lunedì 16 febbraio 2026

Conversion du permis saisonnier en Italie : ce n’est pas automatique

 Conversion du permis saisonnier en Italie : ce n’est pas automatique

Une récente décision du Tribunal administratif régional de Toscane rappelle un principe fondamental : la conversion d’un permis de séjour saisonnier en permis de travail salarié n’est pas automatique.

La loi italienne exige au moins trois mois de travail régulier et une offre d’emploi valable. Dans le secteur agricole, cela correspond à un minimum de 39 journées de travail sur trois mois.

Dans l’affaire jugée (arrêt n° 329/2026), le travailleur n’avait pas atteint ce seuil et invoquait le mauvais temps. La juridiction a rejeté le recours, en soulignant que ces circonstances doivent être prouvées de manière précise et documentée.

Conclusion : activité réelle, preuves concrètes et respect strict des critères administratifs.

Texte intégral disponible ici :
https://www.calameo.com/books/008079775c59a953c4ae6

Avv. Fabio Loscerbo

تبدیل اجازه اقامت فصلی: دادگاه شرط ۳۹ روز کاری را تأیید کرد

 تبدیل اجازه اقامت فصلی: دادگاه شرط ۳۹ روز کاری را تأیید کرد

رأی اخیر دادگاه اداری منطقه‌ای توسکانا توضیحات مهمی درباره شرایط قانونی تبدیل اجازه اقامت فصلی به اجازه اقامت برای کار وابسته در ایتالیا ارائه می‌دهد.

این رأی که توسط شعبه دوم با شماره 329 سال 2026 صادر و در تاریخ 11 فوریه 2026 منتشر شده است، به تفسیر ماده 24 بند 10 از فرمان تقنینی شماره 286 سال 1998 می‌پردازد؛ مقرره‌ای که چارچوب اصلی تبدیل مجوزهای فصلی را تعیین می‌کند.

بر اساس حقوق ایتالیا، کارگر فصلی می‌تواند درخواست تبدیل مجوز را ارائه کند مشروط بر اینکه دو شرط اساسی را احراز نماید: نخست، انجام فعالیت کاری منظم در ایتالیا به مدت حداقل سه ماه؛ دوم، داشتن پیشنهاد شغلی معتبر برای کار وابسته، چه با قرارداد مدت‌دار و چه نامحدود.

موضوع اختلاف در این پرونده، نحوه تفسیر شرط «سه ماه» در بخش کشاورزی بود؛ بخشی که ماهیت آن اغلب ناپیوسته و وابسته به شرایط آب‌وهوایی است. بخشنامه‌های اداری برای روشن شدن این موضوع معیار مشخصی تعیین کرده‌اند: میانگین حداقل سیزده روز کاری در هر ماه، معادل مجموع سی‌ونه روز در یک دوره سه‌ماهه.

در پرونده مورد بررسی، متقاضی به این حد نصاب نرسیده بود و ادعا کرده بود که شرایط نامساعد جوی مانع از تکمیل تعداد روزهای لازم شده است. با این حال، اداره مربوطه درخواست را رد کرد و موضوع به دادگاه اداری ارجاع شد.

دادگاه تصمیم اداره را تأیید کرد. به نظر دادگاه، تبدیل معیار «سه ماه» به تعداد مشخصی از روزهای کاری نه‌تنها با قانون در تعارض نیست، بلکه با هدف آن سازگار است؛ هدفی که تضمین تجربه کاری واقعی و مؤثر پیش از اعطای وضعیت اقامتی پایدارتر است.

رأی همچنین بر اهمیت ارائه ادله تأکید می‌کند. ادعاهای مربوط به شرایط استثنایی، مانند بدی آب‌وهوا، باید با مدارک دقیق و مستند اثبات شوند. اظهارات کلی و فاقد پشتوانه کافی نیست.

متن کامل رأی در کالامئو در دسترس است:
https://www.calameo.com/books/008079775c59a953c4ae6

Avv. Fabio Loscerbo

La conversione del permesso di soggiorno stagionale tra requisito dei tre mesi e criterio delle giornate effettive – Nota a TAR Toscana, Sez. II, sent. n. 329/2026

 La conversione del permesso di soggiorno stagionale tra requisito dei tre mesi e criterio delle giornate effettive – Nota a TAR Toscana, Sez. II, sent. n. 329/2026

Abstract
Il contributo analizza la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, n. 329 del 2026, pubblicata l’11 febbraio 2026, in materia di conversione del permesso di soggiorno stagionale in permesso per lavoro subordinato. L’attenzione si concentra sulla legittimità del criterio amministrativo che traduce il requisito normativo dei “tre mesi di lavoro” in un parametro di giornate effettive nel settore agricolo, nonché sull’onere probatorio gravante sul richiedente.


La pronuncia in esame – resa nel procedimento iscritto al ruolo generale n. 1670/2025 – offre un’occasione significativa per riflettere sull’interpretazione dell’art. 24, comma 10, del decreto legislativo 286/1998, disposizione che disciplina la possibilità per il lavoratore stagionale di ottenere la conversione del titolo di soggiorno in permesso per lavoro subordinato.

Il testo normativo richiede due presupposti essenziali: da un lato, lo svolgimento di regolare attività lavorativa sul territorio nazionale per almeno tre mesi; dall’altro, l’esistenza di un’offerta di lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato. La norma, tuttavia, non specifica come debba essere misurato il requisito temporale nel caso di settori caratterizzati da fisiologica discontinuità della prestazione, quale quello agricolo.

È in questo spazio interpretativo che si inserisce la prassi amministrativa, la quale – mediante circolari applicative – ha individuato un criterio di commutazione del parametro “mensile” in giornate effettive di lavoro, fissando la soglia in una media di tredici giornate per ciascun mese, per un totale di trentanove giornate nel trimestre.

Il TAR Toscana ritiene tale criterio conforme alla norma primaria, escludendo qualsiasi contrasto con il dettato legislativo. La conversione del parametro temporale in giornate non viene considerata un aggravamento indebito del requisito, bensì una modalità tecnica di adattamento della disposizione generale alle peculiarità del lavoro agricolo. La decisione valorizza, in tal senso, la ratio dell’istituto: evitare che la conversione divenga uno strumento elusivo, consentendo il passaggio a un titolo più stabile in assenza di un’effettiva esperienza lavorativa.

La sentenza assume rilievo anche sotto il profilo dell’onere della prova. Nel caso di specie, il ricorrente aveva dedotto che il mancato raggiungimento delle trentanove giornate fosse dipeso da condizioni meteorologiche avverse. Il Collegio, tuttavia, ha ritenuto tale allegazione insufficiente in difetto di documentazione specifica e puntuale. Ne emerge un principio di particolare importanza sistematica: nelle procedure di conversione, le circostanze giustificative devono essere dimostrate in modo rigoroso, non potendo il giudice amministrativo fondare la decisione su mere affermazioni generiche.

La pronuncia si colloca dunque in un orientamento che interpreta la stabilizzazione del soggiorno come esito di un percorso lavorativo effettivo e documentato. In questa prospettiva, la conversione non costituisce un automatismo collegato alla mera decorrenza temporale, ma il risultato di un accertamento sostanziale sull’inserimento del lavoratore nel tessuto produttivo.

L’interesse della decisione non è soltanto applicativo, ma sistemico. Essa contribuisce a delineare un equilibrio tra discrezionalità amministrativa e legalità sostanziale, riconoscendo alle circolari una funzione integrativa e non innovativa della disciplina primaria, purché coerenti con la finalità della norma.

La sentenza è pubblicata integralmente su Calaméo al seguente indirizzo:
https://www.calameo.com/books/008079775c59a953c4ae6

URL esteso per copia e incolla:
https://www.calameo.com/books/008079775c59a953c4ae6

La disponibilità del testo integrale consente agli operatori del diritto di valutare in modo diretto l’impianto motivazionale del Collegio e di approfondire un tema che, nella prassi delle Prefetture e degli Sportelli Unici per l’Immigrazione, continua a generare rilevante contenzioso.

Avv. Fabio Loscerbo

New on TikTok: Permiso de residencia para menores: qué pasa al cumplir 18 años Bienvenidos a un nuevo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione, soy avvocato Fabio Loscerbo. Hoy hablamos del permiso de residencia por minoría de edad y de lo que sucede cuando el menor cumple dieciocho años, en particular de la conversión del permiso. Se trata de un momento clave que, en la práctica administrativa, sigue generando problemas y rechazos, a pesar de que el marco jurídico es claro. El permiso de residencia concedido por minoría de edad no es un título débil ni provisional. Es un permiso plenamente válido, otorgado para proteger a una persona que el ordenamiento jurídico considera vulnerable. Las dificultades suelen surgir cuando el menor alcanza la mayoría de edad y solicita la conversión del permiso, normalmente en permiso por trabajo por cuenta ajena o por búsqueda de empleo. Sobre este punto se ha pronunciado recientemente el Tribunal Administrativo Regional de Lombardía, Sección Cuarta, en una sentencia publicada el 28 de enero de 2026, relativa a un procedimiento inscrito con el número de registro general 4060 de 2025. En ese caso, la autoridad policial había rechazado la solicitud de conversión alegando que no se había obtenido el dictamen de la Dirección General de Inmigración y Políticas de Integración del Ministerio de Trabajo. El Tribunal reafirmó un principio fundamental: la obligación de recabar dicho dictamen corresponde a la administración, no al solicitante. El artículo 32 del Texto Único de Inmigración regula dos situaciones principales: los menores puestos bajo tutela o confiados a los servicios sociales, y los menores que hayan participado durante al menos dos años en un proyecto de integración social y civil. En ambos supuestos, la instrucción debe realizarse de oficio por la administración. El dictamen ministerial es obligatorio, pero no es vinculante, y su ausencia no puede justificar por sí sola la denegación de la conversión. La administración debe completar correctamente el procedimiento y valorar después la situación concreta del interesado, incluida su situación laboral. El mensaje es claro: la conversión del permiso de residencia por minoría de edad no es una concesión discrecional, sino la continuación natural de un itinerario de protección e integración. Cuando la administración no respeta el procedimiento, el rechazo es ilegal y puede ser anulado por el juez. Este paso es decisivo, porque de la conversión dependen el derecho a trabajar legalmente, construir un proyecto de vida y permanecer regularmente en Italia. Hasta el próximo episodio.

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New on TikTok: مرحبًا بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو. في حلقة اليوم نتناول موضوع الإشارة في نظام SIS، أي الإدراج في نظام معلومات شنغن، وهو موضوع عملي بالغ الأهمية، لأن آثاره تمس مباشرة حرية التنقل، والحق في العودة إلى إيطاليا، والوضع القانوني للأجنبي بوجه عام. السؤال الجوهري هو: ماذا يحدث لإشارة SIS عندما يُلغى قرار الطرد بقرار قضائي؟ الإجابة ليست دائمًا بديهية، وقد أوضحتها بجلاء محكمة القضاء الإداري في إقليم كامبانيا، الدائرة السابعة، في حكمها الصادر بتاريخ 2 فبراير 2026، رقم 724 لسنة 2026، في الدعوى المقيدة برقم السجل العام 2589 لسنة 2025. في هذه القضية، كان قاضي الصلح قد ألغى قرار طرد إداري صادر عن المحافظة. وبناءً على هذا الإلغاء، قامت الشرطة المختصة بشكل صحيح بحذف إشارة SIS المرتبطة بذلك القرار تحديدًا. لكن في الوقت نفسه، بقيت إشارة أخرى قائمة في قواعد البيانات، لم تكن مبنية على قرار الطرد الإداري الملغى، وإنما على إجراء إبعاد ذي طبيعة جنائية ناتج عن حكم إدانة نهائي صدر في سنوات سابقة. تقدم صاحب الشأن بطلب تنفيذ الحكم، معتبرًا أن إلغاء قرار الطرد يجب أن يؤدي إلى حذف جميع الإشارات السلبية. غير أن المحكمة رفضت هذا الطرح، وقررت مبدأً أساسيًا يجب فهمه بدقة: إلغاء قرار الطرد لا يؤثر إلا على إشارة SIS التي تستند قانونًا إلى ذلك القرار بعينه. ولا يؤدي هذا الإلغاء إلى زوال أو عدم مشروعية إشارات أخرى قائمة على أسس قانونية مختلفة، مثل الإبعاد المرتبط بإدانة جنائية. بعبارة أخرى، نظام معلومات شنغن ليس تسجيلًا واحدًا موحدًا. بل هو نظام قد يضم عدة إشارات، كل واحدة منها مستقلة قانونًا. كل إشارة تستمر أو تزول بحسب الأساس القانوني الذي قامت عليه. فإذا ظل هذا الأساس قائمًا، تبقى الإشارة مشروعة ونافذة. وهذه نقطة محورية في الممارسة العملية. الحصول على حكم بإلغاء قرار طرد لا يعني تلقائيًا أن وضع الشخص في نظام SIS قد تمت تسويته بالكامل. بل يجب دائمًا التحقق من مصدر الإشارة، والتمييز بين التدابير الإدارية والتدابير الجنائية، وفحص ما إذا كانت هناك أسس قانونية لا تزال سارية. هذا الحكم يذكرنا بوضوح بأن قانون الهجرة قائم على تراكمات قانونية دقيقة، وأن الحماية الفعلية للحقوق لا تتحقق بالافتراضات الآلية، بل بالفهم القانوني الدقيق لكل إجراء على حدة. سنعود إلى هذا الموضوع مجددًا، لأن الإشارة في نظام SIS تظل من أكثر المسائل حساسية وأقلها فهمًا في نظام الهجرة بأكمله. شكرًا لحسن الاستماع، وإلى اللقاء في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة.

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Lavoro stagionale e permesso di soggiorno: quando l’attesa occupazione non è possibile

 Lavoro stagionale e permesso di soggiorno: quando l’attesa occupazione non è possibile

Con una sentenza depositata il 5 febbraio 2026 (n. 217), il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna è tornato a chiarire un punto che continua a generare equivoci, aspettative infondate e contenzioso inutile: il lavoratore straniero entrato in Italia con un visto per lavoro stagionale non ha diritto al permesso di soggiorno per attesa occupazione.

Il caso riguarda un cittadino straniero che aveva fatto ingresso regolare in Italia sulla base di un nulla osta per lavoro stagionale. Tuttavia, per una serie di ragioni procedurali, il rapporto di lavoro non si era mai consolidato secondo le modalità previste dalla legge. A quel punto, il lavoratore aveva chiesto di poter rimanere in Italia con un permesso per “attesa occupazione”, cioè il titolo che consente, in alcuni casi, di restare sul territorio nazionale per cercare un nuovo impiego.

La risposta dell’amministrazione è stata negativa, e il TAR ha confermato senza esitazioni la correttezza di quel diniego.

Il punto centrale, ribadito con chiarezza dal giudice amministrativo, è che il lavoro stagionale segue una disciplina propria, diversa e più rigida rispetto al lavoro subordinato ordinario. La normativa sull’immigrazione consente, in linea generale, al lavoratore che perde il posto di lavoro di non perdere automaticamente il diritto al soggiorno. Ma questa regola non vale per il lavoro stagionale, che per espressa scelta del legislatore resta fuori dall’ambito dell’attesa occupazione.

Non si tratta di una svista o di un vuoto normativo. Il lavoro stagionale è, per definizione, temporaneo, legato a cicli produttivi specifici e settoriali. Proprio per questo motivo, la legge esclude che esso possa trasformarsi automaticamente in una permanenza “in attesa” di nuove occasioni lavorative. Se il rapporto non viene avviato correttamente o si interrompe, il visto e il nulla osta perdono efficacia, e con essi viene meno anche il presupposto del soggiorno.

La sentenza è interessante anche per un altro passaggio, tutt’altro che secondario. Il TAR chiarisce che le circolari ministeriali, spesso richiamate per sostenere interpretazioni più elastiche, non possono mai prevalere sulla legge. Quando la norma è chiara, non esiste spazio per letture creative o adattamenti amministrativi. In materia di immigrazione, dove l’ingresso e la permanenza sul territorio incidono su interessi pubblici rilevanti, la certezza del diritto viene prima di ogni tentativo di forzatura interpretativa.

Il messaggio che emerge è netto: il lavoro stagionale non può essere utilizzato come scorciatoia per stabilizzare il soggiorno in Italia. Le eventuali possibilità di permanenza devono essere quelle previste espressamente dall’ordinamento, come la conversione del titolo nei casi consentiti, e non soluzioni “di fatto” costruite a posteriori.

Questa decisione si inserisce in una giurisprudenza ormai consolidata e rappresenta un punto fermo per operatori del diritto, datori di lavoro e lavoratori stranieri. Continuare a confondere il lavoro stagionale con il lavoro ordinario significa alimentare aspettative destinate a essere smentite, con conseguenze spesso gravi sul piano personale e giuridico.

Il testo integrale della sentenza è disponibile nella pubblicazione su Calaméo al seguente link:
https://www.calameo.com/books/008079775493de16d3a2d

Avv. Fabio Loscerbo

Seasonal Work and Residence Permits: Italy’s Administrative Court Confirms the Limits of “Waiting for Employment”

 Seasonal Work and Residence Permits: Italy’s Administrative Court Confirms the Limits of “Waiting for Employment”

A recent ruling by the Regional Administrative Court of Emilia-Romagna has once again clarified a sensitive and often misunderstood aspect of Italian immigration law: foreign nationals who enter Italy with a seasonal work visa cannot obtain a residence permit for “waiting for employment” if the seasonal job does not materialise or comes to an end.

In its judgment of 5 February 2026 (no. 217), the Court examined a case involving a non-EU worker who had lawfully entered Italy on the basis of a seasonal work authorisation. After the employment relationship failed to be properly established, the applicant requested a residence permit allowing him to remain in Italy while seeking new employment. The public administration rejected the request, and the decision was challenged before the administrative court.

The ruling is clear and leaves little room for interpretative ambiguity. Italian law draws a sharp distinction between ordinary subordinate employment and seasonal work. While the legal framework allows foreign workers who lose a regular job to remain in Italy for a certain period in order to look for new employment, this possibility is expressly excluded for seasonal workers. The Court stressed that this exclusion is not accidental, but reflects the very nature of seasonal employment, which is temporary, cyclical and strictly linked to specific economic sectors.

According to the judges, when a seasonal employment relationship is not completed in accordance with the prescribed administrative procedure, the underlying authorisation and entry visa lose their legal effectiveness. In such circumstances, there is no legal basis for converting the seasonal status into a different type of residence permit. The “waiting for employment” permit, the Court explained, is not a corrective tool designed to remedy unsuccessful or incomplete procedures, but an exceptional mechanism operating only within the limits explicitly set by the legislature.

The judgment also addresses a recurring argument in immigration litigation: the reliance on ministerial circulars and administrative guidelines. While applicants often invoke these instruments to support more flexible interpretations, the Court reaffirmed a fundamental principle of administrative law. Circulars cannot override or extend statutory provisions, particularly where the law is clear and unambiguous. In the field of immigration, where access to and permanence on national territory are strictly regulated, interpretative flexibility cannot come at the expense of legal certainty and procedural coherence.

This decision fits squarely within a growing body of case law confirming a restrictive approach to seasonal work permits. Italian courts have consistently held that seasonal migration cannot be used as an indirect pathway to long-term residence or labour market stabilisation. Any possibility of remaining in Italy beyond the seasonal framework must be grounded in explicit legal provisions, such as those governing the conversion of residence permits, and cannot be achieved through administrative reinterpretation.

Beyond the individual case, the ruling has broader implications. It reinforces the idea that immigration systems depend on the strict observance of procedural rules, especially in areas closely connected to migration planning and quota mechanisms. At a time when labour migration remains a politically and socially sensitive issue across Europe, the judgment underscores the importance of maintaining clear legal boundaries between different forms of authorised stay.

The full text of the judgment is available in the Calaméo publication at the following link:
Clickable link: https://www.calameo.com/books/008079775493de16d3a2d
Plain link: https://www.calameo.com/books/008079775493de16d3a2d

Avv. Fabio Loscerbo

New on TikTok: Leja e qëndrimit për të mitur: çfarë ndodh kur mbush 18 vjeç Mirë se vini në një episod të ri të podcastit Diritto dell’Immigrazione, unë jam avvocato Fabio Loscerbo. Sot flasim për lejen e qëndrimit për të mitur dhe për atë që ndodh kur i mituri mbush tetëmbëdhjetë vjeç, veçanërisht për konvertimin e lejes së qëndrimit. Ky është një moment shumë i rëndësishëm, i cili në praktikën administrative shpesh krijon probleme, edhe pse kuadri ligjor është i qartë. Leja e qëndrimit e lëshuar për shkak të moshës së mitur nuk është një leje e dobët apo e përkohshme. Ajo është një leje plotësisht e vlefshme, e dhënë për të mbrojtur një person që rendi juridik e konsideron në gjendje vulnerabël. Vështirësitë zakonisht lindin kur i mituri bëhet madhor dhe paraqet kërkesë për konvertimin e lejes, zakonisht në leje qëndrimi për punë të varur ose për kërkim pune. Në këtë drejtim, një vendim i rëndësishëm i Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Seksioni i Katërt, i publikuar më 28 janar 2026, ka dhënë sqarime të qarta. Çështja ishte e regjistruar me numrin e regjistrit të përgjithshëm 4060 të vitit 2025. Në atë rast, autoriteti policor kishte refuzuar kërkesën për konvertim me arsyetimin se nuk ishte marrë mendimi i Drejtorisë së Përgjithshme për Imigracionin dhe Politikat e Integrimit të Ministrisë së Punës. Gjykata ka riafirmuar një parim themelor: detyrimi për të marrë këtë mendim i takon administratës, jo aplikuesit. Neni 32 i Tekstit Unik për Imigracionin parashikon dy situata kryesore: të miturit nën kujdestari ose të besuar shërbimeve sociale, dhe të miturit që kanë qenë të përfshirë për të paktën dy vjet në një projekt integrimi social dhe civil. Në të dy rastet, procedura duhet të kryhet kryesisht nga administrata. Mendimi ministror është i detyrueshëm, por nuk është detyrues në përmbajtje, dhe mungesa e tij nuk mund të justifikojë refuzimin e konvertimit. Administrata duhet të plotësojë procedurën në mënyrë korrekte dhe më pas të vlerësojë situatën konkrete të interesuarit, përfshirë edhe pozicionin e tij të punës. Mesazhi është i qartë: konvertimi i lejes së qëndrimit për të mitur nuk është një favor diskrecional, por vazhdimi natyror i një rruge mbrojtjeje dhe integrimi. Kur administrata nuk respekton procedurën, refuzimi është i paligjshëm dhe mund të anulohet nga gjykata. Ky është një hap vendimtar, sepse nga konvertimi varet e drejta për të punuar ligjërisht, për të ndërtuar një projekt jete dhe për të qëndruar rregullisht në Itali. Mirupafshim në episodin e ardhshëm.

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