mercoledì 26 marzo 2025

La protezione speciale tra diritto interno e fonti sovranazionali Nota a Trib. Brescia, sent. 18 febbraio 2025, n. R.G. 4531/2024

 

La protezione speciale tra diritto interno e fonti sovranazionali

Nota a Trib. Brescia, sent. 18 febbraio 2025, n. R.G. 4531/2024

di Avv. Fabio Loscerbo

Nel panorama giurisprudenziale in continua evoluzione in materia di protezione speciale, la sentenza del Tribunale di Brescia, pronunciata il 18 febbraio 2025 (n. R.G. 4531/2024), rappresenta un esempio emblematico di applicazione coerente dei principi costituzionali e sovranazionali a tutela della persona straniera.

Il ricorrente aveva proposto opposizione al rigetto della propria istanza di permesso di soggiorno per protezione speciale, rigetto fondato sulla presunta assenza di radicamento in Italia e sulla mancata sussistenza di una condizione di vulnerabilità. Il Tribunale ha ribaltato tale impostazione, riconoscendo il diritto del richiedente alla protezione speciale sia sotto il profilo del rischio di trattamenti inumani o degradanti in caso di rimpatrio, sia in relazione alla tutela della vita privata e familiare, con esplicito riferimento all’art. 8 CEDU e all’art. 19, comma 1.1, del T.U. Immigrazione.

Particolarmente interessante è l'approfondita analisi compiuta dal Collegio in merito alla situazione sistemica della Turchia, paese d’origine del ricorrente, con un quadro aggiornato delle violazioni sistemiche e gravi dei diritti umani. Il Tribunale ha valorizzato fonti internazionali attendibili, tra cui i report di Freedom House e dell’EUAA, evidenziando come le criticità democratiche, la repressione dell’opposizione politica, la censura mediatica e la crisi dei diritti civili costituiscano elementi oggettivi di rischio per chi faccia ritorno in Turchia.

Sul piano soggettivo, il giudizio si è esteso alla valutazione dell’integrazione personale del ricorrente, che risultava occupato con contratto a tempo indeterminato, dimostrando così un effettivo inserimento sociale e lavorativo. Tali elementi sono stati ritenuti idonei a integrare la condizione di tutela ex art. 19, comma 1.1, anche nella parte riferita al rispetto della vita privata.

Di rilievo la posizione assunta dal Tribunale sul diritto intertemporale. Poiché la domanda era stata presentata in data anteriore all’entrata in vigore del D.L. 20/2023 (cosiddetto “Decreto Cutro”), il Collegio ha applicato la normativa previgente, ossia quella modificata dal D.L. 130/2020, riaffermando il principio secondo cui il nuovo regime normativo non può retroagire in danno del richiedente.

La decisione si segnala, pertanto, non solo per la corretta applicazione della disciplina giuridica, ma anche per l’approccio sistematico e multilivello, conforme ai principi costituzionali, alla giurisprudenza della Corte di Cassazione e al diritto dell’Unione Europea.

Essa conferma come la protezione speciale, nella sua dimensione post-umanitaria, continui a fungere da strumento di tutela fondamentale dei diritti della persona, anche in contesti in cui il mero dato lavorativo si accompagna a una più ampia vulnerabilità sistemica e al rischio di compressione delle libertà fondamentali in caso di rimpatrio.


📌 Avv. Fabio Loscerbo


New on TikTok: Permiso de residencia por trabajo: una condena penal no basta para negar la renovación Buenos días, soy el abogado Fabio Loscerbo y este es un nuevo episodio del podcast Derecho de Inmigración. Hoy hablamos de una importante sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña, publicada el 12 de junio de 2026. El caso se refiere a la renovación de un permiso de residencia por trabajo y a la relación entre las condenas penales y el derecho a permanecer legalmente en Italia. El caso afecta a un ciudadano marroquí que llegó a Italia en 2013 como menor no acompañado. Después de varios años de residencia legal y actividad laboral, la Jefatura de Policía de Módena rechazó la renovación de su permiso de residencia por trabajo debido a una condena relacionada con delitos de drogas. El interesado recurrió la decisión ante el tribunal administrativo, alegando que la Administración se había limitado a mencionar la condena sin realizar una evaluación concreta de su situación personal. El tribunal le dio la razón. Según la sentencia, una condena penal no puede conducir automáticamente a la denegación o revocación de un permiso de residencia. La Administración debe realizar una evaluación concreta de la posible peligrosidad social de la persona, teniendo en cuenta su historia personal, su integración social y laboral, la gravedad de los hechos y todas las circunstancias relevantes del caso. La sentencia también recuerda los principios establecidos por el Tribunal Constitucional italiano y por el Tribunal Europeo de Derechos Humanos, según los cuales debe existir un equilibrio entre las necesidades de seguridad pública y el derecho del extranjero al respeto de su vida privada y familiar. En este caso, los jueces consideraron que la decisión de la Jefatura de Policía carecía de una verdadera valoración sobre la peligrosidad social del solicitante. Por esta razón, la denegación fue anulada y la Administración deberá volver a examinar el caso aplicando los criterios indicados por el tribunal. Esta decisión confirma un principio fundamental del derecho de inmigración: los permisos de residencia no pueden decidirse mediante automatismos. Cada situación debe analizarse de forma individual, concreta y justa. Gracias por escuchar este episodio del podcast Derecho de Inmigración. Soy el abogado Fabio Loscerbo y nos escuchamos en el próximo episodio.

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