sabato 7 febbraio 2026

La presentazione della domanda di protezione internazionale nel nuovo Patto europeo su asilo e migrazione (articolo 9 del regolamento (UE) 2024/1348 e articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351)

 

La presentazione della domanda di protezione internazionale nel nuovo Patto europeo su asilo e migrazione

(articolo 9 del regolamento (UE) 2024/1348 e articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351)



La disciplina della presentazione della domanda di protezione internazionale nell’Unione europea, così come delineata dai regolamenti (UE) 2024/1348 e 2024/1351, segna un deciso superamento dell’impostazione previgente fondata sulla direttiva 2013/32/UE e sul regolamento Dublino III. Con l’adozione di questi regolamenti, il legislatore europeo non si limita a uniformare le procedure di esame delle domande di asilo, ma trasferisce all’interno del nucleo stesso del procedimento una serie di obblighi precisi e vincolanti a carico del richiedente, finalizzati a garantire la correttezza procedurale, la cooperazione con le autorità competenti e il rispetto dei criteri di attribuzione di competenza tra Stati membri.

L’articolo 9 del regolamento (UE) 2024/1348 inserisce nel regime procedurale di protezione internazionale (cioè nella disciplina che regola l’esame di merito e la revoca degli status) una sezione dedicata agli obblighi del richiedente ai fini della presentazione della domanda e dello svolgimento della procedura stessa. Pur non essendo qui riprodotto il testo integrale, il contenuto normativo è esplicitamente pensato per tradurre in obblighi giuridici quello che, in passato, veniva talora percepito come un dovere generico di “cooperazione”. Il regolamento afferma che il richiedente deve presentare la domanda di protezione internazionale nello Stato membro individuato secondo i criteri di competenza (con specifico richiamo all’articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351) e deve cooperare in modo pieno e continuativo con le autorità competenti. La cooperazione qui descritta non è meramente formale: include la produzione tempestiva e completa di dati personali, documenti di identità e ogni elemento utile rilevante ai fini della procedura; l’accettazione di modalità di comunicazione tra autorità e richiedente; l’obbligo di rendersi disponibile per il colloquio personale e per ogni atto procedurale necessario; nonché la permanenza nel territorio dello Stato competente salvo diversa indicazione dell’autorità. Il regolamento, quindi, esplicita la intima connessione tra la presentazione della domanda e l’adesione consapevole del richiedente al sistema procedurale europeo, con l’obiettivo di rendere l’esame uniforme e coerente tra gli Stati membri .

Parallelamente, l’articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1351 – Obligations of the applicant and cooperation with the competent authorities – incarna il pilastro normativo che disciplina la presentazione della domanda nel quadro della determinazione dello Stato membro responsabile dell’esame e della cooperazione con le autorità. La norma prevede innanzitutto che la domanda di protezione internazionale debba essere effettivamente fatta e registrata nello Stato membro di primo ingresso (art. 17(1)); tale obbligo è formulato senza possibilità di deroga se non nei casi tassativi previsti al comma 2, che autorizzano la presentazione nello Stato membro che ha rilasciato un documento di soggiorno o un visto valido. Se il documento è scaduto o stato revocato, la domanda deve essere presentata nello Stato membro in cui il richiedente è presente al momento della domanda. Tale formulazione sostanzia un principio di ordine di ingresso che, combinato con i criteri di attribuzione di responsabilità, costituisce il nuovo sistema europeo comune di competenza, volto a limitare i cosiddetti movimenti secondari e a garantire una responsabilità statale chiara e prevedibile .

L’articolo 17 prosegue definendo l’obbligo di cooperare pienamente con le autorità competenti nella raccolta dei dati biometrici in conformità al regolamento 2024/1358 e nella comunicazione di tutti gli elementi e informazioni disponibili utili ai fini della determinazione dello Stato membro responsabile, con particolare riguardo alla produzione tempestiva di documenti di identità e alla partecipazione alle interviste. La cooperazione non riguarda solo la fase di attribuzione di competenza, ma si estende alla obbligatoria presenza nel territorio dello Stato membro competente nel corso della procedura di determinazione e, ove applicabile, nell’implementazione di un trasferimento verso lo Stato responsabile e, successivamente, nello Stato responsabile stesso. Infine, qualora sia notificata una decisione di trasferimento, l’articolo impone al richiedente di cooperare per l’esecuzione della decisione stessa .

La disciplina è quindi funzionale a ottenere una cooperazione procedurale effettiva: non si tratta di enunciare un principio astratto, ma di legare la presentazione della domanda alle concrete fasi del procedimento, dalla registrazione alla determinazione della responsabilità, fino all’effettiva esecuzione delle decisioni di trasferimento. In tal modo, lo Stato membro in cui il richiedente presenta la domanda di protezione non solo apre la procedura di merito (come previsto dal regolamento 2024/1348), ma acquisisce anche il ruolo di primo Stato membro coinvolto nel sistema di responsabilità delineato dal regolamento 2024/1351. Il patto così costituisce un’unica architettura normativa in cui la presentazione della domanda e la cooperazione con le autorità diventano momenti giuridici pregnanti e collegati, prodromici all’esame sostanziale e all’attribuzione di competenza nel sistema europeo comune di asilo .

In ultima analisi, quindi, la novità più significativa dei due articoli risiede nell’aver trasformato l’atto di presentare la domanda di protezione internazionale da un momento amministrativo di mera presa in carico da parte dell’ente statale a un atto procedurale caricato di obblighi giuridici specifici, verificabili e sanzionabili, connessi alla cooperazione, alla corretta attribuzione dello Stato responsabile e al rispetto delle regole del sistema comune europeo. Nell’orizzonte delineato dal legislatore europeo, il diritto di chiedere protezione internazionale non è più svincolato da doveri di corresponsabilità procedurale: esso si esercita entro confini giuridicamente costituenti del sistema di competenza e cooperazione tra gli Stati membri.

 

 

Ascolta "Permis de séjour pour mineur _ que se passe-t-il à 18 ans" su Spreaker.

New on TikTok: Leja e qëndrimit për të mitur_ në moshën 18 vjeç

https://ift.tt/Fx4OvzL

venerdì 6 febbraio 2026

New on TikTok: Leaving Italy and Residence Permit Refusal: When Absence Becomes Decisive Welcome to a new episode of the Podcast Diritto dell’Immigrazione. My name is Attorney Fabio Loscerbo. Today we focus on a very practical issue in immigration law: leaving Italy while an administrative procedure is pending and the risk that this absence may lead to the refusal of a residence permit. Let me be clear from the outset. A residence permit is not a purely formal document. It is based on an effective, real, and continuous presence on Italian territory. When this continuity is interrupted, the Public Administration often considers that one of the essential legal requirements for the permit has ceased to exist. This approach has been clearly confirmed by a recent decision of the TAR Campania – Sixth Section, delivered on 25 November 2025 and published as decision number 597 of 2026, in proceedings registered under general register number 5030 of 2022. In that case, the Police Headquarters rejected an application for the renewal of a residence permit because the foreign national had remained abroad during the procedure and had not returned to Italy within the validity period of the re-entry visa. The Administrative Court upheld the refusal. The Court reaffirmed a key legal principle: the issuance and renewal of a residence permit are strictly linked not only to the filing of an application, but also to the continued existence of the legal requirements for entry and stay. If the foreign national does not lawfully return to Italy, those requirements are considered to be lacking, and the refusal becomes a binding administrative act, not a discretionary choice. The judgment expressly refers to the Consolidated Immigration Act and its implementing regulation, stressing that a prolonged absence — in particular when it exceeds the limits set by law — may constitute an interruption of the stay and prevent the renewal of the permit, even where the individual had previously been lawfully resident. The practical message is straightforward. Leaving Italy while a procedure is pending is never a neutral decision. It can have definitive consequences on the right to remain in the country. In immigration law, timing and presence matter. And sometimes, even a single absence can make the difference between continuity of stay and loss of legal status. Thank you for listening, and see you in the next episode of Diritto dell’Immigrazione.

https://ift.tt/DkL2rZb

New on TikTok: Criminal Records and the Refusal of a Residence Permit: the TAR Bologna Ruling Welcome to a new episode of the podcast Immigration Law. My name is lawyer Fabio Loscerbo. Today we are discussing a very important decision that addresses a recurring issue in administrative practice: the refusal of a residence permit based on a foreign national’s criminal record. The reference is a judgment of the Regional Administrative Court for Emilia-Romagna, Bologna seat, First Section, General Register number 3 of 2026, Collegiate Decisions Register number 144 of 2026, published on 29 January 2026, and decided in chambers on 28 January 2026. With this ruling, the Court annulled a decision of the Immigration Office denying the renewal of a residence permit. The core message of the judgment is clear. Criminal records cannot be treated as an automatic ground for refusing a residence permit. The administration is required to carry out an individual, concrete, and up-to-date assessment of the person’s actual social dangerousness, taking into account the full personal situation of the applicant. In the case examined by the Court, the refusal was found to be unlawfully motivated. The administrative decision failed to carry out a genuine balancing exercise between negative elements and favourable factors, such as private and family life, employment history, and the process of social reintegration. In other words, the assessment was merely formal and not substantive. The Court reaffirmed the correct application of Article 5, paragraph 5, of Legislative Decree number 286 of 25 July 1998, which requires the authorities to evaluate the foreign national’s situation as a whole and to provide a reasoned, non-stereotypical justification. Criminal convictions may be relevant, but they can never justify an automatic refusal. The judgment therefore sends a clear message: in immigration law, administrative discretion is legitimate only if it is exercised in a concrete, proportionate, and properly reasoned manner. If you want to follow more real cases and practical developments in immigration law, keep listening to the podcast Immigration Law. See you in the next episode.

https://ift.tt/xVm8lGU

New on TikTok: رفض تصريح العمل: العامل الأجنبي لا يملك حق الطعن صباح الخير، أنا المحامي فابيو لوتشيربو. هذه حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. في هذه الحلقة نتناول مسألة محورية في قانون الهجرة الإيطالي تتعلق بالعمل التابع للأجانب المقيمين خارج إيطاليا، وهي رفض تصريح العمل، وبالأخص مسألة من يملك الصفة القانونية للطعن في هذا النوع من القرارات. المرجع هو الحكم رقم 529 لسنة 2025 الصادر عن TAR Abruzzo – الدائرة الأولى، الصادر بتاريخ 19 نوفمبر 2025 والمنشور في 24 نوفمبر 2025، والذي قضى بعدم قبول الطعن المقدم من عامل أجنبي ضد قرار رفض تصريح العمل الصادر عن مكتب الهجرة الموحد. قامت المحكمة بإعادة بناء دقيقة للإجراءات المنصوص عليها في المادة 22 من القانون الموحد للهجرة، موضحة أن الأمر يتعلق بإجراء مركب يتألف من عدة مراحل متعاقبة. ففي المراحل الأولى، التي تشمل طلب التوظيف وإصدار تصريح العمل، تكون المصلحة القانونية محل الحماية هي مصلحة صاحب العمل، الذي يسعى إلى استقدام عامل من الخارج مع الالتزام بالحصص والشروط التي يحددها القانون. وفي هذا السياق، تأتي التعديلات التي أدخلها المرسوم بقانون رقم 145 لسنة 2024، المحول إلى القانون رقم 187 لسنة 2024، والتي أوجبت على صاحب العمل تأكيد طلب تصريح العمل خلال سبعة أيام من تاريخ الإخطار بانتهاء الفحوصات الإجرائية. وفي حال عدم تقديم هذا التأكيد خلال الأجل المحدد، يُعد الطلب مرفوضًا ويُلغى تصريح العمل إذا كان قد صدر بالفعل. وترى المحكمة أن هذا الالتزام بالتأكيد يخص حصريًا صاحب العمل، ويقع ضمن مرحلة إجرائية تهدف إلى تلبية احتياجاته التنظيمية والإنتاجية. وفي هذه المرحلة، لا يكون العامل الأجنبي قد اكتسب بعد مركزًا قانونيًا محميًا، وإنما يقتصر وضعه على مصلحة واقعية في نجاح الإجراء. ومن هنا تستخلص المحكمة مبدأً واضحًا وحاسمًا: العامل الأجنبي المقيم خارج إيطاليا لا يملك الصفة القانونية للطعن في قرار رفض أو إلغاء تصريح العمل، لأنه لا يتمتع بمركز قانوني محمي في تلك المرحلة من الإجراء. وتعود الصفة في رفع الطعن حصريًا إلى صاحب العمل الذي قدم الطلب الاسمي. كما توضح المحكمة أن المراكز القانونية المرتبطة مباشرة بالعامل الأجنبي لا تنشأ إلا في المراحل اللاحقة، والمتعلقة بإصدار تأشيرة الدخول وتصريح الإقامة. أما قبل ذلك، فإن النظام القانوني يحمي المصلحة العامة في ضبط تدفقات الهجرة، وكذلك المصلحة الخاصة لصاحب العمل، دون أن يمنح العامل حقًا قابلًا للمطالبة القضائية. إنه حكم يستحق القراءة المتأنية، لأنه يصحح ممارسات دفاعية لا تزال شائعة، ويفرض دقة أكبر في تحديد الشخص المخول قانونًا باتخاذ المبادرة القضائية. ففي إجراءات تصريح العمل، يكون الطعن المقدم من العامل وحده معرضًا حتمًا للحكم بعدم القبول، مع ما يترتب على ذلك من آثار واضحة من حيث الوقت والتكاليف وفعالية الحماية القانونية. للمزيد من التحليل حول هذا الموضوع، وحول قضايا أخرى متعلقة بالعمل، وتدفقات الدخول، وتصاريح الإقامة، يمكنك الاطلاع على مقالاتي، والاستماع إلى بودكاست قانون الهجرة، ومتابعة المحتوى المتاح على قناتي على يوتيوب وتيك توك. إلى اللقاء في الحلقة القادمة.

https://ift.tt/fQJDkCX