domenica 21 dicembre 2025

Protezione complementare, diritto d’asilo costituzionale e tutela della vita privata e familiare dopo il d.l. 20/2023: note a margine di un decreto del Tribunale di Bologna del 12 dicembre 2025 (ruolo generale 8151 del 2024)

 TEMA

Protezione complementare, diritto d’asilo costituzionale e tutela della vita privata e familiare dopo il d.l. 20/2023: note a margine di un decreto del Tribunale di Bologna del 12 dicembre 2025 (ruolo generale 8151 del 2024)


Abstract
Il contributo analizza un recente decreto del Tribunale di Bologna, emesso il 12 dicembre 2025 (ruolo generale 8151 del 2024), che riconosce il diritto al permesso di soggiorno per protezione speciale ai sensi dell’art. 19 del d.lgs. 286/1998. La decisione si colloca nel dibattito aperto dalle modifiche introdotte dal decreto-legge 10 marzo 2023, numero 20, convertito dalla legge 5 maggio 2023, numero 50, e offre una ricostruzione sistematica della protezione complementare quale espressione del diritto d’asilo costituzionalmente garantito. Particolare attenzione è dedicata al ruolo della vita privata e familiare, alla funzione del giudizio comparativo e al rapporto tra obblighi costituzionali e fonti convenzionali, alla luce della più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione.


1. Inquadramento normativo della protezione complementare dopo il 2023

La riforma del 2023 ha inciso profondamente sull’assetto dell’art. 19 del Testo Unico Immigrazione, abrogando i periodi che, nella formulazione introdotta nel 2020, tipizzavano espressamente i criteri relativi alla vita privata e familiare. Ciò ha alimentato, nella prassi amministrativa, l’idea di un ridimensionamento della protezione speciale, ridotta a clausola residuale di non-refoulement in senso stretto.

Il decreto in commento prende posizione in modo netto contro tale impostazione, ricostruendo la disciplina vigente come un ritorno, sul piano sistematico, al quadro anteriore al 2020, nel quale la protezione umanitaria – oggi protezione complementare – trovava fondamento diretto negli obblighi costituzionali e internazionali richiamati dall’art. 5, comma 6, e dall’art. 19 del d.lgs. 286/1998. La soppressione di singoli indici normativi non comporta, secondo il Tribunale, l’eliminazione del diritto sostanziale alla tutela, che continua a operare quale limite invalicabile ai provvedimenti di allontanamento.


2. Protezione complementare e diritto d’asilo costituzionale

Uno degli aspetti di maggiore interesse del decreto è il collegamento esplicito tra protezione complementare e diritto d’asilo di cui all’art. 10, terzo comma, della Costituzione. Il Tribunale chiarisce che la protezione speciale non rappresenta una concessione discrezionale dell’amministrazione, bensì una forma di attuazione del diritto d’asilo in senso costituzionale, inteso come diritto fondamentale a uno standard minimo di dignità della vita.

In questa prospettiva, la protezione complementare assume una portata più ampia rispetto agli obblighi minimi derivanti dal diritto dell’Unione europea o dalla sola Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il richiamo agli obblighi costituzionali consente all’ordinamento interno di assicurare un livello di tutela rafforzato, non comprimibile attraverso interpretazioni restrittive fondate esclusivamente su parametri sovranazionali più limitativi.


3. Vita privata e familiare come parametro centrale di tutela

Il decreto dedica un’ampia parte della motivazione alla tutela della vita privata e familiare, richiamando l’art. 8 CEDU e il suo radicamento negli articoli 2, 3 e 10 della Costituzione. La vita privata non viene intesa in senso statico o meramente familiare, ma come insieme delle relazioni sociali, lavorative e affettive attraverso cui la persona sviluppa la propria identità.

Il Tribunale sottolinea come l’integrazione non possa essere ridotta al solo dato occupazionale, pur rilevante, ma debba essere valutata nella sua dimensione complessiva e concreta. L’allontanamento forzato di uno straniero che abbia radicato in Italia la propria vita privata comporta un rischio di vulnerabilità qualificata, suscettibile di integrare una lesione dei diritti fondamentali, anche in assenza di persecuzioni o trattamenti inumani nel Paese di origine.


4. Il giudizio comparativo e il principio di proporzionalità

Elemento cardine della decisione è il giudizio comparativo tra la situazione nel Paese di origine e il percorso di integrazione realizzato in Italia. Il Tribunale si colloca nel solco della giurisprudenza di legittimità che richiede una valutazione caso per caso, fondata su elementi concreti e attuali, e orientata al bilanciamento tra l’interesse pubblico all’allontanamento e la tutela dei diritti fondamentali della persona.

In linea con gli arresti più recenti della Corte di cassazione, viene ribadito che non è necessario un percorso di integrazione “compiuto” o definitivo: è sufficiente che emergano segni univoci e seri di un radicamento effettivo, tali da rendere sproporzionato l’allontanamento. La comparazione attenuata diviene così lo strumento attraverso cui il giudice verifica se il rimpatrio determinerebbe un significativo scadimento delle condizioni di vita privata e familiare, tale da incidere sul nucleo essenziale della dignità umana.


5. Ricadute sistematiche e prospettive applicative

Il decreto del Tribunale di Bologna offre un contributo di particolare rilevanza per la prassi giudiziaria e amministrativa. Esso chiarisce che la riforma del 2023 non ha svuotato di contenuto la protezione complementare, ma ha riaffidato alla giurisprudenza il compito di ricostruirne i parametri alla luce dei principi costituzionali e convenzionali.

Ne deriva un modello di protezione non automatica, ma rigorosa, nel quale l’integrazione sociale assume valore giuridico pieno e la vita privata e familiare diviene il fulcro del bilanciamento. In un contesto segnato da tensioni tra esigenze di controllo dei flussi migratori e tutela dei diritti fondamentali, la decisione in esame riafferma il ruolo del giudice quale garante ultimo della dignità della persona straniera.


Riferimento alla pubblicazione
Il testo integrale del decreto del Tribunale di Bologna del 12 dicembre 2025 (ruolo generale 8151 del 2024) è consultabile nella versione pubblicata su Calameo al seguente indirizzo:
https://www.calameo.com/books/0080797751346a938fdea


Avv. Fabio Loscerbo

sabato 20 dicembre 2025

الحماية التكميلية في الإطار القانوني اللاحق للمرسوم-بقانون رقم 20 لسنة 2023: استمرارية حماية الحياة الخاصة بموجب المادة 8 من الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان ووظيفة المادة 5، الفقرة 6، من النص الموحد للهجرة



الحماية التكميلية في الإطار القانوني اللاحق للمرسوم-بقانون رقم 20 لسنة 2023: استمرارية حماية الحياة الخاصة بموجب المادة 8 من الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان ووظيفة المادة 5، الفقرة 6، من النص الموحد للهجرة

مع الإشارة إلى النشر الكامل للقرار المتاح على Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

مقدمة

يتناول هذا البحث القرار الصادر عن المحكمة العادية في بولونيا، الدائرة المتخصصة في شؤون الهجرة والحماية الدولية وحرية تنقل مواطني الاتحاد الأوروبي، بتاريخ 5 ديسمبر 2025، في الدعوى رقم R.G. 10860/2024. ويقدّم القرار تحليلاً منظّماً ومعمّقاً لمؤسسة الحماية التكميلية في ضوء الإطار التشريعي الناتج عن التعديلات التي أدخلها المرسوم-بقانون رقم 20 لسنة 2023، المحوّل مع تعديلات إلى القانون رقم 50 لسنة 2023.

وتكمن أهمية القرار في كونه يعالج إحدى أكثر المسائل إثارة للجدل في الإطار التشريعي الجديد، وهي مصير حماية الحياة الخاصة والعائلية بعد إلغاء المعايير المنصوص عليها صراحةً في المادة 19، الفقرة 1.1، من المرسوم التشريعي رقم 286 لسنة 1998 بصيغته السابقة.

النص الكامل للقرار متاح على الرابط التالي:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

إصلاح سنة 2023 واستمرار الحماية الاتفاقية

تؤكد المحكمة أن التدخل التشريعي لسنة 2023 لم يمسّ جوهر مبدأ عدم الإعادة القسرية (refoulement)، ولم يؤدِّ إلى إلغاء حماية الحياة الخاصة والعائلية بوصفها أساساً لـ الحماية التكميلية، باعتبارها حقاً ذاتياً مستنداً إلى التزامات دستورية ودولية.

وتبرز حيثيات الحكم الإحالة المستمرة، ضمن المادة 19 من النص الموحد للهجرة، إلى المادة 5، الفقرة 6، من النص نفسه، بوصفها قاعدة إقفال للنظام القانوني وآلية لإدماج الالتزامات الناشئة عن الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان. ومن هذا المنظور، فإن إلغاء المعايير القانونية المعيارية لا يعني إلغاء الحماية، بل الانتقال من تنظيم جامد إلى شرط مرن.

الحماية التكميلية ودور اجتهاد محكمة النقض

يندرج القرار بوعي ضمن الاتجاه الحديث لاجتهاد محكمة النقض الإيطالية، الذي أكد أن الحماية التكميلية لا تزال قابلة للتطبيق أيضاً فيما يتعلق بالحياة الخاصة والعائلية للأجنبي، بوصفها تعبيراً عن التزامات تعلو على التشريع العادي.

وتتبنّى المحكمة الرأي القائل إن إصلاح 2023 أثّر في الطابع النمطي التشريعي للمؤسسة، من دون أن يمسّ بوظيفتها المتمثلة في حماية الحقوق الأساسية، مؤكدةً الدور المحوري للقاضي في إعادة بناء مضمون الحماية التكميلية من خلال موازنة المصالح المتعارضة.

الاندماج المهني بوصفه بُعداً من أبعاد الحياة الخاصة

في القضية محلّ البحث، جرى الاعتراف بـ الحماية التكميلية استناداً إلى ثبوت وجود حياة خاصة متجذّرة في الإقليم الوطني. وقد أولت المحكمة أهمية مركزية للاستقرار المهني والدخل المشروع لطالب الحماية، مع الإشارة صراحةً إلى اجتهاد المحكمة الأوروبية لحقوق الإنسان الذي يعتبر النشاط المهني أحد السياقات الأساسية التي تطوّر فيها الأفراد علاقاتهم الاجتماعية والشخصية.

وعليه، لا يُنظر إلى العمل باعتباره مؤشراً اقتصادياً فحسب، بل بوصفه عنصراً بنيوياً من عناصر الحياة الخاصة المحمية بموجب المادة 8 من الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان، وذلك انسجاماً مع تطوّر الاجتهاد الأوروبي والوطني في مجال الحماية التكميلية.

موازنة المصالح وحدود الحماية التكميلية

تشدد حيثيات الحكم، في الوقت ذاته، على أن الحماية التكميلية لا تُعدّ حقاً تلقائياً ولا آلية لتسوية عامة للأوضاع. وتظلّ موازنة هذه الحماية مع مقتضيات الأمن القومي والنظام العام أمراً ضرورياً، وفقاً لمبادئ التناسب والمعقولية.

وبالتالي، لا تُمنح الحماية إلا في حال توافر تجذّر فعلي وجوهري في بلد الاستقبال، وفي غياب أسباب مانعة راجحة، بما يؤكد فهماً صارماً وغير توسّعي لهذه المؤسسة القانونية.

خلاصات

يشكّل قرار المحكمة العادية في بولونيا الصادر في 5 ديسمبر 2025 إسهاماً بالغ الأهمية في إعادة بناء مؤسسة الحماية التكميلية في المرحلة اللاحقة للمرسوم-بقانون رقم 20 لسنة 2023. ويؤكد القرار أن الإصلاح لم يُفرغ المؤسسة من مضمونها، بل أعاد تعريف تقنية تطبيقها، معيداً الاعتبار للتقييم القضائي الفردي ولموازنة الحقوق الأساسية.

ويتيح النشر الكامل للقرار الاطلاع على تعليل واسع ومنهجي، يصلح لأن يكون مرجعاً للممارسة القضائية وللنقاش الفقهي.

النص الكامل للقرار متاح على Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae


Avv. Fabio Loscerbo


venerdì 19 dicembre 2025

La protezione complementare nel regime successivo al D.L. 20/2023: continuità della tutela della vita privata ex art. 8 CEDU e funzione dell’art. 5, comma 6, TUI

 

La protezione complementare nel regime successivo al D.L. 20/2023: continuità della tutela della vita privata ex art. 8 CEDU e funzione dell’art. 5, comma 6, TUI

Con riferimento alla pubblicazione integrale del decreto disponibile su Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

Premessa

Il presente contributo analizza il decreto del Tribunale ordinario di Bologna, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea, emesso in data 5 dicembre 2025 nel procedimento R.G. 10860/2024. Il provvedimento affronta in modo articolato la disciplina della protezione complementare nel quadro normativo risultante dalle modifiche introdotte dal D.L. 20/2023, convertito con modificazioni dalla legge 50/2023.

La decisione assume particolare rilievo poiché interviene su una delle questioni più controverse del nuovo assetto normativo: la sorte della tutela della vita privata e familiare dopo l’abrogazione dei parametri espressamente previsti dall’art. 19, comma 1.1, del d.lgs. 286/1998 nella sua formulazione previgente.

Il testo integrale del decreto è consultabile alla seguente pubblicazione:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

La riforma del 2023 e la permanenza della tutela convenzionale

Il Tribunale chiarisce che l’intervento del legislatore del 2023 non ha inciso sul nucleo essenziale del divieto di refoulement né ha determinato l’eliminazione della tutela della vita privata e familiare quale fondamento della protezione complementare, in quanto diritto soggettivo ancorato a obblighi costituzionali e internazionali.

La motivazione valorizza il richiamo, tuttora presente nell’art. 19 del Testo unico sull’immigrazione, all’art. 5, comma 6, del medesimo testo normativo, quale norma di chiusura del sistema e veicolo di integrazione degli obblighi derivanti dalla CEDU. In questa prospettiva, l’abrogazione dei criteri legali tipizzati non equivale alla soppressione della tutela, ma comporta il superamento di una disciplina rigida a favore di una clausola elastica.

La protezione complementare e il ruolo della giurisprudenza di legittimità

La decisione si inserisce consapevolmente nel solco tracciato dalla più recente giurisprudenza della Corte di cassazione, che ha ribadito come la protezione complementare continui a operare anche in relazione alla vita privata e familiare dello straniero, in quanto espressione di obblighi sovraordinati rispetto alla legislazione ordinaria.

Il Tribunale recepisce l’impostazione secondo cui la riforma del 2023 ha inciso sulla tipicità normativa dell’istituto, ma non sulla sua funzione di tutela dei diritti fondamentali, riaffermando il ruolo del giudice nel ricostruire il contenuto della protezione complementare attraverso il bilanciamento degli interessi in gioco.

L’integrazione lavorativa come dimensione della vita privata

Nel caso esaminato, la protezione complementare viene riconosciuta sulla base della dimostrata esistenza di una vita privata radicata sul territorio nazionale. Il Tribunale attribuisce rilievo centrale alla stabilità lavorativa e reddituale del richiedente, richiamando espressamente l’orientamento della Corte europea dei diritti dell’uomo secondo cui l’attività lavorativa costituisce uno degli spazi principali di sviluppo delle relazioni sociali e personali.

Il lavoro viene così considerato non come mero indicatore economico, ma come elemento strutturale della vita privata tutelata dall’art. 8 CEDU, coerentemente con l’evoluzione giurisprudenziale europea e nazionale in materia di protezione complementare.

Bilanciamento e limiti della protezione complementare

La pronuncia ribadisce che la protezione complementare non configura un diritto automatico né uno strumento di regolarizzazione generalizzata. Resta imprescindibile il bilanciamento con le esigenze di sicurezza nazionale e di ordine pubblico, secondo criteri di proporzionalità e ragionevolezza.

La tutela opera, dunque, solo in presenza di un radicamento effettivo e significativo e in assenza di elementi ostativi prevalenti, confermando una concezione rigorosa e non espansiva dell’istituto.

Considerazioni conclusive

Il decreto del Tribunale di Bologna del 5 dicembre 2025 rappresenta un contributo di particolare rilievo alla ricostruzione dell’istituto della protezione complementare nel periodo successivo al D.L. 20/2023. La decisione conferma che la riforma non ha svuotato l’istituto, ma ne ha ridefinito la tecnica applicativa, restituendo centralità al giudizio concreto e al bilanciamento dei diritti fondamentali.

La pubblicazione integrale del provvedimento consente di apprezzare una motivazione ampia e sistematica, idonea a costituire un punto di riferimento per la prassi giudiziaria e per il dibattito dottrinale.

Testo integrale del decreto disponibile su Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae


Avv. Fabio Loscerbo

mercoledì 17 dicembre 2025

La protección complementaria en el régimen posterior al Decreto-ley n.º 20/2023: continuidad de la tutela de la vida privada conforme al artículo 8 del CEDH y función del artículo 5, apartado 6, del Texto Único de Inmigración



La protección complementaria en el régimen posterior al Decreto-ley n.º 20/2023: continuidad de la tutela de la vida privada conforme al artículo 8 del CEDH y función del artículo 5, apartado 6, del Texto Único de Inmigración

Con referencia a la publicación íntegra del decreto disponible en Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

Introducción

El presente trabajo analiza el decreto dictado por el Tribunal Ordinario de Bolonia, Sección especializada en materia de inmigración, protección internacional y libre circulación de los ciudadanos de la Unión Europea, de fecha 5 de diciembre de 2025, en el procedimiento R.G. 10860/2024. La resolución ofrece un examen estructurado y profundo de la protección complementaria en el marco normativo resultante de las modificaciones introducidas por el Decreto-ley n.º 20/2023, convertido con modificaciones en la Ley n.º 50/2023.

La decisión reviste especial relevancia porque aborda una de las cuestiones más controvertidas del nuevo marco legislativo: el destino de la tutela de la vida privada y familiar tras la derogación de los parámetros expresamente previstos en el artículo 19, apartado 1.1, del Decreto Legislativo n.º 286/1998 en su redacción anterior.

El texto íntegro del decreto está disponible en la siguiente publicación:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

La reforma de 2023 y la permanencia de la tutela convencional

El Tribunal aclara que la intervención legislativa de 2023 no ha afectado al núcleo esencial de la prohibición de refoulement, ni ha eliminado la tutela de la vida privada y familiar como fundamento de la protección complementaria, en cuanto derecho subjetivo anclado en obligaciones constitucionales e internacionales.

La motivación destaca la referencia aún presente en el artículo 19 del Texto Único de Inmigración al artículo 5, apartado 6, del mismo cuerpo normativo, que actúa como cláusula de cierre del sistema y como vía de incorporación de las obligaciones derivadas del Convenio Europeo de Derechos Humanos. Desde esta perspectiva, la derogación de los criterios legales tipificados no equivale a la supresión de la tutela, sino que marca el paso de una disciplina rígida a una cláusula flexible.

La protección complementaria y el papel de la jurisprudencia del Tribunal Supremo

La decisión se inscribe conscientemente en la línea marcada por la jurisprudencia más reciente del Tribunal Supremo italiano (Corte di cassazione), que ha reafirmado que la protección complementaria continúa operando también en relación con la vida privada y familiar de la persona extranjera, como expresión de obligaciones que prevalecen sobre la legislación ordinaria.

El Tribunal acoge la interpretación según la cual la reforma de 2023 ha incidido en la tipicidad normativa del instituto, pero no en su función de tutela de los derechos fundamentales, reafirmando así el papel central del juez en la reconstrucción del contenido de la protección complementaria mediante un ejercicio de ponderación de los intereses en juego.

La integración laboral como dimensión de la vida privada

En el caso examinado, la protección complementaria se reconoce sobre la base de la demostrada existencia de una vida privada arraigada en el territorio nacional. El Tribunal concede especial relevancia a la estabilidad laboral y de ingresos del solicitante, remitiéndose expresamente a la jurisprudencia del Tribunal Europeo de Derechos Humanos, según la cual la actividad profesional constituye uno de los principales ámbitos en los que las personas desarrollan relaciones sociales y personales.

El trabajo es considerado así no como un mero indicador económico, sino como un elemento estructural de la vida privada protegida por el artículo 8 del CEDH, en coherencia con la evolución de la jurisprudencia europea y nacional en materia de protección complementaria.

Ponderación de intereses y límites de la protección complementaria

La resolución subraya, al mismo tiempo, que la protección complementaria no configura un derecho automático ni un instrumento de regularización generalizada. Sigue siendo imprescindible la ponderación con las exigencias de seguridad nacional y de orden público, conforme a los principios de proporcionalidad y razonabilidad.

La tutela opera, por tanto, únicamente en presencia de un arraigo efectivo y significativo y en ausencia de causas excluyentes prevalentes, confirmando una concepción rigurosa y no expansiva del instituto.

Consideraciones finales

El decreto del Tribunal Ordinario de Bolonia de 5 de diciembre de 2025 constituye una aportación de notable importancia a la reconstrucción del instituto de la protección complementaria en el período posterior al Decreto-ley n.º 20/2023. La decisión confirma que la reforma no ha vaciado de contenido el instituto, sino que ha redefinido su técnica de aplicación, devolviendo centralidad a la valoración judicial caso por caso y a la ponderación de los derechos fundamentales.

La publicación íntegra de la resolución permite apreciar una motivación amplia y sistemática, apta para convertirse en un punto de referencia tanto para la práctica judicial como para el debate doctrinal.

Texto íntegro del decreto disponible en Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae


Avv. Fabio Loscerbo


martedì 16 dicembre 2025

Título: Protección complementaria después del Decreto Cutro: qué significa realmente

 Título: Protección complementaria después del Decreto Cutro: qué significa realmente


Bienvenidos a un nuevo episodio del pódcast Derecho de la Inmigración.
Mi nombre es Avv. Fabio Loscerbo.

Hoy hablamos de una decisión importante del Tribunal de Bolonia, del 5 de diciembre de 2025, que se refiere a la protección complementaria.

Después del Decreto Cutro, muchas personas pensaron que este tipo de protección había sido eliminada. El Tribunal explica con claridad que esto no es cierto. La protección complementaria sigue existiendo.

En palabras sencillas, el Estado italiano debe seguir respetando los derechos fundamentales de las personas extranjeras. Uno de estos derechos es el derecho a la vida privada, es decir, el derecho a continuar una vida construida en Italia, con trabajo, relaciones y estabilidad.

La ley ha cambiado, pero la protección no ha desaparecido. Lo que ha cambiado es que ya no existen reglas rígidas. Ahora el juez debe analizar cada situación personal, caso por caso.

En el caso decidido por el Tribunal de Bolonia, el trabajo fue muy importante. No solo porque la persona tenía un ingreso, sino porque a través del trabajo se construyen relaciones, amistades y una vida normal en Italia.

Pero atención: la protección complementaria no es automática y no es una regularización general. Si existen problemas graves de orden público o de seguridad, la protección puede ser negada.

El mensaje es claro: si una persona ha construido una vida real y regular en Italia, la ley puede proteger esa vida. Pero cada caso debe ser evaluado con cuidado.

Gracias por escuchar.
Mi nombre es Avv. Fabio Loscerbo y esto fue Derecho de la Inmigración.

Title: Complementary Protection after the Cutro Decree: what it really means

 Title: Complementary Protection after the Cutro Decree: what it really means


Welcome to a new episode of the Immigration Law podcast.
My name is Avv. Fabio Loscerbo.

Today we talk about an important decision of the Court of Bologna, issued on 5 December 2025, concerning complementary protection.

After the Cutro Decree, many people thought that this type of protection had been cancelled. The Court clearly explains that this is not true. Complementary protection still exists.

In simple words, the Italian State must continue to respect the fundamental rights of foreign nationals. One of these rights is the right to private life, meaning the right to continue a life built in Italy, with work, relationships and stability.

The law has changed, but the protection has not disappeared. What changed is that there are no more rigid rules. Now the judge must look at each personal situation, case by case.

In the case decided by the Court of Bologna, work was very important. Not only because the person had an income, but because work helps people build relationships, friendships and a normal life in Italy.

But attention: complementary protection is not automatic and it is not an amnesty. If there are serious problems related to public order or security, protection can be refused.

The message is clear: if a person has built a real and regular life in Italy, the law can protect that life. But every case must be carefully evaluated.

Thank you for listening.
My name is Avv. Fabio Loscerbo, and this was Immigration Law.

Complementary Protection in the Legal Framework Following Decree-Law No. 20/2023: Continuity of the Protection of Private Life under Article 8 ECHR and the Function of Article 5, Paragraph 6, of the Consolidated Immigration Act



Complementary Protection in the Legal Framework Following Decree-Law No. 20/2023: Continuity of the Protection of Private Life under Article 8 ECHR and the Function of Article 5, Paragraph 6, of the Consolidated Immigration Act

With reference to the full publication of the decree available on Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

Introduction

This contribution analyses the decree issued by the Ordinary Court of Bologna, Specialised Section for Immigration, International Protection and Free Movement of EU Citizens, on 5 December 2025 in proceedings no. R.G. 10860/2024. The decision provides a structured and in-depth examination of complementary protection within the legal framework resulting from the amendments introduced by Decree-Law No. 20/2023, converted with amendments by Law No. 50/2023.

The ruling is of particular relevance as it addresses one of the most controversial issues arising from the new legislative framework: the fate of the protection of private and family life following the repeal of the parameters expressly set out in Article 19, paragraph 1.1, of Legislative Decree No. 286/1998 in its previous formulation.

The full text of the decree is available at the following publication:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae

The 2023 Reform and the Persistence of Conventional Protection

The Court clarifies that the 2023 legislative intervention did not affect the core of the prohibition of refoulement, nor did it eliminate the protection of private and family life as a foundation of complementary protection, insofar as it constitutes a subjective right rooted in constitutional and international obligations.

The reasoning highlights the continued reference, within Article 19 of the Consolidated Immigration Act, to Article 5, paragraph 6, of the same statute, which functions as a closing provision of the system and as a channel for incorporating obligations arising from the European Convention on Human Rights. From this perspective, the repeal of the typified statutory criteria does not amount to the suppression of protection, but rather marks the transition from a rigid regulatory framework to an elastic clause.

Complementary Protection and the Role of Supreme Court Case Law

The decision consciously aligns itself with the most recent case law of the Italian Supreme Court (Corte di cassazione), which has reaffirmed that complementary protection continues to apply also in relation to the private and family life of the foreign national, as an expression of obligations that prevail over ordinary legislation.

The Court adopts the view that the 2023 reform affected the normative typicity of the institute, but not its function of safeguarding fundamental rights, thereby reaffirming the central role of the judge in reconstructing the content of complementary protection through a balancing of the competing interests at stake.

Labour Integration as a Dimension of Private Life

In the case under consideration, complementary protection was granted on the basis of the demonstrated existence of a private life firmly rooted in the national territory. The Court attached central importance to the applicant’s employment stability and lawful income, expressly referring to the case law of the European Court of Human Rights, according to which professional activity represents one of the primary contexts in which individuals develop social and personal relationships.

Work is thus regarded not merely as an economic indicator, but as a structural component of private life protected under Article 8 ECHR, in line with the evolution of European and domestic jurisprudence on complementary protection.

Balancing of Interests and Limits of Complementary Protection

At the same time, the ruling reiterates that complementary protection does not constitute an automatic right, nor a mechanism of generalised regularisation. A balancing exercise with considerations of national security and public order remains essential, in accordance with the principles of proportionality and reasonableness.

Accordingly, protection operates only where there is an effective and significant degree of rooting in the host country and in the absence of prevailing exclusionary grounds, confirming a rigorous and non-expansive conception of the institute.

Concluding Remarks

The decree of the Ordinary Court of Bologna of 5 December 2025 represents a significant contribution to the reconstruction of complementary protection in the period following Decree-Law No. 20/2023. The decision confirms that the reform did not empty the institute of its substance, but rather reshaped its technique of application, restoring centrality to case-by-case judicial assessment and to the balancing of fundamental rights.

The full publication of the decision allows for an appreciation of a broad and systematic line of reasoning, capable of serving as a reference point for judicial practice and academic debate.

Full text of the decree available on Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ebab26d3b1ae


Avv. Fabio Loscerbo


domenica 14 dicembre 2025

الإدانات في جرائم المخدرات وتحويل تصريح الإقامة للعمل: نطاق الرفض الإلزامي

 الإدانات في جرائم المخدرات وتحويل تصريح الإقامة للعمل: نطاق الرفض الإلزامي

تُتيح حكم المحكمة الإدارية الإقليمية لإميليا-رومانيا، الدائرة الأولى، رقم 01561 لسنة 2025، الصادر في ديسمبر 2025، فرصة مهمة لإعادة تناول مسألة محورية ولا تزال مثار جدل واسع في قانون الهجرة، وهي أثر الإدانات الجنائية في جرائم المخدرات على إمكانية تجديد أو تحويل تصريح الإقامة لأسباب العمل المأجور.

نُشرت الحكم كاملة ويمكن الاطلاع عليها عبر الرابط التالي:
https://www.calameo.com/books/0080797757982a2aef314
وتندرج هذه القرار ضمن مسار قضائي مستقر، مع قيامه في الوقت ذاته بتحديد حدوده التطبيقية بدقة، من خلال التمييز بين حالات المانع القانوني التلقائي وبين الهوامش المحدودة المتبقية للسلطة التقديرية للإدارة.

تعود وقائع النزاع إلى رفض صادر عن جهة الشرطة المختصة (Questura) لطلب تجديد وتحويل تصريح إقامة لأسباب عائلية إلى تصريح إقامة للعمل المأجور. وقد استند الرفض إلى وجود إدانة جنائية نهائية بحيازة مواد مخدرة بقصد الاتجار، صادرة وفقًا للمادة 73، الفقرة 1 مكرر، من المرسوم الرئاسي رقم 309 لسنة 1990. وقد طعنت جهة الدفاع في الطابع التلقائي للرفض، معتبرة أن على الإدارة إجراء تقييم شامل للوضع الشخصي والمهني والاجتماعي لصاحب الطلب.

غير أن المحكمة الإدارية أوضحت ابتداءً الإطار القانوني الصحيح الواجب التطبيق، مستبعدةً سريان المادة 9 من النص الموحد للهجرة الخاصة بتصريح الإقامة طويل الأمد للاتحاد الأوروبي، ومُحيلةً النزاع إلى أحكام المادتين 4، الفقرة 3، و5 من المرسوم التشريعي رقم 286 الصادر في 25 يوليو 1998. وضمن هذا الإطار، تُعدّ الإدانة في جرائم المخدرات، في صورها الأشد خطورة المنصوص عليها قانونًا، سببًا مانعًا تلقائيًا يحول دون منح أو تحويل تصريح الإقامة لأسباب العمل.

وتؤكد الحكم أنه، في وجود مثل هذه الإدانة، لا تكون لتعليق تنفيذ العقوبة، ولا لمنح الظروف المخففة، ولا لمرور الزمن منذ ارتكاب الجريمة أي أهمية قانونية. ففي هذه الحالات، لا تتمتع الإدارة بسلطة تقديرية واسعة، بل تكون ملزمة قانونًا برفض تصريح الإقامة المطلوب.

ويتناول جزء محوري من الحكم الاستثناء الوحيد لهذا النظام التلقائي، والمتمثل في وجود روابط أسرية فعلية وحالية مع أشخاص مقيمين بصفة قانونية في إيطاليا. وفقط عندما تُثبت وحدة أسرية حقيقية بشكل ملموس، وليس بمجرد تصريح شكلي، تلتزم الإدارة، بموجب المادة 5، الفقرة 5، من النص الموحد للهجرة، بإجراء موازنة بين المصلحة العامة في الأمن وحماية الحياة الأسرية، وذلك أيضًا في ضوء المادة 8 من الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان.

وفي القضية محل البحث، خلصت المحكمة إلى عدم توافر هذا الشرط، مُبرزةً غياب التعايش الفعلي وعدم إثبات وجود نواة أسرية قائمة. وبناءً على ذلك، أكدت المحكمة الطابع الإلزامي قانونًا لقرار الرفض.

وتدعو هذه الحكم إلى تأمل أوسع في العلاقة بين الاندماج الاجتماعي والآليات القانونية التلقائية في قانون الهجرة. إذ يعتقد كثير من الأجانب أن إدانة «تم تنفيذها» أو تعود إلى زمن بعيد لم تعد تؤثر على وضعهم الإداري. غير أن الحكم محل التعليق يُظهر أن بعض الإدانات، في مجال تصاريح الإقامة للعمل المأجور، لا تزال تُشكّل حواجز قانونية لا يمكن تجاوزها، بغض النظر عن المسار المهني اللاحق أو مستوى الاندماج الاجتماعي المحقق.

ومن هذا المنظور، يُمثل حكم المحكمة الإدارية الإقليمية لإميليا-رومانيا نقطة مرجعية واضحة في تحديد الوضع الراهن للقانون، إذ يوفر للفاعلين القانونيين إطارًا دقيقًا للحدود التي يمكن ضمنها الاحتجاج بالسلطة التقديرية للإدارة، ويُبيّن في المقابل الحالات التي تكون فيها هذه السلطة مستبعدة قانونًا.


المدونات الصوتية المرتبطة بالحكم


Avv. Fabio Loscerbo

Condenas por delitos de drogas y conversión del permiso de residencia por trabajo: el alcance de la denegación obligatoria

 Condenas por delitos de drogas y conversión del permiso de residencia por trabajo: el alcance de la denegación obligatoria

La sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña, Sección Primera, número 01561 de 2025, dictada en diciembre de 2025, ofrece una ocasión relevante para volver sobre una cuestión central y todavía muy controvertida en el derecho de extranjería: la incidencia de las condenas penales por delitos relacionados con las drogas en la posibilidad de renovar o convertir un permiso de residencia por motivos de trabajo por cuenta ajena.

La resolución, publicada íntegramente y disponible en el siguiente enlace:
https://www.calameo.com/books/0080797757982a2aef314
se inscribe en una línea jurisprudencial ya consolidada, pero al mismo tiempo delimita con especial claridad sus contornos operativos, distinguiendo entre supuestos de automatismo impeditivo y los reducidos márgenes residuales de valoración discrecional de la administración.

El litigio se origina a partir de la denegación acordada por la Questura respecto de una solicitud de renovación y conversión de un permiso de residencia por motivos familiares en un permiso por trabajo por cuenta ajena. La denegación se basó en la existencia de una condena penal firme por tenencia de sustancias estupefacientes con fines de tráfico, impuesta conforme al artículo 73, apartado 1-bis, del Decreto del Presidente de la República 309 de 1990. La defensa cuestionó el automatismo aplicado por la administración, alegando la necesidad de una valoración global de la situación personal, laboral y social del interesado.

El Tribunal Administrativo aclara, en primer lugar, el correcto encuadramiento normativo del caso, excluyendo la aplicabilidad del artículo 9 del Texto Único de Inmigración, relativo al permiso de residencia de larga duración UE, y reconduciendo la cuestión a los artículos 4, apartado 3, y 5 del Decreto Legislativo número 286 de 25 de julio de 1998. En este marco, la condena por delitos relacionados con las drogas, en sus formas más graves previstas por la ley, constituye una causa automática que impide la expedición o la conversión del permiso de residencia por motivos de trabajo.

La sentencia reafirma que, en presencia de este tipo de condenas, carecen de relevancia jurídica tanto la suspensión condicional de la pena como la concesión de circunstancias atenuantes o el tiempo transcurrido desde la comisión del delito. En tales supuestos, la administración no dispone de un amplio margen de apreciación, sino que se encuentra jurídicamente vinculada a denegar el permiso de residencia solicitado.

Un pasaje central de la resolución se refiere, no obstante, a la única excepción a este automatismo: la existencia de vínculos familiares efectivos y actuales con personas legalmente residentes en Italia. Solo cuando se acredita de manera concreta una unidad familiar real, y no meramente declarada de forma formal, el artículo 5, apartado 5, del Texto Único de Inmigración impone a la administración la obligación de realizar una ponderación entre el interés público en la seguridad y la protección de la vida familiar, también a la luz del artículo 8 del Convenio Europeo de Derechos Humanos.

En el caso examinado, el Tribunal considera que dicho presupuesto no concurría, subrayando la ausencia de una convivencia efectiva y la falta de prueba de un núcleo familiar actual. De ello se deriva, de manera coherente, la confirmación del carácter jurídicamente obligatorio de la denegación.

La decisión invita a una reflexión más amplia sobre la relación entre integración social y automatismos normativos en el derecho de extranjería. Muchos extranjeros confían en que una condena ya “cumplida” o lejana en el tiempo no incida ulteriormente en su situación administrativa. La sentencia objeto de comentario demuestra, por el contrario, que en el ámbito de los permisos de residencia por trabajo por cuenta ajena determinadas condenas siguen operando como barreras jurídicas infranqueables, con independencia del posterior recorrido laboral o del grado de integración social alcanzado.

Desde esta perspectiva, la resolución del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña representa un punto firme sobre el estado actual del derecho vigente, ofreciendo a los operadores jurídicos un marco claro de los límites dentro de los cuales puede invocarse útilmente la valoración discrecional de la administración y, al mismo tiempo, de aquellos supuestos en los que dicha discrecionalidad resulta legalmente excluida.


Podcasts relacionados con la sentencia


Avv. Fabio Loscerbo

Drug-Related Convictions and the Conversion of Residence Permits for Work: The Scope of Mandatory Refusal

 


Drug-Related Convictions and the Conversion of Residence Permits for Work: The Scope of Mandatory Refusal

The judgment of the Regional Administrative Court of Emilia-Romagna, First Section, number 01561 of 2025, delivered in December 2025, provides an important opportunity to revisit a central and still highly controversial issue in immigration law: the impact of criminal convictions for drug-related offences on the possibility of renewing or converting a residence permit for subordinate employment.

The full decision is published and available at the following link:
https://www.calameo.com/books/0080797757982a2aef314
The ruling follows a well-established line of case law, while at the same time clearly defining its operational boundaries by distinguishing between situations of automatic legal impediment and the limited residual areas of administrative discretion.

The dispute arose from the refusal issued by the Questura in response to an application for the renewal and conversion of a residence permit for family reasons into a permit for subordinate employment. The refusal was based on the existence of a final criminal conviction for possession of narcotic substances with intent to distribute, imposed pursuant to Article 73, paragraph 1-bis, of Presidential Decree 309 of 1990. The defence challenged the automatic nature of the refusal, arguing that the administration should have carried out an overall assessment of the applicant’s personal, employment and social circumstances.

The Administrative Court, however, first clarified the correct legal framework applicable to the case, excluding the relevance of Article 9 of the Consolidated Immigration Act concerning EU long-term residence permits, and instead referring the matter to Articles 4, paragraph 3, and 5 of Legislative Decree no. 286 of 25 July 1998. Within this framework, convictions for serious drug-related offences constitute an automatic ground preventing the issuance or conversion of a residence permit for work purposes.

The judgment reiterates that, in the presence of such convictions, neither the suspension of the sentence, nor the granting of mitigating circumstances, nor the passage of time since the commission of the offence is legally relevant. In these situations, the administration does not enjoy a broad discretionary power but is legally bound to refuse the requested residence permit.

A key part of the decision concerns the sole exception to this automatic mechanism: the existence of effective and current family ties with persons lawfully residing in Italy. Only where a genuine family unit is proven in concrete terms, and not merely formally declared, does Article 5, paragraph 5, of the Consolidated Immigration Act require the administration to carry out a balancing exercise between the public interest in security and the protection of family life, also in light of Article 8 of the European Convention on Human Rights.

In the case examined, the Court found that this requirement was not met, emphasising the absence of effective cohabitation and the lack of evidence of an existing family nucleus. Consequently, the refusal was confirmed as legally mandatory.

The decision invites a broader reflection on the relationship between social integration and statutory automatic mechanisms in immigration law. Many foreign nationals believe that a conviction which has already been “served” or which dates back many years no longer affects their administrative status. The judgment under review demonstrates, instead, that in the field of residence permits for subordinate employment certain convictions continue to operate as insurmountable legal barriers, regardless of subsequent employment history or the degree of social integration achieved.

From this perspective, the ruling of the Emilia-Romagna Regional Administrative Court represents a clear statement of the current state of the law, offering practitioners and legal operators a precise framework within which administrative discretion may be invoked, and identifying those cases in which such discretion is legally excluded.


Podcasts related to the judgment


Avv. Fabio Loscerbo

Condanne per stupefacenti e conversione del permesso di soggiorno per lavoro: il perimetro del diniego vincolato

 Condanne per stupefacenti e conversione del permesso di soggiorno per lavoro: il perimetro del diniego vincolato

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, numero 01561 del 2025, depositata nel dicembre 2025, offre l’occasione per tornare su un tema centrale e tutt’altro che pacifico nel diritto dell’immigrazione: l’incidenza delle condanne penali in materia di stupefacenti sulla possibilità di ottenere il rinnovo o la conversione del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato.

Il provvedimento, pubblicato integralmente e consultabile al seguente link
https://www.calameo.com/books/0080797757982a2aef314
si colloca nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, ma ne chiarisce con particolare nettezza i confini applicativi, distinguendo tra ipotesi di automatismo ostativo e residui spazi di valutazione discrezionale in capo all’amministrazione.

La controversia trae origine dal diniego opposto dalla Questura a una istanza di rinnovo e conversione di un permesso di soggiorno per motivi familiari in permesso per lavoro subordinato. Il diniego era fondato sull’esistenza di una condanna definitiva per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, pronunciata ai sensi dell’articolo 73, comma 1-bis, del DPR 309 del 90. La difesa aveva contestato l’automatismo applicato dall’amministrazione, invocando una valutazione complessiva della situazione personale, lavorativa e sociale dell’interessato.

Il TAR chiarisce preliminarmente il corretto inquadramento normativo della fattispecie, escludendo l’applicabilità dell’articolo 9 del Testo Unico Immigrazione, relativo al permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, e riconducendo il caso agli articoli 4, comma 3, e 5 del decreto legislativo 25 luglio 1998, numero 286. In tale ambito, la condanna per reati inerenti gli stupefacenti, nelle forme più gravi previste dalla legge, integra una causa ostativa automatica al rilascio e alla conversione del permesso di soggiorno per lavoro.

La sentenza ribadisce che, in presenza di tali condanne, non assumono rilievo né la sospensione condizionale della pena, né la concessione di attenuanti, né il tempo trascorso dalla commissione del fatto. L’amministrazione, in questi casi, non dispone di un potere valutativo pieno, ma è vincolata al diniego del titolo di soggiorno richiesto.

Un passaggio centrale della decisione riguarda tuttavia l’unica eccezione a tale automatismo: la presenza di legami familiari effettivi e attuali con soggetti regolarmente residenti in Italia. Solo in presenza di una reale unità familiare, dimostrata in modo concreto e non meramente formale, l’articolo 5, comma 5, del Testo Unico Immigrazione impone all’amministrazione una valutazione comparativa tra l’interesse pubblico alla sicurezza e la tutela della vita familiare, anche alla luce dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Nel caso esaminato, il TAR ritiene che tale presupposto non fosse integrato, evidenziando l’assenza di una convivenza effettiva e la mancata dimostrazione di un nucleo familiare attuale. Ne deriva, coerentemente, la conferma del carattere vincolato del diniego.

La decisione si presta a una riflessione più ampia sul rapporto tra integrazione sociale e automatismi normativi nel diritto dell’immigrazione. Molti stranieri confidano nel fatto che una condanna ormai “scontata” o risalente nel tempo non incida più sul loro percorso amministrativo. La sentenza in commento dimostra invece come, almeno in materia di permesso di soggiorno per lavoro subordinato, alcune condanne continuino a operare come barriere giuridiche difficilmente superabili, indipendentemente dal successivo inserimento lavorativo o sociale.

In questo senso, il provvedimento del TAR Emilia-Romagna rappresenta un punto fermo sullo stato attuale del diritto vivente, offrendo agli operatori del settore un quadro chiaro dei limiti entro i quali può essere utilmente invocata la valutazione discrezionale dell’amministrazione e, al contempo, dei casi in cui tale valutazione risulta giuridicamente preclusa.


Podcast collegati alla sentenza


Avv. Fabio Loscerbo

venerdì 12 dicembre 2025

AB Şikâyet Prosedürleri Mercek Altında: Komisyon Belgeleri Bireysel Başvuruların Sınırlarını Nasıl Açıklıyor?

 

AB Şikâyet Prosedürleri Mercek Altında: Komisyon Belgeleri Bireysel Başvuruların Sınırlarını Nasıl Açıklıyor?

Bir Avrupa Birliği üyesi devletin AB hukukunu ihlal ettiğine inanan vatandaşlar veya ikamet eden kişiler, çoğu zaman ilk olarak Avrupa Komisyonu’na resmi bir şikâyet sunmayı düşünür. Ancak bu mekanizmanın gerçek işlevi çoğu zaman yanlış anlaşılır. Aşağıdaki iki resmi belge,
https://www.calameo.com/books/008079775f6fc9e6a4f22
ve
https://www.calameo.com/books/008079775e80c7d70a2b6,
Komisyon’un şikâyetleri gerçekte nasıl değerlendirdiğine ve özellikle hangi durumlarda müdahalede bulunabileceğine dair nadir ve kapsamlı bir bakış sunuyor.

Komisyonun Yetkisi: Bireysel Değil, Sistemik Bir Denetim

İlk belge, https://www.calameo.com/books/008079775f6fc9e6a4f22 bağlantısı üzerinden erişilebilen yazı, bir şikâyetin kaydedilme sürecini ve ön inceleme aşamasının başlangıcını açıklıyor. Bu metin, şikâyet sahiplerini sıklıkla şaşırtan bir ilkeyi vurguluyor: Komisyon bireysel uyuşmazlıkları çözen bir temyiz mercii değildir. Kurumsal görevi, AB hukukunun üye devletler genelinde yeknesak bir şekilde uygulanmasını sağlamaktır. Bu nedenle Komisyonun müdahaleleri sistem odaklıdır ve münferit olaylara yönelik değildir.

Bir şikâyet ciddi bir idari engeli gösterse bile Komisyon, yalnızca sorunun tekrarlanan ve yapısal bir nitelik taşıdığına dair güçlü kanıtlar olduğunda süreçte ilerler. Rolü, tek seferlik olayları çözmek değil, ulusal idarelerde daha geniş ve sürekli bir sorun olduğunu gösteren yapısal aksaklıkları ele almaktır.

Neden Çoğu Şikâyet Resmî Bir Sürece Dönüşmez?

İkinci belge, https://www.calameo.com/books/008079775e80c7d70a2b6 bağlantısında yayımlanan metin, bir şikâyetin ilerleyebilmesi için gerekli eşik kriterlerini açıklıyor. Komisyon, ara sıra yaşanan gecikmelerin, münferit hataların veya geçici teknik sorunların AB müdahalesini gerektiren bir ihlal oluşturmadığını açıkça belirtiyor. Bunun yerine, süreklilik gösteren, genel nitelik taşıyan ve sistem üzerinde etkisi olan uygulamaların varlığı aranıyor.

Bu nedenle birçok şikâyet, gerçeklere dayanıyor olsa bile, ihlal prosedürüne dönüşmez. AB hukukuna göre, bireysel uyuşmazlıkların çözümü öncelikle ulusal mahkemelere ve idari makamlara aittir; çünkü doğrudan ve kişisel çözümleri sağlayabilecek organlar onlardır.

Ön Kapatma Mektubu: İdari Sürecin Temel Bir Aşaması

Komisyon, sistemik bir ihlal olduğuna dair yeterli kanıt görmediğinde şikâyet sahibine bir “ön kapatma mektubu” gönderir. Bu mektup kesin bir ret değildir; ek bilgi veya açıklama sunulması için bir davettir. Ancak yeni unsurlar, daha geniş bir uyumsuzluk modeline işaret ederse Komisyon değerlendirmesini yeniden gözden geçirebilir.

Calameo’da yayımlanan belgeler, bu adımın şeffaflığı güvence altına aldığını ve şikâyet mekanizmasının ulusal yargı yollarının yerine kullanılmasını engellediğini açıkça gösteriyor.

Göç ve İdari İşlemlere Erişim: Bireysel Vakalar Her Zaman Yapısal Sorun Göstermez

Göç ve iltica gibi hassas alanlarda, idari prosedürlere erişimde güçlükler sık görülür. Ancak bu tür zorluklar, bir meselenin otomatik olarak AB düzeyine taşınması anlamına gelmez. Komisyon, bu engellerin birden fazla bölgede veya kurumda yaygın ve kalıcı bir nitelik göstermesi hâlinde müdahale eder.

Buna rağmen şikâyet mekanizması önemlidir, çünkü Kuruma ortaya çıkan eğilimler hakkında uyarıda bulunur. Üye devletin farklı bölgelerinden gelen çok sayıda benzer başvuru, zaman içinde daha derin yapısal sorunların göstergesi olabilir.

AB Şikâyet Sisteminin Gerçek Amacı

Aşağıdaki belgeler:
https://www.calameo.com/books/008079775f6fc9e6a4f22
ve
https://www.calameo.com/books/008079775e80c7d70a2b6,
AB’nin şikâyet prosedürünün doğasını ve sınırlarını açıkça gözler önüne seriyor. Bu mekanizma, bireysel sorunları derhal çözen bir yol değil; şeffaflık ve denetim aracıdır. Amacı, AB hukukunun bütünlüğünü tehdit eden yapısal ihlalleri tespit etmek ve ele almaktır.

Karmaşık idari sistemlerle uğraşan avukatlar, politika yapıcılar ve vatandaşlar için bu farkı anlamak hayati önem taşır. Komisyon genel çerçeveyi korur; bireysel uyuşmazlıkların çözümü ise ulusal makamların sorumluluğundadır. Bu ikili yapıyı kavramak, AB’nin çok katmanlı koruma modelinde etkili hukuki stratejiler geliştirmek için temel bir gerekliliktir.


Avv. Fabio Loscerbo