial competente deben coordinarse sin perder los plazos. Pedir una revisión informal no suspende por sí solo todos los términos para recurrir.

En los casos análogos conviene examinar expresamente el artículo 22, apartado 5-ter, y las comunicaciones del procedimiento. El dato esencial de la sentencia de Bolonia es que no resulta legítimo convertir un silencio del sistema sobre una transmisión fallida en una presunción irrebatible contra el trabajador.

Sentencia comentada y fuente verificable: TAR Emilia-Romaña, Bolonia, Sección Primera, sentencia de 11 de marzo de 2026, n.º 409/2026 (presidente Carpentieri; ponente Falferi), texto íntegro de la resolución. Normas examinadas: artículo 22, apartados 5-ter y 6, del Decreto Legislativo n.º 286/1998, y artículo 10-bis de la Ley n.º 241/1990.


Avv. Fabio Loscerbo
Abogado habilitado para actuar ante el Tribunal de Casación de Italia
Inscrito en el Registro de Representantes de Intereses de la Cámara de Diputados de Italia en materia de inmigración
Lobista inscrito en el Registro de Transparencia de la Unión Europea n.º 280782895721-36 en materia de migración y asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Artículo redactado con ayuda de herramientas de inteligencia artificial, bajo la dirección, revisión y responsabilidad editorial del autor.

Selon le TAR de Bologne, renouveler un titre étudiant ne revient pas à demander sa conversion en titre de travail

Selon le TAR de Bologne, renouveler un titre étudiant ne revient pas à demander sa conversion en titre de travail

Un étudiant étranger trouve un emploi en Italie et souhaite continuer à y vivre. Son activité professionnelle permet-elle de transformer une demande de renouvellement de titre de séjour pour études en demande de titre pour travail ? Selon le Tribunal administratif régional d'Émilie-Romagne, siégeant à Bologne, il faut distinguer soigneusement les deux procédures. L'arrêt du 13 février 2026, n° 254/2026, première section, illustre les conséquences très concrètes d'une demande présentée sous une qualification administrative différente de celle invoquée ensuite devant le juge.

Les faits : des études, un renouvellement et un emploi ultérieur

Le requérant était entré en Italie avec un visa pour études et avait suivi des cours, sans toutefois réussir d'examen. Il expliquait avoir rencontré des difficultés d'adaptation au système universitaire italien. Son titre de séjour pour études était arrivé à échéance le 31 mars 2024 et une demande avait été présentée le 26 avril 2024.

Devant le TAR, l'intéressé soutenait avoir sollicité la conversion de son titre pour études en titre pour travail salarié. Il contestait également l'absence de traduction écrite du refus, l'insuffisance de l'examen de sa situation professionnelle et l'absence d'évaluation d'autres catégories possibles de séjour.

L'examen des pièces a cependant conduit le tribunal à une constatation décisive : la présentation d'une véritable demande de conversion n'était pas démontrée. Le document produit comme preuve de la demande de titre n'était qu'un justificatif de paiement. Par ailleurs, la communication préalable au refus et la décision contestée portaient sur le renouvellement du séjour pour études, et non sur sa conversion en séjour pour travail. Le tribunal a également relevé que la première embauche mentionnée par l'employeur était intervenue le 10 septembre 2025, soit après la demande du 26 avril 2024.

Ce qu'a effectivement décidé le tribunal

Par son arrêt n° 254/2026, le TAR d'Émilie-Romagne, première section, a rejeté le recours dirigé contre le refus de renouvellement. Il n'a pas énoncé une interdiction générale de convertir un titre pour études en titre pour travail. Son raisonnement part au contraire de l'objet exact de la procédure engagée : il n'était pas démontré que l'administration avait été saisie d'une demande de conversion, et elle n'avait donc pas à répondre à une demande qui ne figurait pas dans le dossier.

La décision distingue aussi les compétences juridictionnelles. Dans la mesure où le litige concernait également une mesure d'expulsion, le TAR a rappelé que celle-ci relevait de la compétence du juge judiciaire et non de celle du juge administratif. Cette distinction est essentielle pour éviter de choisir une voie de recours inadaptée.

Une décision rédigée en italien est-elle automatiquement illégale ?

Le requérant reprochait au refus de n'avoir pas été traduit par écrit dans une langue qu'il comprenait. Le TAR a rejeté cet argument dans les circonstances de l'affaire : l'intéressé avait effectivement introduit son recours dans le délai applicable et avait pu développer sa défense. Le procès-verbal de notification indiquait en outre que le contenu de l'acte avait été expliqué oralement avec l'assistance d'un interprète, en présence d'un avocat.

La portée de ce raisonnement doit être précisée. L'arrêt ne signifie pas que les garanties linguistiques sont facultatives en toutes circonstances. Il montre qu'un moyen tiré de l'absence de traduction doit être apprécié à la lumière du régime juridique de l'acte et de ses effets concrets sur l'exercice du droit de défense. Les règles applicables à une mesure d'expulsion ne se confondent pas nécessairement avec celles qui régissent un refus de renouvellement du séjour.

L'administration doit-elle rechercher spontanément un autre titre de séjour ?

Le troisième aspect est particulièrement utile aux personnes ayant changé de parcours. Le requérant reprochait à la Questura de ne pas avoir examiné d'autres possibilités de séjour. Le tribunal a considéré ce grief comme insuffisamment précis : ni le titre alternatif envisagé ni les conditions permettant de l'obtenir n'avaient été clairement exposés et établis.

Il a rappelé qu'il n'existe pas, dans le cadre de cette affaire, d'obligation générale imposant à la Questura de rechercher d'office les conditions d'un titre différent, sans demande correspondante de l'intéressé. De surcroît, les éléments relatifs à l'emploi étaient apparus ultérieurement. Une activité professionnelle obtenue après le dépôt d'une demande ne transforme pas rétrospectivement cette demande en procédure de conversion.

Conseils pratiques pour les étudiants étrangers et leurs employeurs

La première précaution est de identifier avec exactitude la procédure voulue avant le dépôt : renouvellement pour études, conversion en titre pour travail ou demande fondée sur une autre catégorie légale de séjour. Les conditions, les pièces nécessaires, les administrations compétentes et le calendrier peuvent différer. Il convient de consulter la législation en vigueur à la date de la demande, notamment l'article 6 du décret législatif italien n° 286/1998 et les dispositions réglementaires applicables.

Il faut ensuite conserver non seulement la preuve du paiement, mais aussi la copie complète de la demande, les accusés de réception et les pièces jointes. Lorsque la conversion repose sur une proposition d'emploi, les éléments utiles à l'examen des conditions légales doivent être documentés : contrat ou offre, situation de l'employeur, dates pertinentes et autres justificatifs requis par la procédure.

Si l'administration adresse un preavviso di rigetto, c'est-à-dire une communication préalable exposant les raisons susceptibles de conduire au refus, la réponse doit porter précisément sur ces raisons et fournir les documents pertinents. On ne peut pas présumer qu'une affirmation générale selon laquelle l'intéressé travaille désormais suffira à régler une difficulté liée à l'objet de la demande ou à la chronologie des faits.

Enfin, lorsqu'un refus est notifié, il faut distinguer immédiatement le recours contre ce refus de tout recours éventuel contre une expulsion. Les juridictions compétentes et les délais dépendent de la nature de chaque décision. Une consultation rapide du dossier administratif permet souvent d'éviter de construire un recours sur une demande qui, juridiquement, n'a jamais été déposée.

La leçon juridique de l'arrêt

L'affaire ne porte pas uniquement sur le droit des étudiants à accéder au marché du travail. Elle rappelle une exigence fondamentale du droit administratif italien : la protection juridictionnelle doit partir de la demande réellement soumise à l'administration, des preuves disponibles et des conditions existant aux dates pertinentes. Un changement de situation personnelle peut être juridiquement important, mais il faut le présenter au moyen de la procédure appropriée et dans les conditions prévues par la loi.

Décision commentée et source vérifiable : TAR Émilie-Romagne, Bologne, première section, arrêt du 13 février 2026, n° 254/2026, texte de la décision publié sur EIUS – Giurisprudenza. Références normatives principales : décret législatif italien n° 286 du 25 juillet 1998, notamment les articles 5 et 6, dans leurs versions applicables à chaque procédure.


Avv. Fabio Loscerbo
Avocat habilité à plaider devant la Cour de cassation italienne
Inscrit au registre des représentants d'intérêts de la Chambre des députés italienne en matière d'immigration
Lobbyiste inscrit au Registre de transparence de l'Union européenne, n° 280782895721-36, dans le domaine des migrations et de l'asile
ORCID : 0009-0004-7030-0428
Article rédigé avec le concours d'outils d'intelligence artificielle, sous la direction, la révision et la responsabilité éditoriale de l'auteur.

sabato 31 ottobre 2026

Secondo il TAR Emilia-Romagna, il rinnovo non può essere svuotato di durata dai ritardi

Secondo il TAR Emilia-Romagna, il rinnovo del permesso di soggiorno non può essere svuotato di durata dai ritardi della Questura

La sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 783 del 30 giugno 2025 affronta un problema di notevole rilievo pratico: un permesso materialmente consegnato con grande ritardo può recare una scadenza calcolata in modo tale da ridurne drasticamente la durata effettiva? Il giudice amministrativo è intervenuto sulla posizione di una cittadina originaria del Togo, madre di due figli, titolare di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Il caso concreto

L'interessata aveva chiesto il rinnovo del permesso per motivi familiari alla Questura di Ferrara. Il documento era stato consegnato dopo una lunga attesa, ma con una data iniziale retrodatata di circa quindici mesi. Di conseguenza, la validità residua del titolo risultava sensibilmente inferiore a quella che la sua tipologia avrebbe dovuto assicurare.

Il principio del TAR

Con la sentenza n. 783/2025, il TAR ha censurato la datazione del permesso e disposto la rettifica della sua scadenza. L'amministrazione non può far gravare sul cittadino straniero, attraverso la durata puramente nominale del documento, le conseguenze del proprio ritardo nel rilascio. Il principio va tuttavia riferito alla fattispecie e alla disciplina del titolo considerato: la pronuncia non sostituisce tutte le regole sui termini di decorrenza previste per permessi differenti.

Perché non è una questione meramente burocratica

Un documento quasi scaduto al momento della consegna può costringere a iniziare subito una nuova procedura, con ulteriori costi, appuntamenti e incertezze amministrative. La durata effettiva non è un dettaglio, ma un elemento della funzione stessa del titolo. La tutela giudiziaria mira a evitare che l'inerzia dell'ufficio neutralizzi la protezione temporale prevista dal legislatore.

Come affrontare una situazione analoga

Il primo controllo riguarda le date: domanda di rinnovo, appuntamenti, eventuale decisione, produzione del documento e consegna materiale. È opportuno conservare ricevute postali, convocazioni, comunicazioni, copia del precedente permesso e del nuovo titolo. Se la data di scadenza sembra erronea, occorre valutare una richiesta motivata di rettifica alla Questura, spiegando il regime giuridico applicabile.

La tutela contro il diniego

Se l'ufficio non corregge il documento, il professionista deve individuare l'atto contestabile, l'autorità competente e il rimedio processuale appropriato. Non tutte le controversie relative alla validità dei permessi hanno identico oggetto o seguono necessariamente lo stesso percorso processuale. Il precedente del TAR è utile soprattutto per dimostrare l'esigenza di un titolo concretamente fruibile.

Conclusione

La sentenza richiama un principio generale di buona amministrazione: la durata di un'autorizzazione non dovrebbe essere trasformata in una finzione dagli stessi tempi di gestione dell'ufficio. La verifica rimane individuale, ma date e documenti possono offrire una prova oggettiva dell'effetto pregiudizievole dei ritardi.

Pronuncia e fonte

TAR Emilia-Romagna, sentenza n. 783 del 30 giugno 2025. Ricostruzione del caso e testo della decisione, Melting Pot Europa, 9 luglio 2025.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell'autore.

Secondo il TAR Lazio, il diniego di cittadinanza fondato su un caso di omonimia richiede un'istruttoria accurata

Secondo il TAR Lazio, il diniego di cittadinanza fondato su un caso di omonimia richiede un'istruttoria accurata

Una sentenza penale riferita a un omonimo può giustificare il diniego di cittadinanza italiana? Il TAR Lazio, con sentenza n. 16780 del 29 settembre 2025, ha affrontato un caso in cui l'amministrazione aveva attribuito al richiedente elementi negativi senza chiarire adeguatamente la corrispondenza dell'identità.

La controversia

Il Ministero aveva respinto una domanda di cittadinanza richiamando una sentenza del Tribunale di Cremona. Nel processo amministrativo è emerso un verbale dei Carabinieri di Asti che, attraverso una consultazione delle banche dati, distingueva due persone con lo stesso nominativo: una regolarmente soggiornante, l'altra in posizione irregolare e associata a un alias. Il problema decisivo era stabilire a quale delle due persone dovessero essere imputati i fatti negativi posti a fondamento del rifiuto.

Il contraddittorio procedimentale

Il TAR ha individuato anzitutto un vizio procedimentale: non vi era prova che l'amministrazione avesse notificato il preavviso di rigetto previsto dall'articolo 10-bis della legge 241/1990. Questa omissione aveva impedito al richiedente di chiarire l'equivoco in sede amministrativa e di produrre tempestivamente il verbale dei Carabinieri. Il preavviso, quando dovuto, non è dunque una formula rituale, ma uno strumento per integrare l'istruttoria prima della decisione.

Il difetto di istruttoria sull'identità

Il secondo vizio riguardava la motivazione. L'amministrazione non aveva spiegato sulla base di quali riscontri avesse attribuito al ricorrente, anziché all'omonimo, la sentenza penale. Secondo il giudice, questa verifica era necessaria prima di fondare sul dato contestato una decisione sfavorevole. Il TAR ha annullato il diniego e richiesto un nuovo esame, con contraddittorio e accertamenti identitari puntuali.

Le ricadute operative

Nei procedimenti di cittadinanza è opportuno controllare attentamente dati anagrafici, eventuali alias, luoghi e date di nascita, numeri identificativi e precedenti provvedimenti. Se viene prospettata una condanna apparentemente riferita al richiedente, non basta una smentita generica: possono essere essenziali documenti d'identità, certificazioni e risultanze ufficiali che distinguano le persone. La partecipazione al procedimento permette di risolvere l'errore prima del contenzioso, ove l'amministrazione rispetti l'obbligo di comunicazione previsto dalla legge.

Cosa non stabilisce la sentenza

L'annullamento per vizi procedimentali e istruttori non equivale al riconoscimento automatico della cittadinanza. L'amministrazione mantiene il dovere di verificare gli altri requisiti e di concludere il procedimento con un provvedimento legittimo e motivato. La decisione dimostra, tuttavia, che un elemento negativo non può essere imputato a una persona senza adeguata verifica dell'identità.

Pronuncia e fonte

TAR Lazio, sentenza n. 16780 del 29 settembre 2025. Scheda di ricostruzione: Melting Pot Europa, 17 aprile 2026.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Según el TAR de Las Marcas, la conversión de protección especial exige respetar las normas transitorias

Según el TAR de Las Marcas, la conversión de la protección especial en permiso de trabajo exige respetar las normas transitorias

La posibilidad de convertir un permiso de residencia por protección especial en otro por trabajo depende, entre otros factores, del régimen jurídico aplicable en el tiempo. La sentencia n.º 496 del Tribunal Administrativo Regional de Las Marcas, de 13 de junio de 2025, se ocupa de una denegación fundamentada en las restricciones introducidas por el Decreto-ley 20/2023.

El caso

Una persona extranjera había obtenido el reconocimiento de la protección especial después de una resolución judicial que anuló una decisión negativa de la Comisión Territorial. Posteriormente solicitó convertir ese título en un permiso de trabajo subordinado. La Questura rechazó la solicitud al entender que la prohibición de conversión introducida en 2023 era aplicable a su situación.

El razonamiento judicial

El TAR de Las Marcas consideró incorrecta esa aplicación de la nueva normativa al caso concreto. La decisión hizo referencia a la circular del Ministerio del Interior de 31 de mayo de 2024, emitida a la luz de un dictamen de la Abogacía General del Estado italiano, sobre determinadas situaciones en las que la conversión podía continuar siendo posible. El eje de la controversia era la relación entre la fecha y el origen jurídico del derecho de protección y las posteriores modificaciones legales, no una facultad general e ilimitada de convertir cualquier permiso especial.

La importancia de distinguir los supuestos

En materia de inmigración es frecuente que una solicitud, una resolución administrativa y una sentencia lleguen en momentos distintos. Si la protección especial se reconoció judicialmente después de una controversia iniciada bajo un régimen anterior, no basta con mirar la fecha de impresión del permiso. Es necesario reconstruir la secuencia del expediente y determinar qué disposiciones transitorias rigen la conversión.

Documentos que conviene reunir

La persona interesada debe conservar la solicitud inicial de protección, los actos de la Comisión Territorial, la sentencia que reconoció la protección, el permiso expedido y el expediente de conversión. Debe añadirse la documentación del empleo propuesto, sin olvidar que la existencia de un contrato no elimina por sí misma los requisitos legales de conversión. Si se ha recibido una denegación, es imprescindible comprobar su motivación y la fecha de notificación para valorar la impugnación.

Qué no significa esta sentencia

El fallo no restablece de manera general la convertibilidad de todos los permisos por protección especial ni deja sin efecto las reformas legislativas. Tampoco decide que el permiso deba convertirse siempre que exista empleo. La conclusión judicial depende de la situación transitoria del solicitante y de las normas que gobernaban su título. Su utilidad consiste en recordar que la Administración no debe aplicar restricciones nuevas sin examinar si jurídicamente alcanzan la situación examinada.

Referencia judicial

TAR Marche, sentencia n.º 496 de 13 de junio de 2025. Fuente y comentario del caso: Melting Pot Europa, 14 de julio de 2025.


Avv. Fabio Loscerbo
Abogado habilitado para ejercer ante el Tribunal Supremo de Casación de Italia
Inscrito en el Registro de representantes de intereses de la Cámara de Diputados italiana en materia de inmigración
Representante de intereses inscrito en el Registro de Transparencia de la Unión Europea con el n.º 280782895721-36 en materia de Migración y Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Artículo elaborado con la asistencia de herramientas de inteligencia artificial, bajo la dirección, revisión y responsabilidad editorial del autor.

Secondo il TAR Lazio, il silenzio della Prefettura sul contratto di soggiorno può essere impugnato

Secondo il TAR Lazio, l'inerzia della Prefettura sulla firma del contratto di soggiorno può essere impugnata

La sentenza del TAR Lazio, Sezione I-ter, 17 febbraio 2026, n. 3307, R.G. 7270/2025, affronta un problema concreto del decreto flussi: il lavoratore entra regolarmente in Italia, ma la Prefettura non provvede a convocarlo per la sottoscrizione del contratto di soggiorno, ostacolando il completamento della procedura.

La fattispecie

Il ricorrente, cittadino del Bangladesh, aveva ottenuto un nulla osta al lavoro subordinato il 2 maggio 2023. Nonostante il percorso amministrativo avviato e l'ingresso regolare, la procedura non giungeva a conclusione per la mancata convocazione in Prefettura. La controversia coinvolgeva sia la posizione assunta dalla Questura sia l'inerzia dello Sportello unico per l'immigrazione.

La decisione del giudice

Il TAR ha pronunciato sentenza in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. Ha respinto il ricorso principale diretto contro il provvedimento della Questura, ma ha accolto i motivi aggiunti proposti avverso il silenzio-inadempimento della Prefettura. Questa distinzione è essenziale: la decisione non rappresenta un accoglimento indiscriminato di ogni pretesa dello straniero, bensì individua il segmento procedimentale nel quale sussiste l'obbligo amministrativo di provvedere.

Il ruolo delle due amministrazioni

Nel procedimento per lavoro subordinato, lo Sportello unico e la Questura esercitano funzioni differenti. Le attività connesse al nulla osta e al contratto di soggiorno non possono essere automaticamente trasferite all'autorità di pubblica sicurezza. Quando manca un adempimento preliminare della Prefettura, il difensore deve individuare l'autorità tenuta ad agire, evitando impugnazioni formulate contro un ufficio per condotte imputabili a un altro.

Rimedio al silenzio e prove necessarie

Il ricorso sul silenzio ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a. mira a ottenere l'accertamento dell'obbligo di concludere il procedimento, secondo i presupposti e i termini applicabili. Non coincide necessariamente con un giudizio sul diritto al rilascio del permesso finale. È fondamentale documentare il nulla osta, l'ingresso, le comunicazioni con lo Sportello unico, le richieste di convocazione, eventuali solleciti e i provvedimenti sopravvenuti.

Le ricadute per il decreto flussi

Una procedura rimasta sospesa per l'omissione di un appuntamento può generare incertezza sul soggiorno e sulle possibilità di lavoro. La tutela del silenzio ha proprio la funzione di impedire che un obbligo amministrativo rimanga ineseguito senza controllo giudiziale. Resta comunque necessario distinguere l'obbligo di provvedere dall'eventuale esito sostanziale della pratica, che dipende dai requisiti di legge.

Riferimento e fonte

TAR Lazio, Sezione I-ter, sentenza 17 febbraio 2026, n. 3307, R.G. 7270/2025. Commento e riferimenti alla decisione, Melting Pot Europa, 9 marzo 2026.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

venerdì 30 ottobre 2026

Secondo il TAR Veneto, la scadenza del permesso per tirocinio non impedisce automaticamente la conversione

Secondo il TAR Veneto, la scadenza del permesso per tirocinio non impedisce automaticamente la conversione in lavoro subordinato

Il passaggio dal tirocinio al lavoro rappresenta una fase particolarmente delicata del percorso di soggiorno dello straniero. La sentenza del TAR Veneto n. 1711 del 4 luglio 2024 affronta una questione pratica: la scadenza del titolo originario può essere considerata, da sola, ragione sufficiente per respingere una domanda di conversione?

La fattispecie

Il ricorrente aveva richiesto la conversione del permesso per tirocinio in permesso per lavoro subordinato. La Prefettura di Padova aveva respinto l'istanza con un provvedimento notificato il 21 febbraio 2024, sostenendo che la domanda fosse tardiva poiché il permesso originario era scaduto prima dell'intervento normativo del decreto-legge 20/2023. L'interessato ha impugnato il diniego, prospettando vizi di istruttoria, motivazione e interpretazione della disciplina applicabile.

Il principio ricavabile dalla decisione

Il TAR Veneto ha affrontato l'erroneità di un approccio fondato sulla sola scadenza del permesso originario, nel contesto della conversione da tirocinio a lavoro subordinato. La controversia richiedeva l'esame della disciplina specifica, anche con riferimento all'art. 14, comma 6, del DPR 394/1999 e alle modifiche normative sopravvenute. Il principio pratico è che la scadenza non va trasformata in un automatismo ostativo sganciato dalle regole applicabili al titolo e alla fattispecie.

Che cosa controllare prima della conversione

La documentazione dovrebbe consentire di ricostruire il titolo posseduto, la sua scadenza, il momento della domanda, le condizioni del tirocinio e il rapporto di lavoro proposto. È indispensabile verificare la disciplina temporalmente applicabile e distinguere le conversioni possibili senza quote da quelle eventualmente soggette a condizioni ulteriori. L'esistenza di un datore disponibile all'assunzione non sostituisce di per sé le verifiche richieste dalla legge.

In caso di diniego

Un rigetto fondato esclusivamente sull'asserita tardività richiede di esaminare il contenuto del provvedimento, la data di notificazione e gli atti istruttori. Il difensore dovrà accertare se l'amministrazione abbia considerato la tipologia di permesso e il quadro legislativo pertinente. Non ogni conversione di un titolo scaduto è ammissibile: il giudizio deve rimanere individuale e rispettare i presupposti normativi.

Il valore della motivazione

La decisione mostra perché una corretta motivazione amministrativa sia essenziale. L'amministrazione deve collegare l'eventuale motivo ostativo al regime effettivamente applicabile, senza ridurre situazioni giuridiche diverse a un'unica formula. Il richiedente, dal canto suo, deve provare i presupposti di fatto e rispettare le forme procedurali vigenti.

Pronuncia e fonte

TAR Veneto, sentenza n. 1711 del 4 luglio 2024, relativa alla conversione da tirocinio a lavoro subordinato. Fonte e ricostruzione del caso: Melting Pot Europa, 8 luglio 2024.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

According to the Court of Bologna, requesting special protection and temporary documentation

According to the Court of Bologna, requesting special protection raises questions about the legal status of the applicant while the case is pending

The recognition of a right to seek protection is incomplete if a person is left without any clear documentary position during the assessment. The Ordinary Court of Bologna addressed this issue in proceedings R.G. 10573/2022, decision no. 758/2023. The case concerns the legal treatment of a person who applied directly for special protection under the rules then in force.

Why the case matters

Italian law distinguishes international protection, assessed through the refugee and subsidiary-protection system, from national forms of complementary protection. Yet both involve fundamental safeguards against removal. The practical question is what documentation can establish the applicant's position while a request for national special protection is being assessed. Without suitable documentation, accessing lawful employment and essential services may become uncertain.

The judicial approach

The Bologna decision is cited in the specialist legal literature among rulings considering the status of applicants who directly requested special protection and the possibility of issuing temporary documentation analogous to that used in asylum proceedings. The underlying reasoning treats special protection as part of a broader system of guarantees, while recognising the difference between filing an application and receiving a final positive decision. It would be incorrect to infer from this ruling that every person requesting special protection automatically satisfies the substantive conditions for its recognition.

The importance of dates

The legal framework was significantly amended by Decree-Law 20/2023, subsequently converted into Law 50/2023. Applications filed under earlier provisions may require a different transitional analysis from later applications. Professionals must therefore establish the exact date on which the intention to apply was communicated, the authority involved and the content of any response. A generic description of the rules as they existed in 2023 cannot replace analysis under the law applicable to a new application in 2026.

Practical documentation

Applicants should retain copies of any written application, certified-email delivery evidence, appointments, official replies and receipts. They should also document relevant facts concerning the risk of removal and personal circumstances. If a Questura does not process the request, the appropriate legal remedy should be assessed individually. A judicial order concerning access to a procedure or temporary documentation is not equivalent to a final decision granting a residence permit.

What the precedent does and does not establish

The broader lesson is that administrative procedure must make fundamental safeguards effective. The precise outcome of a case depends on its governing legislation, the documents submitted and the requested relief. This is especially important after statutory amendments: a historical ruling may illuminate legal principles without mechanically determining contemporary cases.

Judicial reference and verifiable source

Ordinary Court of Bologna, decision no. 758/2023, R.G. 10573/2022. The ruling is identified in ASGI's legal analysis of the 2023 special-protection reform, which discusses temporary documentation and transitional issues. The complete original judgment should be consulted before using the case in litigation.


Avv. Fabio Loscerbo
Lawyer authorised to practise before the Italian Court of Cassation
Registered in the Italian Chamber of Deputies' register of interest representatives in the field of immigration
Registered lobbyist in the European Union Transparency Register, no. 280782895721-36, in the field of Migration and Asylum
ORCID: 0009-0004-7030-0428

This article was prepared with the assistance of AI tools, under the author's direction, review and editorial responsibility.

Selon le TAR du Latium, la conversion du titre pour assistance aux mineurs exige un examen individualisé

Selon le TAR du Latium, la conversion d'un titre de séjour pour assistance aux mineurs doit être examinée à la lumière du parcours réel de l'intéressée

Un titre de séjour obtenu pour assister un enfant mineur peut-il, dans certaines circonstances, être converti en titre pour travail ? Le Tribunal administratif régional du Latium s'est prononcé dans son jugement n° 2935/2018 sur une situation singulière, où l'administration avait opposé une interdiction de principe. Cette décision mérite une lecture attentive, sans en déduire que toutes les conversions sont désormais autorisées.

Les faits

La requérante était arrivée en Italie en 1996 alors qu'elle était encore mineure. Devenue mère en 1997, elle avait été accueillie avec son enfant dans des structures d'assistance. Après sa majorité, son parcours l'avait amenée à bénéficier de l'autorisation de séjour liée à l'assistance d'un mineur, relevant de l'article 31, paragraphe 3, du décret législatif 286/1998. Elle avait ensuite demandé la conversion de son titre en permis pour travail. La Questura de Viterbe avait refusé, considérant que cette conversion était exclue.

La question juridique

Le litige ne portait pas seulement sur l'interprétation littérale d'une disposition relative à la conversion. La situation personnelle de la requérante, la durée de sa présence régulière et son parcours en Italie soulevaient la question de savoir s'il fallait procéder à une appréciation globale du système légal. Le jugement est cité dans la doctrine spécialisée comme une décision qui dépasse la lecture d'une interdiction absolue de conversion.

La portée de la décision

Dans son jugement n° 2935/2018, le TAR du Latium a annulé le refus opposé par la Questura. Il a pris en considération les caractéristiques exceptionnelles de la situation ainsi que le temps passé régulièrement en Italie. Il ne s'agit pas d'un droit automatique de conversion applicable à chaque titulaire d'un permis pour assistance aux mineurs. Les règles pertinentes doivent être interprétées à la lumière des faits individuels, et il faut aussi tenir compte des modifications législatives intervenues depuis 2018.

Les implications pour les familles

Lorsqu'une autorisation de séjour accordée en raison de la situation d'un enfant arrive à son terme, la famille devrait examiner suffisamment tôt les possibilités légales permettant la poursuite du séjour. Il importe de conserver les autorisations judiciaires, les anciens permis, les preuves d'emploi, les documents de résidence et les éléments relatifs à la vie familiale. Un refus administratif motivé par une impossibilité générale mérite une analyse juridique précise, mais les conclusions dépendent du régime en vigueur à la date de la demande.

La méthode pour les praticiens

Il faut distinguer trois éléments : les conditions d'obtention du titre initial, les règles applicables à la conversion envisagée et les faits personnels qui peuvent rendre pertinente une appréciation individualisée. Le recours contre un refus doit identifier la base normative exacte utilisée par l'administration, vérifier les délais et déterminer si des éléments nouveaux ont été ignorés. Ce précédent ne dispense ni de l'examen du texte actuel ni de l'analyse de la jurisprudence postérieure.

Décision et source vérifiable

TAR Lazio, jugement n° 2935/2018, relatif au refus de conversion d'un titre de séjour pour « assistance aux mineurs » en titre pour travail par la Questura de Viterbe. Présentation du cas dans la revue juridique Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, fascicule 2/2018. L'arrêt complet doit être vérifié pour toute utilisation contentieuse.


Avv. Fabio Loscerbo
Avocat habilité à exercer devant la Cour de cassation italienne
Inscrit au Registre des représentants d'intérêts de la Chambre des députés italienne en matière d'immigration
Représentant d'intérêts inscrit au Registre de transparence de l'Union européenne sous le n° 280782895721-36 en matière de migration et d'asile
ORCID : 0009-0004-7030-0428

Article rédigé avec l'aide d'outils d'intelligence artificielle, sous la direction, la révision et la responsabilité éditoriale de l'auteur.

Secondo il TAR Veneto, i ritardi dei kit postali richiedono spiegazioni verificabili

Secondo il TAR Veneto, i ritardi dei kit postali per il permesso di soggiorno richiedono dati e spiegazioni verificabili

Con l'ordinanza istruttoria n. 1487/2026, pubblicata il 3 luglio 2026, il TAR Veneto, Sezione III, ha affrontato il problema dei ritardi sistematici nei procedimenti di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno gestiti mediante kit postale dalla Questura di Vicenza. La controversia riguarda l'efficienza amministrativa, non il riconoscimento automatico del diritto al rilascio del titolo per ogni singolo richiedente.

La vicenda

Undici cittadini stranieri e alcune associazioni hanno promosso una class action pubblica contro il Ministero dell'Interno e la Questura, denunciando un malfunzionamento diffuso delle procedure. Il meccanismo postale consente di inoltrare determinate domande, ma l'invio del kit non coincide con la conclusione del procedimento: seguono convocazioni, verifiche e la decisione dell'amministrazione.

Il contenuto dell'ordinanza

Il TAR ha disposto un approfondimento istruttorio, chiedendo elementi utili alla valutazione della situazione organizzativa. Si tratta di una pronuncia interlocutoria: non va presentata come una sentenza definitiva che abbia già accolto ogni richiesta o accertato automaticamente tutte le violazioni lamentate. Il suo valore consiste nella richiesta di una verifica documentata, capace di distinguere singoli ritardi e inefficienza strutturale.

La funzione della class action pubblica

L'azione collettiva contro l'inefficienza amministrativa, disciplinata dal d.lgs. 198/2009, mira al ripristino del corretto funzionamento di servizi e funzioni pubbliche. Non sostituisce la tutela individuale volta a ottenere un provvedimento in una pratica specifica. Per l'avvocato è quindi essenziale separare il piano sistemico, che richiede prove aggregate, dal piano personale, in cui contano la domanda, gli atti istruttori, i termini e le ragioni dell'eventuale omissione.

Come tutelare una pratica in ritardo

Occorre conservare la ricevuta postale, il codice della pratica, le convocazioni, ogni richiesta di integrazione documentale e le comunicazioni con la Questura. La verifica giuridica deve riguardare il tipo di permesso domandato, il regime dei termini applicabili e gli eventuali rimedi per l'inerzia. La disponibilità di una ricevuta non deve essere confusa con un accoglimento definitivo della domanda, mentre l'eccessiva durata del procedimento non dovrebbe essere considerata normale o irrilevante.

L'importanza della prova organizzativa

Le amministrazioni devono poter rendere conto dei tempi, dell'arretrato e delle misure adottate. L'istruttoria giudiziale può contribuire a mettere in relazione l'esperienza dei singoli con il funzionamento complessivo dell'ufficio. Il giudizio sull'effettiva responsabilità e sugli interventi necessari richiede però l'esame degli elementi acquisiti e della successiva decisione.

Pronuncia e fonte

TAR Veneto, Sezione III, ordinanza n. 1487/2026, pubblicata il 3 luglio 2026, relativa alla Questura di Vicenza. ASGI, giurisprudenza, notizia del 14 agosto 2026 sulla class action per i kit postali.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Secondo il TAR Lazio, il permesso non può essere consegnato prossimo alla scadenza

Secondo il TAR Lazio, il permesso di soggiorno non può essere consegnato quando è ormai prossimo alla scadenza

La durata di un permesso di soggiorno non è un dato soltanto formale. Un titolo materialmente consegnato con mesi o anni di ritardo può compromettere l'accesso al lavoro, ai servizi e alla stabilità amministrativa. Una decisione del TAR Lazio, resa nel 2024, ha affrontato il problema della durata effettiva di un permesso per protezione speciale.

La vicenda

La persona interessata aveva ottenuto un riconoscimento giudiziale della protezione speciale, ma la formalizzazione e la consegna del titolo da parte della Questura si erano protratte a lungo. La ricorrente lamentava di aver ricevuto un permesso con una durata residua di pochi mesi, malgrado il quadro normativo applicabile prevedesse un titolo biennale.

Il principio affermato

Il TAR ha ritenuto fondata la censura concernente la durata concretamente fruibile del permesso. Ha osservato che la tesi amministrativa secondo la quale il titolo avrebbe dovuto decorrere dalla formalizzazione della domanda non era sostenuta da un puntuale riferimento normativo. Nel caso esaminato, l'interessata non poteva subire, mediante il rilascio tardivo, la sostanziale riduzione della durata prevista dalla legge.

Il principio deve essere riferito al regime normativo e ai fatti della controversia: non implica che ogni permesso decorra necessariamente dalla consegna, né autorizza a ignorare le disposizioni speciali sui singoli titoli.

Come documentare il problema

Quando si riceve un titolo ormai vicino alla scadenza, occorre conservare copia dell'istanza, della ricevuta, degli eventuali provvedimenti giudiziari, delle convocazioni, delle comunicazioni con la Questura e del permesso effettivamente consegnato. La cronologia consente di distinguere i ritardi imputabili all'istruttoria dai tempi successivi alla decisione amministrativa.

È utile presentare una richiesta motivata di rettifica o di riesame, evidenziando la disciplina applicabile alla specifica tipologia di permesso e il periodo di validità concretamente riconosciuto. Nell'eventuale contenzioso vanno individuati con precisione l'atto contestato, il giudice competente e le forme di tutela praticabili.

Il rilievo sistematico

La garanzia di un soggiorno regolare deve essere effettiva. Un titolo formalmente valido per un periodo previsto dalla legge, ma consegnato soltanto sul finire di tale periodo, rischia di perdere la sua funzione. La pronuncia richiama l'amministrazione a un'applicazione coerente delle disposizioni sulla durata del documento e tutela l'interessato contro gli effetti pregiudizievoli di ritardi non adeguatamente giustificati.

Fonte della pronuncia

TAR Lazio, sentenza pubblicata nel 2024, in materia di durata effettiva del permesso per protezione speciale. ASGI, “TAR Lazio: Illegittimo rilasciare permessi di soggiorno prossimi alla scadenza, devono avere una durata effettiva”, 2 ottobre 2024. Testo oscurato della pronuncia. Non si riporta un numero non autonomamente verificato.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

giovedì 29 ottobre 2026

Secondo il Tribunale di Roma, il permesso per protezione speciale non impedisce una nuova domanda di asilo

Secondo il Tribunale di Roma, il permesso per protezione speciale non impedisce una nuova domanda di asilo

Una persona già titolare di un permesso di soggiorno può chiedere che venga esaminata una nuova domanda di protezione internazionale senza dover prima rinunciare al titolo posseduto? La sentenza del Tribunale ordinario di Roma, XVIII Sezione civile, del 18 giugno 2025, procedimento R.G. 342/2025, offre una risposta rilevante per la tutela effettiva dei richiedenti e per le procedure davanti alle Questure.

La controversia: il titolo già posseduto e la domanda reiterata

Il caso riguardava una cittadina nigeriana che aveva un permesso di soggiorno per protezione speciale e intendeva formalizzare una domanda reiterata di protezione internazionale. La vicenda presentava profili di vulnerabilità legati alla tratta. La questione era la mancata formalizzazione della domanda: la titolarità di una protezione nazionale veniva opposta, sul piano amministrativo, all'accesso a una procedura volta a verificare la sussistenza dei presupposti dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria.

La distinzione non è meramente nominale. La protezione speciale appartiene al sistema nazionale delle garanzie contro l'allontanamento e ha un proprio regime; lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria rispondono invece a presupposti definiti dal diritto dell'Unione europea e dagli obblighi internazionali. Sono posizioni giuridiche differenti, la cui verifica non può essere assorbita automaticamente dall'esistenza di un altro permesso.

Che cosa ha deciso il Tribunale

Con sentenza del 18 giugno 2025 il Tribunale di Roma ha escluso che il permesso per protezione speciale osti, di per sé, alla presentazione e all'esame della nuova domanda. Ha ordinato alla Questura la formalizzazione della domanda reiterata della ricorrente e la sua sottoposizione all'esame secondo la disciplina applicabile. Non ha, con ciò, riconosciuto automaticamente lo status di rifugiato né affermato che ogni domanda reiterata sia fondata: ha distinto l'accesso alla procedura dall'esito della valutazione di merito.

È questo il punto decisivo. Pretendere una rinuncia preventiva al titolo nazionale per poter accedere all'esame della domanda internazionale creerebbe una discontinuità di tutela non giustificata dalla diversità degli istituti. L'amministrazione deve invece trattare l'istanza secondo le regole della procedura di protezione, comprese quelle specifiche relative alle domande reiterate.

La rilevanza pratica per Questure e difensori

La prima conseguenza operativa riguarda la presentazione della domanda: il richiedente dovrebbe conservare la prova della manifestazione di volontà e dell'eventuale tentativo di formalizzazione, compresi appuntamenti, comunicazioni e ricevute. In caso di rifiuto o inerzia, è opportuno chiedere che l'ufficio espliciti per iscritto la ragione dell'impedimento, senza confondere la disponibilità di un titolo di soggiorno con una decisione sull'ammissibilità o sul merito della protezione internazionale.

Il difensore deve verificare attentamente la natura della precedente decisione, gli eventuali nuovi elementi posti a fondamento della domanda reiterata, il quadro normativo vigente al momento dell'istanza e le circostanze personali. In particolare, quando emergano successivamente fatti di tratta, sfruttamento o violenza, occorre rappresentarli con precisione e con la documentazione concretamente disponibile. La decisione romana non elimina i requisiti e i controlli previsti dalla legge, ma contrasta un ostacolo procedurale fondato sul solo possesso del permesso nazionale.

La distinzione tra diritto di chiedere protezione e diritto di ottenerla

Due passaggi non devono essere sovrapposti. Un conto è il diritto di accedere alle autorità competenti perché la domanda sia registrata e valutata; diverso è l'accertamento delle condizioni sostanziali di protezione, che richiede un esame individuale. Questa distinzione protegge sia la persona, che non può essere esclusa a priori dalla procedura, sia la correttezza dell'istruttoria amministrativa, che deve restare rigorosa e verificabile.

La sentenza mostra come un procedimento di immigrazione possa incidere concretamente sulla continuità del soggiorno e sulle garanzie personali. La sua portata va però ricondotta al caso deciso e al principio effettivamente affermato, senza trasformare un precedente di merito in una regola indiscriminata su ogni categoria di permesso o di domanda.

Pronuncia e fonte

Tribunale ordinario di Roma, XVIII Sezione civile – Diritti della persona e immigrazione, sentenza 18 giugno 2025, R.G. 342/2025. Testo della decisione e ricostruzione disponibili presso ASGI: scheda e accesso alla pronuncia.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Secondo il TAR Milano, l'uscita dall'Italia durante la sanatoria 2020 richiede una valutazione delle circostanze eccezionali

Secondo il TAR Milano, l'uscita dall'Italia durante la sanatoria 2020 richiede una valutazione delle circostanze eccezionali

La regolarizzazione prevista dall'articolo 103 del decreto-legge 34/2020 subordinava l'accesso alla procedura, tra l'altro, alla permanenza in Italia senza uscite dal territorio nazionale a partire dall'8 marzo 2020. La questione è se quel requisito debba essere applicato senza eccezioni anche quando l'allontanamento sia stato determinato da circostanze non evitabili. Il TAR Lombardia, Milano, Sezione III, con sentenza 3 novembre 2023, n. 2564, ha affrontato il problema.

La fattispecie e la norma

La disposizione sull'emersione era collegata alla particolare situazione dei lavoratori stranieri presenti in Italia durante l'emergenza sanitaria. Nella prassi, l'accertamento di un passaggio all'estero poteva determinare il rigetto dell'istanza. Ma la presenza di una regola temporale e territoriale non risolve da sola il problema di eventuali impedimenti straordinari che abbiano reso impossibile evitare il viaggio.

Il principio affermato dal giudice

Il TAR Milano ha chiarito che la formula dell'articolo 103, secondo cui i cittadini stranieri non dovevano aver lasciato il territorio nazionale dall'8 marzo 2020, non costituisce un divieto assoluto insuscettibile di eccezioni. L'amministrazione deve verificare se l'allontanamento sia stato determinato da esigenze eccezionali e se, alla luce degli interessi concretamente coinvolti, fosse impossibile per l'interessato evitarlo.

Il principio non equivale a una generale irrilevanza delle uscite dall'Italia. Il richiedente deve allegare circostanze specifiche e documentabili; la valutazione dell'eccezionalità non può essere sostituita da affermazioni generiche. Il giudice non ha stabilito che qualsiasi viaggio per ragioni personali sia automaticamente compatibile con la sanatoria.

Come impostare l'istruttoria

Prima di impugnare il diniego è opportuno ricostruire esattamente le date di uscita e rientro, i documenti di viaggio, la ragione dell'allontanamento e le possibilità concrete alternative disponibili al momento. Eventuali ragioni sanitarie o familiari devono essere documentate con atti pertinenti e collocate nella corretta sequenza temporale. Occorre quindi leggere il provvedimento di rigetto per stabilire se la Prefettura abbia compiuto un esame individuale o si sia limitata a considerare la partenza un ostacolo inevitabile.

La scelta della tutela deve tenere conto dell'atto impugnato e delle regole processuali applicabili. Una contestazione efficace non consiste nel negare l'esistenza del requisito, ma nel mostrare perché la situazione specifica meriti la verifica richiesta dalla pronuncia.

Il valore attuale della decisione

La sentenza riguarda una procedura straordinaria del 2020 e non può essere automaticamente trasposta ai decreti flussi, ai rinnovi ordinari o ad altri regimi di soggiorno. Resta tuttavia significativa sul piano metodologico: quando una disposizione è collegata a una situazione emergenziale, la sua applicazione deve confrontarsi con eventi eccezionali documentati, secondo la portata individuata dalla giurisprudenza.

Fonte giudiziaria: TAR Lombardia, Milano, Sezione III, sentenza 3 novembre 2023, n. 2564, Pres. Bignami, Est. Fornataro, richiamata nella relazione ufficiale del TAR Milano per l'anno giudiziario 2024.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Secondo il TAR Umbria, nella sanatoria del 2020 l'insufficienza del reddito datoriale non dà automaticamente diritto al permesso per attesa occupazione

Secondo il TAR Umbria, nella sanatoria del 2020 l'insufficienza del reddito datoriale non dà automaticamente diritto al permesso per attesa occupazione

La regolarizzazione del lavoro irregolare prevista dall'articolo 103 del decreto-legge n. 34 del 2020 ha generato un contenzioso particolarmente delicato nei casi nei quali il lavoratore aveva avviato una relazione lavorativa, ma il datore non soddisfaceva i requisiti economici richiesti. Il TAR Umbria, Perugia, Sezione I, nella sentenza del 14 giugno 2024, n. 471, ha affrontato il tema dopo l'intervento della Corte costituzionale con sentenza n. 209 del 2023.

Il caso esaminato

Una società aveva presentato una dichiarazione di emersione per un proprio dipendente straniero. Il rapporto si era poi interrotto per l'irreperibilità del datore di lavoro e l'amministrazione aveva respinto la domanda per insufficienza del requisito reddituale. Il problema non era soltanto la carenza di un presupposto dell'emersione, ma l'effetto che tale carenza, imputabile alla sfera datoriale, avrebbe prodotto sul lavoratore.

La questione di costituzionalità

Il TAR aveva sollevato dubbi sulla compatibilità costituzionale dell'art. 103, commi 4, 5 e 6, del decreto-legge n. 34/2020, nella parte in cui non riconosceva al lavoratore, in simili circostanze, un permesso per attesa occupazione o altro titolo legato alla situazione lavorativa dimostrabile. Il confronto riguardava anche la diversa disciplina della regolarizzazione del 2012, che conteneva una specifica clausola a tutela del lavoratore in talune ipotesi di rigetto imputabile esclusivamente al datore.

Il principio affermato

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 209/2023, ha dichiarato le questioni in parte inammissibili e in parte infondate, sottolineando la natura eccezionale delle procedure di regolarizzazione e la specificità dei rispettivi presupposti. Ripreso il giudizio, il TAR Umbria ha respinto il ricorso. Non era quindi possibile trasferire automaticamente alla sanatoria del 2020 la previsione più favorevole propria della disciplina del 2012.

Il rigetto non afferma che ogni condotta del datore sia irrilevante né preclude in astratto ogni diversa forma di soggiorno, quando ne ricorrano autonomamente i requisiti. Stabilisce però che il procedimento speciale di emersione del 2020 non attribuisce, per il solo fatto che la carenza sia imputabile al datore, un automatico diritto al permesso per attesa occupazione.

Le conseguenze operative

Il professionista deve anzitutto acquisire il provvedimento di rigetto, l'istanza originaria, la documentazione reddituale del datore e le prove dell'effettivo svolgimento del rapporto. È poi necessario separare tre questioni: legittimità del rigetto secondo la disciplina speciale, eventuali rimedi nei confronti del datore, e possibilità di chiedere un diverso permesso secondo una norma autonoma. Le tre questioni non sono intercambiabili e possono implicare autorità e strumenti di tutela differenti.

La sentenza è particolarmente utile per evitare un ricorso fondato soltanto sull'assenza di colpa del lavoratore. Il dato umano e sociale può essere rilevante, ma il giudizio di legittimità sul diniego deve misurarsi con i requisiti effettivamente previsti dalla legge applicabile.

Una distinzione da mantenere

Le norme eccezionali sulle sanatorie hanno ambito delimitato. Non si può invocare per analogia la tutela prevista in una precedente regolarizzazione senza confrontarsi con la disciplina nuova e con le decisioni costituzionali che ne hanno verificato la legittimità. Al tempo stesso, la posizione dello straniero va esaminata complessivamente per verificare l'esistenza di altri titoli e strumenti di tutela, senza far dipendere ogni possibilità dal solo esito dell'emersione.

Fonte primaria: TAR Umbria, Perugia, Sezione I, sentenza 14 giugno 2024, n. 471, Pres. Ungari, Est. De Grazia; massima e ricostruzione ufficiali della Giustizia amministrativa. Corte costituzionale, sentenza n. 209 del 2023.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l'ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell'autore.

Episodio 13 – Ho un permesso per motivi familiari_ posso lavorare senza convertirlo

Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

via Diritto dell'Immigrazione https://ift.tt/9l0JvMW

Secondo il TAR Calabria, la protezione speciale rilasciata prima della riforma conserva la possibilità di conversione in lavoro

Secondo il TAR Calabria, la protezione speciale rilasciata prima della riforma conserva la possibilità di conversione in lavoro

La riforma della protezione speciale del 2023 ha inciso anche sulla convertibilità dei relativi permessi di soggiorno. Tuttavia, per i titoli già rilasciati e ancora validi al momento previsto dalla disciplina transitoria, non è corretto applicare automaticamente il divieto derivante dalle nuove disposizioni. Lo ha chiarito il TAR Calabria, Catanzaro, Sezione II, nella sentenza 7 marzo 2025, n. 460.

Il problema: il titolo precedente alla riforma

Il decreto-legge n. 20 del 2023, convertito dalla legge n. 50 del 2023, è intervenuto sulla disciplina del permesso per protezione speciale, eliminando precedenti possibilità di conversione in lavoro. Il suo articolo 7, comma 3, ha però previsto disposizioni transitorie per determinate categorie di permessi già rilasciati e in corso di validità. La controversia affrontata dal TAR riguardava l'ambito di applicazione di tale salvaguardia e, in particolare, se potesse riguardare anche i titoli rilasciati dal Questore a seguito della procedura prevista dall'articolo 32 del d.lgs. n. 25/2008.

La risposta del TAR Catanzaro

La sentenza n. 460/2025, come sintetizzata nella relazione ufficiale sull'anno giudiziario, ha valorizzato il collegamento sostanziale tra il permesso di protezione speciale rilasciato ai sensi dell'articolo 32, comma 3, del d.lgs. n. 25/2008 e i presupposti dell'articolo 19, commi 1 e 1.1, del d.lgs. n. 286/1998. Secondo il Collegio, non è condivisibile l'interpretazione secondo cui il regime transitorio di convertibilità sarebbe riservato esclusivamente ai titoli riconducibili alla formulazione dell'articolo 19, comma 1.1, terzo periodo, escludendo quelli emessi dopo il passaggio davanti alla Commissione territoriale.

La ratio è evitare che due titoli fondati sui medesimi presupposti sostanziali ricevano, sul piano transitorio, un trattamento incongruo per la sola differenza del percorso amministrativo di rilascio. Il giudice ha dunque riconosciuto che, nei casi tutelati dalla clausola transitoria, la conversione in lavoro rimane possibile quando ricorrono le condizioni previste dalla legge.

Come ricostruire la posizione individuale

Il primo controllo riguarda il titolo in possesso dell'interessato: data del rilascio, tipologia indicata, disposizione normativa utilizzata e validità al momento di riferimento. Bisogna poi verificare se vi siano stati rinnovi, eventuali domande di conversione, documentazione del rapporto lavorativo e provvedimenti di rigetto. Una richiesta generica fondata sulla sola esistenza di un permesso per protezione speciale non è sufficiente.

Particolare cautela è necessaria quando la Questura sostiene che il divieto introdotto nel 2023 si applichi indistintamente a ogni domanda. In presenza di un titolo anteriore alla riforma è indispensabile motivare perché la singola posizione ricada nella disciplina transitoria, senza confondere il diritto alla protezione con i requisiti amministrativi della conversione lavorativa.

La portata e i limiti della pronuncia

Il TAR Calabria non ha affermato che tutti i permessi per protezione speciale, anche quelli rilasciati successivamente alla riforma, siano liberamente convertibili. Il principio è circoscritto ai titoli rientranti nelle condizioni temporali e sostanziali stabilite dal legislatore nel 2023. Inoltre la conversione richiede la verifica dei presupposti previsti per il nuovo titolo.

Per chi assiste professionalmente il richiedente, il punto decisivo è una corretta ricostruzione della successione delle leggi nel tempo. La disciplina transitoria non costituisce una norma marginale: può determinare l'esito della pratica e la legittimità del provvedimento amministrativo.

Fonte: TAR Calabria, Catanzaro, Sezione II, sentenza 7 marzo 2025, n. 460, Pres. Correale, Est. Carchedi, come riportata nella relazione ufficiale per l'anno giudiziario 2026.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

mercoledì 28 ottobre 2026

Secondo il TAR Lazio, per la cittadinanza non basta l'iscrizione anagrafica: il problema dei permessi stagionali

Secondo il TAR Lazio, per la cittadinanza non basta l'iscrizione anagrafica: il problema dei permessi stagionali

Il TAR Lazio, Roma, Sezione V-bis, con sentenza 10 luglio 2026 n. 12612 (R.G. 4273/2025), ha esaminato una questione concreta: come computare i dieci anni di residenza legale richiesti dall'art. 9, comma 1, lettera f), della legge 91/1992 ai fini della concessione della cittadinanza italiana quando nel periodo considerato figurano titoli per lavoro stagionale.

Il caso

Il ricorrente aveva presentato domanda di cittadinanza il 29 marzo 2022. Il Ministero, con provvedimento del 17 marzo 2025, l'aveva dichiarata inammissibile perché la documentazione non dimostrava una residenza legale continuativa nell'intero decennio precedente. Due permessi per lavoro stagionale, con durata limitata, non assicuravano la continuità del soggiorno oltre la rispettiva scadenza. Nel frattempo l'interessato aveva ottenuto un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo dal 7 agosto 2014.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha distinto l'iscrizione nei registri anagrafici dalla condizione di soggiorno legale ai fini della cittadinanza: la prima non sana da sola periodi privi di un titolo idoneo. Un permesso stagionale autorizza il soggiorno durante la sua validità, ma non costituisce, per sua natura, prova di una permanenza regolare senza interruzioni nei periodi successivi. Di conseguenza, nel caso concreto non risultava integrato il requisito decennale alla data della domanda originaria.

La sentenza ha tuttavia segnalato, senza concedere la cittadinanza, che l'interessato avrebbe potuto presentare una nuova domanda valorizzando gli elementi sopravvenuti, se la residenza legale continuativa risultasse maturata dal 2014. È una distinzione importante: il rigetto di un ricorso contro una precedente domanda non equivale necessariamente all'impossibilità di presentare una nuova istanza in presenza di presupposti successivi.

Quali documenti controllare prima della domanda?

La verifica non deve limitarsi al certificato storico di residenza. Occorre ricostruire la successione dei permessi di soggiorno, le date di scadenza, le domande di rinnovo e i relativi effetti giuridici, gli eventuali periodi di assenza e la condizione anagrafica. In presenza di titoli stagionali, è decisivo verificare come siano stati coperti i periodi intercorrenti tra un titolo e l'altro.

Se la Prefettura contesta la continuità, la strategia difensiva deve partire da una cronologia documentata. Non basta affermare di avere vissuto stabilmente in Italia; occorre affrontare il problema della residenza legale in senso tecnico. Qualora siano maturati successivamente i presupposti, va considerata anche la presentazione di una nuova domanda, distinta dall'impugnazione dell'atto precedente.

Il principio operativo

La sentenza n. 12612/2026 non nega valore legale al soggiorno stagionale per la sua durata effettiva: chiarisce che quel titolo non rende automaticamente legale e ininterrotto il periodo successivo alla scadenza. L'istruttoria sulla cittadinanza deve quindi essere preparata con particolare attenzione alle discontinuità documentali e normative.

Fonte: TAR Lazio, Roma, Sezione V-bis, sentenza 10 luglio 2026, n. 12612, R.G. 4273/2025. Testo integrale della pronuncia; portale della Giustizia amministrativa.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Secondo il TAR Bologna, la revoca del permesso UE di lungo periodo e il percorso terapeutico sono questioni distinte

Secondo il TAR Bologna, la revoca del permesso UE di lungo periodo e il percorso terapeutico sono questioni distinte

La sentenza del TAR Emilia-Romagna, Bologna, Sezione I, 16 giugno 2025, n. 719, affronta un problema delicato: quale effetto abbia una condanna per un reato particolarmente grave sulla conservazione del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo e come debba essere considerato il contemporaneo svolgimento di un programma terapeutico collegato alla misura penale.

Il contesto della decisione

Il caso descritto nella relazione ufficiale del Tribunale riguarda uno straniero condannato per tentato omicidio che doveva completare un percorso terapeutico previsto in sede penale e svolgere un'attività lavorativa autorizzata nell'ambito della libertà vigilata. Il procedimento amministrativo riguardava la revoca del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo. È essenziale distinguere la permanenza in Italia necessaria all'esecuzione di prescrizioni giudiziarie dalla titolarità di uno specifico documento di soggiorno.

Il principio affermato

Secondo la ricostruzione della pronuncia riportata dal TAR, la natura particolare del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo rende incompatibile il mantenimento del titolo con una condanna tanto grave nel caso in esame. La necessità di proseguire il programma terapeutico e di svolgere il lavoro prescritto ed autorizzato in regime di libertà vigilata, tuttavia, può legittimare la permanenza sul territorio nazionale pur in assenza di quel permesso. Il possibile rilascio di un titolo a tempo determinato potrà essere valutato dall'autorità competente al termine del programma.

La pronuncia non autorizza a concludere che qualsiasi condanna comporti automaticamente la revoca di ogni titolo di soggiorno. Le regole sui soggiornanti di lungo periodo, i presupposti di pericolosità e le garanzie applicabili richiedono sempre un'analisi del quadro normativo e delle circostanze. Né l'autorizzazione a svolgere un lavoro durante l'esecuzione di una misura penale coincide, di per sé, con il rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro.

Le conseguenze pratiche

Per il professionista che assiste una persona in una situazione analoga è necessario tenere distinti tre piani. Il primo è il provvedimento della Questura che incide sul titolo di lungo periodo, con le motivazioni e le forme di tutela proprie. Il secondo è la disciplina dell'esecuzione penale e delle prescrizioni che rendono necessaria la presenza in Italia per un determinato periodo. Il terzo è la possibilità, da verificare con l'amministrazione competente, di un diverso titolo di soggiorno nei tempi e secondo i requisiti previsti dalla legge.

È opportuno acquisire la sentenza penale, i provvedimenti della magistratura di sorveglianza, la documentazione sanitaria e terapeutica pertinente, gli atti che autorizzano il lavoro, il provvedimento amministrativo di revoca e le comunicazioni successive. La presenza di un programma terapeutico non è un documento intercambiabile con il titolo di soggiorno, ma può avere rilievo autonomo nella valutazione della posizione personale.

La distinzione da non perdere

Il nucleo della decisione consiste nel non sovrapporre due effetti giuridici differenti: la perdita di un determinato status di soggiorno e la permanenza necessaria a completare un percorso disposto dall'autorità giudiziaria. Per decidere quale tutela utilizzare occorre valutare il titolo revocato, il contenuto esatto delle prescrizioni penali e gli eventuali margini per una successiva regolarizzazione. Nessuno di questi passaggi può essere sostituito da un'affermazione generica sull'integrazione o sulla pericolosità.

Fonte giudiziaria: TAR Emilia-Romagna, Bologna, Sezione I, sentenza 16 giugno 2025, n. 719, Pres. Carpentieri, Est. Bertagnolli, sintetizzata nella relazione ufficiale del TAR Bologna per l'anno giudiziario 2026.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Secondo il TAR Liguria, la domanda di permesso presentata troppo presto in Questura non giustifica la revoca del nullaosta al lavoro

Secondo il TAR Liguria, la domanda di permesso presentata troppo presto in Questura non giustifica la revoca del nullaosta al lavoro Un lav...