mercoledì 5 novembre 2025

🎧 Título del episodio: Cuando una promesa de trabajo no es suficiente: el Tribunal Administrativo del Lazio aclara los límites del permiso de residencia por búsqueda de empleo

 🎧 Título del episodio:

Cuando una promesa de trabajo no es suficiente: el Tribunal Administrativo del Lazio aclara los límites del permiso de residencia por búsqueda de empleo



Soy el Abogado Fabio Loscerbo, y este es un nuevo episodio del pódcast “Diritto dell’Immigrazione” — Derecho de la Inmigración.

Hoy hablamos de una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional (TAR) del Lazio, decisión número 19426 de 2025, que aborda un tema muy importante para muchos ciudadanos extranjeros: el permiso de residencia por búsqueda de empleo.

Muchas personas, después de perder su trabajo o de finalizar un contrato, se preguntan si pueden permanecer en Italia mientras esperan una nueva oportunidad laboral.
La respuesta llega con esta decisión, que aclara un punto fundamental: el permiso de residencia por búsqueda de empleo solo puede concederse a quienes efectivamente han trabajado y luego han perdido su empleo, no a quienes solo tenían una promesa de contratación.

El caso se originó a partir de una solicitud de regularización presentada conforme al artículo 103 del “Decreto Rilancio”, la norma de 2020 que permitió la legalización de relaciones laborales irregulares.
En este caso concreto, la Prefectura de Roma determinó que la relación laboral declarada nunca había comenzado realmente, y el Tribunal confirmó esa decisión.

Según los jueces, no basta con haber pagado contribuciones o tener un acuerdo verbal: se requieren pruebas concretas de la existencia de una relación laboral, como la comunicación obligatoria al Ministerio de Trabajo, la inscripción en el INAIL y la firma del contrato de residencia.
Solo cuando estos elementos están presentes, y solo si la relación laboral ha concluido efectivamente, el trabajador puede solicitar el permiso de residencia por búsqueda de empleo.

El TAR también citó dos precedentes importantes:
la sentencia del Consejo de Estado número 6979 de 2021 y la sentencia del propio TAR Lazio número 7458 de 2021, que expresaron el mismo principio.
Por lo tanto, el permiso por búsqueda de empleo no está destinado a quienes buscan trabajo, sino a quienes han perdido un empleo regular.

Esta decisión refuerza una línea jurisprudencial consolidada en Italia, destinada a evitar abusos en los procedimientos de regularización y a garantizar el cumplimiento de los requisitos sustantivos previstos por la ley.

En conclusión, el mensaje del TAR Lazio es claro:
para obtener el permiso de residencia por búsqueda de empleo, no basta una promesa o un compromiso — debe existir un trabajo real, iniciado y luego terminado.


🎙️ Soy el Abogado Fabio Loscerbo y los invito a seguir el pódcast “Diritto dell’Immigrazione” — Derecho de la Inmigración — en Spreaker, Amazon Music y Spotify.
Para más información, visiten www.avvocatofabioloscerbo.it.

🎧 عنوان الحلقة: عندما لا تكفي وعود العمل: المحكمة الإدارية في لاتسيو توضّح حدود تصريح الإقامة انتظارًا للعمل

 🎧 عنوان الحلقة:

عندما لا تكفي وعود العمل: المحكمة الإدارية في لاتسيو توضّح حدود تصريح الإقامة انتظارًا للعمل



أنا المحامي فابيو لوسيربو، وهذه حلقة جديدة من بودكاست “قانون الهجرة”.

اليوم سنتحدث عن حكم حديث صادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في لاتسيو، القرار رقم 19426 لعام 2025، والذي يتناول موضوعًا مهمًا جدًا للعديد من المهاجرين: تصريح الإقامة في انتظار العمل.

كثير من الأجانب، بعد فقدان عملهم أو انتهاء عقودهم، يتساءلون عمّا إذا كان بإمكانهم البقاء في إيطاليا بانتظار فرصة عمل جديدة.
الإجابة جاءت في هذا الحكم الذي أوضح مبدأً أساسيًا: تصريح الإقامة في انتظار العمل لا يُمنح إلا لمن كان يعمل فعليًا وفقد وظيفته بعد ذلك، وليس لمن لديه وعد عمل فقط.

بدأت القضية من طلب لتسوية الوضع قدّم وفقًا للمادة 103 من ما يُعرف بـ“مرسوم الإنعاش الاقتصادي” الصادر عام 2020، والذي سمح بتقنين علاقات العمل غير النظامية.
وفي هذه الحالة، رأت محافظة روما أن علاقة العمل المعلنة لم تبدأ أصلًا، وأيّدت المحكمة قرار الرفض.

وأوضح القضاة أن دفع الاشتراكات الاجتماعية أو وجود اتفاق شفهي لا يكفي لإثبات وجود علاقة عمل، إذ يجب تقديم أدلة ملموسة مثل الإشعار الإجباري لوزارة العمل، والتسجيل لدى المعهد الوطني للتأمين ضد حوادث العمل (INAIL)، وتوقيع عقد الإقامة.
فقط عند توفّر هذه العناصر، وبعد انتهاء علاقة العمل فعليًا، يمكن للعامل أن يطلب تصريح الإقامة في انتظار العمل.

كما أشارت المحكمة إلى حكمين سابقين مهمّين:
قرار مجلس الدولة رقم 6979 لعام 2021، وقرار المحكمة الإدارية في لاتسيو رقم 7458 لعام 2021، واللذان أكّدا المبدأ نفسه.
وبالتالي، فإن تصريح الإقامة في انتظار العمل ليس مخصصًا لمن يبحث عن وظيفة، بل هو حماية قانونية لمن فقد عملًا نظاميًا.

ويؤكد هذا الحكم توجّهًا قضائيًا مستقرًا في إيطاليا يهدف إلى منع إساءة استخدام إجراءات التسوية وضمان الالتزام بالشروط القانونية الموضوعية.

وفي الختام، فإن رسالة المحكمة الإدارية في لاتسيو واضحة:
من أجل الحصول على تصريح الإقامة في انتظار العمل، لا تكفي الوعود أو الالتزامات — يجب أن يكون هناك عمل حقيقي، بدأ ثم انتهى.


🎙️ أنا المحامي فابيو لوسيربو، وأدعوكم لمتابعة بودكاست “قانون الهجرة” على Spreaker وAmazon Music وSpotify.
ولمزيد من المعلومات، زوروا موقعي الإلكتروني www.avvocatofabioloscerbo.it.

martedì 4 novembre 2025

Quando non basta la promessa di un lavoro: il TAR Lazio chiarisce i limiti del permesso per attesa occupazione

 


Quando non basta la promessa di un lavoro: il TAR Lazio chiarisce i limiti del permesso per attesa occupazione

Pubblicato il 5 novembre 2025

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, con la sentenza n. 19426/2025 (Sez. I Ter, R.G. 9173/2022), ha ribadito un principio fondamentale in materia di diritto dell’immigrazione: il permesso di soggiorno per attesa occupazione può essere rilasciato solo in seguito alla cessazione di un rapporto di lavoro effettivamente instaurato, e non sulla base di una semplice promessa di impiego.

La decisione riguarda il ricorso di una cittadina straniera contro il diniego della Prefettura di Roma, che aveva respinto la sua domanda di regolarizzazione presentata ai sensi dell’art. 103 del Decreto Rilancio (D.L. 34/2020). La Prefettura aveva ritenuto inesistente il rapporto di lavoro dichiarato, in quanto mai formalizzato né comunicato agli enti competenti.

La ricorrente sosteneva di aver lavorato come collaboratrice domestica e di aver versato i contributi previdenziali tramite un sindacato di categoria. Tuttavia, il TAR ha sottolineato che il pagamento dei contributi non è sufficiente a provare l’effettiva instaurazione di un rapporto di lavoro, in mancanza di elementi formali come la comunicazione obbligatoria al Ministero del Lavoro o all’INAIL e la sottoscrizione del contratto di soggiorno.

Richiamando precedenti del Consiglio di Stato (sent. n. 6979/2021) e dello stesso TAR Lazio (sent. n. 7458/2021), il Collegio ha chiarito che la “attesa occupazione” è un istituto giuridico che presuppone la perdita di un lavoro realmente esistente, non una mera promessa di assunzione. In altri termini, il permesso di soggiorno per attesa occupazione può essere rilasciato solo a chi ha perso un lavoro regolare, non a chi non lo ha mai iniziato.

La sentenza conferma un orientamento giurisprudenziale restrittivo verso le sanatorie fondate su rapporti di lavoro irregolari o solo annunciati. La procedura di emersione, precisa il TAR, non può essere usata per ottenere un titolo di soggiorno in assenza dei requisiti sostanziali previsti dalla legge.

In conclusione, il Tribunale ha respinto il ricorso e condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali.


In sintesi, per accedere al permesso di soggiorno per attesa occupazione occorre dimostrare un rapporto lavorativo effettivamente instaurato e cessato, come previsto dall’art. 22 del Testo Unico sull’Immigrazione (d.lgs. 286/1998). La semplice promessa di un impiego, anche se documentata, non basta a fondare il diritto al soggiorno.


Avv. Fabio Loscerbo

domenica 2 novembre 2025

Come richiedere la cancellazione di una segnalazione nel Sistema Schengen (SIS)

Come richiedere la cancellazione di una segnalazione nel Sistema Schengen (SIS)

di Avv. Fabio Loscerbo

Essere segnalati nel Sistema d’Informazione Schengen (SIS) può avere conseguenze concrete e spesso pesanti: dal rifiuto di un visto al divieto d’ingresso o di soggiorno in uno Stato dell’area Schengen. Ma pochi sanno che è possibile verificare l’esistenza dei propri dati e chiederne la cancellazione.

Il SIS è una banca dati comune a tutti i Paesi Schengen, gestita dall’Agenzia eu-LISA e utilizzata da autorità di polizia, dogane e frontiere. Le segnalazioni possono riguardare diversi motivi: ingresso irregolare, espulsioni, divieti di ritorno, mandati di arresto europei o persone scomparse.

Come sapere se si è segnalati

Chi teme di essere inserito nel SIS può esercitare il diritto di accesso ai propri dati.
In Italia, la richiesta va presentata al Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, compilando il modulo disponibile sul sito della Polizia di Stato nella sezione “Come fare per sapere se nella banca dati Schengen esistono dati personali che ci riguardano”.
È necessario allegare un documento d’identità e indicare con precisione i propri dati anagrafici.
La risposta, in genere, arriva entro 30 giorni.

La richiesta di cancellazione

Se l’interessato scopre di essere segnalato, può chiedere la rettifica o la cancellazione dei dati.
La domanda deve essere motivata e presentata allo stesso Ministero dell’Interno, che valuta se la segnalazione sia ancora legittima o debba essere rimossa.
In caso di rigetto, è possibile proporre ricorso al Garante per la protezione dei dati personali oppure al giudice amministrativo (TAR).
Per segnalazioni inserite da altri Stati Schengen, la richiesta va inoltrata direttamente alle autorità competenti di quello Stato, spesso tramite ambasciata o consolato.

Un diritto europeo alla trasparenza

Il diritto di accedere, correggere o cancellare i propri dati nel SIS deriva direttamente dal Regolamento (UE) 2018/1862, che disciplina l’uso del sistema a fini di cooperazione di polizia e giudiziaria.
È un diritto fondamentale, collegato alla tutela della privacy e della libertà di circolazione.
Molte persone, come raccontato da Melting Pot Europa, riescono a ottenere la cancellazione quando la segnalazione è datata, ingiustificata o conseguente a errori procedurali.

Conclusione

Conoscere e far valere i propri diritti nel contesto del SIS è essenziale.
La segnalazione non è una condanna, ma un’informazione amministrativa che può e deve essere verificata.
Per questo è importante rivolgersi a un legale esperto in diritto dell’immigrazione e dell’Unione Europea, in grado di valutare ogni caso e agire nelle sedi opportune.

venerdì 31 ottobre 2025

🎙️ Título del episodio: Permiso de residencia especial: el Tribunal de Bolonia reconoce la protección por arraigo


 🎙️ Título del episodio:

Permiso de residencia especial: el Tribunal de Bolonia reconoce la protección por arraigo

🎧 Texto del episodio:

Bienvenidos a un nuevo episodio de Diritto dell’Immigrazione, el pódcast presentado por el abogado Fabio Loscerbo.
Hoy hablamos de una sentencia muy importante del Tribunal de Bolonia, que vuelve a reconocer la protección especial como un instrumento de tutela del derecho a la vida privada y familiar, cuando la persona extranjera demuestra un arraigo real en Italia.

El caso se refiere a un ciudadano marroquí, asistido por mí, al que la Jefatura de Policía de Módena le había denegado la solicitud de permiso de residencia por protección especial.
El hombre vive en Italia desde hace más de tres años, trabaja regularmente como albañil, habla italiano y convive con su hermano, quien posee un permiso de residencia por motivos de trabajo.
A pesar de este claro y documentado proceso de integración, su solicitud había sido rechazada.

Con sentencia del 24 de octubre de 2025, número de registro general 9812 del 2024, el Tribunal de Bolonia – Sección especializada en materia de inmigración y protección internacional – estimó el recurso y declaró que:

“El arraigo laboral, social y familiar constituye una forma de vida privada que merece protección conforme al artículo 8 del Convenio Europeo de Derechos Humanos y al artículo 19 del Texto Único sobre Inmigración.”

El Tribunal reafirmó que la protección especial debe concederse cuando la expulsión del extranjero pueda vulnerar su derecho a la vida privada y familiar.
En este caso, el solicitante demostró una integración real y estable: empleo regular, independencia económica, vínculos familiares y participación en cursos de formación y lengua italiana.

La sentencia también cita dos importantes precedentes de la Corte de Casación italiana:
las Secciones Unidas, con la sentencia número 24413 del 2021, y el auto número 7861 del 2022, que aclararon que el arraigo en Italia —ya sea familiar, social o laboral— puede ser suficiente para fundamentar el derecho a la protección especial.

El Tribunal ordenó a la Jefatura de Policía competente expedir un permiso de residencia por protección especial con una duración de dos años, renovable y convertible en permiso por motivos de trabajo.
Se trata de un reconocimiento que confirma que la integración no es solo un proceso social, sino también un valor jurídico protegido por el ordenamiento legal.

El mensaje que surge de esta sentencia es claro: quien construye su vida en Italia, trabaja, se forma y se integra, merece ser protegido.
El derecho de inmigración es hoy, más que nunca, el derecho de la integración.

Soy el abogado Fabio Loscerbo, y les agradezco por acompañarme en este episodio de Diritto dell’Immigrazione.

¡Hasta el próximo episodio!

🎙️ Episode Title: Special Residence Permit: The Bologna Court Recognizes Protection Based on Integration


 

🎙️ Episode Title:
Special Residence Permit: The Bologna Court Recognizes Protection Based on Integration

🎧 Episode Script:

Welcome to a new episode of Diritto dell’Immigrazione, the podcast presented by lawyer Fabio Loscerbo.
Today, we’ll discuss a significant ruling by the Court of Bologna, which once again confirms special protection as a legal safeguard of the right to private and family life when a foreign national demonstrates genuine integration in Italy.

The case concerns a Moroccan citizen, assisted by myself, who had been denied a residence permit for special protection by the Modena Police Headquarters.
The man has lived in Italy for over three years, works regularly as a construction worker, speaks Italian, and lives with his brother, who holds a residence permit for work reasons.
Despite this clear and well-documented integration process, his application had been rejected.

With a ruling issued on October 24, 2025, under general docket number 9812 of 2024, the Court of Bologna – Specialized Section for Immigration and International Protection – upheld the appeal, stating that:

“Employment, social, and family integration constitute a form of private life deserving protection under Article 8 of the European Convention on Human Rights and Article 19 of the Consolidated Immigration Act.”

The Court reaffirmed that special protection must be granted when the removal of a foreign national would violate their right to private and family life.
In this case, the applicant had shown real and stable integration: regular employment, economic independence, family ties, and participation in language and training courses.

The ruling also referred to two key precedents of the Italian Supreme Court (Corte di Cassazione):
the United Sections’ judgment number 24413 of 2021 and order number 7861 of 2022, which clarified that integration in Italy — even in just one of its forms, whether family, social, or work-related — may constitute grounds for special protection.

The Court therefore ordered the competent Police Headquarters to issue a two-year residence permit for special protection, renewable and convertible into a work permit.
This recognition confirms that integration is not only a social path but a legal value protected by the legal system.

The message emerging from this ruling is clear: those who build their lives in Italy — who work, learn, and integrate — deserve to be protected.
Immigration law today is, more than ever, the law of integration.

I’m lawyer Fabio Loscerbo, and I thank you for joining me in this episode of Diritto dell’Immigrazione.

See you in the next episode!

🎙️ Titolo dell’episodio: Permesso di soggiorno speciale: il Tribunale di Bologna riconosce la protezione per radicamento


 🎙️ Titolo dell’episodio:

Permesso di soggiorno speciale: il Tribunale di Bologna riconosce la protezione per radicamento

🎧 Testo dell’episodio:

Benvenuti a una nuova puntata di Diritto dell’Immigrazione, il podcast a cura dell’avvocato Fabio Loscerbo.
Oggi parliamo di una sentenza molto importante del Tribunale di Bologna, che riconosce ancora una volta la protezione speciale come strumento di tutela del diritto alla vita privata e familiare, quando lo straniero dimostra un effettivo radicamento in Italia.

Il caso riguarda un cittadino del Marocco, assistito dal sottoscritto, il quale si era visto respingere la domanda di permesso di soggiorno per protezione speciale da parte della Questura di Modena.
L’uomo vive in Italia da oltre tre anni, lavora regolarmente come muratore, parla italiano e convive con il fratello, anch’egli titolare di permesso di soggiorno per lavoro.
Nonostante questo percorso di integrazione chiaro e documentato, la sua istanza era stata rigettata.

Con sentenza del 24 ottobre 2025, numero di ruolo generale 9812 del 2024, il Tribunale di Bologna – Sezione specializzata in materia di immigrazione e protezione internazionale – ha accolto il ricorso, affermando che:

“Il radicamento lavorativo, sociale e familiare costituisce una forma di vita privata meritevole di tutela ai sensi dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dell’articolo 19 del Testo Unico sull’Immigrazione.”

Il Tribunale ha ribadito che la protezione speciale va riconosciuta quando l’allontanamento dello straniero comporterebbe una lesione del suo diritto alla vita privata e familiare.
In questo caso, il ricorrente aveva dimostrato un’integrazione reale e stabile: un impiego regolare, autonomia economica, legami familiari e partecipazione a corsi formativi.

La sentenza richiama anche due importanti precedenti della Corte di Cassazione:
le Sezioni Unite, con la sentenza numero 24413 del 2021, e l’ordinanza numero 7861 del 2022, che hanno chiarito come il radicamento in Italia – anche solo in una delle sue forme, familiare, sociale o lavorativa – possa fondare il diritto alla protezione speciale.

Il Tribunale ha quindi ordinato alla Questura competente di rilasciare un permesso di soggiorno per protezione speciale di durata biennale, rinnovabile e convertibile in permesso per motivi di lavoro.
Si tratta di un riconoscimento che conferma come l’integrazione non sia solo un percorso sociale, ma un valore giuridico tutelato dall’ordinamento.

Il messaggio che arriva da questa sentenza è chiaro: chi costruisce in Italia la propria vita, lavora, si forma e si integra, merita di essere tutelato.
Il diritto dell’immigrazione, infatti, è oggi sempre più il diritto dell’integrazione.

Io sono l’avvocato Fabio Loscerbo, e vi ringrazio per avermi seguito in questa puntata di Diritto dell’Immigrazione.

Alla prossima puntata!