domenica 23 marzo 2025

Due volti dell’immigrazione: chi delinque e chi si integra. Il caso Osama e la necessità di un nuovo paradigma

 

Due volti dell’immigrazione: chi delinque e chi si integra. Il caso Osama e la necessità di un nuovo paradigma

di Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato esperto in diritto dell’immigrazione
Lobbista registrato in materia di migrazione e asilo presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID: 280782895721-36

In questi giorni, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato con fermezza il rimpatrio di due cittadini stranieri condannati per spaccio di droga, espulsi al termine della loro pena detentiva e ricondotti nel loro Paese di origine. Un’azione concreta, tesa a rafforzare il principio secondo cui chi delinque e non ha titolo per restare deve essere rimpatriato.

“Continua l’impegno per il rimpatrio di soggetti pericolosi presenti irregolarmente sul nostro territorio,” – si legge nel comunicato pubblicato dal Ministro su X.

A questa dichiarazione ho voluto rispondere pubblicamente sottolineando un punto essenziale: espellere chi rifiuta le regole è anche un atto di rispetto verso chi, al contrario, si integra onestamente. È una forma di tutela nei confronti dei tanti stranieri che rispettano le leggi, lavorano e contribuiscono al benessere collettivo.

Uno di loro era ABBASSA Osama, 22 anni, morto tragicamente in un incidente stradale a Padova mentre tornava dal lavoro. Osama aveva trovato un’occupazione stabile, versava regolarmente i contributi, viveva in alloggio comunicato, e aveva sottoscritto l’Accordo di Integrazione, un impegno solenne con lo Stato italiano ad apprendere la lingua, rispettare le leggi, assolvere agli obblighi fiscali e contribuire al progresso della comunità che lo ospita.

La magistratura farà chiarezza sulle responsabilità dell’incidente che ha portato via Osama. Si auspica che non si tratti di un caso di sfruttamento lavorativo, ma è compito della magistratura accertare anche questo aspetto, in un contesto dove, purtroppo, molti stranieri si trovano impiegati in circuiti occupazionali segnati da orari estenuanti, spostamenti rischiosi e scarse tutele.

L’incidente è stato riportato dalla stampa locale, che ha dato notizia della tragica fine di Osama mentre rientrava dal lavoro:
https://www.vicenzatoday.it/cronaca/correzzola-schianto-facchino-morto-19-marzo-2025.html

Va ricordato che pendeva presso il Tribunale di Venezia un ricorso per il riconoscimento della protezione speciale in suo favore. In quella sede avevo scritto che Osama aveva “avviato un percorso di inclusione economica in Italia, testimoniato da contratti di lavoro regolari e da una progressiva stabilizzazione nel mercato occupazionale”. Avevo sostenuto che il suo eventuale rimpatrio avrebbe comportato “un’interruzione forzata del percorso di integrazione economica, con la perdita delle opportunità di lavoro consolidate in Italia”, oltre alla “mancanza di una rete di supporto sociale nel paese d’origine”. E avevo concluso che tutto questo si sarebbe tradotto in una violazione del diritto alla vita privata, così come garantito dall’art. 8 della CEDU.

È proprio per persone come Osama che ho proposto il nuovo paradigma: integrazione o ReImmigrazione.
Un modello che riconosce e valorizza chi si impegna a costruire qui la propria vita, e che al contempo prevede un ritorno nel paese d’origine per chi, invece, rifiuta le regole e sceglie la strada della delinquenza.
Un nuovo paradigma da attuare attraverso l'applicazione generalizzata della procedura di protezione complementare, che nel caso di Osama aveva dato risultati eccellenti: la sua vita, il suo lavoro, il suo percorso erano la testimonianza vivente dell’efficacia di questo strumento quando correttamente applicato.

La morte di Osama non deve essere dimenticata.
Deve diventare un monito, una pietra angolare per affermare la necessità di un nuovo modello, di un nuovo paradigma non più fondato esclusivamente sul lavoro, ma sull'integrazione come percorso complesso, fatto di lingua, rispetto delle regole e partecipazione alla vita civile.
Solo così il fenomeno “immigrazione” potrà diventare gestibile e sostenibile.

New on TikTok: Residence permit denied by the Police but granted by the Court: a job and real integration are enough for special protection Welcome to a new episode of the podcast Immigration Law. My name is lawyer Fabio Loscerbo, and today we address a very practical issue: what happens when the Police deny a residence permit, but the Court overturns that decision. We are talking about a judgment of the Court of Bologna, case number 591 of 2025, concerning the recognition of special protection . The Police had denied the permit, arguing that the applicant had not demonstrated sufficient integration. This is a very common reasoning in practice: authorities often expect an almost “perfect” level of integration, as if a foreign national had to prove complete and definitive social inclusion. The Court takes a different approach, one that is more consistent with the law and recent case law. It clearly states that full integration is not required. What matters is a serious and concrete path of integration, even if it is still ongoing. In this case, the applicant had a stable job, an income, had attended language courses, and had been living in Italy for several years. All these elements, taken together, show real social integration. At this point, a key legal principle comes into play: the right to private life under Article 8 of the European Convention on Human Rights. This concept does not only concern family ties, but also includes social relationships, work, and the life a person builds over time. The Court states that removing a person in such circumstances would mean uprooting them and seriously affecting their fundamental rights. It also adds an important point: if there are no concerns related to public safety or public order, the State’s interest in expulsion becomes weak. The outcome is clear: the Court recognizes the right to a residence permit for special protection, valid for two years, renewable and convertible into a work permit . The message of this decision is straightforward: if a person works, integrates, and builds a life in Italy, this reality cannot be ignored. And this is exactly where the future of immigration law will increasingly be decided. Thank you for listening, and see you soon for a new episode of Immigration Law.

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