Le criticità nell’accesso agli appuntamenti presso
l’Ambasciata d’Italia in Pakistan per il rilascio del visto
d’ingresso: una riflessione giuridico-amministrativa
di Avv. Fabio Loscerbo
Negli ultimi anni, l’ottenimento del visto d’ingresso per
l’Italia da parte di cittadini stranieri, in particolare da Paesi
terzi come il Pakistan, si è rivelato un processo sempre più
complesso e disfunzionale. Una vicenda documentata da fonti legali
evidenzia una serie di problematiche strutturali e procedurali che
sollevano dubbi sull'effettività dei diritti riconosciuti ai
richiedenti e sul rispetto dei principi fondamentali dell'azione
amministrativa.
1. Il quadro normativo e le responsabilità della
pubblica amministrazione
Il rilascio del visto di ingresso per lavoro subordinato è
disciplinato dal combinato disposto dell’art. 22 del D.Lgs.
286/1998 (Testo Unico Immigrazione) e dell’art. 31 del D.P.R.
394/1999. Una volta emesso il Nulla Osta da parte dello Sportello
Unico per l’Immigrazione, l’Ambasciata italiana competente è
tenuta, secondo l’art. 4 dello stesso regolamento, a rilasciare il
visto in modo “consequenziale e complementare”.
Il principio di buona amministrazione, sancito dall’art. 97
della Costituzione e rafforzato dall’art. 41 della Carta dei
Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, impone che ogni
procedimento amministrativo si concluda entro un termine ragionevole,
come previsto anche dall’art. 2 della Legge 241/1990. Tuttavia, in
molti casi sono emersi ritardi significativi e ingiustificati.
2. Ritardi e mancate risposte nel procedimento
In una vicenda emblematica, un cittadino straniero ha ottenuto
regolare Nulla Osta in data 31 maggio 2024. Nonostante il deposito
del passaporto presso l’Ambasciata già nel mese di ottobre 2024, e
nonostante numerose diffide, solleciti e istanze di accesso agli atti
inviate da parte della difesa legale, ad oggi il visto non risulta
ancora rilasciato.
Il procedimento amministrativo si è protratto per mesi, senza
un’esplicita comunicazione da parte dell’Amministrazione, in
violazione degli obblighi di trasparenza e partecipazione
procedimentale previsti dagli articoli 7 e 10 della Legge 241/1990.
Neppure le istanze rivolte all’Ispettorato per la Funzione Pubblica
e agli organi di controllo del Ministero degli Esteri hanno prodotto
risultati risolutivi.
3. L’opacità della gestione tramite
outsourcing
Un ulteriore elemento critico riguarda la gestione degli
appuntamenti e delle pratiche tramite soggetti terzi, come la società
BLS Islamabad, incaricata dalla sede diplomatica di operare
come sportello di front office. Nonostante la funzione di
intermediazione, permangono opacità rispetto alla regolamentazione
interna, ai criteri di priorità nella gestione delle domande e alla
trasparenza delle liste d’attesa.
L’accesso agli atti richiesto dalla difesa ha incluso, tra
l’altro, domande relative alla convenzione con BLS, alla
lista delle pratiche in attesa, al numero di appuntamenti concessi e
rifiutati e agli ordini di servizio eventualmente emessi dalla sede
diplomatica. Tali documenti non sono stati resi disponibili,
nonostante i doveri derivanti dalla normativa sull’accesso.
4. Implicazioni giuridiche e necessità di
riforma
Il ritardo nel rilascio del visto d’ingresso vanifica il Nulla
Osta rilasciato, compromette il diritto del cittadino straniero a
lavorare regolarmente in Italia e genera un danno economico e sociale
per il datore di lavoro e per lo stesso richiedente. Non solo:
configura una responsabilità amministrativa che può dar luogo a
contenziosi per il risarcimento del danno da ritardo e per il mancato
rispetto degli obblighi procedurali.
Inoltre, emerge con forza l’esigenza di una riforma strutturale
nel sistema di rilascio dei visti, che preveda un controllo più
stringente sull’operato delle sedi consolari, una digitalizzazione
efficace dei procedimenti e la pubblicazione di dati statistici
trasparenti sull’andamento delle pratiche.
Conclusioni
Il caso dell’Ambasciata italiana in Pakistan è paradigmatico di
una criticità diffusa nella gestione consolare delle pratiche
migratorie. La mancanza di trasparenza, la durata irragionevole dei
procedimenti e la scarsa accountability delle amministrazioni
coinvolte compromettono il diritto degli stranieri a vedere trattate
le loro domande in modo equo, efficace e tempestivo. È urgente che
il Ministero degli Esteri e il Governo intervengano per assicurare
una gestione consolare efficiente, conforme ai principi dello Stato
di diritto e della buona amministrazione.
Avv. Fabio
Loscerbo
Patrocinante in Cassazione e dinanzi alle
Giurisdizioni Superiori
Lobbista in materia di Migrazione e Asilo
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