venerdì 30 gennaio 2026

Italian Court Confirms Right to Convert Medical Residence Permits into Work Permits

 

Italian Court Confirms Right to Convert Medical Residence Permits into Work Permits

A recent ruling by the Regional Administrative Court of Liguria has clarified a key issue in Italian immigration law: under certain conditions, residence permits issued for medical treatment can still be converted into work permits, even after the restrictive reforms introduced in 2023.

The case involved a foreign national who had applied for a medical residence permit before the entry into force of the so-called Cutro Decree. After securing a permanent employment contract, he requested the conversion of his permit into a work-related residence permit. The police authorities rejected the application, claiming that such conversions were no longer allowed under the current legal framework.

The Court rejected this interpretation. According to the judges, the decisive factor is not the date on which the conversion request is submitted, but the date of the original application for the medical residence permit. If that application was filed before the reform came into force, the previous legal regime continues to apply, including the possibility of conversion for employment purposes.

The ruling also addresses a recurring administrative argument: the alleged late filing of conversion requests. The Court reaffirmed that Italian law does not impose a strict forfeiture deadline for applications to renew or convert residence permits, unless such a deadline is explicitly established by statute.

This decision strengthens legal certainty for migrants and curbs restrictive administrative practices that have proliferated since the 2023 reform. It also confirms the corrective role of administrative courts in ensuring that transitional rules are applied consistently and in line with fundamental legal principles.

The full judgment and a detailed legal commentary are available on Calaméo at the following link:
https://www.calameo.com/books/0080797757bd2f71b7d5a


Avv. Fabio Loscerbo

La conversione del permesso di soggiorno per cure mediche dopo il decreto-legge 20 del 2023: disciplina transitoria, affidamento e limiti dell’azione amministrativa

 

La conversione del permesso di soggiorno per cure mediche dopo il decreto-legge 20 del 2023: disciplina transitoria, affidamento e limiti dell’azione amministrativa

Abstract

Il contributo esamina la disciplina della conversione del permesso di soggiorno per cure mediche in permesso di soggiorno per motivi di lavoro alla luce delle modifiche introdotte dal decreto-legge 20 del 2023, convertito dalla legge 50 del 2023. L’analisi si concentra sulla portata della disciplina transitoria e sul ruolo svolto dalla giurisprudenza amministrativa nel ricondurre l’azione delle Questure entro i limiti imposti dai principi di irretroattività, certezza del diritto e tutela dell’affidamento dello straniero. Particolare attenzione è dedicata alla recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, che offre un contributo chiarificatore di rilevante impatto sistemico.

1. Il quadro normativo di riferimento

Il decreto-legge 20 del 2023 ha inciso in modo significativo sulla disciplina dei permessi di soggiorno convertibili, modificando l’articolo 6, comma 1-bis, del decreto legislativo 286 del 1998. Tra gli effetti più rilevanti della riforma vi è stata l’eliminazione del permesso di soggiorno per cure mediche dall’elenco dei titoli convertibili in permessi per motivi di lavoro.

Tale intervento normativo ha sollevato fin da subito questioni interpretative di rilievo, soprattutto con riferimento alle situazioni giuridiche già in essere e ai procedimenti amministrativi avviati prima dell’entrata in vigore della riforma. In questo contesto assume un ruolo centrale la disciplina transitoria prevista dall’articolo 7 del decreto-legge 20 del 2023, il cui ambito applicativo è stato oggetto di letture divergenti.

2. La disciplina transitoria e il problema del criterio temporale

Il nodo interpretativo principale riguarda l’individuazione del momento temporalmente rilevante ai fini dell’applicazione del regime previgente: se la data della domanda di conversione oppure la data di presentazione dell’istanza originaria di rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche.

Le prassi amministrative hanno frequentemente privilegiato la prima opzione, ritenendo irricevibili le domande di conversione presentate dopo l’entrata in vigore della riforma, anche quando il titolo originario fosse stato richiesto in epoca antecedente. Questa impostazione ha determinato una compressione significativa delle posizioni giuridiche degli interessati, spesso aggravata da ritardi procedimentali non imputabili agli stessi.

3. L’orientamento della giurisprudenza amministrativa

La giurisprudenza amministrativa ha progressivamente ricondotto l’interpretazione della disciplina transitoria entro coordinate più coerenti con i principi generali dell’ordinamento. In particolare, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, con sentenza numero 58 del 20 gennaio 2026, ha affermato che il criterio temporale dirimente è rappresentato dalla data di presentazione dell’istanza originaria di rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche.

Secondo il giudice amministrativo, qualora tale istanza sia stata presentata prima dell’entrata in vigore della riforma, continua a trovare applicazione la disciplina previgente, comprensiva della possibilità di conversione del titolo in permesso per motivi di lavoro. Tale lettura valorizza una interpretazione letterale e sistematica dell’articolo 7 del decreto-legge 20 del 2023 e risulta coerente con la funzione di garanzia propria delle norme transitorie.

4. Tutela dell’affidamento e assenza di termini decadenziali

La pronuncia del TAR Liguria si segnala anche per l’attenzione dedicata alla tutela dell’affidamento dello straniero, inteso come legittima aspettativa maturata sulla base della normativa vigente al momento dell’avvio del procedimento amministrativo. In questa prospettiva, la conversione del permesso di soggiorno non può essere preclusa per effetto di sopravvenienze normative quando il procedimento originario sia stato correttamente instaurato sotto il regime previgente.

La sentenza affronta inoltre il tema della presunta tardività delle domande di conversione, ribadendo un principio già consolidato: in assenza di una espressa previsione legislativa, la domanda di rinnovo o di conversione del permesso di soggiorno non è soggetta a termini decadenziali. Ne deriva un ulteriore ridimensionamento delle prassi amministrative fondate su criteri non previsti dalla legge.

5. Considerazioni conclusive

La decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria si inserisce in un orientamento giurisprudenziale volto a ristabilire un corretto equilibrio tra potere amministrativo e tutela delle situazioni giuridiche soggettive nel diritto dell’immigrazione. In un contesto segnato da riforme frequenti e da una crescente rigidità applicativa, la riaffermazione dei principi di certezza del diritto, irretroattività e affidamento assume un valore sistemico.

La conversione del permesso di soggiorno per cure mediche, nei casi disciplinati dal regime transitorio, emerge così come uno spazio di legalità che non può essere compresso da interpretazioni amministrative restrittive o da circolari interne prive di forza normativa. La giurisprudenza amministrativa conferma, ancora una volta, il proprio ruolo di presidio dei principi fondamentali dell’ordinamento.

Riferimento alla pubblicazione

La sentenza oggetto di analisi è pubblicata integralmente su Calaméo al seguente indirizzo:
https://www.calameo.com/books/0080797757bd2f71b7d5a
(link diretto: https://www.calameo.com/books/0080797757bd2f71b7d5a)


Avv. Fabio Loscerbo

الإقامة الاختيارية: لا يجوز الرفض التلقائي بسبب غياب التأشيرة


 

giovedì 29 gennaio 2026

The EU long-term residence permit is valid across Europe


 

رفض تصريح العمل: العامل الأجنبي لا يملك حق الطعن قرار إيطالي يوضح من يملك الصفة القانونية في إجراءات الهجرة المرتبطة بالعمل

 

رفض تصريح العمل: العامل الأجنبي لا يملك حق الطعن

قرار إيطالي يوضح من يملك الصفة القانونية في إجراءات الهجرة المرتبطة بالعمل

أصدرت العدالة الإدارية الإيطالية مؤخرًا قرارًا مهمًا يضع حدًا لإشكال طالما أثار الجدل في قانون الهجرة، ويتمثل في تحديد من يملك الصفة القانونية للطعن في قرارات رفض تصريح العمل عندما يتعلق الأمر بعامل أجنبي مقيم خارج إيطاليا.

تندرج هذه المسألة ضمن الإطار الذي تنظمه المادة 22 من القانون الإيطالي الموحد للهجرة، والتي تحكم دخول المواطنين من خارج الاتحاد الأوروبي لغرض العمل التابع. ويُعد هذا المسار إجراءً إداريًا معقدًا، يتكون من عدة مراحل متتالية، تبدأ بطلب يقدمه صاحب العمل ولا تنتهي إلا لاحقًا بإصدار تأشيرة الدخول وتصريح الإقامة للعامل.

وترى المحكمة أن هذا التقسيم المرحلي للإجراء هو عنصر حاسم لفهم من يملك الحق في اللجوء إلى القضاء.

ففي المراحل الأولى، أي تلك المتعلقة بطلب تصريح العمل أو تأكيده أو رفضه، تكون المصلحة القانونية المحمية حصرًا لصالح صاحب العمل. فهو من يتقدم بالطلب، ويتعامل مع مكتب الهجرة الموحد، ويتحمل الالتزامات القانونية والمواعيد المحددة بموجب التشريع.

أما العامل الأجنبي، ففي هذه المرحلة، فلا يتمتع بعدُ بمركز قانوني محمي. وتؤكد المحكمة بوضوح أن وضعه لا يتجاوز كونه صاحب مصلحة واقعية في نجاح الإجراء، وهي مصلحة لا ترقى إلى مستوى الحق القابل للطعن القضائي. وبناءً على ذلك، لا يملك العامل الأجنبي حق الطعن في قرار رفض أو إلغاء تصريح العمل، وتبقى الصفة في رفع الدعوى حصرًا بيد صاحب العمل الذي قدم الطلب.

وقد جرى تحليل هذا التوجه القضائي بشكل مفصل في منشور متاح على منصة Calaméo، يمكن الاطلاع عليه عبر الرابط التالي:
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(الرابط المباشر: https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

ويبرز هذا المنشور الآثار العملية المهمة لهذا التفسير، لا سيما فيما يتعلق بالممارسات القضائية التي لا تزال شائعة، حيث تُرفع دعاوى من قبل العمال الأجانب وحدهم، من دون إشراك أصحاب العمل. مثل هذه الدعاوى تكون مآلها عدم القبول، مع ما يترتب على ذلك من إهدار للوقت، وزيادة في التكاليف، وتضليل للتوقعات القانونية.

وتؤكد المحكمة أن الحقوق القانونية القابلة للحماية القضائية بالنسبة للعامل الأجنبي لا تنشأ إلا في المراحل اللاحقة، المرتبطة بإصدار تأشيرة الدخول ثم تصريح الإقامة. أما قبل ذلك، فإن النظام القانوني الإيطالي يوازن بين المصلحة العامة في ضبط تدفقات الهجرة والمصلحة الخاصة لصاحب العمل، دون الاعتراف للعامل بحق مستقل في التقاضي.

ويأتي هذا القرار في سياق قراءة تقليدية ومنهجية لقانون الهجرة، تشدد على ضرورة الفصل الواضح بين الأدوار والمسؤوليات داخل إجراءات الهجرة المهنية. كما يبعث برسالة واضحة للممارسين القانونيين وللمعنيين بالأمر: في قضايا الهجرة المرتبطة بالعمل، فإن معرفة من يملك حق اللجوء إلى القضاء لا تقل أهمية عن معرفة القرار الذي يمكن الطعن فيه.

ويمثل منشور Calaméo المشار إليه أداة مفيدة لفهم الحدود الحالية للحماية القضائية في مجال الهجرة المهنية في إيطاليا، سواء للمهنيين القانونيين أو للمهتمين بهذا المجال.

المحامي فابيو لوتشيربو

Denegación de la autorización de trabajo: el trabajador extranjero no puede recurrir Una decisión italiana aclara quién tiene legitimación en los procedimientos de inmigración laboral

 

Denegación de la autorización de trabajo: el trabajador extranjero no puede recurrir

Una decisión italiana aclara quién tiene legitimación en los procedimientos de inmigración laboral

Una reciente decisión de la justicia administrativa italiana ha aportado una aclaración importante en uno de los ámbitos más controvertidos del derecho de la inmigración: quién está legitimado para impugnar la denegación de una autorización de trabajo cuando se trata de la entrada de un trabajador extranjero residente en el extranjero.

La cuestión se encuadra en el artículo 22 del Texto Único italiano de Inmigración, que regula la entrada de ciudadanos no comunitarios para trabajo por cuenta ajena. Se trata de un procedimiento complejo, estructurado en varias fases sucesivas, que comienza con la solicitud presentada por el empleador y solo concluye, en una fase posterior, con la expedición del visado de entrada y del permiso de residencia a favor del trabajador.

Según el tribunal administrativo, esta distinción entre las distintas fases del procedimiento resulta decisiva.

En las fases iniciales, relativas a la solicitud, confirmación o denegación de la autorización de trabajo, el interés jurídicamente protegido pertenece exclusivamente al empleador. Es el empleador quien inicia el procedimiento, se relaciona con la Ventanilla Única de Inmigración y asume las obligaciones y plazos previstos por la normativa.

En este momento, el trabajador extranjero no dispone todavía de una posición jurídica protegida. El tribunal es claro al respecto: el trabajador solo tiene un interés de hecho en el resultado favorable del procedimiento, insuficiente para fundamentar una acción judicial. En consecuencia, en caso de denegación o revocación de la autorización de trabajo, el trabajador extranjero no puede interponer recurso. La legitimación para recurrir corresponde únicamente al empleador que presentó la solicitud.

Este enfoque jurisprudencial se analiza de forma detallada en una publicación disponible en Calaméo, accesible en el siguiente enlace:
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(enlace directo: https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

La publicación pone de relieve las consecuencias prácticas de esta interpretación, especialmente en relación con estrategias contenciosas que aún son frecuentes en la práctica. Los recursos presentados exclusivamente por trabajadores extranjeros, sin la participación directa del empleador, están destinados a ser declarados inadmisibles, con evidentes repercusiones en términos de tiempo, costes y efectividad de la tutela jurídica.

Solo en las fases posteriores del procedimiento, relativas a la expedición del visado de entrada y del permiso de residencia, surgen derechos directamente atribuibles al trabajador y susceptibles de protección judicial autónoma. Antes de ese momento, el ordenamiento jurídico italiano prioriza el interés público en el control de los flujos migratorios y el interés privado del empleador.

Esta decisión se inscribe en una interpretación clásica y estructurada del derecho de la inmigración, que subraya la necesidad de distinguir con claridad los roles y las responsabilidades en los procedimientos de inmigración laboral. Al mismo tiempo, envía un mensaje claro a operadores jurídicos y a los propios interesados: en este ámbito, saber quién puede acudir a los tribunales es tan importante como saber qué acto puede ser impugnado.

La publicación en Calaméo constituye, por tanto, una herramienta útil para comprender los límites actuales de la protección judicial en materia de inmigración laboral en Italia.

Avv. Fabio Loscerbo

When a Work Permit Is Denied, the Foreign Worker Cannot Appeal An Italian court clarifies who has legal standing in employment-based immigration procedures

 

When a Work Permit Is Denied, the Foreign Worker Cannot Appeal

An Italian court clarifies who has legal standing in employment-based immigration procedures

A recent ruling by the Italian administrative courts has drawn a clear line in one of the most controversial areas of immigration law: who is entitled to challenge the denial of a work authorization for a foreign worker residing abroad.

The issue arises within the framework of Article 22 of Italy’s Consolidated Immigration Act, which governs the entry of non-EU nationals for subordinate employment. The procedure is complex and involves several stages, starting with the employer’s request for authorization and ending, only later, with the issuance of a visa and a residence permit to the worker.

According to the court, this distinction between procedural phases is decisive.

In the early stages—those concerning the request for a work authorization and its possible confirmation or revocation—the legally relevant interest belongs exclusively to the employer. It is the employer who applies for the authorization, interacts with the Immigration One-Stop Shop, and bears the responsibility of confirming the request within the statutory deadlines.

The foreign worker, at this point, does not yet hold a legally protected position. The court makes it explicit: the worker has only a factual interest in the success of the procedure, not a subjective right capable of judicial protection. As a result, when a work authorization is denied or revoked at this stage, the foreign worker has no standing to appeal. Any legal challenge must be brought by the employer.

This principle has been examined in detail in a recent publication available on Calaméo:
https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c
(link: https://www.calameo.com/books/0080797759dd32066810c)

The publication highlights how this interpretation significantly affects litigation strategies that are still widespread in practice. Appeals filed solely by foreign workers—often in the hope of accelerating or salvaging stalled procedures—are destined to be declared inadmissible, leading to wasted time, costs, and false expectations.

Only in later phases of the process, when the procedure moves to the issuance of an entry visa and subsequently a residence permit, does the foreign national acquire a legal position that may be independently protected before the courts. Until then, Italian law prioritizes the public interest in managing migration flows and the private interest of the employer, without extending procedural rights to the worker.

From a broader perspective, this ruling reinforces a traditional and structured approach to immigration law, one that avoids blurring the roles of employers and workers and insists on a strict reading of legal standing. It also sends a clear message to legal practitioners and applicants alike: in employment-based immigration procedures, knowing who can go to court is just as important as knowing what can be challenged.

The Calaméo publication offers a concise and accessible analysis of this development, making it a useful resource for lawyers, employers, and anyone seeking to understand the practical limits of judicial protection in Italian work-related immigration procedures.

Avv. Fabio Loscerbo