Press Release – New Multilingual Episode of the “Immigration Law” Podcast Now Online
A new episode of the Immigration Law podcast is now available, focusing on a highly significant decision issued by the Ordinary Court of Florence on 24 December 2025, which recognised complementary protection on the basis of effective work integration in Italy.
The decision clearly confirms that integration—particularly labour integration—continues to represent a central legal criterion for the protection of a foreign national’s private life, even after the amendments introduced by Decree-Law No. 20 of 2023. The ruling reaffirms the continued relevance of Article 19 of the Consolidated Immigration Act, interpreted in line with Article 8 of the European Convention on Human Rights.
The podcast episode analyses the key legal aspects of the decision, highlighting the role of stable employment, economic self-sufficiency and social rootedness, as well as the principle that integration achieved during the period of administrative or judicial proceedings cannot be dismissed as artificial or legally irrelevant.
To ensure broad accessibility and promote accurate legal information at an international level, the episode has been published in five different languages:
The Immigration Law podcast continues its work of legal analysis and public legal education, with the aim of making complex judicial decisions accessible and contributing to a serious, informed and balanced debate on immigration law.
بيان إعلامي – نشر حلقة جديدة من بودكاست “قانون الهجرة” بعدة لغات
تم نشر حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة، مخصصة لقرار قضائي بالغ الأهمية صادر عن محكمة فلورنسا بتاريخ 24 ديسمبر 2025، والذي اعترف بالحماية التكميلية على أساس مسار اندماج مهني فعلي داخل إيطاليا.
يوضح هذا القرار بشكل جلي أن الاندماج، ولا سيما الاندماج في سوق العمل، لا يزال يمثل معيارًا قانونيًا جوهريًا لحماية الحياة الخاصة للأجنبي، حتى بعد التعديلات التي أدخلها المرسوم بقانون رقم 20 لسنة 2023. ويؤكد القرار استمرار تطبيق المادة 19 من قانون الهجرة الموحد، بالانسجام مع المادة 8 من الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان.
تتناول الحلقة أبرز النقاط القانونية الواردة في القرار، مع التركيز على أهمية العمل المستقر، والاستقلال الاقتصادي، والتجذر الاجتماعي، إضافة إلى المبدأ القائل بأن الاندماج المتحقق خلال فترة انتظار الإجراءات الإدارية أو القضائية لا يمكن اعتباره شكليًا أو عديم الأثر القانوني.
وقد تم نشر الحلقة بخمس لغات مختلفة، بهدف الوصول إلى جمهور أوسع وتعزيز الفهم القانوني السليم لقضايا الهجرة على المستوى الدولي:
يواصل بودكاست قانون الهجرة تقديم تحليلات قانونية دقيقة ومبسطة للقرارات القضائية ذات الصلة، بهدف تعزيز الوعي القانوني والمساهمة في نقاش جاد ومتوازن حول قضايا الهجرة.
Pubblicato un nuovo episodio del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue: la protezione complementare riconosciuta per integrazione lavorativa
È online un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione, dedicato a un decreto di particolare rilievo emesso dal Tribunale ordinario di Firenze in data 24 dicembre 2025, che ha riconosciuto la protezione complementare sulla base di un percorso di integrazione lavorativa effettiva.
Il provvedimento chiarisce in modo netto che, anche dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 20/2023, l’integrazione – in particolare quella lavorativa – continua a rappresentare un criterio giuridico centrale per la tutela della vita privata dello straniero ai sensi dell’articolo 19 del testo unico immigrazione e dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Nel podcast vengono analizzati i passaggi chiave della decisione, il ruolo del lavoro stabile, dell’autonomia economica e del radicamento sociale, nonché il principio secondo cui l’integrazione maturata durante il tempo dell’attesa procedimentale non può essere considerata irrilevante o artificiale.
L’episodio è stato pubblicato in cinque versioni linguistiche, per raggiungere un pubblico più ampio e favorire una corretta informazione giuridica anche a livello internazionale:
Il podcast Diritto dell’Immigrazione continua così il suo lavoro di analisi e divulgazione giuridica, con l’obiettivo di rendere accessibili decisioni giurisprudenziali complesse e di contribuire a un dibattito serio e informato sul diritto dell’immigrazione.
Il Tribunale di Firenze e la protezione complementare dopo il decreto-legge 20/2023: continuità costituzionale, radicamento e funzione sistemica dell’integrazione
Abstract
Il decreto emesso dal Tribunale ordinario di Firenze in data 24 dicembre 2025, nell’ambito di un procedimento in materia di protezione internazionale e complementare, offre un contributo di particolare rilievo all’attuale dibattito sull’ambito applicativo della protezione complementare dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 20/2023, convertito con legge 50/2023. La decisione si colloca in una fase di riassestamento dell’istituto, segnata dall’abrogazione parziale dell’articolo 19, comma 1.1, del testo unico immigrazione e dal conseguente ritorno a un modello interpretativo fortemente ancorato ai parametri costituzionali e convenzionali. L’analisi del provvedimento consente di mettere a fuoco il ruolo centrale del radicamento sociale e lavorativo e di interrogarsi sulle implicazioni sistemiche della protezione complementare nel quadro di una più ampia riflessione sul rapporto tra integrazione, permanenza sul territorio e politiche di rientro.
1. Inquadramento normativo e contesto della decisione
Il Tribunale di Firenze opera in un contesto normativo profondamente segnato dall’evoluzione discontinua della tutela umanitaria prima e della protezione speciale poi. Con la riforma del 2020, il legislatore aveva tipizzato una serie di criteri di valutazione della vita privata e familiare, successivamente ridimensionati dal decreto-legge 20/2023. Quest’ultimo intervento, pur incidendo sulla struttura dell’articolo 19, non ha tuttavia eliminato il nucleo essenziale della tutela derivante dagli obblighi costituzionali e internazionali, come chiaramente ribadito dalla giurisprudenza di legittimità.
Il decreto in esame si inserisce in questo solco, riaffermando che la protezione complementare continua a rappresentare uno strumento di salvaguardia dei diritti fondamentali, anche in assenza di una tipizzazione legislativa rigida dei criteri di comparazione. Il giudice fiorentino valorizza, in particolare, la continuità tra l’assetto previgente alla riforma del 2020 e l’assetto attuale, richiamando l’elaborazione giurisprudenziale maturata in epoca anteriore e riaffermata dalla Corte di cassazione nel 2025.
2. La centralità del radicamento e della vita privata
Il cuore motivazionale del decreto risiede nella valutazione del radicamento del richiedente sul territorio nazionale. Il Tribunale procede a un’analisi puntuale degli indici di integrazione sociale, lavorativa e abitativa, ponendoli in relazione con il diritto al rispetto della vita privata tutelato dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dall’articolo 19 del testo unico immigrazione.
La decisione ribadisce che l’integrazione non è un dato meramente economico, ma un processo complesso che comprende la stabilità abitativa, la continuità lavorativa, la partecipazione alla vita sociale e la conoscenza della lingua. In tale prospettiva, il radicamento maturato anche nel tempo necessario all’esame delle domande di protezione maggiore non può essere considerato irrilevante o artificiale, ma costituisce un elemento strutturale della vita privata dello straniero.
3. Continuità giurisprudenziale e funzione sistemica della protezione complementare
Particolarmente significativa è la lettura che il Tribunale di Firenze offre dell’intervento del 2023. L’abrogazione di parte dell’articolo 19, comma 1.1, non viene interpretata come una compressione della tutela, bensì come una riduzione della tipizzazione normativa, che restituisce centralità al giudizio di proporzionalità e al bilanciamento caso per caso. In questo senso, la protezione complementare torna a svolgere una funzione di garanzia del sistema, assicurando l’effettività del diritto d’asilo costituzionale e degli obblighi convenzionali.
La decisione evidenzia come l’assenza di pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica e la dimostrata capacità di integrazione rendano sproporzionato l’allontanamento dello straniero, in quanto produttivo di una lesione grave e irreversibile della sua vita privata. Tale impostazione si colloca in linea di continuità con le pronunce delle Sezioni Unite del 2021 e con la più recente giurisprudenza di legittimità, confermando un orientamento interpretativo ormai consolidato.
4. Implicazioni prospettiche: integrazione, permanenza e politiche di rientro
Sul piano sistemico, il decreto di Firenze sollecita una riflessione più ampia sul rapporto tra protezione complementare e politiche migratorie. La tutela riconosciuta non si fonda su una logica emergenziale o assistenziale, ma sul riconoscimento di un percorso di integrazione effettiva. In questa prospettiva, la protezione complementare può essere letta come uno strumento che distingue tra chi ha costruito una vita privata stabile nel territorio nazionale e chi, al contrario, non ha intrapreso un reale percorso di inserimento.
Ne deriva un modello coerente con una visione orientata al futuro, nella quale l’integrazione diviene il discrimine giuridico per la permanenza, mentre il rientro nel paese di origine si configura come opzione legittima nei casi di mancato radicamento. Il decreto fiorentino, pur muovendosi nel perimetro strettamente giurisdizionale, contribuisce così a delineare un paradigma nel quale la protezione complementare non è in contraddizione con politiche di rientro ordinate, ma ne costituisce il necessario contrappeso garantista.
Conclusioni
Il decreto del Tribunale di Firenze del 24 dicembre 2025 rappresenta un tassello rilevante nella definizione dell’attuale fisionomia della protezione complementare. Esso conferma la perdurante centralità della tutela della vita privata e familiare, riafferma la continuità con la giurisprudenza precedente alle riforme più recenti e offre una chiave di lettura sistemica che valorizza l’integrazione come criterio giuridico fondamentale. La decisione si presta, pertanto, a essere assunta come riferimento per future applicazioni dell’istituto, in un quadro normativo che, pur mutato, continua a richiedere interpretazioni rigorose e coerenti con i principi costituzionali e convenzionali.
Lejet e qëndrimit, dënimet penale dhe integrimi: puna nuk mjafton
Gjykata Administrative Rajonale e Markeve (TAR Marche), vendim i datës 16 dhjetor 2025, numri i regjistrit të përgjithshëm 684 i vitit 2025
Vendimi i Gjykatës Administrative Rajonale të Markeve (TAR Marche), Seksioni i Dytë, i nxjerrë më 16 dhjetor 2025, në procedurën e regjistruar me numrin e regjistrit të përgjithshëm 684 të vitit 2025, është publikuar në Calameo. Ky vendim trajton një çështje me rëndësi të veçantë në të drejtën e imigracionit: marrëdhënien ndërmjet integrimit përmes punës, dënimeve penale dhe refuzimit të lejes së qëndrimit për arsye pune.
Kontesti ka lindur nga refuzimi i Drejtorisë së Policisë për t’i lëshuar leje qëndrimi për punë një shtetasi të huaj, të cilit më parë i ishte revokuar leja e qëndrimit BE për qëndrim afatgjatë. Gjatë procedurës administrative ka ndërhyrë një dënim penal, me aplikim të dënimit mbi bazën e marrëveshjes ndërmjet palëve, për vepra penale të dhunës në familje dhe plagosje.
Pavarësisht ekzistencës së një marrëdhënieje pune dhe pretendimit për lidhje familjare në Itali, Administrata e refuzoi lejen e qëndrimit duke vlerësuar se kërkuesi paraqiste rrezik për sigurinë publike, i papajtueshëm me lëshimin e titullit të qëndrimit.
Parimi i afirmuar nga Gjykata
Me vendimin e 16 dhjetorit 2025, TAR Marche e rrëzoi ankimin dhe pohoi qartë se integrimi nuk mund të reduktohet vetëm në punë. Puna është një element i rëndësishëm në vlerësimin e integrimit, por nuk është e mjaftueshme për të neutralizuar një vlerësim të rrezikshmërisë shoqërore, veçanërisht kur sjelljet penalisht të dënueshme cenojnë interesa themelore të mbrojtura nga rendi juridik, si integriteti i personit dhe marrëdhëniet familjare.
Gjykata theksoi se integrimi duhet të vlerësohet në mënyrë thelbësore dhe tërësore, duke përfshirë respektimin e vlerave shoqërore dhe kulturore të vendit pritës. Në këtë kuadër, sjellja në sferën private dhe familjare merr rëndësi të plotë juridike, sidomos kur veprat penale kanë ndodhur pikërisht në këtë kontekst.
Ndalimi i automatizmave dhe diskrecioni administrativ
Me interes të veçantë është interpretimi i nenit 5, paragrafi 5, të Tekstit Unik për Imigracionin. Gjykata riafirmoi se ndalimi i vendimeve automatike nuk përkthehet në një të drejtë subjektive për të përfituar leje qëndrimi. Administrata është e detyruar të kryejë një vlerësim krahasues ndërmjet interesit të të huajit për të qëndruar në territor dhe interesit të komunitetit për sigurinë publike; ky vlerësim mund të përfundojë në mënyrë të ligjshme me refuzimin e lejes.
Ekzistenca e lidhjeve familjare nuk është, në vetvete, përcaktuese, përveçse kur ato përfshihen në kategoritë e përcaktuara në mënyrë strikte nga ligji, dhe nuk mund të funksionojë si “mburojë” përballë sjelljeve me rrezikshmëri të veçantë shoqërore.
Natyra e nenit 9, paragrafi 9, të Tekstit Unik për Imigracionin
Vendimi jep gjithashtu një sqarim të qartë lidhur me nenin 9, paragrafi 9, të Dekretit Legjislativ nr. 286 të vitit 1998. Mundësia për të lëshuar një leje qëndrimi të një lloji tjetër pas revokimit të lejes së qëndrimit BE për qëndrim afatgjatë cilësohet si kompetencë diskrecionale e Administratës dhe jo si detyrim. Ushtrimi i kësaj kompetence mbetet i kushtëzuar nga verifikimi i të gjitha kërkesave ligjore, përfshirë mungesën e rrezikshmërisë shoqërore.
Vëzhgime përfundimtare
Vendimi i TAR Marche, i datës 16 dhjetor 2025, numri i regjistrit të përgjithshëm 684 i vitit 2025, bën pjesë në një linjë jurisprudenciale që riafirmon pa ekuivoke një parim shpesh të anashkaluar në debatin publik: puna nuk përbën një mburojë automatike në të drejtën e imigracionit. Integrimi nuk është thjesht një fakt ekonomik, por një proces kompleks që kërkon përgjegjësi, respektim të rregullave dhe aderim ndaj vlerave themelore të rendit juridik.
Publikimi i plotë i vendimit në Calameo u mundëson juristëve, studiuesve dhe profesionistëve të fushës së imigracionit të shqyrtojnë drejtpërdrejt tekstin e vendimit dhe të kuptojnë plotësisht rëndësinë e tij sistematike.
Konvertimi i lejes së qëndrimit nga punë sezonale në punë të varur vazhdon të përbëjë një nga fushat me më shumë tension në marrëdhëniet ndërmjet administratës publike dhe shtetasve të huaj. Në këtë kuadër, një vendim me rëndësi të veçantë është dhënë nga Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Seksioni i Parë, i publikuar më 22 dhjetor 2025, në çështjen me numër regjistri të përgjithshëm 1710 të vitit 2025, duke ofruar sqarime me vlerë sistemike dhe me ndikim konkret në praktikën e Sporteleve Unike të Emigracionit.
Çështja buron nga refuzimi i Prefekturës së Modenës ndaj një kërkese për konvertim të paraqitur nga një punëtor sezonal. Refuzimi u mbështet në tre arsye të përsëritura shpesh në praktikë: pretendimin për paraqitje të vonuar të kërkesës, mosplotësimin e kriterit të 39 ditëve pune, si dhe pretendimin për mungesë relevance të vërejtjeve mbrojtëse të paraqitura gjatë procedurës administrative. Gjykata e çmonton gradualisht këtë qasje, duke riafirmuar parime që, ndonëse jo të reja, shpesh neglizhohen në praktikën administrative të përditshme.
Nga këndvështrimi procedural, vendimi thekson fuqishëm rëndësinë e kontradiktoritetit endoprocedural, duke sqaruar se mosrespektimi i nenit 10-bis të ligjit nr. 241 të vitit 1990 nuk mund të konsiderohet një mangësi thjesht formale. Mospërfshirja e vlerësimit të vërejtjeve të të interesuarit cenon drejtpërdrejt ligjshmërinë e aktit përfundimtar, pasi komprometon hetimin administrativ dhe e zbraz nga përmbajtja detyrimin për arsyetim. Në këtë kontekst, Gjykata përjashton shprehimisht mundësinë e sanimit sipas nenit 21-octies, kur dialogu me palën e interesuar është thelbësor për vendimmarrjen.
Sa i përket kriterit të 39 ditëve pune, Gjykata rithekson se, në punën bujqësore sezonale, verifikimi duhet të kryhet mbi bazën e ditëve reale të punës dhe kontributeve përkatëse shoqërore. Në rastin konkret, dokumentacioni tregonte se pragu minimal ishte tejkaluar, ndërsa administrata ishte kufizuar në një pohim të përgjithshëm, pa verifikime konkrete. Kjo sjell një mangësi shtesë për shkak të hetimit dhe arsyetimit të pamjaftueshëm.
Aspekti me rëndësinë më të madhe sistemike lidhet me pretendimin për vonesë në paraqitjen e kërkesës për konvertim. Gjykata riafirmon se neni 24, paragrafi 10, i Tekstit Unik për Emigracionin nuk parashikon afate detyruese dhe se skadimi i lejes së qëndrimit sezonale nuk përbën, në vetvete, një pengesë automatike për konvertimin. Kriteri vendimtar është ai i arsyeshmërisë, i cili duhet vlerësuar rast pas rasti. Në këtë çështje, vazhdimësia e aktivitetit të punës së kërkuesit lejoi kapërcimin edhe të një vonese kohore të konsiderueshme, duke përjashtuar çdo qëllim shmangës apo abuziv.
Vendimi përfundon me pranimin e ankimit dhe me urdhrin drejtuar administratës për të rishqyrtuar çështjen brenda gjashtëdhjetë ditësh. Mesazhi që del është i qartë dhe i vështirë për t’u anashkaluar: menaxhimi administrativ i emigracionit nuk mund të bazohet në automatizma, interpretime kufizuese pa bazë ligjore apo hetime sipërfaqësore, por duhet të mbështetet në faktet konkrete, në punën e kryer realisht dhe në respektimin e garancive procedurale të parashikuara nga rendi juridik.
Italia revoca la ciudadanía obtenida con documentos falsos: una señal clara del Consejo de Estado
Un reciente dictamen del Consiglio di Stato lanza un mensaje claro y contundente: la ciudadanía italiana no puede sostenerse sobre bases falsas, y el paso del tiempo no protege a quien la haya obtenido mediante documentación irregular.
El caso examinado se refiere a un ciudadano extranjero que obtuvo la ciudadanía italiana en 2017. Años después, las autoridades comprobaron que el certificado de nacimiento y el certificado de antecedentes penales presentados con la solicitud eran falsos. Sobre la base de este hallazgo, la administración anuló el decreto de concesión de la ciudadanía, ejerciendo su potestad de autotutela.
El interesado impugnó la decisión alegando que había transcurrido demasiado tiempo y que la anulación vulneraba los principios de seguridad jurídica y confianza legítima. También afirmó haber actuado de buena fe y no ser responsable directo de la falsificación de los documentos.
El Consejo de Estado rechazó estos argumentos y confirmó una línea interpretativa rigurosa pero coherente. Cuando un acto administrativo favorable se obtiene sobre la base de documentos falsos, no puede surgir ninguna expectativa legítima. El transcurso del tiempo no sana una ilegalidad que afecta al fundamento mismo del acto.
Uno de los aspectos más relevantes de la decisión es la afirmación de que resulta irrelevante distinguir entre falsedad material o ideológica, así como la existencia o no de responsabilidad penal. Lo determinante es que la administración haya sido inducida a error y que la decisión se haya adoptado sobre la base de documentos objetivamente falsos.
El Consejo de Estado abordó también la cuestión de las garantías procedimentales, señalando que la comunicación previa de inicio del procedimiento puede omitirse cuando la participación del interesado no pueda modificar razonablemente el resultado. Cuando la falsedad de los documentos está acreditada en su núcleo esencial, la participación procedimental se convierte en un mero formalismo.
Más allá del caso concreto, la decisión tiene un alcance general. Refuerza una jurisprudencia que sitúa el principio de legalidad por encima de la mera estabilidad de los actos administrativos, incluso cuando estos afectan a un estatus tan relevante como la ciudadanía. La nacionalidad italiana, deja claro el Consejo de Estado, no es intocable si su concesión estuvo viciada desde el origen.
Para solicitantes y profesionales, el mensaje es inequívoco: la veracidad y autenticidad de la documentación no son requisitos secundarios, sino condiciones esenciales. La ciudadanía obtenida sobre presupuestos falsos sigue siendo revocable, incluso muchos años después.
Italy Revokes Citizenship Obtained with False Documents: A Clear Signal from the Council of State
A recent opinion issued by the Consiglio di Stato sends a strong and unmistakable message: Italian citizenship cannot rest on false foundations, and the passage of time does not protect those who obtained it through irregular documentation.
The case examined by the Council of State concerned a foreign national who was granted Italian citizenship in 2017. Several years later, the authorities discovered that the birth certificate and criminal record submitted with the application were false. Based on this finding, the administration annulled the decree granting citizenship, exercising its power of self-review.
The individual challenged the decision, arguing that too much time had passed and that the annulment violated principles of legal certainty and legitimate expectation. He also claimed to have acted in good faith, maintaining that he was not personally responsible for the falsification of the documents.
The Council of State rejected these arguments and reaffirmed a strict but consistent approach. When a favorable administrative act is obtained on the basis of false documents, no legitimate expectation can arise. Time does not heal an illegality that affects the very foundation of the decision. In such cases, the public interest in restoring legality is inherent and does not require additional justification.
One of the most significant aspects of the ruling is the clear statement that it makes no difference whether the falsity is material or ideological, nor whether criminal responsibility can be established. What matters is that the administration was misled and that the decision was adopted on the basis of documents that were objectively untrue.
The Council of State also addressed procedural guarantees, holding that prior notice of the initiation of the annulment procedure may be omitted when the participation of the individual could not realistically change the outcome. Where the falsity of the documents is established and uncontested in its factual core, procedural participation would be purely formal.
Beyond the individual case, the decision has broader implications. It reinforces a line of jurisprudence that places legality above the mere stability of administrative acts, even when those acts concern a status as significant as citizenship. Italian nationality, the ruling makes clear, is not untouchable if its grant was vitiated at the outset.
For applicants and practitioners alike, the message is straightforward. Accuracy and authenticity of documentation are not secondary formalities but essential conditions. Citizenship obtained through false premises remains vulnerable, even many years later.
إيطاليا تسحب الجنسية التي مُنحت استناداً إلى وثائق مزوّرة: رسالة واضحة من مجلس الدولة
وجّه رأي حديث صادر عن Consiglio di Stato رسالة واضحة لا لبس فيها: لا يمكن أن تقوم الجنسية الإيطالية على أسس غير صحيحة، كما أن مرور الزمن لا يحمي من حصل عليها اعتماداً على وثائق غير قانونية.
تتعلّق القضية بمواطن أجنبي مُنح الجنسية الإيطالية سنة 2017. وبعد مرور عدة سنوات، اكتشفت السلطات أن شهادة الميلاد وشهادة السوابق الجنائية المقدّمتين مع طلب الجنسية كانتا مزوّرتين. وبناءً على هذا الاكتشاف، قرّرت الإدارة إلغاء مرسوم منح الجنسية، مستعملة صلاحياتها في سحب القرارات الإدارية غير المشروعة.
طعن المعني في القرار، معتبراً أن مدة زمنية طويلة قد انقضت، وأن سحب الجنسية يمسّ بمبدأ الاستقرار القانوني وبالثقة المشروعة. كما أكّد أنه تصرّف بحسن نية وأنه غير مسؤول شخصياً عن تزوير الوثائق.
غير أن مجلس الدولة رفض هذه الحجج وأكّد توجهاً صارماً لكنه منسجم مع مبادئ القانون الإداري. فعندما يُستصدر قرار إداري إيجابي على أساس وثائق مزوّرة، لا يمكن أن تنشأ أي ثقة مشروعة. كما أن مرور الوقت لا يُصحّح عدم المشروعية التي تمسّ جوهر القرار منذ البداية.
ومن أبرز ما جاء في القرار أن التمييز بين التزوير المادي والتزوير المعنوي لا قيمة له في هذا السياق، كما أن وجود أو عدم وجود مسؤولية جنائية ليس عنصراً حاسماً. العامل الأساسي هو أن الإدارة قد تم تضليلها وأن القرار بُني على وثائق غير صحيحة موضوعياً.
وتطرّق مجلس الدولة أيضاً إلى مسألة الضمانات الإجرائية، موضحاً أن إخطار المعني ببدء إجراءات السحب قد لا يكون ضرورياً عندما تكون مشاركته غير قادرة عملياً على تغيير النتيجة. ففي الحالات التي تكون فيها واقعة التزوير ثابتة في جوهرها، تصبح المشاركة الإجرائية مجرد إجراء شكلي.
ولا تقتصر أهمية هذا القرار على الحالة الفردية محل النزاع، بل تتجاوزها إلى تأكيد مبدأ عام: احترام الشرعية يعلو على استقرار القرارات الإدارية، حتى عندما يتعلّق الأمر بوضع قانوني بالغ الأهمية مثل الجنسية. فالجنسية الإيطالية، كما يذكّر مجلس الدولة، ليست محصّنة إذا كان منحها قد شابه عيب جوهري منذ الأصل.
أما الرسالة الموجّهة إلى المتقدمين بطلبات الجنسية وإلى المختصين في هذا المجال فهي واضحة: دقّة الوثائق وصحتها ليست مسألة ثانوية، بل شرط أساسي. فالجنسية التي تُمنح على أساس وقائع غير صحيحة تظل قابلة للسحب، حتى بعد مرور سنوات طويلة.
Pubblicati nuovi episodi del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue
Sono online nuovi episodi del podcast Diritto dell’Immigrazione, dedicati al tema dell’autorizzazione al rientro in Italia dopo l’espulsione, alla luce del parere del Consiglio di Stato reso nel dicembre 2025.
Il contenuto analizza in modo chiaro e rigoroso i limiti giuridici del rientro nel territorio nazionale dopo un provvedimento di espulsione, il carattere discrezionale dell’autorizzazione amministrativa e il ruolo del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Un tema centrale per operatori del diritto, cittadini stranieri e per chi si occupa di immigrazione e diritto amministrativo.
Gli episodi sono stati pubblicati in più lingue, per raggiungere un pubblico internazionale:
Il podcast Diritto dell’Immigrazione continua così il suo lavoro di divulgazione giuridica, offrendo analisi fondate su atti ufficiali e orientamenti giurisprudenziali, con un linguaggio accessibile ma tecnicamente corretto.
Gli episodi sono disponibili su Spreaker e sulle principali piattaforme di ascolto.
Avv. Fabio Loscerbo Podcast Diritto dell’Immigrazione
Revoca della cittadinanza italiana e falsità documentale: il potere di autotutela tra legalità e affidamento
Abstract Il contributo analizza il parere reso dalla Prima Sezione del Consiglio di Stato nell’adunanza del 4 dicembre 2025, relativo all’affare numero 669 del 2023, concernente l’annullamento in autotutela di un decreto di concessione della cittadinanza italiana ottenuto sulla base di documentazione risultata falsa. L’analisi si concentra sui presupposti applicativi dell’articolo 21-nonies della legge n. 241 del 1990, sui limiti del legittimo affidamento e sul rapporto tra falsità documentale e stabilità dello status civitatis.
1. Inquadramento della questione La cittadinanza italiana, pur rappresentando il punto di approdo di un procedimento amministrativo, non è sottratta ai principi generali dell’azione amministrativa. In particolare, essa resta esposta al potere di autotutela dell’Amministrazione quando emerga che il provvedimento concessorio sia stato adottato sulla base di una falsa rappresentazione dei presupposti di fatto. Il parere in esame si inserisce in un filone giurisprudenziale volto a riaffermare la centralità del principio di legalità anche a fronte di posizioni soggettive consolidate nel tempo.
2. I fatti essenziali dell’affare Nel caso esaminato, il decreto di concessione della cittadinanza, adottato nel 2017, è stato successivamente annullato a seguito dell’accertamento della falsità dei certificati di nascita e del certificato penale prodotti dal richiedente. A distanza di anni, l’Amministrazione ha ritenuto insanabilmente viziata l’istruttoria originaria, procedendo al ritiro del provvedimento. Il ricorrente ha invocato il decorso del tempo, la buona fede e l’asserita violazione delle garanzie partecipative, proponendo ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
3. L’applicazione dell’art. 21-nonies l. 241/1990 Il Consiglio di Stato chiarisce che il limite temporale all’esercizio dell’autotutela non opera quando l’illegittimità del provvedimento derivi da una falsa rappresentazione dei fatti imputabile al destinatario. In tali ipotesi, il decorso del tempo non consolida la posizione soggettiva, poiché nessun affidamento meritevole di tutela può sorgere da un vantaggio conseguito mediante documentazione falsa. La valutazione sull’interesse pubblico risulta, in questi casi, intrinseca alla necessità di rimuovere un atto viziato alla radice.
4. Falsità documentale e irrilevanza della distinzione materiale/ideologica Particolarmente significativo è il passaggio in cui il Consiglio di Stato esclude rilevanza alla distinzione tra falsità materiale e falsità ideologica, nonché all’eventuale assenza di responsabilità penale del richiedente. Ciò che assume rilievo decisivo è l’oggettiva non veridicità dei documenti posti a fondamento del provvedimento favorevole, idonea a compromettere l’intero procedimento amministrativo.
5. Garanzie partecipative e comunicazione di avvio del procedimento La decisione affronta anche il tema delle garanzie procedimentali, affermando che la comunicazione di avvio del procedimento può essere omessa quando la partecipazione del privato non sia in grado di incidere sull’esito finale. In presenza di una falsità documentale accertata e non contestata nel suo dato oggettivo, l’apporto partecipativo non potrebbe condurre a una diversa determinazione dell’Amministrazione.
6. Considerazioni conclusive Il parere in commento conferma un orientamento rigoroso in materia di cittadinanza, riaffermando che lo status civitatis non può fondarsi su presupposti falsi e che la stabilità del rapporto giuridico è subordinata alla legittimità originaria del provvedimento. La pronuncia assume rilievo sistemico, poiché rafforza l’idea che l’integrazione giuridica dello straniero passi anche attraverso il rispetto delle regole procedimentali e della veridicità documentale, senza spazi per sanatorie di fatto fondate sul mero decorso del tempo.
Dichiarazione di trasparenza sulle fonti: Il presente contributo si basa esclusivamente sull’analisi del testo ufficiale del parere del Consiglio di Stato, pubblicato nella versione integrale indicata sopra. Non sono state elaborate massime né parafrasi del principio di diritto diverse da quanto desumibile direttamente dalla motivazione del provvedimento.
Press Release – Publication of New Episodes of the Podcast “Immigration Law”
New episodes of the podcast “Immigration Law” have been released, focusing on a topic of significant practical and legal relevance: the relationship between criminal records and the renewal of residence permits, and the limits of administrative discretion.
The episodes draw inspiration from a recent administrative court decision and address, with clear yet legally rigorous language, a central issue in the practice of Police Headquarters and in immigration-related litigation: the impossibility of denying a residence permit on the basis of automatic mechanisms, in the absence of a concrete, current, and individualized assessment of the alleged social dangerousness of the individual concerned.
The content has been published in multiple languages, with the aim of reaching a broad audience, including foreign nationals, legal practitioners, and scholars in the field.
The podcast “Immigration Law” thus continues its path of legal dissemination, aiming to make the fundamental principles of immigration law accessible without sacrificing technical rigor or critical engagement with administrative practice.
La protection complémentaire après le décret-loi n° 20/2023 : continuité jurisprudentielle et protection de la vie privée et familiale dans la jurisprudence récente de fond
Résumé
Le présent article examine une décision récente rendue par un tribunal ordinaire, section spécialisée en matière d’immigration, de protection internationale et de libre circulation des citoyens de l’Union européenne, ayant reconnu le droit à la délivrance d’un titre de séjour pour protection complémentaire au titre de l’article 19, paragraphes 1 et 1.1, du décret législatif n° 286 de 1998. Rendue à l’issue d’une procédure dans laquelle le requérant a renoncé aux formes de protection « supérieures », cette décision offre l’occasion d’une réflexion systématique sur le régime juridique de la protection complémentaire à la suite des modifications introduites par le décret-loi n° 20 de 2023, converti en loi n° 50 de 2023, ainsi que sur le rôle central de la jurisprudence — en particulier celle de la Cour de cassation — dans la concrétisation d’une clause législative délibérément formulée de manière souple. Le texte intégral de la décision est disponible dans la publication Calameo au lien suivant : https://www.calameo.com/books/00807977541b94e1f7da1
1. Introduction
La protection complémentaire constitue aujourd’hui l’un des domaines les plus délicats du droit italien de l’immigration. Elle se situe au croisement du droit constitutionnel d’asile, des obligations internationales assumées par l’État et des choix de politique législative visant au contrôle des flux migratoires. La décision commentée s’inscrit pleinement dans ce cadre, en proposant une reconstruction argumentée du régime juridique applicable et, surtout, un exemple concret de mise en œuvre des critères élaborés par la jurisprudence nationale et supranationale.
2. Le cadre juridique après le décret-loi n° 20/2023
Le tribunal débute son analyse par un examen attentif de l’évolution de l’article 19 du texte unique sur l’immigration. Après la réforme de 2020, qui avait codifié les critères d’évaluation de la protection de la vie privée et familiale, le décret-loi n° 20 de 2023 est intervenu à nouveau en abrogeant certaines parties du paragraphe 1.1. Cette intervention n’a toutefois pas supprimé la protection du droit de l’étranger au respect de sa vie privée et familiale, laquelle continue de trouver son fondement dans les obligations constitutionnelles et conventionnelles, en particulier dans l’article 8 de la Convention européenne des droits de l’homme.
La décision souligne que le cadre juridique actuel impose à l’interprète un retour à des critères d’évaluation d’origine jurisprudentielle, dépassant ainsi la phase de typification normative renforcée introduite en 2020. Dans cette perspective, la protection complémentaire n’est pas vidée de sa substance, mais de nouveau confiée à la fonction de mise en balance du juge.
3. Le rôle de la jurisprudence de la Cour de cassation
Une importance particulière est accordée aux références à la jurisprudence de la Cour de cassation, laquelle a précisé que la réforme de 2023 n’a pas entraîné de recul dans la protection des droits fondamentaux de l’étranger. La décision adhère à l’orientation selon laquelle la protection complémentaire peut être accordée lorsque l’enracinement sur le territoire national est tel que l’éloignement apparaîtrait disproportionné au regard des intérêts publics poursuivis.
Dans cette optique, le juge du fond se réfère expressément aux principes de mise en balance et de proportionnalité, déjà développés dans la jurisprudence antérieure relative à la protection humanitaire, réaffirmant ainsi la continuité systématique entre les différentes phases législatives.
4. L’évaluation de l’enracinement et de la vie privée
Le cœur de la motivation réside dans l’évaluation concrète de la vie privée du requérant. Le tribunal procède à une analyse globale et non fragmentée des indices d’intégration, tels que la durée de la présence en Italie, l’insertion professionnelle stable, l’autonomie économique, la connaissance de la langue, les relations sociales et la capacité à vivre de manière indépendante en dehors du système d’accueil.
Ces éléments sont interprétés comme l’expression d’une vie privée consolidée, dont l’atteinte — en l’absence de raisons impérieuses tenant à l’ordre public ou à la sécurité publique — est incompatible avec l’article 8 de la CEDH. Le retour dans le pays d’origine n’est pas apprécié de manière abstraite, mais au regard du risque concret de déracinement et de dégradation significative des conditions de vie acquises en Italie.
5. Conclusions
La décision confirme que la protection complémentaire, même après le décret-loi n° 20 de 2023, demeure un instrument essentiel de protection des droits fondamentaux des étrangers. L’absence de critères législatifs rigides ne crée pas un vide de protection, mais exige au contraire un exercice responsable du pouvoir d’appréciation judiciaire, fondé sur des paramètres constitutionnels, conventionnels et jurisprudentiels.
Dans cette perspective, la décision s’inscrit dans une approche interprétative orientée vers la continuité et la rationalité du système juridique, en réaffirmant que l’intégration effective et l’enracinement social ne constituent pas des éléments marginaux, mais des facteurs centraux dans l’appréciation de la légalité de l’éloignement de l’étranger du territoire national.
La protezione complementare dopo il decreto-legge 20/2023: continuità giurisprudenziale e tutela della vita privata e familiare nella recente giurisprudenza di merito
Abstract
Il contributo esamina un recente decreto reso da un Tribunale ordinario, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea, con cui è stato riconosciuto il diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per protezione complementare ai sensi dell’articolo 19, commi 1 e 1.1, del decreto legislativo 286 del 1998. Il provvedimento, pronunciato all’esito di un giudizio nel quale il ricorrente ha rinunciato alle forme di protezione “maggiori”, offre lo spunto per una riflessione sistematica sul regime giuridico della protezione complementare dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 20 del 2023, convertito dalla legge 50 del 2023, e sul ruolo centrale della giurisprudenza, in particolare di legittimità, nel riempire di contenuto una clausola normativa volutamente elastica. Il decreto è consultabile integralmente nella pubblicazione Calameo al seguente indirizzo: https://www.calameo.com/books/00807977541b94e1f7da1
1. Premessa
La protezione complementare rappresenta oggi uno degli snodi più delicati del diritto dell’immigrazione italiano. Essa si colloca in una zona di confine tra il diritto costituzionale d’asilo, gli obblighi internazionali assunti dallo Stato e le scelte di politica legislativa in materia di controllo dei flussi migratori. Il decreto in commento si inserisce in questo contesto, offrendo una ricostruzione argomentata della disciplina vigente e, soprattutto, un esempio di applicazione concreta dei criteri elaborati dalla giurisprudenza nazionale e sovranazionale.
2. Il quadro normativo dopo il decreto-legge 20/2023
Il Tribunale muove da una ricognizione puntuale dell’evoluzione dell’articolo 19 del Testo Unico sull’immigrazione. Dopo la riforma del 2020, che aveva tipizzato i criteri di valutazione della tutela della vita privata e familiare, il decreto-legge 20 del 2023 ha inciso nuovamente sulla disposizione, abrogando alcune parti del comma 1.1. Tale intervento, tuttavia, non ha eliminato la tutela del diritto al rispetto della vita privata e familiare dello straniero, che continua a trovare fondamento negli obblighi costituzionali e convenzionali, in particolare nell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Il decreto evidenzia come la disciplina vigente imponga all’interprete un ritorno a criteri di valutazione di matrice giurisprudenziale, superando la fase di maggiore tipizzazione normativa introdotta nel 2020. In questa prospettiva, la protezione complementare non viene svuotata di contenuto, ma riaffidata alla funzione di bilanciamento del giudice.
3. Il ruolo della giurisprudenza di legittimità
Particolare rilievo assume il richiamo alla giurisprudenza della Corte di cassazione, che ha chiarito come la riforma del 2023 non abbia determinato un arretramento della tutela dei diritti fondamentali dello straniero. Il decreto valorizza l’orientamento secondo cui la protezione complementare può essere riconosciuta quando il radicamento sul territorio nazionale sia tale da rendere l’allontanamento sproporzionato rispetto agli interessi pubblici perseguiti.
In questo senso, il giudice di merito richiama espressamente il principio del bilanciamento e della proporzionalità, già elaborato in epoca anteriore dalla giurisprudenza sulla protezione umanitaria, riaffermando la continuità sistematica tra le diverse stagioni normative.
4. La valutazione del radicamento e della vita privata
Il cuore motivazionale del provvedimento è rappresentato dalla valutazione in concreto della vita privata del ricorrente. Il Tribunale procede a un’analisi complessiva e non frammentata degli indici di integrazione: durata della permanenza in Italia, inserimento lavorativo stabile, autonomia economica, conoscenza della lingua, relazioni sociali e capacità di vivere al di fuori del sistema di accoglienza.
Tali elementi vengono letti come espressione di una vita privata consolidata, la cui lesione, in assenza di esigenze imperative di ordine o sicurezza pubblica, non risulta compatibile con l’articolo 8 della CEDU. Il ritorno nel Paese di origine viene valutato non in astratto, ma in relazione al concreto rischio di sradicamento e di compromissione significativa delle condizioni di vita raggiunte in Italia.
5. Considerazioni conclusive
Il decreto conferma che la protezione complementare, anche dopo il decreto-legge 20 del 2023, rimane uno strumento essenziale di tutela dei diritti fondamentali dello straniero. L’assenza di criteri normativi rigidi non comporta un vuoto di protezione, ma richiede un esercizio responsabile della funzione giurisdizionale, fondato sui parametri costituzionali, convenzionali e giurisprudenziali.
In questa prospettiva, il provvedimento si colloca nel solco di una interpretazione orientata alla continuità e alla razionalità del sistema, riaffermando che l’integrazione effettiva e il radicamento sociale non sono dati marginali, ma elementi centrali nel giudizio di legittimità dell’allontanamento dello straniero dal territorio nazionale.
Protection complémentaire, vie privée et limites du pouvoir d’éloignement : observations à propos de l’arrêt du Tribunal de Bologne du 12 décembre 2025, registre général 13822 de 2025
Résumé L’arrêt du Tribunal de Bologne du 12 décembre 2025, registre général 13822 de 2025, constitue une contribution d’une importance particulière à l’évolution jurisprudentielle en matière de protection complémentaire au sens de l’article 19 du décret législatif italien du 25 juillet 1998, numéro 286. La décision précise la portée du droit au respect de la vie privée et familiale en tant que limite substantielle au pouvoir administratif de refus du séjour et d’éloignement, en réaffirmant la nature de cette protection comme un véritable droit subjectif dès lors qu’un enracinement effectif de la personne étrangère sur le territoire national est établi. La présente étude analyse les critères d’évaluation de l’intégration, le principe de proportionnalité ainsi que le régime transitoire applicable aux demandes introduites avant l’entrée en vigueur du décret-loi du 10 mars 2023, numéro 20.
1. Le cadre juridique de la protection complémentaire
La protection complémentaire trouve son fondement à l’article 19, paragraphes 1 et 1.1, du texte unique italien sur l’immigration, dans la rédaction issue du décret-loi du 21 octobre 2020, numéro 130, converti avec modifications par la loi du 18 décembre 2020, numéro 173. Cette réforme a considérablement élargi le champ de la protection, en rattachant l’interdiction de refus et d’éloignement non seulement au risque de persécution ou de traitements inhumains ou dégradants, mais également à la sauvegarde du droit au respect de la vie privée et familiale, conformément à l’article 8 de la Convention européenne des droits de l’homme.
Dans cette perspective, la protection complémentaire se présente comme un instrument résiduel mais autonome, destiné à couvrir les situations dans lesquelles l’éloignement forcé du territoire national entraînerait une atteinte disproportionnée aux droits fondamentaux de la personne, même en l’absence des conditions requises pour la reconnaissance du statut de réfugié ou de la protection subsidiaire.
2. L’affaire tranchée par le Tribunal de Bologne
Dans l’arrêt commenté, le Tribunale Ordinario di Bologna a été appelé à se prononcer sur la légalité d’un refus de protection complémentaire fondé sur une appréciation négative du degré d’intégration sociale de la demanderesse, émise par la Commission territoriale et reprise par l’autorité de police.
La juridiction a reconstitué de manière analytique le parcours de vie de la requérante, en accordant une importance particulière à des éléments tels que la longue durée de séjour en Italie, la stabilité du noyau familial, la scolarisation des enfants, l’activité professionnelle — bien que marquée par des périodes de discontinuité — ainsi que l’autonomie en matière de logement. Ces circonstances ont été examinées globalement, à travers une appréciation d’ensemble et non fragmentaire, apte à restituer la réalité de l’enracinement atteint sur le territoire national.
3. Vie privée, intégration et principe de proportionnalité
L’un des aspects les plus significatifs de la décision réside dans l’interprétation large de la notion de vie privée, comprise comme l’ensemble des relations sociales, affectives et professionnelles qui contribuent à façonner l’identité personnelle de l’individu. Dans ce cadre, l’intégration n’est pas conçue comme un résultat idéal ou absolu, mais comme un processus dynamique, démontrable à travers tout effort appréciable d’insertion dans la société italienne.
Le Tribunal se réfère expressément au principe de proportionnalité, en soulignant que l’ingérence de l’État dans la vie privée et familiale de la personne étrangère ne peut être considérée comme légitime que si elle est justifiée par des exigences concrètes et actuelles liées à la sécurité nationale ou à l’ordre public. À défaut de tels motifs, l’éloignement du territoire national constitue une restriction injustifiée des droits fondamentaux, contraire à l’article 8 de la Convention européenne des droits de l’homme et à la ratio même de l’article 19 du texte unique sur l’immigration.
4. Régime transitoire et droit applicable
D’une importance particulière est le rappel du régime transitoire prévu à l’article 7 du décret-loi du 10 mars 2023, numéro 20, converti par la loi du 5 mai 2023, numéro 50. Le Tribunal réaffirme que les demandes introduites avant l’entrée en vigueur de ce décret demeurent régies par la législation antérieure, ce qui implique la reconnaissance d’un titre de séjour d’une durée de deux ans, renouvelable et convertible en titre de séjour pour motifs professionnels.
Cette précision revêt une portée systémique, en ce qu’elle s’oppose aux pratiques administratives visant à appliquer rétroactivement des dispositions plus restrictives, en violation des principes de sécurité juridique et de protection de la confiance légitime.
5. Observations conclusives
L’arrêt du Tribunal de Bologne du 12 décembre 2025, registre général 13822 de 2025, s’inscrit dans une jurisprudence désormais consolidée et contribue à renforcer la conception de la protection complémentaire comme un droit subjectif plein, susceptible de protection juridictionnelle. La décision confirme que l’évaluation de l’intégration doit être substantielle et individualisée, et que l’administration ne saurait se limiter à des appréciations stéréotypées ou purement formelles.
The judgment of the Bologna Court of 12 December 2025, General Register 13822 of 2025, represents a significant contribution to the development of case law on complementary protection under Article 19 of Legislative Decree 25 July 1998, No. 286. The decision clarifies the scope of the right to respect for private and family life as a substantive limit on the administrative power to refuse residence and order removal, reaffirming the nature of this protection as a subjective right whenever an effective rooting of the foreign national in the national territory is established. This article examines the criteria for assessing integration, the principle of proportionality, and the transitional regime applicable to applications submitted prior to the entry into force of Decree-Law 10 March 2023, No. 20.
1. The Legal Framework of Complementary Protection
Complementary protection is grounded in Article 19, paragraphs 1 and 1.1, of the Italian Consolidated Immigration Act, as reformulated by Decree-Law 21 October 2020, No. 130, converted with amendments by Law 18 December 2020, No. 173. This reform significantly expanded the scope of protection by anchoring the prohibition of refusal and removal not only to the risk of persecution or inhuman or degrading treatment, but also to the protection of the right to respect for private and family life, in line with Article 8 of the European Convention on Human Rights.
From this perspective, complementary protection operates as a residual yet autonomous instrument, designed to capture situations in which forced removal from the national territory would result in a disproportionate violation of fundamental rights, even in the absence of the requirements for refugee status or subsidiary protection.
2. The Case Decided by the Bologna Court
In the judgment under review, the Tribunale Ordinario di Bologna was called upon to assess the lawfulness of a refusal of complementary protection based on a negative assessment of the applicant’s level of social integration, expressed by the Territorial Commission and adopted by the police authority.
The Court reconstructed the applicant’s life trajectory in a detailed and analytical manner, attaching particular weight to elements such as long-term residence in Italy, the stability of the family unit, children’s school attendance, employment activity—albeit characterised by periods of discontinuity—and housing autonomy. These circumstances were assessed as a whole, through a comprehensive and non-fragmentary evaluation capable of reflecting the reality of the integration achieved within the national territory.
3. Private Life, Integration and the Principle of Proportionality
One of the most significant aspects of the decision lies in the broad interpretation of the notion of private life, understood as the network of social, emotional and professional relationships that contribute to shaping an individual’s personal identity. In this context, integration is not conceived as an ideal or absolute achievement, but rather as a dynamic process, demonstrable through any appreciable effort to participate in Italian social life.
The Court expressly refers to the principle of proportionality, emphasising that State interference with the private and family life of a foreign national may be considered lawful only where justified by concrete and current needs relating to national security or public order. In the absence of such prerequisites, removal from the national territory constitutes an unjustified restriction of fundamental rights, contrary to Article 8 ECHR and to the very rationale of Article 19 of the Consolidated Immigration Act.
4. Transitional Regime and Applicable Law
Of particular relevance is the reminder of the transitional regime provided for by Article 7 of Decree-Law 10 March 2023, No. 20, converted by Law 5 May 2023, No. 50. The Court reaffirms that applications submitted prior to the entry into force of that decree remain governed by the previous legal framework, resulting in the recognition of a residence permit with a two-year duration, renewable and convertible into a work-related residence permit.
This clarification has systemic importance, as it counters administrative practices aimed at applying more restrictive rules retroactively, in violation of the principles of legal certainty and protection of legitimate expectations.
5. Concluding Remarks
The Bologna Court judgment of 12 December 2025, General Register 13822 of 2025, fits within an already consolidated line of case law and contributes to strengthening the concept of complementary protection as a full subjective right, enforceable before the courts. The decision confirms that the assessment of integration must be substantive and individualised, and that the administration may not rely on stereotypical or purely formal evaluations.