mercoledì 10 dicembre 2025

Protezione complementare, integrazione e obblighi costituzionali nella giurisprudenza più recente(Nota a Tribunale di Bologna, Sez. Immigrazione, decreto 19 novembre 2025, R.G. 11421/2024)


Abstract
Il decreto del Tribunale di Bologna del 19 novembre 2025 rappresenta un riferimento significativo per comprendere la funzione attuale della protezione complementare dopo la riforma del D.L. 20/2023. Sebbene il legislatore abbia eliminato i criteri normativi che tipizzavano la valutazione della vita privata e familiare, la decisione ribadisce che l’istituto mantiene un solido fondamento negli obblighi costituzionali e internazionali, che non possono essere compressi per effetto di modifiche legislative. Il provvedimento conferma inoltre il ruolo decisivo del giudice nella ricostruzione del perimetro dell’art. 19 TUI, attraverso un giudizio comparativo che valorizza i percorsi di integrazione individuali e la proporzionalità delle misure di allontanamento.


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1. Il contesto processuale e l’oggetto del giudizio

Il procedimento trae origine dall’impugnazione del rigetto della domanda di protezione internazionale, esaminata in procedura accelerata, rispetto alla quale il Tribunale riconosce l’automatica sospensione per violazione dei termini procedurali. L’attenzione del Collegio si concentra esclusivamente sulla richiesta di protezione complementare, dato che il ricorrente non ha più insistito sulle forme maggiori di tutela. La documentazione sopravvenuta durante il giudizio, che attesta un percorso di integrazione rapida e coerente, diventa centrale per valutare se l’allontanamento possa determinare una lesione sproporzionata della vita privata ai sensi dell’art. 19 TUI e dell’art. 8 CEDU. Il quadro familiare, caratterizzato dalla presenza in Italia di una sorella regolarmente soggiornante, si combina con il radicamento lavorativo e imprenditoriale per delineare una identità sociale diversa da quella che il ricorrente avrebbe nel Paese d’origine.


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2. Il quadro normativo dopo il D.L. 20/2023 e la persistenza strutturale della protezione complementare

La riforma del 2023 interviene sull’art. 19 TUI, eliminando gli indici normativi che fino ad allora guidavano la valutazione della vita privata e familiare. Il legislatore, tuttavia, non modifica l’ossatura dell’istituto, poiché resta intatto il rinvio agli obblighi costituzionali e internazionali contenuto nell’art. 5, comma 6, TUI. La Corte di cassazione, attraverso decisioni recenti richiamate dal Tribunale, sottolinea che il diritto al rispetto della vita privata e familiare continua a essere pienamente operante, poiché protetto non solo dalla CEDU ma anche dalla Costituzione. La sentenza n. 29593/2025 assume rilievo particolare, poiché chiarisce che la soppressione dei criteri legislativi non riduce l’estensione delle garanzie. L’interprete è anzi chiamato a ricostruire tali criteri attraverso i principi elaborati dalla Corte EDU e dalla stessa Cassazione, seguendo una logica di integrazione tra fonti convenzionali e costituzionali. Da ciò deriva una trasformazione dell’istituto: meno tipizzato sul piano normativo, più affidato al giudizio ponderato del giudice e al rispetto del principio di proporzionalità.


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3. L’integrazione come elemento qualificante della vita privata

Una parte significativa del decreto è dedicata all’analisi del percorso di integrazione del ricorrente. L’avvio di un’attività autonoma con risultati economici rilevanti, documentati da fatture e dichiarazioni reddituali, attesta una capacità di auto-sostentamento che non si esaurisce nel mero dato economico, ma segnala una volontà effettiva di costruire in Italia una rete di relazioni sociali e professionali. Il Collegio valorizza espressamente la funzione sociale del lavoro, riprendendo la giurisprudenza della Corte EDU secondo cui la vita professionale può costituire parte integrante della vita privata (Niemietz c. Germania, 1992). La presenza di relazioni familiari stabili e la conoscenza adeguata della lingua italiana contribuiscono ulteriormente a definire una vita privata radicata nel contesto sociale italiano. Questa dimensione complessiva dell’integrazione permette al giudice di cogliere l’effettiva trasformazione identitaria del soggetto, che ha sviluppato legami significativi e una progettualità incompatibile con un ritorno forzato nel Paese d’origine.


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4. Il giudizio comparativo e la sproporzione dell’allontanamento

Il Tribunale procede alla valutazione comparativa tra la situazione attuale del ricorrente e quella cui sarebbe esposto in caso di rimpatrio, secondo il metodo già affermato dalla Corte di cassazione per la protezione complementare. L’allontanamento risulterebbe sproporzionato rispetto allo sviluppo raggiunto in Italia, anche considerando l’assenza di prospettive economiche e di sostegno familiare effettivo nel Paese di origine. Il Collegio non rileva inoltre motivi di sicurezza nazionale o di ordine pubblico che possano giustificare un’ingerenza così incisiva nella vita privata dell’interessato. La protezione complementare si rivela quindi coerente con la finalità di evitare che l’espulsione comporti una violazione grave e sproporzionata dei diritti fondamentali, confermando il ruolo centrale della proporzionalità come limite sostanziale all’azione amministrativa.


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5. Il ruolo della giurisdizione dopo la riforma del 2023

La decisione del Tribunale di Bologna mette in evidenza la funzione di supplenza che la giurisdizione è oggi chiamata a svolgere. La scelta del legislatore di eliminare gli indici normativi non semplifica l’applicazione dell’istituto, ma richiede un intervento interpretativo più articolato, fondato sul dialogo tra diritto interno, Costituzione e CEDU. La protezione complementare si trasforma così in un istituto che esige una valutazione individualizzata e non schematica, grazie alla quale il giudice diventa il garante effettivo dell’equilibrio tra esigenze di controllo dei flussi migratori e tutela della dignità della persona. L’assenza di parametri legislativi rigidi rafforza di fatto il ruolo della giurisprudenza nel definire, caso per caso, il contenuto del diritto.


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Conclusioni

Il decreto del 19 novembre 2025 rappresenta un contributo importante nella ricostruzione dell’istituto della protezione complementare. Il Tribunale riafferma che la tutela della vita privata non può essere sacrificata in nome di esigenze amministrative, quando il percorso di integrazione risulti effettivo e radicato. L’interpretazione adottata mostra come l’istituto, pur privato di tipizzazioni normative, mantenga una forte coerenza sistemica grazie al richiamo agli obblighi costituzionali e convenzionali. La protezione complementare emerge così non come uno strumento residuale, ma come un presidio essenziale per garantire la proporzionalità dell’allontanamento e la dignità della persona migrante.


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Avv. Fabio Loscerbo

TEMA: Refuzimi i lejes së qëndrimit për punë të pavarur, kërkesat ligjore dhe vlerësimi i rrezikshmërisë shoqërore – Shënime mbi vendimin e TAR Puglia, Lecce, të datës 19 nëntor 2025 (i publikuar më 28 nëntor 2025)

 TEMA: Refuzimi i lejes së qëndrimit për punë të pavarur, kërkesat ligjore dhe vlerësimi i rrezikshmërisë shoqërore – Shënime mbi vendimin e TAR Puglia, Lecce, të datës 19 nëntor 2025 (i publikuar më 28 nëntor 2025)

Përmbledhje
Vendimi i marrë nga Gjykata Administrative Rajonale e Pulias – seksioni Lecce, i publikuar më 28 nëntor 2025, ofron një mundësi të rëndësishme për të analizuar strukturën e kërkesave që rregullojnë dhënien dhe rinovimin e lejes së qëndrimit për punë të pavarur, si edhe marrëdhënien ndërmjet këtyre kërkesave dhe vlerësimit të rrezikshmërisë shoqërore të të huajit. Ky vendim shtrihet brenda një qasjeje strikte interpretative, e bazuar në zbatimin e saktë të kushteve të parashikuara nga Teksti Unik i Imigracionit dhe në funksionin e mbrojtjes së rendit publik që u takon autoriteteve të sigurisë.

1. Kuadri normativ
Neni 5 paragrafi 5 i Dekretit Legjislativ nr. 286, datë 25 korrik 1998, rregullon refuzimin, revokimin dhe mosrinovimin e lejes së qëndrimit kur mungojnë kushtet e hyrjes dhe të qëndrimit. Ndërkohë, neni 26 paragrafi 3 i të njëjtit Dekret përcakton kushtet specifike për qëndrimin për punë të pavarur: disponimin e një banese të përshtatshme dhe të një të ardhure vjetore të ligjshme që tejkalon pragun e parashikuar për përjashtimin nga kontributet shëndetësore.

TAR Lecce konfirmon se këto kërkesa janë objektive dhe thelbësore, pa hapësirë për interpretim fleksibël apo kompensim mbi bazë të rrethanave të ardhshme. Të ardhurat dhe banesa duhet të provohen në momentin e marrjes së vendimit; pritshmëritë e mëvonshme janë juridikisht të parëndësishme.

2. Vlerësimi provues: të ardhurat, banesa dhe besueshmëria e deklarimeve
Në çështjen në fjalë, administrata vërejti mungesën e deklarimeve të të ardhurave për vitet e fundit — me përjashtim të disa shifrave modeste të viteve të kaluara — dhe mungesën e provave për një strehim real. Aplikanti nuk u gjet në adresën e deklaruar dhe nuk ofroi dokumentacion mbështetës. TAR e konsideroi vendimin e refuzimit si të ligjshëm.

Gjykata nënvizon një parim tashmë të konsoliduar: barra e provës bie tërësisht mbi kërkuesin, i cili duhet të paraqesë dokumente konkrete (kontrata, fatura të shërbimeve, akte të regjistruara), e jo deklarime të thjeshta. Mungesa e këtyre provave nuk është “parregullsi e korrigjueshme”, por mungesë e kushtit thelbësor të kërkuar nga ligji.

3. Vlerësimi i rrezikshmërisë shoqërore dhe roli i precedentëve penalë
Një element qendror i vendimit është pohimi se administrata mund të marrë në konsideratë edhe precedentë penalë apo të dhëna policore që nuk kanë përfunduar me një vendim penal të formës së prerë, për sa kohë ato tregojnë një sjellje potencialisht të dëmshme për rendin publik.

Në rastin konkret, arrestimet e shumta dhe dënimet për vepra kundër pronës, personit dhe autoritetit publik mbështetën një vlerësim negativ mbi besueshmërinë e kërkuesit. TAR thekson se ky vlerësim nuk është automatik, por rezultat i një analize të sjelljes së përgjithshme të individit, në përputhje me parimin e proporcionalitetit.

4. Lidhjet familjare: kufizim apo kriter plotësues?
Paragrafi i fundit i nenit 5/5 kërkon vlerësimin e natyrës dhe efektivitetit të lidhjeve familjare të të huajit tashmë rezident në Itali. Megjithatë, TAR sqaron se këto lidhje nuk përbëjnë një të drejtë të pakushtëzuar për rinovim, sidomos kur mungon bashkëjetesa ose një marrëdhënie e qëndrueshme e provuar.

Në rastin e trajtuar, kërkuesi ishte baba i një të miture italiane, por nuk jetonte me të dhe nuk dokumentonte një marrëdhënie të vazhdueshme. Gjykata i referohet jurisprudencës së Këshillit të Shtetit, sipas së cilës vetëm rrethana të jashtëzakonshme — që paraqesin rrezik të prekshëm për të miturin — mund të mbizotërojnë ndaj nevojave të rendit publik.

5. Përfundime
Ky vendim konfirmon një qasje rigoroze dhe koherente me natyrën e lejes së qëndrimit për punë të pavarur, e cila parashikon stabilitet ekonomik dhe banesor nga ana e kërkuesit. Ai gjithashtu riafirmon rëndësinë e vlerësimit të rendit publik, i cili nuk ka nevojë detyrimisht për një vendim penal të formës së prerë kur provat e disponueshme mundësojnë një gjykim administrativ të arsyetuar.

Së fundi, TAR vë në dukje rëndësinë e një arsyetimi administrativ të qartë: akti i kontestuar paraqiste qartë faktet e shqyrtuara, dispozitat e zbatuara dhe logjikën e ndjekur, duke garantuar transparencën e veprimit administrativ.

Ky vendim kontribuon në përcaktimin e një kuadri interpretativ të qëndrueshëm, ku leja e qëndrimit për punë të pavarur shihet si një instrument që mbështetet në kërkesa substanciale të rrepta dhe në një vlerësim gjithëpërfshirës të sjelljes së aplikantit, në një ekuilibër ndërmjet sigurisë publike dhe të drejtave individuale.