Comunicado de prensa – Publicado un nuevo episodio multilingüe del podcast “Derecho de la Inmigración”
Ya está disponible un nuevo episodio del podcast Derecho de la Inmigración, dedicado a una decisión judicial de especial relevancia dictada por el Tribunal ordinario de Florencia el 24 de diciembre de 2025, mediante la cual se reconoció la protección complementaria sobre la base de un proceso efectivo de integración laboral.
El fallo confirma de manera clara que la integración, y en particular la integración en el ámbito laboral, continúa siendo un criterio jurídico central para la protección de la vida privada de la persona extranjera, incluso después de las modificaciones introducidas por el Decreto-ley número 20 de 2023. El Tribunal reafirma la vigencia del artículo 19 del texto único de inmigración, interpretado en consonancia con el artículo 8 del Convenio Europeo de Derechos Humanos.
En el episodio se analizan los aspectos jurídicos fundamentales de la decisión, destacando el papel del trabajo estable, de la autonomía económica y del arraigo social, así como el principio según el cual la integración alcanzada durante el tiempo de espera de los procedimientos administrativos o judiciales no puede considerarse artificial ni jurídicamente irrelevante.
Con el objetivo de garantizar una mayor accesibilidad y promover una correcta información jurídica a nivel internacional, el episodio ha sido publicado en cinco idiomas diferentes:
El podcast Derecho de la Inmigración continúa su labor de análisis y divulgación jurídica, con el objetivo de hacer accesibles decisiones judiciales complejas y contribuir a un debate serio, informado y equilibrado sobre el derecho de la inmigración.
Press Release – New Multilingual Episode of the “Immigration Law” Podcast Now Online
A new episode of the Immigration Law podcast is now available, focusing on a highly significant decision issued by the Ordinary Court of Florence on 24 December 2025, which recognised complementary protection on the basis of effective work integration in Italy.
The decision clearly confirms that integration—particularly labour integration—continues to represent a central legal criterion for the protection of a foreign national’s private life, even after the amendments introduced by Decree-Law No. 20 of 2023. The ruling reaffirms the continued relevance of Article 19 of the Consolidated Immigration Act, interpreted in line with Article 8 of the European Convention on Human Rights.
The podcast episode analyses the key legal aspects of the decision, highlighting the role of stable employment, economic self-sufficiency and social rootedness, as well as the principle that integration achieved during the period of administrative or judicial proceedings cannot be dismissed as artificial or legally irrelevant.
To ensure broad accessibility and promote accurate legal information at an international level, the episode has been published in five different languages:
The Immigration Law podcast continues its work of legal analysis and public legal education, with the aim of making complex judicial decisions accessible and contributing to a serious, informed and balanced debate on immigration law.
بيان إعلامي – نشر حلقة جديدة من بودكاست “قانون الهجرة” بعدة لغات
تم نشر حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة، مخصصة لقرار قضائي بالغ الأهمية صادر عن محكمة فلورنسا بتاريخ 24 ديسمبر 2025، والذي اعترف بالحماية التكميلية على أساس مسار اندماج مهني فعلي داخل إيطاليا.
يوضح هذا القرار بشكل جلي أن الاندماج، ولا سيما الاندماج في سوق العمل، لا يزال يمثل معيارًا قانونيًا جوهريًا لحماية الحياة الخاصة للأجنبي، حتى بعد التعديلات التي أدخلها المرسوم بقانون رقم 20 لسنة 2023. ويؤكد القرار استمرار تطبيق المادة 19 من قانون الهجرة الموحد، بالانسجام مع المادة 8 من الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان.
تتناول الحلقة أبرز النقاط القانونية الواردة في القرار، مع التركيز على أهمية العمل المستقر، والاستقلال الاقتصادي، والتجذر الاجتماعي، إضافة إلى المبدأ القائل بأن الاندماج المتحقق خلال فترة انتظار الإجراءات الإدارية أو القضائية لا يمكن اعتباره شكليًا أو عديم الأثر القانوني.
وقد تم نشر الحلقة بخمس لغات مختلفة، بهدف الوصول إلى جمهور أوسع وتعزيز الفهم القانوني السليم لقضايا الهجرة على المستوى الدولي:
يواصل بودكاست قانون الهجرة تقديم تحليلات قانونية دقيقة ومبسطة للقرارات القضائية ذات الصلة، بهدف تعزيز الوعي القانوني والمساهمة في نقاش جاد ومتوازن حول قضايا الهجرة.
Pubblicato un nuovo episodio del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue: la protezione complementare riconosciuta per integrazione lavorativa
È online un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione, dedicato a un decreto di particolare rilievo emesso dal Tribunale ordinario di Firenze in data 24 dicembre 2025, che ha riconosciuto la protezione complementare sulla base di un percorso di integrazione lavorativa effettiva.
Il provvedimento chiarisce in modo netto che, anche dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 20/2023, l’integrazione – in particolare quella lavorativa – continua a rappresentare un criterio giuridico centrale per la tutela della vita privata dello straniero ai sensi dell’articolo 19 del testo unico immigrazione e dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Nel podcast vengono analizzati i passaggi chiave della decisione, il ruolo del lavoro stabile, dell’autonomia economica e del radicamento sociale, nonché il principio secondo cui l’integrazione maturata durante il tempo dell’attesa procedimentale non può essere considerata irrilevante o artificiale.
L’episodio è stato pubblicato in cinque versioni linguistiche, per raggiungere un pubblico più ampio e favorire una corretta informazione giuridica anche a livello internazionale:
Il podcast Diritto dell’Immigrazione continua così il suo lavoro di analisi e divulgazione giuridica, con l’obiettivo di rendere accessibili decisioni giurisprudenziali complesse e di contribuire a un dibattito serio e informato sul diritto dell’immigrazione.
Il Tribunale di Firenze e la protezione complementare dopo il decreto-legge 20/2023: continuità costituzionale, radicamento e funzione sistemica dell’integrazione
Abstract
Il decreto emesso dal Tribunale ordinario di Firenze in data 24 dicembre 2025, nell’ambito di un procedimento in materia di protezione internazionale e complementare, offre un contributo di particolare rilievo all’attuale dibattito sull’ambito applicativo della protezione complementare dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 20/2023, convertito con legge 50/2023. La decisione si colloca in una fase di riassestamento dell’istituto, segnata dall’abrogazione parziale dell’articolo 19, comma 1.1, del testo unico immigrazione e dal conseguente ritorno a un modello interpretativo fortemente ancorato ai parametri costituzionali e convenzionali. L’analisi del provvedimento consente di mettere a fuoco il ruolo centrale del radicamento sociale e lavorativo e di interrogarsi sulle implicazioni sistemiche della protezione complementare nel quadro di una più ampia riflessione sul rapporto tra integrazione, permanenza sul territorio e politiche di rientro.
1. Inquadramento normativo e contesto della decisione
Il Tribunale di Firenze opera in un contesto normativo profondamente segnato dall’evoluzione discontinua della tutela umanitaria prima e della protezione speciale poi. Con la riforma del 2020, il legislatore aveva tipizzato una serie di criteri di valutazione della vita privata e familiare, successivamente ridimensionati dal decreto-legge 20/2023. Quest’ultimo intervento, pur incidendo sulla struttura dell’articolo 19, non ha tuttavia eliminato il nucleo essenziale della tutela derivante dagli obblighi costituzionali e internazionali, come chiaramente ribadito dalla giurisprudenza di legittimità.
Il decreto in esame si inserisce in questo solco, riaffermando che la protezione complementare continua a rappresentare uno strumento di salvaguardia dei diritti fondamentali, anche in assenza di una tipizzazione legislativa rigida dei criteri di comparazione. Il giudice fiorentino valorizza, in particolare, la continuità tra l’assetto previgente alla riforma del 2020 e l’assetto attuale, richiamando l’elaborazione giurisprudenziale maturata in epoca anteriore e riaffermata dalla Corte di cassazione nel 2025.
2. La centralità del radicamento e della vita privata
Il cuore motivazionale del decreto risiede nella valutazione del radicamento del richiedente sul territorio nazionale. Il Tribunale procede a un’analisi puntuale degli indici di integrazione sociale, lavorativa e abitativa, ponendoli in relazione con il diritto al rispetto della vita privata tutelato dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dall’articolo 19 del testo unico immigrazione.
La decisione ribadisce che l’integrazione non è un dato meramente economico, ma un processo complesso che comprende la stabilità abitativa, la continuità lavorativa, la partecipazione alla vita sociale e la conoscenza della lingua. In tale prospettiva, il radicamento maturato anche nel tempo necessario all’esame delle domande di protezione maggiore non può essere considerato irrilevante o artificiale, ma costituisce un elemento strutturale della vita privata dello straniero.
3. Continuità giurisprudenziale e funzione sistemica della protezione complementare
Particolarmente significativa è la lettura che il Tribunale di Firenze offre dell’intervento del 2023. L’abrogazione di parte dell’articolo 19, comma 1.1, non viene interpretata come una compressione della tutela, bensì come una riduzione della tipizzazione normativa, che restituisce centralità al giudizio di proporzionalità e al bilanciamento caso per caso. In questo senso, la protezione complementare torna a svolgere una funzione di garanzia del sistema, assicurando l’effettività del diritto d’asilo costituzionale e degli obblighi convenzionali.
La decisione evidenzia come l’assenza di pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica e la dimostrata capacità di integrazione rendano sproporzionato l’allontanamento dello straniero, in quanto produttivo di una lesione grave e irreversibile della sua vita privata. Tale impostazione si colloca in linea di continuità con le pronunce delle Sezioni Unite del 2021 e con la più recente giurisprudenza di legittimità, confermando un orientamento interpretativo ormai consolidato.
4. Implicazioni prospettiche: integrazione, permanenza e politiche di rientro
Sul piano sistemico, il decreto di Firenze sollecita una riflessione più ampia sul rapporto tra protezione complementare e politiche migratorie. La tutela riconosciuta non si fonda su una logica emergenziale o assistenziale, ma sul riconoscimento di un percorso di integrazione effettiva. In questa prospettiva, la protezione complementare può essere letta come uno strumento che distingue tra chi ha costruito una vita privata stabile nel territorio nazionale e chi, al contrario, non ha intrapreso un reale percorso di inserimento.
Ne deriva un modello coerente con una visione orientata al futuro, nella quale l’integrazione diviene il discrimine giuridico per la permanenza, mentre il rientro nel paese di origine si configura come opzione legittima nei casi di mancato radicamento. Il decreto fiorentino, pur muovendosi nel perimetro strettamente giurisdizionale, contribuisce così a delineare un paradigma nel quale la protezione complementare non è in contraddizione con politiche di rientro ordinate, ma ne costituisce il necessario contrappeso garantista.
Conclusioni
Il decreto del Tribunale di Firenze del 24 dicembre 2025 rappresenta un tassello rilevante nella definizione dell’attuale fisionomia della protezione complementare. Esso conferma la perdurante centralità della tutela della vita privata e familiare, riafferma la continuità con la giurisprudenza precedente alle riforme più recenti e offre una chiave di lettura sistemica che valorizza l’integrazione come criterio giuridico fondamentale. La decisione si presta, pertanto, a essere assunta come riferimento per future applicazioni dell’istituto, in un quadro normativo che, pur mutato, continua a richiedere interpretazioni rigorose e coerenti con i principi costituzionali e convenzionali.
Lejet e qëndrimit, dënimet penale dhe integrimi: puna nuk mjafton
Gjykata Administrative Rajonale e Markeve (TAR Marche), vendim i datës 16 dhjetor 2025, numri i regjistrit të përgjithshëm 684 i vitit 2025
Vendimi i Gjykatës Administrative Rajonale të Markeve (TAR Marche), Seksioni i Dytë, i nxjerrë më 16 dhjetor 2025, në procedurën e regjistruar me numrin e regjistrit të përgjithshëm 684 të vitit 2025, është publikuar në Calameo. Ky vendim trajton një çështje me rëndësi të veçantë në të drejtën e imigracionit: marrëdhënien ndërmjet integrimit përmes punës, dënimeve penale dhe refuzimit të lejes së qëndrimit për arsye pune.
Kontesti ka lindur nga refuzimi i Drejtorisë së Policisë për t’i lëshuar leje qëndrimi për punë një shtetasi të huaj, të cilit më parë i ishte revokuar leja e qëndrimit BE për qëndrim afatgjatë. Gjatë procedurës administrative ka ndërhyrë një dënim penal, me aplikim të dënimit mbi bazën e marrëveshjes ndërmjet palëve, për vepra penale të dhunës në familje dhe plagosje.
Pavarësisht ekzistencës së një marrëdhënieje pune dhe pretendimit për lidhje familjare në Itali, Administrata e refuzoi lejen e qëndrimit duke vlerësuar se kërkuesi paraqiste rrezik për sigurinë publike, i papajtueshëm me lëshimin e titullit të qëndrimit.
Parimi i afirmuar nga Gjykata
Me vendimin e 16 dhjetorit 2025, TAR Marche e rrëzoi ankimin dhe pohoi qartë se integrimi nuk mund të reduktohet vetëm në punë. Puna është një element i rëndësishëm në vlerësimin e integrimit, por nuk është e mjaftueshme për të neutralizuar një vlerësim të rrezikshmërisë shoqërore, veçanërisht kur sjelljet penalisht të dënueshme cenojnë interesa themelore të mbrojtura nga rendi juridik, si integriteti i personit dhe marrëdhëniet familjare.
Gjykata theksoi se integrimi duhet të vlerësohet në mënyrë thelbësore dhe tërësore, duke përfshirë respektimin e vlerave shoqërore dhe kulturore të vendit pritës. Në këtë kuadër, sjellja në sferën private dhe familjare merr rëndësi të plotë juridike, sidomos kur veprat penale kanë ndodhur pikërisht në këtë kontekst.
Ndalimi i automatizmave dhe diskrecioni administrativ
Me interes të veçantë është interpretimi i nenit 5, paragrafi 5, të Tekstit Unik për Imigracionin. Gjykata riafirmoi se ndalimi i vendimeve automatike nuk përkthehet në një të drejtë subjektive për të përfituar leje qëndrimi. Administrata është e detyruar të kryejë një vlerësim krahasues ndërmjet interesit të të huajit për të qëndruar në territor dhe interesit të komunitetit për sigurinë publike; ky vlerësim mund të përfundojë në mënyrë të ligjshme me refuzimin e lejes.
Ekzistenca e lidhjeve familjare nuk është, në vetvete, përcaktuese, përveçse kur ato përfshihen në kategoritë e përcaktuara në mënyrë strikte nga ligji, dhe nuk mund të funksionojë si “mburojë” përballë sjelljeve me rrezikshmëri të veçantë shoqërore.
Natyra e nenit 9, paragrafi 9, të Tekstit Unik për Imigracionin
Vendimi jep gjithashtu një sqarim të qartë lidhur me nenin 9, paragrafi 9, të Dekretit Legjislativ nr. 286 të vitit 1998. Mundësia për të lëshuar një leje qëndrimi të një lloji tjetër pas revokimit të lejes së qëndrimit BE për qëndrim afatgjatë cilësohet si kompetencë diskrecionale e Administratës dhe jo si detyrim. Ushtrimi i kësaj kompetence mbetet i kushtëzuar nga verifikimi i të gjitha kërkesave ligjore, përfshirë mungesën e rrezikshmërisë shoqërore.
Vëzhgime përfundimtare
Vendimi i TAR Marche, i datës 16 dhjetor 2025, numri i regjistrit të përgjithshëm 684 i vitit 2025, bën pjesë në një linjë jurisprudenciale që riafirmon pa ekuivoke një parim shpesh të anashkaluar në debatin publik: puna nuk përbën një mburojë automatike në të drejtën e imigracionit. Integrimi nuk është thjesht një fakt ekonomik, por një proces kompleks që kërkon përgjegjësi, respektim të rregullave dhe aderim ndaj vlerave themelore të rendit juridik.
Publikimi i plotë i vendimit në Calameo u mundëson juristëve, studiuesve dhe profesionistëve të fushës së imigracionit të shqyrtojnë drejtpërdrejt tekstin e vendimit dhe të kuptojnë plotësisht rëndësinë e tij sistematike.
Konvertimi i lejes së qëndrimit nga punë sezonale në punë të varur vazhdon të përbëjë një nga fushat me më shumë tension në marrëdhëniet ndërmjet administratës publike dhe shtetasve të huaj. Në këtë kuadër, një vendim me rëndësi të veçantë është dhënë nga Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Seksioni i Parë, i publikuar më 22 dhjetor 2025, në çështjen me numër regjistri të përgjithshëm 1710 të vitit 2025, duke ofruar sqarime me vlerë sistemike dhe me ndikim konkret në praktikën e Sporteleve Unike të Emigracionit.
Çështja buron nga refuzimi i Prefekturës së Modenës ndaj një kërkese për konvertim të paraqitur nga një punëtor sezonal. Refuzimi u mbështet në tre arsye të përsëritura shpesh në praktikë: pretendimin për paraqitje të vonuar të kërkesës, mosplotësimin e kriterit të 39 ditëve pune, si dhe pretendimin për mungesë relevance të vërejtjeve mbrojtëse të paraqitura gjatë procedurës administrative. Gjykata e çmonton gradualisht këtë qasje, duke riafirmuar parime që, ndonëse jo të reja, shpesh neglizhohen në praktikën administrative të përditshme.
Nga këndvështrimi procedural, vendimi thekson fuqishëm rëndësinë e kontradiktoritetit endoprocedural, duke sqaruar se mosrespektimi i nenit 10-bis të ligjit nr. 241 të vitit 1990 nuk mund të konsiderohet një mangësi thjesht formale. Mospërfshirja e vlerësimit të vërejtjeve të të interesuarit cenon drejtpërdrejt ligjshmërinë e aktit përfundimtar, pasi komprometon hetimin administrativ dhe e zbraz nga përmbajtja detyrimin për arsyetim. Në këtë kontekst, Gjykata përjashton shprehimisht mundësinë e sanimit sipas nenit 21-octies, kur dialogu me palën e interesuar është thelbësor për vendimmarrjen.
Sa i përket kriterit të 39 ditëve pune, Gjykata rithekson se, në punën bujqësore sezonale, verifikimi duhet të kryhet mbi bazën e ditëve reale të punës dhe kontributeve përkatëse shoqërore. Në rastin konkret, dokumentacioni tregonte se pragu minimal ishte tejkaluar, ndërsa administrata ishte kufizuar në një pohim të përgjithshëm, pa verifikime konkrete. Kjo sjell një mangësi shtesë për shkak të hetimit dhe arsyetimit të pamjaftueshëm.
Aspekti me rëndësinë më të madhe sistemike lidhet me pretendimin për vonesë në paraqitjen e kërkesës për konvertim. Gjykata riafirmon se neni 24, paragrafi 10, i Tekstit Unik për Emigracionin nuk parashikon afate detyruese dhe se skadimi i lejes së qëndrimit sezonale nuk përbën, në vetvete, një pengesë automatike për konvertimin. Kriteri vendimtar është ai i arsyeshmërisë, i cili duhet vlerësuar rast pas rasti. Në këtë çështje, vazhdimësia e aktivitetit të punës së kërkuesit lejoi kapërcimin edhe të një vonese kohore të konsiderueshme, duke përjashtuar çdo qëllim shmangës apo abuziv.
Vendimi përfundon me pranimin e ankimit dhe me urdhrin drejtuar administratës për të rishqyrtuar çështjen brenda gjashtëdhjetë ditësh. Mesazhi që del është i qartë dhe i vështirë për t’u anashkaluar: menaxhimi administrativ i emigracionit nuk mund të bazohet në automatizma, interpretime kufizuese pa bazë ligjore apo hetime sipërfaqësore, por duhet të mbështetet në faktet konkrete, në punën e kryer realisht dhe në respektimin e garancive procedurale të parashikuara nga rendi juridik.