Avvocato per Immigrazione
martedì 23 giugno 2026
lunedì 22 giugno 2026
Nulla osta al lavoro subordinato e continuità del rapporto con il datore di lavoro nella conversione del permesso di soggiorno: osservazioni a margine della sentenza del TAR Emilia-Romagna, Bologna, Sez. I, 21 maggio 2026, numero 934
Nulla osta al lavoro subordinato e continuità del rapporto con il datore di lavoro nella conversione del permesso di soggiorno: osservazioni a margine della sentenza del TAR Emilia-Romagna, Bologna, Sez. I, 21 maggio 2026, numero 934
Abstract
La sentenza del TAR Emilia-Romagna, Bologna, Sezione Prima, pubblicata il 21 maggio 2026, affronta il tema della conversione del permesso di soggiorno da tirocinio a lavoro subordinato e del rapporto tra nulla osta, contratto di soggiorno e datore di lavoro. Il provvedimento si inserisce nel consolidato orientamento giurisprudenziale volto a garantire la coerenza della sequenza procedimentale prevista dal Testo Unico Immigrazione. La decisione offre l’occasione per riflettere sulla natura giuridica del nulla osta e sui limiti alla mobilità lavorativa dello straniero nella fase iniziale del percorso amministrativo di regolarizzazione.
La decisione del TAR Emilia-Romagna
Con sentenza pubblicata il 21 maggio 2026, il TAR Emilia-Romagna, Bologna, Sezione Prima, ha rigettato il ricorso proposto da un cittadino straniero avverso il provvedimento della Questura di Forlì che aveva dichiarato irricevibile la domanda di conversione del permesso di soggiorno da tirocinio a lavoro subordinato.
Nel caso esaminato dal Collegio, il ricorrente aveva ottenuto il nulla osta alla conversione del permesso di soggiorno tramite uno specifico datore di lavoro e aveva successivamente sottoscritto il contratto di soggiorno dinanzi allo Sportello Unico per l’Immigrazione. Tuttavia, il rapporto lavorativo originariamente programmato non era mai stato concretamente avviato. Successivamente, il lavoratore aveva instaurato un diverso rapporto di lavoro con altra società.
La Questura aveva pertanto ritenuto irricevibile la domanda di conversione, evidenziando la mancata instaurazione del rapporto di lavoro con il datore che aveva promosso la procedura amministrativa e sottoscritto il contratto di soggiorno.
Il principio della continuità procedimentale
La pronuncia si fonda sull’idea che il sistema delineato dal decreto legislativo 25 luglio 1998, numero 286, richieda una sostanziale continuità tra il soggetto che richiede il nulla osta, la sottoscrizione del contratto di soggiorno e l’effettivo svolgimento dell’attività lavorativa.
Secondo il TAR, infatti, il datore di lavoro che avvia la procedura deve coincidere, almeno nella fase iniziale, con il soggetto che procede all’effettiva assunzione del lavoratore straniero.
La sentenza richiama sul punto precedenti orientamenti amministrativi e giurisprudenziali, tra cui TAR Puglia Bari, Sezione Terza, 4 aprile 2024, numero 407, nonché Consiglio di Stato, Sezione Terza, 15 settembre 2022, numero 8006.
Particolarmente significativa appare la ricostruzione della sequenza procedimentale operata dal Collegio, che individua una concatenazione necessaria tra decreto flussi, richiesta di nulla osta, rilascio del visto, sottoscrizione dell’accordo di integrazione, contratto di soggiorno e rilascio del permesso di soggiorno.
La funzione del nulla osta nel sistema migratorio
La pronuncia conferma una lettura del nulla osta non come semplice autorizzazione astratta all’ingresso o alla permanenza lavorativa, ma come atto strettamente collegato a una specifica proposta occupazionale.
In tale prospettiva, il nulla osta non viene considerato autonomamente trasferibile a rapporti di lavoro differenti, almeno nella fase genetica della procedura amministrativa. La ratio individuata dal TAR è quella di prevenire utilizzi distorti del sistema, evitando che procedure formalmente corrette possano essere utilizzate per finalità diverse rispetto a quelle dichiarate.
Si tratta di una impostazione coerente con la struttura storica del sistema delineato dal Testo Unico Immigrazione, costruito originariamente attorno alla centralità della chiamata nominativa del lavoratore straniero e alla programmazione quantitativa dei flussi di ingresso.
Le criticità applicative
La decisione pone tuttavia alcune questioni di rilievo pratico.
Nel mercato del lavoro contemporaneo, caratterizzato da elevata mobilità occupazionale, precarietà contrattuale e frequenti mutamenti organizzativi, la rigidità del collegamento tra nulla osta e specifico datore di lavoro rischia di produrre conseguenze particolarmente gravose per il lavoratore straniero.
Non può infatti escludersi che il mancato perfezionamento del primo rapporto lavorativo dipenda da circostanze non imputabili al lavoratore, quali crisi aziendali, rinunce del datore di lavoro o sopravvenute impossibilità organizzative.
La stessa sentenza sembra indirettamente lasciare aperto uno spazio interpretativo in tal senso, laddove sottolinea che il ricorrente non aveva fornito alcuna spiegazione concreta in ordine alle ragioni della mancata instaurazione del rapporto originario.
Proprio questo passaggio potrebbe assumere rilevanza decisiva in futuri contenziosi, nei quali il lavoratore riesca invece a documentare puntualmente le cause del mutamento occupazionale e la continuità sostanziale del proprio percorso di integrazione lavorativa.
Conclusioni
La sentenza del TAR Emilia-Romagna conferma l’orientamento restrittivo della giurisprudenza amministrativa in materia di conversione del permesso di soggiorno collegata al nulla osta per lavoro subordinato.
Il principio affermato dal Collegio valorizza la coerenza della sequenza procedimentale prevista dal sistema migratorio italiano e ribadisce il legame funzionale tra datore di lavoro richiedente e instaurazione effettiva del rapporto di lavoro.
Resta tuttavia aperta la questione relativa alla possibilità di valorizzare, in chiave maggiormente sostanziale, l’effettiva integrazione lavorativa dello straniero e le concrete ragioni che possono giustificare il mutamento del datore di lavoro nel corso della procedura amministrativa.
Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
El Tribunal de Bolonia confirma la protección especial a pesar del Decreto Cutro
El Tribunal de Bolonia confirma la protección especial a pesar del Decreto Cutro
Bolonia, Italia – Dos importantes resoluciones dictadas por el Tribunal de Bolonia el 22 de mayo de 2026 confirman que los ciudadanos extranjeros que han construido una vida real en Italia todavía pueden obtener un permiso de residencia por protección especial, a pesar de las restricciones introducidas por el denominado Decreto Cutro.
Los casos se referían a dos ciudadanos marroquíes cuyas solicitudes de protección internacional habían sido rechazadas por la Comisión Territorial. Sin embargo, tras examinar los expedientes, el Tribunal concluyó que ambos solicitantes habían desarrollado en Italia vínculos sociales, laborales y personales suficientemente sólidos como para que su expulsión constituyera una vulneración desproporcionada de sus derechos fundamentales.
La importancia de estas decisiones radica especialmente en que se apoyan en la sentencia n.º 13309 dictada el 11 de noviembre de 2025 por el Tribunal Supremo italiano. En dicha resolución, la máxima instancia judicial aclaró que las reformas legislativas aprobadas en 2023 no eliminaron la protección de la vida privada y familiar garantizada por el artículo 8 del Convenio Europeo de Derechos Humanos.
Según el Tribunal de Bolonia, el marco jurídico resultante del Decreto Cutro debe seguir interpretándose a la luz de las obligaciones constitucionales e internacionales de Italia. En consecuencia, las autoridades administrativas y judiciales continúan obligadas a evaluar si la expulsión de una persona supondría una injerencia desproporcionada en la vida privada y familiar que ha construido en territorio italiano.
En el primer procedimiento, los jueces valoraron varios años de trabajo continuado en el sector de la construcción, la disponibilidad de una vivienda independiente y la obtención del permiso de conducir italiano. En el segundo caso, consideraron especialmente relevante la existencia de un contrato de trabajo indefinido, la asistencia a cursos de lengua italiana, la estabilidad residencial y la ausencia de antecedentes penales.
El Tribunal recuerda que la integración no puede medirse únicamente a través del empleo. La evaluación debe abarcar el conjunto del proyecto de vida desarrollado por la persona, teniendo en cuenta las relaciones sociales establecidas, la autonomía económica alcanzada, la participación en la comunidad y el respeto de las normas del país de acogida.
Al reconocer el derecho de ambos solicitantes a obtener un permiso de residencia por protección especial, el Tribunal de Bolonia confirma que la integración sigue siendo un elemento fundamental del derecho de inmigración italiano, incluso después de las reformas introducidas por el Decreto Cutro.
Estas resoluciones podrían influir significativamente en numerosos procedimientos todavía pendientes ante los tribunales italianos, especialmente en aquellos casos que afectan a extranjeros que han desarrollado fuertes vínculos con la sociedad italiana durante su permanencia en el país.
Mientras los tribunales continúan definiendo el alcance de las reformas de 2023, estas decisiones demuestran que los principios constitucionales y la protección de los derechos fundamentales siguen ocupando un lugar central en el examen de las solicitudes de protección especial.
Avv. Fabio Loscerbo
venerdì 19 giugno 2026
Signalements SIS et refus de visas : les juridictions italiennes remettent en cause les refus automatiques
Signalements SIS et refus de visas : les juridictions italiennes remettent en cause les refus automatiques
Une récente décision du Tribunal Administratif Régional du Latium pourrait modifier profondément les rapports entre les signalements dans le Système d’Information Schengen et les refus de visas d’entrée en Europe.
Dans une décision publiée le 6 mai 2026, le Tribunal a annulé le refus d’un visa d’études délivré par le Consulat italien d’Istanbul à l’encontre d’un étudiant étranger signalé dans le système SIS par la Grèce.
Pendant des années, de nombreuses administrations européennes ont considéré les signalements SIS presque comme des motifs automatiques de refus de visas ou de titres de séjour. En pratique, lorsqu’une personne était signalée dans le système Schengen par un État membre, les autorités consulaires d’un autre État rejetaient souvent la demande sans procéder à une véritable évaluation individuelle.
La récente décision italienne semble marquer une rupture avec cette approche.
Le Tribunal a affirmé que l’administration italienne ne pouvait pas refuser le visa sur le seul fondement de l’existence du signalement SIS. Les autorités doivent au contraire vérifier si le demandeur représente réellement une menace actuelle pour l’ordre public ou la sécurité publique.
La décision s’appuie largement sur le Règlement UE numéro 1861 de 2018, qui régit le fonctionnement du Système d’Information Schengen. En particulier, l’article 27 du règlement prévoit un mécanisme de consultation entre les États membres avant le refus ou la délivrance de visas de longue durée ou de titres de séjour à des personnes signalées dans le SIS.
Selon le Tribunal, le règlement européen n’impose pas de refus automatiques. Au contraire, il exige une évaluation concrète et individualisée de la situation du ressortissant étranger.
La décision reprend également le raisonnement adopté par la Cour constitutionnelle italienne dans la décision numéro 6 de 2026, laquelle a critiqué l’idée selon laquelle un signalement SIS devrait automatiquement empêcher la délivrance d’un document de séjour ou d’un visa.
La Cour constitutionnelle a souligné que le droit européen impose de plus en plus des principes de proportionnalité et d’évaluation individuelle, plutôt que des automatismes administratifs rigides.
Cette évolution pourrait avoir des conséquences importantes non seulement pour les visas d’études, mais aussi pour les visas de travail, les procédures de regroupement familial, les titres de séjour et, plus largement, pour les politiques migratoires au sein de l’espace Schengen.
La décision est particulièrement importante car elle remet en cause une culture administrative fondée sur des présomptions liées à la sécurité. Selon l’interprétation qui semble désormais émerger dans la jurisprudence italienne, l’existence d’un signalement SIS ne suffit plus à elle seule. Les autorités doivent démontrer pourquoi la personne constituerait un danger réel et actuel.
Pour les avocats spécialisés en droit de l’immigration et pour les décideurs européens, cette affaire pourrait représenter le début d’une redéfinition plus large de l’équilibre entre sécurité des frontières et droits individuels dans le système Schengen.
Avv. Fabio Loscerbo
ORCID : https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
giovedì 18 giugno 2026
العنوان: تصريح الإقامة للعمل: الإدانة الجنائية وحدها لا تكفي لرفض التجديد
نتحدث اليوم عن حكم مهم صادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في إميليا رومانيا، نُشر بتاريخ 12 يونيو 2026. ويتعلق هذا الحكم بتجديد تصريح الإقامة للعمل والعلاقة بين الإدانات الجنائية وحق الأجنبي في الإقامة القانونية في إيطاليا.
تتعلق القضية بمواطن مغربي وصل إلى إيطاليا عام 2013 كقاصر غير مصحوب بذويه. وبعد سنوات من الإقامة القانونية والعمل، رفضت مديرية شرطة مودينا تجديد تصريح إقامته بسبب إدانة جنائية مرتبطة بجرائم تتعلق بالمخدرات.
قام صاحب الطلب بالطعن في القرار أمام المحكمة الإدارية، موضحاً أن الإدارة اكتفت بالإشارة إلى الإدانة الجنائية دون إجراء تقييم حقيقي لوضعه الشخصي.
وقد أيدت المحكمة موقفه.
وأكد القضاة أن الإدانة الجنائية لا يمكن أن تؤدي بشكل تلقائي إلى رفض أو سحب تصريح الإقامة. بل يجب على الإدارة إجراء تقييم فعلي ومحدد لمدى خطورة الشخص على المجتمع، مع الأخذ في الاعتبار تاريخه الشخصي، ومستوى اندماجه الاجتماعي والمهني، وخطورة الوقائع المنسوبة إليه، وجميع الظروف المتعلقة بالقضية.
كما ذكّرت المحكمة بالمبادئ التي أرستها المحكمة الدستورية الإيطالية والمحكمة الأوروبية لحقوق الإنسان، والتي تفرض تحقيق توازن بين متطلبات الأمن العام وحق الأجنبي في احترام حياته الخاصة والعائلية.
وفي هذه القضية، رأت المحكمة أن قرار الرفض الصادر عن مديرية الشرطة لم يتضمن أي تقييم حقيقي لمدى الخطورة الاجتماعية لمقدم الطلب. ولهذا السبب تم إلغاء القرار، وأُلزمت الإدارة بإعادة دراسة الملف وفقاً للمبادئ التي حددها الحكم.
ويؤكد هذا القرار مبدأً أساسياً في قانون الهجرة، وهو أن قضايا تصاريح الإقامة لا يمكن أن تُحسم من خلال إجراءات أو افتراضات تلقائية. فكل حالة يجب أن تُدرس بشكل فردي وعادل، مع مراعاة ظروف الشخص المعني.
شكراً لكم على الاستماع إلى هذه الحلقة من بودكاست قانون الهجرة.
أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وإلى اللقاء في الحلقة القادمة.
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mercoledì 17 giugno 2026
Permiso de residencia por trabajo: una condena penal no basta para negar la renovación
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محكمة بولونيا تؤكد الحماية الخاصة رغم مرسوم كوترو
محكمة بولونيا تؤكد الحماية الخاصة رغم مرسوم كوترو
بولونيا – إيطاليا: أكدت محكمة بولونيا، من خلال قرارين مهمين صدرَا في 22 مايو 2026، أن الأجانب الذين تمكنوا من بناء حياة حقيقية ومستقرة في إيطاليا لا يزال بإمكانهم الحصول على تصريح إقامة للحماية الخاصة، رغم القيود التي أدخلها ما يُعرف بمرسوم كوترو.
وتتعلق القضيتان بمواطنين مغربيين كانت اللجنة الإقليمية قد رفضت طلباتهما للحصول على الحماية الدولية. غير أن المحكمة، وبعد دراسة ملفيهما، رأت أن كليهما نجح في تكوين روابط اجتماعية ومهنية وشخصية قوية داخل المجتمع الإيطالي، بحيث إن إبعادهما إلى بلدهما الأصلي من شأنه أن يشكل مساساً غير متناسب بحقوقهما الأساسية.
وتكتسب هذه الأحكام أهمية خاصة لأنها تستند إلى قرار محكمة النقض الإيطالية رقم 13309 الصادر في 11 نوفمبر 2025. وقد أوضحت محكمة النقض في ذلك القرار أن التعديلات التشريعية التي أُدخلت عام 2023 لم تُلغِ حماية الحياة الخاصة والعائلية المكفولة بموجب المادة الثامنة من الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان.
وترى محكمة بولونيا أن الإطار القانوني الناتج عن مرسوم كوترو يجب أن يُفسَّر دائماً في ضوء الالتزامات الدستورية والدولية المترتبة على الدولة الإيطالية. ولذلك تبقى السلطات الإدارية والقضائية ملزمة بتقييم ما إذا كان إبعاد الشخص سيؤدي إلى انتهاك غير متناسب للحياة الخاصة والعائلية التي بناها داخل إيطاليا.
وفي القضية الأولى، أخذت المحكمة بعين الاعتبار سنوات من العمل المستمر في قطاع البناء، وتوفر سكن مستقل، والحصول على رخصة قيادة إيطالية. أما في القضية الثانية، فقد اعتبرت المحكمة أن عقد العمل الدائم، والمشاركة في دورات اللغة الإيطالية، والاستقرار السكني، وعدم وجود أي سوابق جنائية، تشكل مؤشرات واضحة على الاندماج الفعلي في المجتمع الإيطالي.
وأكدت المحكمة أن الاندماج لا يمكن قياسه من خلال العمل فقط، بل يجب تقييم مجمل المسار الحياتي للشخص، بما في ذلك علاقاته الاجتماعية، واستقلاله الاقتصادي، ومشاركته في المجتمع، واحترامه لقوانين الدولة المضيفة.
ومن خلال الاعتراف بحق صاحبي الدعويين في الحصول على تصريح إقامة للحماية الخاصة، أكدت محكمة بولونيا أن الاندماج ما زال يشكل عنصراً أساسياً في قانون الهجرة الإيطالي، حتى بعد الإصلاحات التي أدخلها مرسوم كوترو.
ومن المتوقع أن يكون لهذه الأحكام تأثير مهم على العديد من القضايا المماثلة المعروضة حالياً أمام المحاكم الإيطالية، ولا سيما تلك المتعلقة بالأشخاص الذين طوروا روابط قوية مع المجتمع الإيطالي خلال فترة إقامتهم في البلاد.
وفي الوقت الذي تواصل فيه المحاكم الإيطالية تحديد نطاق تطبيق إصلاحات عام 2023، تؤكد هذه الأحكام أن المبادئ الدستورية وحماية الحقوق الأساسية ما زالت تحتل مكانة محورية في دراسة طلبات الحماية الخاصة.
المحامي فابيو لوسيربو
martedì 16 giugno 2026
lunedì 15 giugno 2026
Le Tribunal de Bologne confirme la protection spéciale malgré le Décret Cutro
Le Tribunal de Bologne confirme la protection spéciale malgré le Décret Cutro
Bologne, Italie – Deux importantes décisions rendues par le Tribunal de Bologne le 22 mai 2026 confirment que les étrangers ayant construit une véritable vie en Italie peuvent encore bénéficier d’un permis de séjour pour protection spéciale, malgré les restrictions introduites par le Décret Cutro.
Les affaires concernaient deux citoyens marocains dont les demandes de protection internationale avaient été rejetées par la Commission Territoriale. Après examen des dossiers, le Tribunal a toutefois estimé que les deux requérants avaient développé en Italie des liens sociaux, professionnels et personnels suffisamment solides pour que leur éloignement constitue une atteinte disproportionnée à leurs droits fondamentaux.
L’importance de ces décisions réside notamment dans le fait qu’elles s’appuient sur l’arrêt n° 13309 rendu le 11 novembre 2025 par la Cour de cassation italienne. Dans cette décision, la Haute juridiction a précisé que les modifications législatives introduites en 2023 n’avaient pas supprimé la protection de la vie privée et familiale garantie par l’article 8 de la Convention européenne des droits de l’homme.
Selon le Tribunal de Bologne, le cadre juridique issu du Décret Cutro doit toujours être interprété à la lumière des obligations constitutionnelles et internationales de l’Italie. Les autorités administratives et judiciaires demeurent donc tenues d’évaluer si l’éloignement d’une personne porterait une atteinte excessive à la vie privée et familiale qu’elle a développée sur le territoire italien.
Dans le premier dossier, les juges ont retenu plusieurs années de travail continu dans le secteur du bâtiment, la disponibilité d’un logement autonome ainsi que l’obtention d’un permis de conduire italien. Dans le second, ils ont accordé une importance particulière à l’existence d’un contrat de travail à durée indéterminée, à la participation à des cours de langue italienne, à la stabilité du logement et à l’absence de toute condamnation pénale.
Le Tribunal rappelle que l’intégration ne peut être appréciée uniquement à travers l’emploi. L’évaluation doit porter sur l’ensemble du parcours de vie de la personne, en tenant compte des relations sociales établies, de l’autonomie économique acquise, de la participation à la vie de la communauté et du respect des règles du pays d’accueil.
En reconnaissant le droit des deux requérants à obtenir un permis de séjour pour protection spéciale, le Tribunal de Bologne confirme que l’intégration demeure un élément déterminant du droit de l’immigration italien, même après les réformes introduites par le Décret Cutro.
Ces décisions pourraient avoir une influence importante sur de nombreux contentieux encore pendants devant les juridictions italiennes, en particulier pour les étrangers ayant développé des attaches fortes avec la société italienne au cours de leur séjour.
Alors que les tribunaux continuent de préciser la portée des réformes de 2023, ces jugements montrent que les principes constitutionnels et la protection des droits fondamentaux restent au cœur de l’examen des demandes de protection spéciale.
Avv. Fabio Loscerbo
domenica 14 giugno 2026
Segnalazione SIS e rifiuto del visto di ingresso: limiti al diniego automatico dopo la sentenza della Corte Costituzionale numero 6 del 2026
Segnalazione SIS e rifiuto del visto di ingresso: limiti al diniego automatico dopo la sentenza della Corte Costituzionale numero 6 del 2026
Abstract
Il presente contributo analizza il rapporto tra segnalazione nel Sistema Informativo Schengen (SIS) e diniego del visto di ingresso alla luce della recente evoluzione giurisprudenziale italiana ed europea. In particolare, viene esaminata la sentenza del TAR Lazio, Sezione Seconda Bis, pubblicata il 6 maggio 2026, che ha annullato il rigetto di un visto di studio motivato esclusivamente dalla presenza di una segnalazione SIS inserita da un altro Stato membro. L’articolo approfondisce il ruolo del Regolamento UE numero 1861 del 2018, la procedura di consultazione preventiva tra Stati membri e il superamento dell’automatismo tra segnalazione Schengen e diniego del titolo di ingresso o soggiorno. Centrale appare il richiamo alla sentenza numero 6 del 2026 della Corte Costituzionale, che impone una valutazione individuale e proporzionata della posizione dello straniero, fondata sulla concreta esistenza di una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica.
Segnalazione SIS e rifiuto del visto di ingresso: limiti al diniego automatico dopo la sentenza della Corte Costituzionale numero 6 del 2026
La questione del rapporto tra segnalazione nel Sistema Informativo Schengen e rilascio dei visti di ingresso rappresenta oggi uno dei punti più delicati del diritto dell’immigrazione europeo. Per lungo tempo la presenza di una segnalazione SIS ai fini del rifiuto di ingresso è stata interpretata, nella prassi amministrativa e in parte della giurisprudenza, come elemento sostanzialmente ostativo al rilascio di un visto o di un titolo di soggiorno da parte degli altri Stati membri dell’area Schengen.
Tale impostazione si è progressivamente consolidata soprattutto nei procedimenti consolari relativi ai visti per studio, lavoro o ricongiungimento familiare, nei quali l’amministrazione tendeva a fondare il rigetto quasi esclusivamente sull’esistenza della segnalazione inserita da altro Stato membro, senza procedere ad una reale valutazione individuale della posizione del richiedente.
La recente evoluzione normativa e giurisprudenziale sembra però orientarsi in direzione opposta.
Particolarmente significativa appare la sentenza del TAR Lazio, Sezione Seconda Bis, pubblicata il 6 maggio 2026, relativa al ricorso numero R.G. 3984/2026, con cui il giudice amministrativo ha annullato il provvedimento del Consolato Generale d’Italia ad Istanbul che aveva respinto una richiesta di visto di studio sul presupposto della presenza di una segnalazione SIS inserita dalla Grecia.
Il Tribunale amministrativo ha ritenuto illegittimo il diniego poiché fondato sulla mera esistenza della segnalazione, senza alcuna verifica concreta circa la reale pericolosità del richiedente per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica. La decisione assume particolare rilievo poiché richiama espressamente la recente sentenza numero 6 del 2026 della Corte Costituzionale, destinata ad incidere profondamente sull’interpretazione del sistema Schengen in materia di immigrazione.
La Corte Costituzionale, infatti, pur pronunciandosi nell’ambito delle procedure di regolarizzazione previste dall’articolo 103 del decreto-legge numero 34 del 2020, ha espresso principi suscettibili di estensione generale all’intera disciplina dei titoli di ingresso e soggiorno.
Secondo la Corte, il sistema introdotto dal Regolamento UE numero 1861 del 2018 non attribuisce più alla segnalazione SIS un effetto automaticamente preclusivo. Al contrario, impone agli Stati membri una valutazione individuale e proporzionata della posizione dello straniero.
La sentenza del TAR Lazio richiama ampiamente il contenuto dell’articolo 27 del Regolamento UE numero 1861 del 2018, che disciplina il meccanismo della consultazione preventiva tra lo Stato membro che intende rilasciare il visto e lo Stato segnalante.
Il regolamento prevede infatti che, prima del rilascio di un visto di lunga durata o di un permesso di soggiorno ad un soggetto segnalato nel SIS, gli Stati membri interessati debbano consultarsi attraverso lo scambio di informazioni supplementari. La decisione finale resta comunque attribuita allo Stato che deve rilasciare il titolo, il quale è tenuto a valutare concretamente la sussistenza di una minaccia attuale per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica.
Particolarmente rilevante appare il passaggio in cui il TAR Lazio afferma che il diniego risulta illegittimo “in quanto nega il visto per effetto della mera segnalazione nel SIS senza accertare, in concreto, se, sulla base delle ragioni che hanno portato alla segnalazione, lo straniero sia una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica”.
Si tratta di un principio destinato ad incidere profondamente sulle future prassi consolari e amministrative.
L’impostazione tradizionale, fondata su una sorta di automatismo tra segnalazione Schengen e rigetto della domanda, viene infatti sostituita da un modello fondato sulla valutazione concreta della persona, delle circostanze individuali e della reale attualità del pericolo.
In tale prospettiva, assume particolare importanza anche la motivazione del provvedimento amministrativo. Il semplice richiamo all’esistenza della segnalazione SIS non appare più sufficiente. L’amministrazione dovrà esplicitare le ragioni per cui ritiene che il richiedente costituisca concretamente una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica, valutando altresì la proporzionalità della misura restrittiva rispetto alla finalità perseguita.
La questione assume rilievo anche sotto il profilo delle garanzie procedimentali previste dagli articoli 41 e 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, richiamati nel ricorso esaminato dal TAR Lazio. L’obbligo di buona amministrazione e il diritto ad una tutela effettiva impongono infatti che il richiedente possa conoscere le ragioni reali del diniego e contestarne la legittimità in sede giurisdizionale.
La progressiva erosione dell’automatismo tra segnalazione SIS e diniego del titolo di ingresso o soggiorno potrebbe produrre effetti rilevanti anche in altri settori del diritto dell’immigrazione, inclusi i procedimenti relativi alla protezione complementare, ai permessi di soggiorno e alle procedure di regolarizzazione.
Il sistema delineato dal Regolamento UE numero 1861 del 2018 sembra infatti orientato verso un modello nel quale la sicurezza europea non viene perseguita mediante automatismi amministrativi, ma attraverso valutazioni individuali fondate su criteri di proporzionalità, concretezza e adeguatezza.
La sentenza del TAR Lazio del 6 maggio 2026 rappresenta quindi uno dei primi segnali di un possibile mutamento strutturale nell’interpretazione del rapporto tra sistema Schengen e diritto dell’immigrazione, con un progressivo rafforzamento delle garanzie individuali dello straniero nei confronti delle decisioni amministrative fondate sulle segnalazioni SIS.
Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
sabato 13 giugno 2026
New on TikTok: انتهاء تصريح العمل الموسمي: التحويل ما زال ممكناً صباح الخير، أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وهذا حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أكد حكم قضائي مهم أن انتهاء صلاحية تصريح الإقامة للعمل الموسمي لا يمنع تلقائياً تحويله إلى تصريح عمل. المهم هو توافر الشروط الأساسية: العمل القانوني، وعرض عمل صالح، والاندماج في المجتمع الإيطالي. إلى اللقاء في الحلقة القادمة.
New on TikTok: Expired Seasonal Permit: Conversion Still Possible Good morning, I am Attorney Fabio Loscerbo and this is a new episode of the podcast Immigration Law. An important court decision confirms that an expired seasonal residence permit does not automatically prevent its conversion into a work permit. What matters are the real requirements: legal employment, a valid job offer, and integration into Italian society. See you in the next episode.
SIS Alerts and Entry Visa Refusals: Italian Courts Move Against Automatic Denials
SIS Alerts and Entry Visa Refusals: Italian Courts Move Against Automatic Denials
A recent judgment issued by the Regional Administrative Court of Lazio may significantly reshape the relationship between Schengen Information System alerts and entry visa refusals across Europe.
In its decision published on May 6, 2026, the court annulled a study visa refusal issued by the Italian Consulate in Istanbul against a foreign student who had been flagged in the SIS database by Greece.
For years, many European administrations treated SIS alerts almost as automatic grounds for denying visas or residence permits. In practice, once a person was flagged in the Schengen system by one Member State, consular authorities in another State often rejected the application without carrying out a detailed individual assessment.
The recent Italian ruling signals a possible shift away from that approach.
The court held that the Italian administration could not deny the visa solely because of the existence of the SIS alert. Instead, authorities must verify whether the applicant actually represents a current threat to public order or public security.
The judgment relies heavily on EU Regulation number 1861 of 2018, which governs the functioning of the Schengen Information System. In particular, Article 27 of the regulation establishes a consultation mechanism between Member States before refusing or granting long-term visas or residence permits to individuals flagged in the SIS.
According to the court, the regulation does not impose automatic refusals. On the contrary, it requires a concrete and individualized evaluation of the foreign national’s situation.
The decision also echoes the reasoning adopted by the Italian Constitutional Court in judgment number 6 of 2026, which criticized the idea that SIS alerts should automatically prevent the issuance of immigration documents.
The Constitutional Court emphasized that European law increasingly requires proportionality and individual assessment rather than rigid administrative automatism.
This evolution could have major consequences not only for study visas, but also for work visas, family reunification procedures, residence permits, and broader immigration policies within the Schengen area.
The ruling is particularly important because it challenges a long-standing administrative culture centered on security-based presumptions. Under the new interpretation emerging from Italian courts, the existence of an SIS alert is no longer sufficient by itself. Authorities must explain why the person constitutes a genuine and current danger.
For immigration lawyers and policymakers across Europe, the case may represent the beginning of a broader redefinition of the balance between border security and individual rights within the Schengen system.
Fabio Loscerbo, Attorney at Law
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
New on TikTok: Autorización de trabajo y permiso de residencia: ¿qué ocurre si cambia el empleador? Bienvenidos a un nuevo episodio del podcast “Derecho de Inmigración”. Soy el abogado Fabio Loscerbo y hoy hablaremos de una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña sobre la conversión de un permiso de residencia por prácticas en un permiso de residencia por trabajo subordinado, con especial atención a la autorización de trabajo italiana, conocida como “nulla osta”. El caso aborda un problema muy frecuente en los procedimientos migratorios: qué sucede cuando un trabajador extranjero obtiene una autorización de trabajo para un empleador determinado, pero después comienza a trabajar para otra empresa. En el caso analizado por el Tribunal, el ciudadano extranjero había obtenido el nulla osta para la conversión del permiso de residencia y había firmado el contrato de residencia con un empleador específico. Sin embargo, posteriormente comenzó una relación laboral con otra empresa. Por este motivo, la Questura de Forlì declaró inadmisible la solicitud de conversión del permiso de residencia por trabajo subordinado. Según el Tribunal Administrativo, el nulla osta está estrictamente vinculado al empleador que inició el procedimiento administrativo. Por esta razón, especialmente en la fase inicial, debe existir coherencia entre el empleador que solicita la autorización, el contrato de residencia y la relación laboral efectivamente iniciada con el trabajador extranjero. Los jueces también explican que esta interpretación tiene como objetivo evitar usos distorsionados del sistema migratorio, especialmente en aquellos casos en los que se inician procedimientos sin una verdadera intención de contratar al trabajador extranjero. Sin embargo, hay otro aspecto importante. El Tribunal subraya que el recurrente no presentó ninguna explicación concreta sobre las razones por las cuales la primera relación laboral nunca llegó a comenzar realmente. Y precisamente aquí suele encontrarse el punto central de la estrategia jurídica: documentar las razones del cambio de empleador, demostrar la continuidad laboral y explicar claramente qué ocurrió durante el procedimiento administrativo. Eso es todo por hoy. Soy el abogado Fabio Loscerbo y este fue un nuevo episodio del podcast “Derecho de Inmigración”.
venerdì 12 giugno 2026
La justicia italiana confirma el vínculo estricto entre la autorización de trabajo y el empleador en los procedimientos de residencia
La justicia italiana confirma el vínculo estricto entre la autorización de trabajo y el empleador en los procedimientos de residencia
Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña vuelve a poner en el centro del debate uno de los aspectos más delicados del sistema migratorio italiano: la relación entre el “nulla osta”, es decir, la autorización administrativa de trabajo, y el empleador que inició el procedimiento migratorio.
La decisión, publicada el 21 de mayo de 2026, se refiere a un ciudadano extranjero que había iniciado el procedimiento para convertir su permiso de residencia de prácticas en un permiso de residencia por trabajo subordinado.
En el caso analizado, el trabajador había obtenido el nulla osta a través de un empleador específico y había firmado el contrato de residencia ante la oficina de inmigración. Sin embargo, la relación laboral inicialmente prevista nunca llegó a comenzar. Posteriormente, el trabajador inició una nueva relación laboral con otra empresa.
Tras este cambio, la Questura de Forlì declaró inadmisible la solicitud de conversión del permiso de residencia, argumentando que el empleador que había iniciado el procedimiento administrativo no era el mismo que finalmente contrató al trabajador extranjero.
El Tribunal Administrativo confirmó la posición de la administración.
Según los jueces, el sistema migratorio italiano exige continuidad entre el empleador que solicita el nulla osta, el contrato de residencia y la relación laboral efectivamente iniciada con el ciudadano extranjero.
La sentencia también subraya que esta interpretación tiene como finalidad evitar abusos del sistema migratorio y prevenir procedimientos iniciados sin una verdadera intención de contratar al trabajador.
La decisión refleja una visión tradicional del derecho migratorio italiano, históricamente basada en el papel central del empleador dentro del proceso de entrada y regularización del trabajador extranjero.
Al mismo tiempo, la sentencia pone de relieve la creciente tensión entre la rigidez de los procedimientos administrativos y la realidad actual del mercado laboral.
Hoy en día, el trabajo está marcado por contratos temporales, cambios frecuentes de empresa, subcontratación y situaciones de precariedad. En este contexto, vincular de forma demasiado estricta el estatus migratorio de una persona a un único empleador puede generar consecuencias especialmente graves.
Existe además un aspecto muy relevante en la motivación de la sentencia.
El Tribunal destacó que el solicitante no había aportado ninguna explicación concreta sobre las razones por las cuales la primera relación laboral nunca llegó a iniciarse realmente.
Este elemento podría resultar decisivo en futuros litigios.
Un trabajador extranjero que logre documentar adecuadamente las razones del cambio de empleador, demostrando además continuidad laboral e integración social, podría diferenciar su situación respecto de la interpretación restrictiva adoptada en esta decisión.
La sentencia envía así un mensaje claro tanto a los trabajadores extranjeros como a los profesionales del derecho migratorio: en el sistema italiano actual, la coherencia procedimental vinculada al nulla osta sigue siendo un elemento central en las conversiones de permisos de residencia.
Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
giovedì 11 giugno 2026
Alertas SIS y rechazo de visados: los tribunales italianos cuestionan las denegaciones automáticas
Alertas SIS y rechazo de visados: los tribunales italianos cuestionan las denegaciones automáticas
Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional del Lacio podría modificar profundamente la relación entre las alertas del Sistema de Información Schengen y los rechazos de visados de entrada en Europa.
En una decisión publicada el 6 de mayo de 2026, el Tribunal anuló el rechazo de un visado de estudios emitido por el Consulado italiano en Estambul contra un estudiante extranjero que había sido señalado en el sistema SIS por Grecia.
Durante años, muchas administraciones europeas trataron las alertas SIS casi como motivos automáticos para rechazar visados o permisos de residencia. En la práctica, cuando una persona aparecía señalada en el sistema Schengen por un Estado miembro, las autoridades consulares de otro Estado solían rechazar la solicitud sin realizar una verdadera evaluación individual.
La reciente decisión italiana parece marcar un cambio de rumbo.
El Tribunal afirmó que la administración italiana no podía rechazar el visado únicamente por la existencia de la alerta SIS. Las autoridades deben verificar concretamente si el solicitante representa realmente una amenaza actual para el orden público o la seguridad pública.
La sentencia se basa ampliamente en el Reglamento UE número 1861 de 2018, que regula el funcionamiento del Sistema de Información Schengen. En particular, el artículo 27 del reglamento establece un mecanismo de consulta entre los Estados miembros antes de rechazar o conceder visados de larga duración o permisos de residencia a personas señaladas en el SIS.
Según el Tribunal, el reglamento europeo no impone rechazos automáticos. Por el contrario, exige una evaluación concreta e individualizada de la situación del ciudadano extranjero.
La decisión también retoma el razonamiento adoptado por el Tribunal Constitucional italiano en la sentencia número 6 de 2026, que criticó la idea de que una alerta SIS deba impedir automáticamente la expedición de documentos migratorios.
El Tribunal Constitucional subrayó que el derecho europeo exige cada vez más principios de proporcionalidad y evaluación individual, en lugar de automatismos administrativos rígidos.
Esta evolución podría tener consecuencias importantes no solo para los visados de estudios, sino también para los visados de trabajo, los procedimientos de reunificación familiar, los permisos de residencia y, en general, para las políticas migratorias dentro del espacio Schengen.
La decisión es especialmente relevante porque cuestiona una cultura administrativa basada en presunciones vinculadas a la seguridad. Según la interpretación que comienza a consolidarse en la jurisprudencia italiana, la existencia de una alerta SIS ya no es suficiente por sí sola. Las autoridades deben demostrar por qué la persona constituiría un peligro real y actual.
Para los abogados especializados en derecho migratorio y para los responsables políticos europeos, este caso podría representar el inicio de una redefinición más amplia del equilibrio entre seguridad fronteriza y derechos individuales dentro del sistema Schengen.
Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
mercoledì 10 giugno 2026
La justice italienne confirme le lien strict entre autorisation de travail et employeur dans les procédures de séjour
La justice italienne confirme le lien strict entre autorisation de travail et employeur dans les procédures de séjour
Une récente décision du Tribunal Administratif Régional d’Émilie-Romagne remet au centre du débat l’un des aspects les plus sensibles du système italien d’immigration : le lien entre le « nulla osta » — l’autorisation administrative préalable au travail — et l’employeur qui a initié la procédure.
Le jugement, publié le 21 mai 2026, concerne un ressortissant étranger engagé dans une procédure de conversion de son titre de séjour de stage vers un permis de séjour pour travail salarié.
Dans cette affaire, le travailleur avait obtenu le nulla osta grâce à un employeur déterminé et avait signé le contrat de séjour devant le guichet unique pour l’immigration. Toutefois, la relation de travail prévue initialement n’a jamais commencé. Le travailleur a ensuite trouvé un emploi auprès d’une autre entreprise.
À la suite de ce changement, la Questura de Forlì a déclaré irrecevable la demande de conversion du titre de séjour, estimant que l’employeur ayant lancé la procédure administrative n’était pas celui qui avait effectivement embauché le travailleur étranger.
Le Tribunal Administratif a confirmé la position de l’administration.
Selon les juges, le système italien de l’immigration exige une continuité entre l’employeur qui demande le nulla osta, le contrat de séjour et la relation de travail effectivement instaurée avec le ressortissant étranger.
La décision souligne également que cette interprétation vise à prévenir les détournements du système migratoire et les procédures engagées sans véritable intention d’embauche.
Le jugement reflète une approche traditionnelle du droit italien de l’immigration, historiquement fondée sur le rôle central de l’employeur dans le processus d’entrée et de régularisation du travailleur étranger.
Mais cette décision met aussi en lumière les tensions croissantes entre la rigidité des procédures administratives et la réalité actuelle du marché du travail.
Le monde professionnel contemporain est marqué par la précarité, les contrats temporaires, les changements rapides d’emploi et les restructurations d’entreprises. Dans ce contexte, lier de manière trop stricte le statut administratif du travailleur étranger à un seul employeur peut produire des conséquences particulièrement lourdes.
Un élément du jugement mérite toutefois une attention particulière.
Le Tribunal insiste sur le fait que le requérant n’avait fourni aucune explication concrète concernant les raisons pour lesquelles le premier rapport de travail n’avait jamais réellement commencé.
Ce point pourrait devenir déterminant dans de futurs contentieux.
Un travailleur étranger capable de démontrer précisément les raisons du changement d’employeur, tout en prouvant la continuité de son activité professionnelle et de son intégration sociale, pourrait voir sa situation appréciée différemment.
Cette décision adresse donc un message clair aux travailleurs étrangers et aux praticiens du droit de l’immigration : dans le système italien actuel, la cohérence procédurale liée au nulla osta reste un élément central des procédures de conversion des titres de séjour.
Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
martedì 9 giugno 2026
Italian Court Confirms Strict Link Between Work Permit Clearance and Employer in Residence Permit Conversions
Italian Court Confirms Strict Link Between Work Permit Clearance and Employer in Residence Permit Conversions
A recent ruling issued by the Regional Administrative Court of Emilia-Romagna has drawn attention to one of the most delicate aspects of the Italian immigration system: the relationship between the work permit clearance, known as the “nulla osta”, and the employer who initiated the immigration procedure.
The judgment, published on 21 May 2026, concerns a foreign national who had entered the Italian administrative process for the conversion of a residence permit from internship status to subordinate employment.
The case arose after the worker obtained a work permit clearance through a specific employer and signed the required residence contract before the Immigration Desk. However, the original employment relationship never actually started. The worker later began employment with a different company.
Following this change, the Immigration Office of Forlì declared the application for the work residence permit inadmissible, arguing that the employer who initiated the procedure and signed the residence contract was not the same employer who ultimately hired the foreign worker.
The Administrative Court upheld the position of the authorities.
According to the judges, the Italian immigration framework requires continuity between the employer requesting the work permit clearance, the residence contract, and the actual employment relationship established with the foreign national.
The Court also stressed that this interpretation serves a broader purpose: preventing abuses of the immigration system and avoiding situations where procedures are initiated without a genuine intention to employ the worker.
The ruling reflects a traditional approach deeply rooted in the structure of the Italian immigration system, where the employer plays a central role in sponsoring the foreign worker’s entry and regularization process.
At the same time, the decision highlights the growing tension between rigid administrative procedures and the realities of the modern labour market.
Today’s employment landscape is often unstable and highly flexible. Temporary contracts, subcontracting systems, business closures, and rapid job changes are increasingly common. In this context, tying a foreign worker’s immigration status too strictly to a single employer may create significant vulnerabilities.
Interestingly, the Court placed considerable emphasis on one specific detail: the applicant had failed to provide any concrete explanation regarding why the original employment relationship had never started.
This aspect may prove decisive in future litigation.
A foreign worker who can properly document the reasons behind a change of employer — while demonstrating continuity of employment and social integration — could potentially distinguish his or her case from the restrictive interpretation adopted in this judgment.
The ruling therefore sends a clear message to both foreign workers and immigration lawyers: in Italy’s current administrative framework, the procedural consistency of the “nulla osta” pathway remains a central issue in residence permit conversions.
Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
lunedì 8 giugno 2026
New on TikTok: SIS Alert and Visa Refusal: Entry Visas Cannot Be Denied Automatically Welcome to a new episode of the podcast “Immigration Law”. I am attorney Fabio Loscerbo, and today we will discuss an increasingly important issue in European immigration law: the relationship between SIS alerts and the refusal of entry visas. Many people discover the existence of a Schengen Information System alert, the so-called SIS alert, only when an Italian consulate rejects their visa application. This frequently happens with study visas, work visas, or family reunification visas. For years, in many cases, the existence of an SIS alert was treated almost as an automatic ground for refusal. But recent case law is now changing this approach significantly. An important judgment issued by the Regional Administrative Court of Lazio, Second Bis Section, published on May 6, 2026, annulled the refusal of a study visa issued by the Italian Consulate in Istanbul against a student who had been flagged in the SIS by Greece. The Court clarified that it is not enough to generically refer to the existence of an SIS alert in order to deny a visa. The administration must instead carry out a concrete, individual, and proportionate assessment of the foreign national’s situation. The decision also refers to the recent Constitutional Court judgment number 6 of 2026, which affirmed a very important principle: an SIS alert does not automatically prevent the issuance of a residence permit or an entry visa. According to EU Regulation number 1861 of 2018, Member States must consult each other and verify whether the foreign national actually represents a current threat to public order or public security. This means that a consulate cannot simply say: “there is an SIS alert, therefore the visa is refused.” A real investigation is required. A genuine statement of reasons is required. A concrete assessment of the applicant’s personal situation is required. This is a very important development because it opens new avenues of protection for individuals whose visas were denied solely because of a Schengen alert. In the coming years, the SIS system will become increasingly central in European immigration law and in the balance between security, freedom of movement, and individual rights. Thank you for listening to this new episode of the podcast “Immigration Law”. I am attorney Fabio Loscerbo, and I will see you in the next episode.
domenica 7 giugno 2026
New on TikTok: العنوان: إشارة SIS ورفض التأشيرة: لا يمكن رفض تأشيرة الدخول بشكل تلقائي مرحباً بكم في حلقة جديدة من بودكاست “قانون الهجرة”. أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وفي هذه الحلقة سنتحدث عن مسألة أصبحت في غاية الأهمية في قانون الهجرة الأوروبي، وهي العلاقة بين إشارات نظام معلومات شنغن SIS ورفض تأشيرات الدخول. الكثير من الأشخاص يكتشفون وجود إشارة بحقهم في نظام معلومات شنغن، المعروف باسم SIS، فقط عندما تقوم القنصلية الإيطالية برفض طلب التأشيرة الخاص بهم. ويحدث ذلك كثيراً في تأشيرات الدراسة أو العمل أو لمّ الشمل العائلي. لسنوات طويلة، كانت العديد من الإدارات تعتبر وجود إشارة SIS سبباً تلقائياً تقريباً لرفض التأشيرة. لكن الاجتهادات القضائية الحديثة بدأت تغيّر هذا النهج بشكل واضح. فقد أصدرت المحكمة الإدارية الإقليمية في لاتسيو، الدائرة الثانية مكرر، حكماً مهماً نُشر بتاريخ 6 مايو 2026، ألغت فيه قرار رفض تأشيرة دراسة صادر عن القنصلية الإيطالية في إسطنبول بحق طالب كانت اليونان قد أدرجت بحقه إشارة في نظام SIS. وأكدت المحكمة أن مجرد الإشارة إلى وجود تنبيه SIS لا يكفي لرفض التأشيرة. بل يجب على الإدارة القيام بتقييم فعلي وشخصي ومتوازن لوضع الأجنبي. كما استند الحكم إلى القرار الحديث رقم 6 لسنة 2026 الصادر عن المحكمة الدستورية الإيطالية، والذي أكد مبدأ مهماً للغاية، وهو أن وجود إشارة SIS لا يمنع تلقائياً منح تصريح إقامة أو تأشيرة دخول. ووفقاً للائحة الاتحاد الأوروبي رقم 1861 لسنة 2018، يجب على الدول الأعضاء التشاور فيما بينها والتحقق مما إذا كان الشخص الأجنبي يشكل بالفعل تهديداً حقيقياً وحالياً للنظام العام أو للأمن العام. وهذا يعني أن القنصلية لا يمكنها أن تقول ببساطة: “هناك إشارة SIS، لذلك يتم رفض التأشيرة”. بل يجب وجود تحقيق إداري حقيقي. ويجب وجود تسبيب قانوني حقيقي. ويجب إجراء تقييم ملموس للوضع الشخصي لمقدم الطلب. ويمثل هذا الحكم تطوراً مهماً للغاية لأنه يفتح مجالات جديدة للحماية القانونية للأشخاص الذين رُفضت تأشيراتهم فقط بسبب وجود إشارة شنغن. وخلال السنوات القادمة، ستصبح مسألة نظام SIS أكثر مركزية في قانون الهجرة الأوروبي وفي التوازن بين الأمن وحرية التنقل والحقوق الفردية. شكراً لكم على الاستماع إلى هذه الحلقة الجديدة من بودكاست “قانون الهجرة”. أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وإلى اللقاء في الحلقة القادمة.
sabato 6 giugno 2026
Italie : un tribunal accorde un titre de séjour malgré le refus de la police grâce au travail et à l’intégration
Italie : un tribunal accorde un titre de séjour malgré le refus de la police grâce au travail et à l’intégration
Une récente décision du Tribunal de Bologne envoie un signal clair dans le droit italien de l’immigration : l’intégration réelle prime sur les évaluations administratives rigides.
Par un jugement rendu le 24 avril 2026 dans la procédure numéro 591/2025, le Tribunal a annulé une décision de la police qui avait refusé la délivrance d’un titre de séjour pour protection spéciale. Les autorités administratives soutenaient que le demandeur n’avait pas démontré un niveau d’intégration suffisant. Le Tribunal a rejeté cette lecture et a réaffirmé un principe désormais central : l’intégration n’a pas besoin d’être parfaite pour produire des effets juridiques.
L’affaire concerne un ressortissant étranger présent en Italie depuis plusieurs années, disposant d’un emploi stable, d’un revenu régulier et ayant suivi des cours de langue et de formation. Malgré ces éléments, la police, en se fondant sur un avis négatif de la Commission territoriale, avait refusé le titre de séjour, estimant que l’intégration n’était pas suffisamment aboutie.
Le Tribunal adopte une approche différente. Il affirme que l’intégration ne doit pas être comprise comme un état définitif et complet, mais comme un processus. Ce qui compte, c’est l’existence d’un parcours concret et crédible d’insertion dans la société d’accueil.
Au cœur du raisonnement se trouve l’article 8 de la Convention européenne des droits de l’homme, qui protège le droit au respect de la vie privée et familiale. Le Tribunal rappelle que la “vie privée” ne se limite pas aux liens familiaux, mais englobe également les relations sociales, le travail et l’ensemble des liens qu’une personne construit au fil du temps. Éloigner une personne ayant développé une telle vie constitue une ingérence grave dans ses droits fondamentaux.
La décision met également en avant le principe de proportionnalité. En l’absence de tout élément lié à la sécurité publique ou à l’ordre public, l’intérêt de l’État à procéder à l’éloignement s’affaiblit, tandis que le droit de l’individu à maintenir sa vie en Italie devient prépondérant.
Sur cette base, le Tribunal conclut que le refus du titre de séjour aurait entraîné un déracinement injustifié de la personne concernée. Il reconnaît donc le droit à un titre de séjour pour protection spéciale, d’une durée de deux ans, renouvelable et convertible en titre de séjour pour travail .
Cette décision s’inscrit dans une tendance plus large de la jurisprudence italienne, qui s’éloigne progressivement des critères administratifs formels pour adopter une approche centrée sur la réalité de la vie des personnes.
Pour les praticiens et les observateurs, le message est clair : le travail, les relations sociales et les efforts concrets d’intégration deviennent des éléments déterminants dans l’évaluation du droit au séjour.
Alors que le débat sur les politiques migratoires se poursuit en Europe, ce type de décision met en lumière une tension fondamentale entre contrôle et protection. Dans ce cas précis, l’équilibre a clairement penché en faveur des droits individuels.
Note de transparence sur les sources
Le présent article est fondé sur l’analyse directe de la décision du Tribunal de Bologne, Section spécialisée en matière d’immigration, procédure n° 591/2025, rendue le 24 avril 2026 . Les références juridiques ont été vérifiées sur des sources officielles.
Fabio Loscerbo, Avocat
ORCID : https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
New on TikTok: Signalement SIS et refus de visa : un visa d’entrée ne peut pas être refusé automatiquement Bienvenue dans un nouvel épisode du podcast « Droit de l’Immigration ». Je suis l’avocat Fabio Loscerbo et aujourd’hui nous allons parler d’une question de plus en plus importante dans le droit européen de l’immigration : le rapport entre les signalements SIS et les refus de visa d’entrée. Beaucoup de personnes découvrent l’existence d’un signalement dans le Système d’Information Schengen, le SIS, uniquement lorsqu’un consulat italien refuse leur demande de visa. Cela arrive fréquemment pour les visas d’études, de travail ou de regroupement familial. Pendant des années, dans de nombreux cas, l’existence d’un signalement SIS a été considérée presque comme un motif automatique de refus. Mais la jurisprudence récente est en train de modifier profondément cette approche. Un important jugement du Tribunal Administratif Régional du Latium, Deuxième Section Bis, publié le 6 mai 2026, a annulé le refus d’un visa d’études délivré par le Consulat italien d’Istanbul à l’encontre d’un étudiant signalé dans le SIS par la Grèce. Le Tribunal a précisé qu’il ne suffit pas de faire référence de manière générale à l’existence d’un signalement SIS pour refuser un visa. L’administration doit au contraire procéder à une évaluation concrète, individuelle et proportionnée de la situation de l’étranger. La décision fait également référence à la récente décision numéro 6 de 2026 de la Cour constitutionnelle italienne, qui a affirmé un principe très important : un signalement SIS n’empêche pas automatiquement la délivrance d’un titre de séjour ou d’un visa d’entrée. Selon le Règlement UE numéro 1861 de 2018, les États membres doivent se consulter et vérifier si le ressortissant étranger représente réellement une menace actuelle pour l’ordre public ou la sécurité publique. Cela signifie qu’un consulat ne peut pas simplement dire : « il existe un signalement SIS, donc le visa est refusé ». Une véritable instruction est nécessaire. Une motivation réelle est nécessaire. Une évaluation concrète de la situation personnelle du demandeur est nécessaire. Il s’agit d’une évolution très importante, car elle ouvre de nouvelles possibilités de protection pour les personnes dont le visa a été refusé uniquement en raison d’un signalement Schengen. Dans les prochaines années, la question du SIS deviendra de plus en plus centrale dans le droit européen de l’immigration et dans l’équilibre entre sécurité, libre circulation et droits individuels. Merci d’avoir écouté ce nouvel épisode du podcast « Droit de l’Immigration ». Je suis l’avocat Fabio Loscerbo et je vous donne rendez-vous pour le prochain épisode.
venerdì 5 giugno 2026
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venerdì 29 maggio 2026
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