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martedì 3 febbraio 2026
New on TikTok: Leaving Italy and Residence Permit Refusal Welcome to Diritto dell’Immigrazione. I’m attorney Fabio Loscerbo. Leaving Italy while a residence permit procedure is pending is never a neutral choice. Italian administrative courts confirm that a prolonged absence, or a failure to return regularly, may lawfully lead to the refusal of the permit. In immigration law, presence matters.
Criminal Records Are Not Enough: Bologna Administrative Court Strikes Down Automatic Residence Permit Refusal
Criminal Records Are Not Enough: Bologna Administrative Court Strikes Down Automatic Residence Permit Refusal
A recent decision by the Administrative Court of Emilia-Romagna, based in Bologna, has once again drawn a clear line between lawful discretion and unlawful automatism in Italian immigration law. At the center of the ruling is a practice still widely used by immigration authorities: refusing or not renewing a residence permit solely on the basis of a foreign national’s criminal record.
The Court’s message is straightforward. Criminal convictions, taken alone, cannot justify the refusal of a residence permit. Public authorities are required to assess each case individually, taking into account the person’s current situation, rather than relying on past conduct as an automatic barrier.
This principle is rooted in Italian law, specifically Article 5, paragraph 5, of the Consolidated Immigration Act. That provision obliges the administration to carry out a comprehensive evaluation of the foreign national’s circumstances, balancing negative elements—such as criminal convictions—with positive factors including family life, employment history, social integration, and the time elapsed since the offences were committed.
In the case examined by the Bologna Administrative Court, the refusal decision was found to be unlawfully reasoned. The authority had merely listed the applicant’s criminal record, without explaining why those convictions still indicated a present and actual threat to public order. There was no real assessment of the individual’s personal development, reintegration into society, or private and family life. As a result, the Court annulled the refusal and sent the case back to the administration for a new and lawful examination.
From a broader perspective, the ruling confirms a trend that is increasingly evident in administrative case law. Immigration authorities do have discretion, but that discretion is not unlimited. When decisions affect fundamental aspects of a person’s life—such as the right to reside legally, work, and maintain family ties—administrative power must be exercised with care, proportionality, and proper reasoning.
The Bologna decision also carries an important practical message. Criminal records are a factor in the assessment, not the conclusion itself. Authorities must demonstrate, through a reasoned analysis, why those records remain relevant today and why they outweigh all other elements in the individual’s favor. Without such an analysis, the refusal of a residence permit cannot stand.
The full publication, including the court decision and legal analysis, is available on Calaméo at the following link:
https://www.calameo.com/books/008079775f4e8338cb9e5
https://www.calameo.com/books/008079775f4e8338cb9e5
Ultimately, this ruling reinforces a key principle of immigration law: there are no shortcuts. Automatic decisions based on past convictions are incompatible with a legal system that requires individualized assessments and respect for proportionality. For both practitioners and foreign nationals, the message is clear—each case must be judged on its own merits.
Avv. Fabio Loscerbo
lunedì 2 febbraio 2026
Precedenti penali e diniego del permesso di soggiorno: il divieto di automatismi amministrativi nella recente giurisprudenza del TAR Bologna
Precedenti penali e diniego del permesso di soggiorno: il divieto di automatismi amministrativi nella recente giurisprudenza del TAR Bologna
La presente riflessione prende le mosse da una recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, sede di Bologna, che affronta un tema di costante attualità nel diritto dell’immigrazione: il rapporto tra precedenti penali dello straniero e diniego del permesso di soggiorno. Si tratta di una questione che, nella prassi delle questure, continua a essere trattata con un approccio spesso semplificato e talvolta apertamente distorsivo del quadro normativo vigente.
La decisione del TAR Bologna si colloca nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che esclude in modo netto la possibilità di fondare il diniego del titolo di soggiorno su un automatismo legato all’esistenza di precedenti penali. Il giudice amministrativo ribadisce, con argomentazione lineare e coerente, che la mera indicazione di condanne pregresse non è sufficiente a giustificare un provvedimento negativo, in assenza di una valutazione concreta, individuale e attualizzata della posizione dello straniero.
Il punto di riferimento normativo resta l’articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, numero 286, che impone all’amministrazione un obbligo di valutazione complessiva della situazione personale. Tale disposizione, letta alla luce dei principi costituzionali di ragionevolezza, proporzionalità e buon andamento dell’azione amministrativa, esclude ogni forma di automatismo e richiede un effettivo bilanciamento tra gli elementi sfavorevoli, quali i precedenti penali, e quelli favorevoli, come la vita privata e familiare, il percorso lavorativo, il radicamento sociale e il tempo trascorso dai fatti oggetto di condanna.
La sentenza analizzata mette in evidenza come il vizio principale del provvedimento impugnato risieda nella carenza di motivazione. L’amministrazione si era limitata a richiamare i precedenti penali senza dar conto di alcuna valutazione discrezionale reale, né della pericolosità sociale attuale dell’interessato, né dell’evoluzione della sua condizione personale. In questo modo, la discrezionalità amministrativa si è trasformata in una decisione meramente automatica, priva di istruttoria effettiva e, proprio per questo, illegittima.
Dal punto di vista sistematico, la pronuncia del TAR Bologna conferma che il diritto dell’immigrazione non tollera scorciatoie decisionali. Il potere dell’amministrazione di incidere sul diritto al soggiorno, che ha ricadute dirette sulla vita privata, familiare e lavorativa della persona, deve essere esercitato con particolare rigore motivazionale. L’assenza di una valutazione individualizzata non rappresenta un vizio formale secondario, ma incide sulla legittimità stessa del provvedimento.
La decisione assume rilievo anche sotto il profilo pratico, poiché ribadisce un principio che dovrebbe orientare l’azione amministrativa quotidiana: i precedenti penali sono un elemento della valutazione, non il suo esito predeterminato. L’amministrazione è chiamata a dimostrare, attraverso una motivazione puntuale, perché tali precedenti risultino ancora oggi rilevanti e incompatibili con il mantenimento o il rinnovo del titolo di soggiorno, alla luce della situazione attuale dello straniero.
Il testo integrale della pubblicazione, contenente la sentenza e l’analisi giuridica di riferimento, è disponibile su Calaméo al seguente indirizzo:
https://www.calameo.com/books/008079775f4e8338cb9e5
https://www.calameo.com/books/008079775f4e8338cb9e5
In conclusione, la pronuncia del TAR Bologna conferma un principio che dovrebbe essere ormai acquisito: nel diritto dell’immigrazione, la discrezionalità amministrativa non può mai degenerare in automatismo. Ogni decisione sul permesso di soggiorno deve essere il risultato di una valutazione concreta, proporzionata e motivata, capace di restituire centralità alla persona e alla sua storia, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.
Avv. Fabio Loscerbo
sabato 31 gennaio 2026
Çalışma izninin reddi: Yabancı işçi itiraz hakkına sahip değildir İtalyan mahkemesinden, çalışma temelli göç prosedürlerinde kimin dava açabileceğine dair netlik
Çalışma izninin reddi: Yabancı işçi itiraz hakkına sahip değildir
İtalyan mahkemesinden, çalışma temelli göç prosedürlerinde kimin dava açabileceğine dair netlik
İtalya’daki idari yargı mercileri tarafından yakın zamanda verilen bir karar, göç hukukunun en tartışmalı alanlarından birine açıklık getirdi: Yurt dışında yaşayan yabancı bir işçi adına talep edilen çalışma izni reddedildiğinde, bu karara karşı kim dava açabilir?
Konu, Avrupa Birliği üyesi olmayan yabancıların ücretli çalışma amacıyla İtalya’ya girişini düzenleyen İtalyan Göç Mevzuatının 22. maddesi çerçevesinde ele alınıyor. Söz konusu prosedür oldukça karmaşık olup, işveren tarafından yapılan başvuruyla başlamakta ve ancak daha sonraki bir aşamada işçiye giriş vizesi ile oturma izni verilmesiyle tamamlanmaktadır.
İdari mahkemeye göre, bu aşamalar arasındaki ayrım belirleyici niteliktedir.
Çalışma izninin talep edilmesi, onaylanması veya reddedilmesine ilişkin ilk aşamalarda hukuken korunmaya değer menfaat yalnızca işverene aittir. Başvuruyu yapan, Göç için Tek Durak Ofisi ile iletişim kuran ve kanuni süreler ile yükümlülükleri üstlenen taraf işverendir.
Bu aşamada yabancı işçi henüz korunmuş bir hukuki statüye sahip değildir. Mahkeme bu noktada açıktır: İşçinin yalnızca prosedürün olumlu sonuçlanmasına yönelik fiili bir menfaati vardır ve bu menfaat yargısal koruma için yeterli değildir. Dolayısıyla, çalışma izninin reddi veya iptali halinde yabancı işçi tek başına dava açma hakkına sahip değildir. Dava açma ehliyeti yalnızca başvuruyu yapan işverene aittir.
Bu yargısal yaklaşım, Calaméo platformunda yayımlanan ve aşağıdaki bağlantıdan erişilebilen bir çalışmada ayrıntılı biçimde ele alınmaktadır:
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(doğrudan bağlantı: https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)
Söz konusu yayın, bu yorumun pratik sonuçlarını özellikle vurgulamaktadır. Uygulamada hâlen sıkça görülen, yalnızca yabancı işçi tarafından açılan davalar, işverenin doğrudan katılımı olmadığında kabul edilemezlik kararıyla sonuçlanmaktadır. Bu durum zaman kaybına, maliyet artışına ve hukuki beklentilerin boşa çıkmasına yol açmaktadır.
Mahkeme ayrıca, yabancı işçinin yargısal olarak korunabilir haklarının ancak daha sonraki aşamalarda, yani giriş vizesi ve oturma izninin verilmesi sürecinde doğduğunu açıkça belirtmektedir. Bu aşamaya kadar İtalyan hukuk sistemi, göç akışlarının kontrolüne ilişkin kamu yararı ile işverenin özel menfaatini öncelemekte, işçiye bağımsız bir dava hakkı tanımamaktadır.
Bu karar, göç hukukuna ilişkin geleneksel ve sistematik bir yaklaşımı yansıtmakta; çalışma temelli göç prosedürlerinde rollerin ve sorumlulukların net biçimde ayrılması gerektiğini bir kez daha ortaya koymaktadır. Aynı zamanda hukukçular ve ilgililer için açık bir mesaj içermektedir: Bu alanda, kimin dava açabileceğini bilmek, hangi idari işlemin dava konusu edilebileceğini bilmek kadar önemlidir.
Calaméo’da yayımlanan çalışma, İtalya’da çalışma temelli göç alanında yargısal korumanın mevcut sınırlarını anlamak isteyenler için önemli bir başvuru kaynağı niteliğindedir.
Avukat Fabio Loscerbo
Rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo: il TAR Liguria ribadisce il requisito reddituale come presupposto indefettibile
Rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo: il TAR Liguria ribadisce il requisito reddituale come presupposto indefettibile
Con una sentenza depositata nel gennaio 2026, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria ha confermato la legittimità del diniego di rinnovo di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo, fondato sulla mancanza di un reddito adeguato e continuativo in capo al richiedente.
La decisione si colloca nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che attribuisce al requisito reddituale una funzione sostanziale e non meramente formale. Il reddito, secondo il Collegio, non rappresenta un dato astratto o burocratico, ma è espressione della concreta capacità dello straniero di mantenersi autonomamente, di inserirsi stabilmente nel tessuto economico e sociale e di non gravare sul sistema pubblico.
Nel caso esaminato, l’Amministrazione aveva accertato, attraverso le banche dati dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate, la percezione di redditi estremamente esigui e discontinui, ampiamente inferiori alla soglia minima prevista dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria. A fronte di tali risultanze, il TAR ha ritenuto correttamente applicato l’art. 26 del d.lgs. 286/1998, escludendo la possibilità di una lettura “elastica” del parametro reddituale in assenza di elementi oggettivi idonei a dimostrare una reale autosufficienza economica.
Particolarmente significativa è la motivazione con cui il giudice amministrativo richiama la giurisprudenza più recente del Consiglio di Stato, ribadendo che la prova della disponibilità di un reddito lecito e sufficiente incombe sul cittadino straniero e costituisce un requisito non eludibile ai fini del rinnovo del titolo di soggiorno. In tale prospettiva, il lavoro autonomo non può essere valutato in astratto, ma deve tradursi in un effettivo e stabile sostentamento economico.
La sentenza offre dunque un chiarimento netto su un punto spesso oggetto di contenzioso: il rinnovo del permesso di soggiorno non può prescindere da una verifica rigorosa della capacità reddituale, anche quando il titolo sia fondato su un’attività autonoma formalmente avviata. Il dato decisivo resta quello della sostenibilità economica reale e documentata nel tempo.
Il testo integrale della decisione è disponibile nella pubblicazione su Calaméo, consultabile al seguente link:
https://www.calameo.com/books/008079775bc1086ff5b3e
Avv. Fabio Loscerbo
venerdì 30 gennaio 2026
La justice italienne confirme la possibilité de convertir un titre de séjour pour soins médicaux en titre de travail
La justice italienne confirme la possibilité de convertir un titre de séjour pour soins médicaux en titre de travail
Une récente décision du Tribunal administratif régional de Ligurie a apporté une clarification importante en matière de droit de l’immigration en Italie : dans certaines conditions, un titre de séjour délivré pour soins médicaux peut encore être converti en titre de séjour pour travail, malgré les restrictions introduites par la réforme de 2023.
L’affaire concernait un ressortissant étranger ayant présenté une demande de titre de séjour pour soins médicaux avant l’entrée en vigueur du décret dit « Cutro ». Après avoir obtenu un contrat de travail à durée indéterminée, il avait demandé la conversion de son titre en titre de séjour pour travail salarié. La Questure avait rejeté la demande, estimant que la législation actuelle n’autorisait plus ce type de conversion.
Le Tribunal a écarté cette interprétation. Selon les juges, l’élément déterminant n’est pas la date de la demande de conversion, mais celle de la demande initiale de délivrance du titre de séjour pour soins médicaux. Lorsque cette demande initiale est antérieure à la réforme, le régime juridique précédent continue de s’appliquer, y compris la possibilité de conversion à des fins professionnelles.
La décision aborde également un autre argument fréquemment invoqué par l’administration : la prétendue tardiveté des demandes de conversion. Le Tribunal rappelle que le droit italien ne prévoit pas de délai de forclusion strict pour les demandes de renouvellement ou de conversion d’un titre de séjour, en l’absence d’une disposition législative expresse.
Cette décision renforce la sécurité juridique des étrangers concernés et limite les pratiques administratives excessivement restrictives développées après la réforme de 2023. Elle confirme également le rôle essentiel du juge administratif dans l’application cohérente des règles transitoires et dans la protection des principes fondamentaux tels que la sécurité juridique et la confiance légitime.
Le texte intégral de la décision et un commentaire juridique détaillé sont disponibles sur Calaméo au lien suivant :
https://www.calameo.com/books/0080797757bd2f71b7d5a
Avv. Fabio Loscerbo
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