venerdì 12 dicembre 2025

EU Complaint Procedures Under Scrutiny: What the Commission’s Documents Reveal About the Limits of Individual Remedies

 

EU Complaint Procedures Under Scrutiny: What the Commission’s Documents Reveal About the Limits of Individual Remedies

When citizens or residents believe that an EU Member State is violating Union law, one of the first tools they often turn to is the submission of a formal complaint to the European Commission. Yet the real function of this mechanism is frequently misunderstood. Two recently published documents, available at
https://www.calameo.com/books/008079775f6fc9e6a4f22
and
https://www.calameo.com/books/008079775e80c7d70a2b6,
offer a rare, detailed look at how the Commission actually evaluates such complaints and—more importantly—why it intervenes only in very specific circumstances.

The Commission’s Mandate: A Systemic, Not Individual, Watchdog

The first document, accessible at https://www.calameo.com/books/008079775f6fc9e6a4f22, outlines the registration of a complaint and the start of the preliminary review phase. It reaffirms a principle that often surprises complainants: the Commission does not operate as an appeal body for individuals. Its institutional mandate is to safeguard the uniform application of EU law across Member States. This means its interventions are system-oriented rather than case-driven.

Even where a complaint concerns a serious administrative obstacle, the Commission will proceed only if there is credible evidence of a recurring and structural issue. Its role is not to resolve singular cases but to address failures that reflect broader, persistent problems within national administrations.

Why Most Complaints Do Not Lead to Formal Proceedings

The second document, published at https://www.calameo.com/books/008079775e80c7d70a2b6, further clarifies the threshold that must be met for a complaint to progress. The Commission stresses that occasional delays, isolated errors or temporary technical problems do not amount to a breach warranting EU intervention. It looks instead for documented practices showing consistency, generality and systemic impact.

This is why many complaints, though factually serious, do not evolve into infringement procedures. Under EU law, individual grievances must be addressed primarily through national courts and administrative bodies, which remain the competent authorities to grant concrete, personal remedies.

The Pre-Closure Letter: A Crucial Step in the Administrative Process

The pre-closure communication—sent when the Commission determines that there is insufficient evidence of a systemic violation—is a standard element of the process. It is not a definitive dismissal but an invitation to provide new information or clarifications. Only if such additional material reveals a broader pattern of non-compliance will the Commission reconsider its initial assessment.

The documents published on Calameo show how this step ensures transparency while preventing the misuse of the complaint mechanism as an informal substitute for domestic litigation.

Immigration and Administrative Access: Individual Cases Versus Structural Problems

In sensitive areas such as immigration and asylum, difficulties in accessing administrative procedures are common. Yet these difficulties do not automatically elevate a matter to the EU level. The Commission intervenes only when such obstacles appear widespread and persistent across multiple authorities or regions.

Nevertheless, the complaint mechanism remains important because it alerts the institution to potential emerging trends. Repeated submissions from different parts of a Member State may, over time, reveal structural issues that justify further examination.

Understanding the True Purpose of the EU Complaint System

Taken together, the documents available at
https://www.calameo.com/books/008079775f6fc9e6a4f22
and
https://www.calameo.com/books/008079775e80c7d70a2b6
offer a clear picture of the nature and limits of the EU complaint procedure. It is a transparency and oversight instrument, not an immediate remedy for the individual. Its role is to identify and address systemic breaches that threaten the uniformity and integrity of Union law.

For lawyers, policymakers and citizens navigating complex administrative systems, understanding this distinction is essential. The Commission safeguards the framework; national authorities are responsible for resolving individual cases. Recognising this dual structure is fundamental to pursuing effective legal strategies within the EU’s multilayered system of protection.


Avv. Fabio Loscerbo

La denuncia alla Commissione europea per presunta violazione del diritto dell’Unione: natura, limiti e funzione sistemica

 

La denuncia alla Commissione europea per presunta violazione del diritto dell’Unione: natura, limiti e funzione sistemica

Abstract

La procedura di denuncia alla Commissione europea costituisce uno strumento di garanzia dell’ordinamento unionale, finalizzato a segnalare eventuali violazioni del diritto dell’Unione da parte degli Stati membri. Pur essendo accessibile a chiunque, essa non rappresenta un rimedio individuale e non offre una tutela diretta rispetto a casi isolati. L’analisi dei documenti ufficiali pubblicati su Calameo, disponibili ai link https://www.calameo.com/books/008079775f6fc9e6a4f22 e https://www.calameo.com/books/008079775e80c7d70a2b6, consente di comprendere il funzionamento interno di questa procedura, i criteri valutativi della Commissione e i limiti strutturali che delimitano il suo raggio d’azione.

1. La natura della denuncia nel sistema del diritto dell’Unione

La denuncia presentata alla Commissione europea trova il suo fondamento nell’articolo 17 del Trattato sull’Unione europea, che attribuisce all’istituzione il ruolo di custode dell’applicazione uniforme del diritto dell’Unione. Il primo documento pubblicato su Calameo (https://www.calameo.com/books/008079775f6fc9e6a4f22) chiarisce che la registrazione della denuncia rappresenta soltanto l’avvio di una valutazione amministrativa preliminare, nel corso della quale la Commissione esamina la pertinenza della questione rispetto all’interesse generale dell’Unione. L’atto evidenzia come il denunciante non acquisisca alcun diritto soggettivo alla prosecuzione del procedimento, poiché la funzione della Commissione non è quella di risolvere controversie individuali, ma di individuare eventuali criticità sistemiche nella legislazione o nelle prassi amministrative degli Stati membri.

2. I presupposti per l’intervento della Commissione

La Commissione procede alla fase successiva della procedura solo quando la denuncia presenta elementi idonei a dimostrare una violazione strutturale del diritto europeo. Il secondo documento, pubblicato al link https://www.calameo.com/books/008079775e80c7d70a2b6, illustra con chiarezza tale criterio, specificando che l’istituzione può intervenire esclusivamente laddove emergano pratiche amministrative caratterizzate da generalità, costanza e documentazione adeguata. Questo principio, più volte ribadito anche dalla giurisprudenza dell’Unione, impedisce alla Commissione di assumere un ruolo sostitutivo rispetto alle autorità amministrative o giurisdizionali nazionali. In assenza di tali presupposti, l’istituzione invita il denunciante a utilizzare i rimedi interni previsti dall’ordinamento dello Stato membro, che restano lo strumento più diretto ed effettivo per ottenere tutela nel caso concreto.

3. La funzione del preavviso di archiviazione

Il preavviso di archiviazione rappresenta una fase fisiologica della procedura. Attraverso questa comunicazione la Commissione manifesta l’intenzione di chiudere il fascicolo, salvo la presentazione di nuovi elementi che possano modificare la valutazione iniziale. Tale fase, descritta nei documenti pubblicati, svolge un ruolo essenziale nella garanzia partecipativa del denunciante, poiché consente di integrare informazioni rilevanti o chiarire aspetti che non erano stati evidenziati nella prima valutazione. La logica che guida la Commissione rimane comunque orientata alla verifica dell’esistenza di un interesse europeo generale, distinto dalla tutela della posizione sostanziale del singolo.

4. Il rapporto tra denuncia europea e rimedi nazionali

La lettura congiunta dei documenti ai link https://www.calameo.com/books/008079775f6fc9e6a4f22 e https://www.calameo.com/books/008079775e80c7d70a2b6 evidenzia con nettezza che la denuncia non sospende i termini per la proposizione di ricorsi nazionali e non può sostituire gli strumenti di tutela predisposti dall’ordinamento interno. La Commissione chiarisce che la sua eventuale iniziativa ha natura sistemica e non è rivolta a ottenere un risultato immediato sul caso individuale. Questa distinzione è fondamentale poiché consente di comprendere il corretto impiego della procedura: essa non è pensata come rimedio per ottenere provvedimenti urgenti o correttivi, ma come meccanismo di vigilanza sulla coerenza dell’azione degli Stati membri con il diritto dell’Unione.

5. La dimensione sistemica delle segnalazioni nel settore dell’immigrazione

Nel contesto del diritto dell’immigrazione, si registrano frequentemente situazioni nelle quali l’accesso alle procedure amministrative risulta difficoltoso. I documenti della Commissione mostrano chiaramente che difficoltà isolate non sono sufficienti per fondare un intervento europeo. È necessario, invece, che emerga un quadro più ampio, composto da dati, segnalazioni ripetute o evidenze documentate che dimostrino una disfunzione generalizzata. In mancanza di tale dimensione sistemica, la competenza primaria resta degli organi nazionali. La procedura di denuncia svolge comunque un ruolo importante, poiché consente di portare all’attenzione della Commissione eventuali criticità emergenti, che potrebbero assumere rilievo nel momento in cui diventino abituali o estese.

6. Conclusioni

La procedura di denuncia alla Commissione europea è uno strumento di garanzia dell’ordinamento dell’Unione, ma non può essere interpretata come un mezzo di tutela immediata della posizione soggettiva del denunciante. La sua operatività è condizionata dalla capacità di dimostrare l’esistenza di violazioni strutturali e non episodiche, e dalla distinzione netta tra il ruolo della Commissione e quello dei giudici nazionali. I documenti pubblicati su Calameo ai link https://www.calameo.com/books/008079775f6fc9e6a4f22 e https://www.calameo.com/books/008079775e80c7d70a2b6 consentono di ricostruire con precisione questa architettura giuridica, offrendo una lettura chiara e completa delle dinamiche procedurali e dei limiti istituzionali che caratterizzano l’azione della Commissione. La conoscenza approfondita di tali meccanismi è essenziale per orientare correttamente qualsiasi strategia difensiva che coinvolga il diritto dell’Unione e i sistemi di tutela multilivello.


Avv. Fabio Loscerbo

Protección complementaria y el test de integración: análisis del Decreto del Tribunal de Florencia de 4 de diciembre de 2025

 Protección complementaria y el test de integración: análisis del Decreto del Tribunal de Florencia de 4 de diciembre de 2025

El decreto dictado por el Tribunal de Florencia el 4 de diciembre de 2025 (R.G. 12055/2024) constituye una contribución relevante al debate sobre el alcance y la función de la protección complementaria en Italia, especialmente tras las reformas introducidas por el Decreto-Ley 20/2023. La decisión confirma un enfoque judicial firmemente anclado en las garantías constitucionales y en las obligaciones internacionales, pese a la creciente complejidad del marco normativo.
El texto completo del decreto puede consultarse en el siguiente enlace: https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f.

El Tribunal analizó el caso de un ciudadano marroquí cuya solicitud de protección internacional había sido rechazada por la Comisión Territorial. A pesar de la denegación administrativa, el órgano judicial reconstruyó minuciosamente el marco jurídico aplicable, subrayando que la esencia del artículo 19 del Texto Único de Inmigración permanece intacta: Italia no puede expulsar ni devolver a una persona a un país donde exista riesgo de tortura o trato inhumano, ni realizar expulsiones que vulneren obligaciones constitucionales o internacionales.

Del razonamiento se desprende claramente que, incluso tras la derogación de ciertas disposiciones en 2023, la protección complementaria sigue funcionando como un instrumento de salvaguardia de rango constitucional. El Tribunal hace referencia expresa a la jurisprudencia previa a 2020, en particular a las sentencias del Tribunal de Casación de los años 2018, 2019 y 2021, que establecieron los criterios de comparación entre el grado de integración en Italia y las condiciones de vida en el país de origen.

En el caso concreto, el Tribunal constató pruebas sólidas de una integración social y económica efectiva: empleo continuado que culminó en un contrato indefinido, estabilidad habitacional, progreso en el idioma italiano y un claro compromiso con un proyecto de vida duradero en Italia. Estos elementos no son meros indicadores formales, sino componentes reales de la vida privada y familiar protegidas por el artículo 8 del Convenio Europeo de Derechos Humanos.

El Tribunal destacó que el retorno forzoso del solicitante a Marruecos provocaría un deterioro significativo de sus condiciones de vida, especialmente dada la debilitación de sus vínculos familiares y sociales en el país de origen. Este riesgo evidente, cuando se evalúa junto con el nivel de integración alcanzado en Italia, activa los límites constitucionales a la expulsión y hace obligatorio el reconocimiento de la protección complementaria.

La decisión también subraya un principio operativo esencial: cuando una expulsión vulneraría obligaciones constitucionales o internacionales, la concesión del permiso de residencia por protección especial no es discrecional, sino obligatoria. Al no existir amenazas para el orden público o la seguridad nacional, el grado de integración del solicitante se convierte en el elemento central del análisis.

Para abogados, operadores jurídicos y responsables de políticas públicas, el decreto de Florencia constituye un recordatorio de que la protección complementaria sigue siendo una herramienta fundamental en el sistema italiano y que no puede ser restringida mediante intervenciones legislativas rápidas. Las Comisiones Territoriales deben realizar una evaluación comparativa real y no una valoración estereotipada o simplificada de la “vulnerabilidad”.

En un plano más amplio, esta decisión contribuye a la construcción de una jurisprudencia más coherente en un ámbito sujeto a cambios constantes, clarificando los estándares que deben guiar la actuación administrativa y el control judicial en casos de personas que han construido una vida estable, lícita y significativa en Italia.

El texto íntegro del decreto está disponible en:
https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f

Avv. Fabio Loscerbo

Tamamlayıcı Koruma ve Uyum Testi: 4 Aralık 2025 tarihli Floransa Mahkemesi Kararına Dair Bir Değerlendirme

 Tamamlayıcı Koruma ve Uyum Testi: 4 Aralık 2025 tarihli Floransa Mahkemesi Kararına Dair Bir Değerlendirme

Floransa Mahkemesi’nin 4 Aralık 2025 tarihli kararı (R.G. 12055/2024), İtalya’da tamamlayıcı korumanın kapsamı ve işlevine ilişkin süregelen tartışmaya önemli bir katkı sunmaktadır. Özellikle 2023 tarihli 20 sayılı Kanun Hükmünde Kararname ile yapılan değişikliklerden sonra, karar anayasal güvencelere ve uluslararası yükümlülüklere sıkı sıkıya bağlı bir yargısal yaklaşımın devam ettiğini ortaya koymaktadır.
Kararın tam metni şu bağlantı üzerinden incelenebilir: https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f

Mahkeme, uluslararası koruma talebi Bölgesel Komisyon tarafından reddedilen bir Fas vatandaşıyla ilgili dosyayı değerlendirmiştir. İdari ret kararına rağmen, mahkeme hukuki çerçeveyi titizlikle yeniden kurmuş ve Göç Yasası’nın 19. maddesinin özünün değişmediğini vurgulamıştır: İtalya, bir kişinin işkence veya insanlık dışı muamele riski altında olduğu bir ülkeye geri gönderilmesine izin veremez; ayrıca bir geri gönderme anayasal ya da uluslararası yükümlülükleri ihlal ediyorsa, bu işlem gerçekleştirilemez.

Karardan açıkça anlaşılmaktadır ki, 2023’te bazı hükümlerin yürürlükten kaldırılmasına rağmen tamamlayıcı koruma, niteliği gereği hâlâ anayasal bir güvenlik mekanizmasıdır. Mahkeme, özellikle 2018, 2019 ve 2021 yıllarında Yargıtay tarafından geliştirilen içtihatlara atıf yaparak, kişinin İtalya’daki uyumu ile menşe ülkesindeki yaşam koşulları arasındaki karşılaştırmanın önemini yeniden teyit etmektedir.

Somut olayda mahkeme, güçlü sosyal ve ekonomik uyum kanıtları tespit etmiştir: süregelen istihdam, belirsiz süreli iş sözleşmesi, istikrarlı konut, İtalyanca dil yeterliğinde ilerleme ve İtalya’da uzun vadeli bir yaşam kurma iradesi. Bunlar yalnızca biçimsel göstergeler değil, aynı zamanda Avrupa İnsan Hakları Sözleşmesi’nin 8. maddesi kapsamında korunan özel ve aile hayatının somut unsurlarıdır.

Mahkeme, zorla geri gönderme hâlinde başvurucunun yaşam koşullarında ciddi bir kötüleşme yaşanacağını, özellikle Fas’taki ailevi ve sosyal bağların zayıflamış olması sebebiyle bunun daha da ağırlaşacağını belirtmektedir. Bu belirgin risk, kişinin İtalya’da ulaştığı uyum düzeyi ile birlikte değerlendirildiğinde anayasal sınırları harekete geçirmekte ve tamamlayıcı korumanın verilmesini zorunlu kılmaktadır.

Kararda ayrıca önemli bir pratik ilke vurgulanmaktadır: bir geri gönderme anayasal veya uluslararası yükümlülükleri ihlal edecekse, özel koruma amaçlı oturma izninin verilmesi idarenin takdirinde değildir, zorunludur. Kamu düzeni veya ulusal güvenlik açısından herhangi bir tehdit bulunmadığından, başvurucunun uyum düzeyi kararın merkezine yerleşmiştir.

Avukatlar ve politika yapıcılar açısından Floransa kararı, tamamlayıcı korumanın İtalyan hukuk sisteminde hâlen temel bir araç olduğunu hatırlatmaktadır. Bu koruma biçimi, hızlı yasama müdahaleleriyle daraltılamaz. Bölgesel Komisyonların, soyut ya da şablon değerlendirmeler yerine gerçek ve bireyselleştirilmiş bir karşılaştırma yapması gerekmektedir.

Daha geniş bir çerçevede, karar sık değişen bir alanda daha tutarlı bir içtihat oluşumuna katkı sağlamakta ve İtalya’da istikrarlı, yasal ve anlamlı bir yaşam kurmuş kişilerle ilgili idari ve yargısal kararları yönlendirecek kriterleri somutlaştırmaktadır.

Kararın tam metnine buradan ulaşılabilir:
https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f

Avv. Fabio Loscerbo

Mbrojtja plotësuese dhe testi i integrimit: Analizë e Dekretit të Gjykatës së Firences të datës 4 dhjetor 2025

 Mbrojtja plotësuese dhe testi i integrimit: Analizë e Dekretit të Gjykatës së Firences të datës 4 dhjetor 2025

Dekreti i Gjykatës së Firences i 4 dhjetorit 2025 (R.G. 12055/2024) përbën një kontribut të rëndësishëm në debatin mbi rolin dhe funksionin e mbrojtjes plotësuese në Itali, veçanërisht pas ndryshimeve të sjella nga Dekreti-Ligj nr. 20/2023. Vendimi konfirmon një qasje gjyqësore të mbështetur fort në garancitë kushtetuese dhe detyrimet ndërkombëtare, pavarësisht ndërlikimeve të kuadrit ligjor.
Teksti i plotë i dekretit mund të konsultohet në këtë link: https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f.

Gjykata shqyrtoi çështjen e një shtetasi maroken, kërkesa për mbrojtje ndërkombëtare e të cilit ishte refuzuar nga Komisioni Territorial. Megjithë refuzimin administrativ, gjykata rindërtoi me saktësi kornizën ligjore, duke nënvizuar se thelbi i nenit 19 të Tekstit Unik të Emigracionit nuk ka ndryshuar: Italia nuk mund ta dëbojë një person drejt një shteti ku ai rrezikon torturë ose trajtim çnjerëzor, dhe nuk mund të kryejë dëbim kur kjo përbën shkelje të detyrimeve kushtetuese ose ndërkombëtare.

Nga vendimi del qartë se mbrojtja plotësuese, edhe pas shfuqizimit të disa dispozitave në vitin 2023, vazhdon të jetë një mekanizëm mbrojtës me bazë kushtetuese. Gjykata i referohet qartë jurisprudencës para vitit 2020, veçanërisht vendimeve të Gjykatës së Kasacionit në vitet 2018, 2019 dhe 2021, të cilat përcaktuan kriteret e krahasimit ndërmjet integrimit në Itali dhe kushteve të jetesës në vendin e origjinës.

Në rastin konkret, gjykata konstatoi prova të forta të një integrimi social e ekonomik efektiv: punësim i vazhdueshëm që çoi në një kontratë pa afat, banim i qëndrueshëm, përparim në gjuhën italiane dhe një angazhim i dukshëm për jetë afatgjatë në Itali. Këto nuk janë tregues formalë, por elemente konkrete që përbëjnë jetën private dhe familjare të mbrojtur nga neni 8 i Konventës Evropiane për të Drejtat e Njeriut.

Gjykata theksoi se kthimi i detyruar në Marok do të sillte një përkeqësim të rëndësishëm të kushteve të jetesës, sidomos duke pasur parasysh dobësimin e lidhjeve familjare e sociale atje. Ky rrezik, kur balancohet me nivelin e integrimit të arritur në Itali, aktivizon kufizimet kushtetuese për dëbimin dhe detyrimin për të dhënë mbrojtje plotësuese.

Vendimi gjithashtu përsërit një parim të rëndësishëm praktik: kur dëbimi cenon detyrime kushtetuese ose ndërkombëtare, dhënia e lejes së qëndrimit për mbrojtje speciale nuk është zgjedhje diskrecionale, por detyrim. Gjykata nuk konstatoi asnjë rrezik për rendin publik ose sigurinë kombëtare, çka e bëri integrimin faktor vendimtar në vlerësimin përfundimtar.

Për avokatët dhe hartuesit e politikave, dekreti i Firences shërben si një kujtesë se mbrojtja plotësuese mbetet një instrument thelbësor brenda sistemit italian dhe nuk mund të kufizohet përmes ndërhyrjeve të shpejta ligjore. Komisionet territoriale duhet të kryejnë një vlerësim të vërtetë krahasues, jo një analizë të thjeshtëzuar ose stereotipike të "cenueshmërisë".

Në një kuptim më të gjerë, vendimi kontribuon në krijimin e një jurisprudence më koherente në një fushë me ndryshime të shpeshta, duke sqaruar standardet që duhet të udhëheqin vendimmarrjen administrative dhe shqyrtimin gjyqësor për personat që kanë krijuar një jetë të qëndrueshme dhe të ligjshme në Itali.

Teksti i plotë i dekretit mund të gjendet këtu:
https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f

Avv. Fabio Loscerbo

الحماية التكميلية واختبار الاندماج: قراءة في قرار محكمة فلورنسا الصادر في 4 ديسمبر 2025

 الحماية التكميلية واختبار الاندماج: قراءة في قرار محكمة فلورنسا الصادر في 4 ديسمبر 2025

يشكّل القرار الصادر عن محكمة فلورنسا بتاريخ 4 ديسمبر 2025 (الرقم العام 12055/2024) إضافة مهمّة للنقاش الدائر حول نطاق ووظيفة الحماية التكميلية في إيطاليا، ولا سيما بعد الإصلاحات التشريعية التي أدخلها المرسوم-القانون رقم 20 لسنة 2023. يؤكّد الحكم على توجّه قضائي راسخ يستند إلى الضمانات الدستورية والالتزامات الدولية، رغم تزايد تعقيد الإطار التشريعي.
ويمكن الاطلاع على القرار الكامل عبر الرابط التالي: https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f.

درست المحكمة حالة مواطن مغربي رُفض طلبه للحصول على الحماية الدولية من قبل اللجنة الإقليمية المختصة. ورغم الرفض الإداري، أعادت المحكمة بناء الإطار القانوني بدقّة، مبيّنة أن جوهر المادة 19 من القانون الموحد للهجرة لم يتغير: فلا يجوز لإيطاليا طرد أي شخص أو إعادته إلى دولة قد يتعرض فيها لخطر التعذيب أو المعاملة اللاإنسانية، كما لا يجوز الطرد إذا كان ذلك يمسّ التزامات الدولة الدستورية أو الدولية.

ويظهر بوضوح من الحكم أن الحماية التكميلية تظلّ ـ حتى بعد إلغاء بعض أحكام 2023 ـ صمام أمان ذي طبيعة دستورية. وتشير المحكمة صراحة إلى اجتهادات محكمة النقض قبل عام 2020، ولا سيما القرارات الصادرة في أعوام 2018 و2019 و2021، التي أرست مبدأ المقارنة بين اندماج الشخص في إيطاليا والظروف التي تنتظره في بلده الأصلي.

وفي هذه القضية بالتحديد، وجدت المحكمة أدلة قوية على اندماج اجتماعي واقتصادي فعّال: عمل مستقرّ تُوّج بعقد مفتوح المدة، سكن ثابت، تطور ملحوظ في اللغة الإيطالية، ورغبة واضحة في متابعة مشروع حياة طويلة الأمد في إيطاليا. فهذه ليست مؤشرات شكلية، بل عناصر واقعية تُجسّد الحياة الخاصة والعائلية المحمية بموجب المادة 8 من الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان.

وشدّدت المحكمة على أن الإعادة القسرية ستؤدي بلا شك إلى تدهور كبير في ظروف المعيشة، خاصة في ظل ضعف الروابط العائلية والاجتماعية في المغرب. وهذا التراجع الحاد، عند موازنته مع مستوى الاندماج المحقق في إيطاليا، يفعّل القيود الدستورية على الطرد ويستوجب منح الحماية التكميلية.

كما أكّد الحكم مبدأً عملياً مهماً: عندما يشكّل الطرد انتهاكاً للالتزامات الدستورية أو الدولية، يصبح منح تصريح الإقامة للحماية الخاصة واجباً إلزامياً وليس خياراً تقديرياً. ولم تلاحظ المحكمة أي تهديد للنظام العام أو الأمن الوطني، مما جعل عناصر الاندماج العامل الحاسم في القرار.

بالنسبة للمحامين وصنّاع السياسات، يقدم قرار فلورنسا تذكيراً بأن الحماية التكميلية ما تزال أداة أساسية داخل النظام القانوني الإيطالي، ولا يمكن تقليص مجالها عبر إجراءات تشريعية سريعة. كما يفرض على اللجان الإقليمية إجراء تقييم حقيقي قائم على المقارنة، بعيداً عن التقديرات الضيقة أو النمطية لمفهوم "الهشاشة".

وعلى نطاق أوسع، يساهم الحكم في تشكيل اجتهاد قضائي أكثر اتساقاً في مجال كثير التغيّر، موضحاً المعايير التي يجب أن توجه القرارات الإدارية والمراجعة القضائية في الحالات التي يكون فيها الشخص قد بنى حياة مستقرة ومشروعة وذات معنى داخل إيطاليا.

ويمكن الاطلاع على النص الكامل للقرار عبر الرابط: https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f.

المحامي فابيو لوسيربو

Complementary Protection and the Test of Integration: Insights from the Florence Tribunal’s Decree of 4 December 2025

 Complementary Protection and the Test of Integration: Insights from the Florence Tribunal’s Decree of 4 December 2025

The recent decree issued by the Tribunal of Florence on 4 December 2025 (R.G. 12055/2024) adds a decisive contribution to the ongoing debate on the scope and function of complementary protection in Italy after the legislative reforms introduced by Decree-Law 20/2023. The ruling confirms a judicial approach that remains firmly anchored to constitutional guarantees and international obligations, even as the legislative landscape has become more fragmented.
The full decree is publicly available at the following link: https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f.

The Florence Tribunal examined the case of a Moroccan citizen whose application for international protection had been rejected by the Territorial Commission. Despite the administrative denial, the court reconstructed the relevant legal framework with precision, highlighting that the core of Article 19 of the Italian Consolidated Immigration Act remains unchanged: Italy may not remove or return a person to a State where there is a risk of torture or inhuman treatment, nor when removal would violate constitutional or international obligations.

What emerges clearly from the ruling is that, even after the repeal of certain provisions in 2023, complementary protection continues to operate as a constitutional safeguard. The Tribunal explicitly refers to the pre-2020 jurisprudence of the Court of Cassation, especially the landmark decisions of 2018, 2019 and 2021, which defined the comparative assessment between the applicant’s integration in Italy and the conditions awaiting them in their country of origin.

In this specific case, the court found compelling evidence of strong social and economic integration: stable employment culminating in an open-ended contract, secure housing, progress in Italian language acquisition and a demonstrated commitment to long-term settlement. These are not merely formal indicators, but concrete elements that give substance to private and family life—interests protected under Article 8 of the European Convention on Human Rights.

The Tribunal emphasised that a forced return would almost certainly result in a serious deterioration of the applicant’s living conditions, especially considering the weakening of familial and social ties in Morocco. This decisive decline, when weighed against the level of integration achieved in Italy, triggers the constitutional limits on expulsion and activates the obligation to grant complementary protection.

The ruling also reiterates an important operational principle: where removal would contravene constitutional or international obligations, the issuance of a residence permit for special protection is not optional but mandatory. No public-order concerns were identified, underscoring how the individual’s overall integration becomes central to the court’s decision-making process.

For legal practitioners and policymakers, the Florence decree serves as a reminder that complementary protection remains a vital instrument within the Italian system—one that cannot be restricted through legislative shortcuts. Territorial Commissions are required to conduct a genuine comparative assessment, rather than rely on schematic or overly narrow interpretations of vulnerability.

In a broader context, the ruling contributes to an evolving jurisprudence that seeks coherence in an area marked by frequent legislative intervention. Its publication helps clarify the standards that should guide administrative decision-making and judicial review in cases involving individuals who have built a substantial, lawful and meaningful life in Italy.

The full text of the decision can be consulted and downloaded here: https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f.

Avv. Fabio Loscerbo

Protezione complementare – Nota al Decreto del Tribunale di Firenze, camera di consiglio del 4 dicembre 2025 (R.G. 12055/2024)

TEMA: Protezione complementare – Nota al Decreto del Tribunale di Firenze, camera di consiglio del 4 dicembre 2025 (R.G. 12055/2024)

Abstract
Il decreto del Tribunale di Firenze del 4 dicembre 2025 offre un’ulteriore conferma dell’evoluzione interpretativa della protezione complementare alla luce del quadro normativo successivo al Decreto-Legge 20/2023. La decisione valorizza in modo rigoroso la funzione costituzionale del divieto di refoulement e la necessità di una valutazione comparativa concreta tra integrazione effettiva in Italia e prospettive di vita nel Paese di origine. Il provvedimento è disponibile per la consultazione e il download al seguente link: https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f.


1. Il contesto normativo e la cornice intertemporale applicabile

Il Tribunale di Firenze muove da una ricostruzione puntuale del diritto vigente in materia di protezione complementare, ricordando come l’articolo 19 del Testo Unico Immigrazione, nel suo nucleo essenziale, non sia stato inciso dal Decreto-Legge 20/2023, convertito con modificazioni dalla Legge 50/2023.

Rimangono pertanto pienamente operativi:
– il divieto di respingimento ed espulsione in presenza di rischio di tortura o trattamenti inumani o degradanti;
– gli obblighi derivanti dall’articolo 5, comma 6, TUI;
– il riferimento agli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato italiano.

L’abrogazione dei periodi relativi alla tutela della vita privata e familiare ha riportato il sistema alla logica antecedente alla riforma del 2020, senza espungere tuttavia l’effettiva tutela derivante dagli articoli 2, 3 e 10 della Costituzione e dall’articolo 8 CEDU.

Sul piano intertemporale, il Tribunale chiarisce che la domanda proposta dopo l’11 marzo 2023 rientra nell’ambito applicativo del nuovo quadro normativo, come previsto dall’articolo 7, secondo comma, del Decreto-Legge 20/2023.

In questo assetto, la protezione complementare continua a fondarsi sui principi elaborati dalla Corte di cassazione nelle pronunce del 2018, 2019 e 2021, che hanno definito il perimetro della comparazione tra radicamento in Italia e condizione nel Paese di origine.


2. La comparazione tra integrazione in Italia e rischio di vulnerabilità in caso di rimpatrio

La decisione attribuisce rilievo centrale alla valutazione comparativa, ritenendo che l’allontanamento del ricorrente comporterebbe un evidente deterioramento delle sue condizioni di vita privata e familiare.

Il percorso di integrazione viene documentato attraverso elementi concreti:

– una continuità lavorativa che culmina nella trasformazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro;
– una stabilità abitativa certificata dalla residenza anagrafica;
– un percorso formativo in lingua italiana;
– una crescente autonomia personale, testimoniata anche dall’iscrizione agli esami per la patente di guida.

Il Tribunale sottolinea che il ritorno in Marocco determinerebbe un significativo scadimento delle condizioni di vita, alla luce dell’indebolimento dei legami familiari e sociali nel Paese di origine.

In ciò si riflette la giurisprudenza delle Sezioni Unite secondo cui la protezione complementare si fonda sulla tutela effettiva dei diritti riconosciuti dagli articoli 2, 3 e 10 della Costituzione e dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.


3. L’obbligo di protezione derivante dagli articoli 5, comma 6, TUI e 8 CEDU

Un passaggio particolarmente rilevante della motivazione afferma che, quando l’allontanamento della persona determinerebbe la violazione di obblighi costituzionali o internazionali, il rilascio del permesso per protezione speciale non è una scelta discrezionale, ma una conseguenza necessaria.

Il Tribunale riconosce che il rimpatrio del ricorrente esporrebbe quest’ultimo a una compromissione “certa e rilevante” dei suoi diritti fondamentali, in assenza di qualunque esigenza di sicurezza nazionale o ordine pubblico che possa prevalere.

Si tratta di un’applicazione chiara dei principi enunciati dalle Sezioni Unite del 2021, secondo cui l’integrazione effettiva raggiunta nel Paese ospitante può incidere in maniera decisiva nella comparazione.


4. Rilievo pratico della decisione e implicazioni per gli operatori del diritto

La decisione del Tribunale di Firenze si inserisce con coerenza nel solco delle più recenti pronunce in materia di protezione complementare.

Essa conferma che:
– la protezione complementare continua a rappresentare una clausola di salvaguardia costituzionale e convenzionale;
– l’amministrazione non può eludere il giudizio comparativo richiesto dagli obblighi costituzionali;
– il percorso di integrazione non è un elemento marginale, ma una componente essenziale nella valutazione della vulnerabilità in caso di rimpatrio.

Il provvedimento, disponibile al link https://www.calameo.com/books/008079775a54122e54b1f, costituisce quindi un utile riferimento per orientare l’attività difensiva e quella amministrativa, in un quadro normativo in cui la protezione complementare mantiene un ruolo determinante.


Avv. Fabio Loscerbo

mercoledì 10 dicembre 2025

Protezione complementare, integrazione e obblighi costituzionali nella giurisprudenza più recente(Nota a Tribunale di Bologna, Sez. Immigrazione, decreto 19 novembre 2025, R.G. 11421/2024)


Abstract
Il decreto del Tribunale di Bologna del 19 novembre 2025 rappresenta un riferimento significativo per comprendere la funzione attuale della protezione complementare dopo la riforma del D.L. 20/2023. Sebbene il legislatore abbia eliminato i criteri normativi che tipizzavano la valutazione della vita privata e familiare, la decisione ribadisce che l’istituto mantiene un solido fondamento negli obblighi costituzionali e internazionali, che non possono essere compressi per effetto di modifiche legislative. Il provvedimento conferma inoltre il ruolo decisivo del giudice nella ricostruzione del perimetro dell’art. 19 TUI, attraverso un giudizio comparativo che valorizza i percorsi di integrazione individuali e la proporzionalità delle misure di allontanamento.


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1. Il contesto processuale e l’oggetto del giudizio

Il procedimento trae origine dall’impugnazione del rigetto della domanda di protezione internazionale, esaminata in procedura accelerata, rispetto alla quale il Tribunale riconosce l’automatica sospensione per violazione dei termini procedurali. L’attenzione del Collegio si concentra esclusivamente sulla richiesta di protezione complementare, dato che il ricorrente non ha più insistito sulle forme maggiori di tutela. La documentazione sopravvenuta durante il giudizio, che attesta un percorso di integrazione rapida e coerente, diventa centrale per valutare se l’allontanamento possa determinare una lesione sproporzionata della vita privata ai sensi dell’art. 19 TUI e dell’art. 8 CEDU. Il quadro familiare, caratterizzato dalla presenza in Italia di una sorella regolarmente soggiornante, si combina con il radicamento lavorativo e imprenditoriale per delineare una identità sociale diversa da quella che il ricorrente avrebbe nel Paese d’origine.


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2. Il quadro normativo dopo il D.L. 20/2023 e la persistenza strutturale della protezione complementare

La riforma del 2023 interviene sull’art. 19 TUI, eliminando gli indici normativi che fino ad allora guidavano la valutazione della vita privata e familiare. Il legislatore, tuttavia, non modifica l’ossatura dell’istituto, poiché resta intatto il rinvio agli obblighi costituzionali e internazionali contenuto nell’art. 5, comma 6, TUI. La Corte di cassazione, attraverso decisioni recenti richiamate dal Tribunale, sottolinea che il diritto al rispetto della vita privata e familiare continua a essere pienamente operante, poiché protetto non solo dalla CEDU ma anche dalla Costituzione. La sentenza n. 29593/2025 assume rilievo particolare, poiché chiarisce che la soppressione dei criteri legislativi non riduce l’estensione delle garanzie. L’interprete è anzi chiamato a ricostruire tali criteri attraverso i principi elaborati dalla Corte EDU e dalla stessa Cassazione, seguendo una logica di integrazione tra fonti convenzionali e costituzionali. Da ciò deriva una trasformazione dell’istituto: meno tipizzato sul piano normativo, più affidato al giudizio ponderato del giudice e al rispetto del principio di proporzionalità.


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3. L’integrazione come elemento qualificante della vita privata

Una parte significativa del decreto è dedicata all’analisi del percorso di integrazione del ricorrente. L’avvio di un’attività autonoma con risultati economici rilevanti, documentati da fatture e dichiarazioni reddituali, attesta una capacità di auto-sostentamento che non si esaurisce nel mero dato economico, ma segnala una volontà effettiva di costruire in Italia una rete di relazioni sociali e professionali. Il Collegio valorizza espressamente la funzione sociale del lavoro, riprendendo la giurisprudenza della Corte EDU secondo cui la vita professionale può costituire parte integrante della vita privata (Niemietz c. Germania, 1992). La presenza di relazioni familiari stabili e la conoscenza adeguata della lingua italiana contribuiscono ulteriormente a definire una vita privata radicata nel contesto sociale italiano. Questa dimensione complessiva dell’integrazione permette al giudice di cogliere l’effettiva trasformazione identitaria del soggetto, che ha sviluppato legami significativi e una progettualità incompatibile con un ritorno forzato nel Paese d’origine.


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4. Il giudizio comparativo e la sproporzione dell’allontanamento

Il Tribunale procede alla valutazione comparativa tra la situazione attuale del ricorrente e quella cui sarebbe esposto in caso di rimpatrio, secondo il metodo già affermato dalla Corte di cassazione per la protezione complementare. L’allontanamento risulterebbe sproporzionato rispetto allo sviluppo raggiunto in Italia, anche considerando l’assenza di prospettive economiche e di sostegno familiare effettivo nel Paese di origine. Il Collegio non rileva inoltre motivi di sicurezza nazionale o di ordine pubblico che possano giustificare un’ingerenza così incisiva nella vita privata dell’interessato. La protezione complementare si rivela quindi coerente con la finalità di evitare che l’espulsione comporti una violazione grave e sproporzionata dei diritti fondamentali, confermando il ruolo centrale della proporzionalità come limite sostanziale all’azione amministrativa.


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5. Il ruolo della giurisdizione dopo la riforma del 2023

La decisione del Tribunale di Bologna mette in evidenza la funzione di supplenza che la giurisdizione è oggi chiamata a svolgere. La scelta del legislatore di eliminare gli indici normativi non semplifica l’applicazione dell’istituto, ma richiede un intervento interpretativo più articolato, fondato sul dialogo tra diritto interno, Costituzione e CEDU. La protezione complementare si trasforma così in un istituto che esige una valutazione individualizzata e non schematica, grazie alla quale il giudice diventa il garante effettivo dell’equilibrio tra esigenze di controllo dei flussi migratori e tutela della dignità della persona. L’assenza di parametri legislativi rigidi rafforza di fatto il ruolo della giurisprudenza nel definire, caso per caso, il contenuto del diritto.


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Conclusioni

Il decreto del 19 novembre 2025 rappresenta un contributo importante nella ricostruzione dell’istituto della protezione complementare. Il Tribunale riafferma che la tutela della vita privata non può essere sacrificata in nome di esigenze amministrative, quando il percorso di integrazione risulti effettivo e radicato. L’interpretazione adottata mostra come l’istituto, pur privato di tipizzazioni normative, mantenga una forte coerenza sistemica grazie al richiamo agli obblighi costituzionali e convenzionali. La protezione complementare emerge così non come uno strumento residuale, ma come un presidio essenziale per garantire la proporzionalità dell’allontanamento e la dignità della persona migrante.


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Avv. Fabio Loscerbo

TEMA: Refuzimi i lejes së qëndrimit për punë të pavarur, kërkesat ligjore dhe vlerësimi i rrezikshmërisë shoqërore – Shënime mbi vendimin e TAR Puglia, Lecce, të datës 19 nëntor 2025 (i publikuar më 28 nëntor 2025)

 TEMA: Refuzimi i lejes së qëndrimit për punë të pavarur, kërkesat ligjore dhe vlerësimi i rrezikshmërisë shoqërore – Shënime mbi vendimin e TAR Puglia, Lecce, të datës 19 nëntor 2025 (i publikuar më 28 nëntor 2025)

Përmbledhje
Vendimi i marrë nga Gjykata Administrative Rajonale e Pulias – seksioni Lecce, i publikuar më 28 nëntor 2025, ofron një mundësi të rëndësishme për të analizuar strukturën e kërkesave që rregullojnë dhënien dhe rinovimin e lejes së qëndrimit për punë të pavarur, si edhe marrëdhënien ndërmjet këtyre kërkesave dhe vlerësimit të rrezikshmërisë shoqërore të të huajit. Ky vendim shtrihet brenda një qasjeje strikte interpretative, e bazuar në zbatimin e saktë të kushteve të parashikuara nga Teksti Unik i Imigracionit dhe në funksionin e mbrojtjes së rendit publik që u takon autoriteteve të sigurisë.

1. Kuadri normativ
Neni 5 paragrafi 5 i Dekretit Legjislativ nr. 286, datë 25 korrik 1998, rregullon refuzimin, revokimin dhe mosrinovimin e lejes së qëndrimit kur mungojnë kushtet e hyrjes dhe të qëndrimit. Ndërkohë, neni 26 paragrafi 3 i të njëjtit Dekret përcakton kushtet specifike për qëndrimin për punë të pavarur: disponimin e një banese të përshtatshme dhe të një të ardhure vjetore të ligjshme që tejkalon pragun e parashikuar për përjashtimin nga kontributet shëndetësore.

TAR Lecce konfirmon se këto kërkesa janë objektive dhe thelbësore, pa hapësirë për interpretim fleksibël apo kompensim mbi bazë të rrethanave të ardhshme. Të ardhurat dhe banesa duhet të provohen në momentin e marrjes së vendimit; pritshmëritë e mëvonshme janë juridikisht të parëndësishme.

2. Vlerësimi provues: të ardhurat, banesa dhe besueshmëria e deklarimeve
Në çështjen në fjalë, administrata vërejti mungesën e deklarimeve të të ardhurave për vitet e fundit — me përjashtim të disa shifrave modeste të viteve të kaluara — dhe mungesën e provave për një strehim real. Aplikanti nuk u gjet në adresën e deklaruar dhe nuk ofroi dokumentacion mbështetës. TAR e konsideroi vendimin e refuzimit si të ligjshëm.

Gjykata nënvizon një parim tashmë të konsoliduar: barra e provës bie tërësisht mbi kërkuesin, i cili duhet të paraqesë dokumente konkrete (kontrata, fatura të shërbimeve, akte të regjistruara), e jo deklarime të thjeshta. Mungesa e këtyre provave nuk është “parregullsi e korrigjueshme”, por mungesë e kushtit thelbësor të kërkuar nga ligji.

3. Vlerësimi i rrezikshmërisë shoqërore dhe roli i precedentëve penalë
Një element qendror i vendimit është pohimi se administrata mund të marrë në konsideratë edhe precedentë penalë apo të dhëna policore që nuk kanë përfunduar me një vendim penal të formës së prerë, për sa kohë ato tregojnë një sjellje potencialisht të dëmshme për rendin publik.

Në rastin konkret, arrestimet e shumta dhe dënimet për vepra kundër pronës, personit dhe autoritetit publik mbështetën një vlerësim negativ mbi besueshmërinë e kërkuesit. TAR thekson se ky vlerësim nuk është automatik, por rezultat i një analize të sjelljes së përgjithshme të individit, në përputhje me parimin e proporcionalitetit.

4. Lidhjet familjare: kufizim apo kriter plotësues?
Paragrafi i fundit i nenit 5/5 kërkon vlerësimin e natyrës dhe efektivitetit të lidhjeve familjare të të huajit tashmë rezident në Itali. Megjithatë, TAR sqaron se këto lidhje nuk përbëjnë një të drejtë të pakushtëzuar për rinovim, sidomos kur mungon bashkëjetesa ose një marrëdhënie e qëndrueshme e provuar.

Në rastin e trajtuar, kërkuesi ishte baba i një të miture italiane, por nuk jetonte me të dhe nuk dokumentonte një marrëdhënie të vazhdueshme. Gjykata i referohet jurisprudencës së Këshillit të Shtetit, sipas së cilës vetëm rrethana të jashtëzakonshme — që paraqesin rrezik të prekshëm për të miturin — mund të mbizotërojnë ndaj nevojave të rendit publik.

5. Përfundime
Ky vendim konfirmon një qasje rigoroze dhe koherente me natyrën e lejes së qëndrimit për punë të pavarur, e cila parashikon stabilitet ekonomik dhe banesor nga ana e kërkuesit. Ai gjithashtu riafirmon rëndësinë e vlerësimit të rendit publik, i cili nuk ka nevojë detyrimisht për një vendim penal të formës së prerë kur provat e disponueshme mundësojnë një gjykim administrativ të arsyetuar.

Së fundi, TAR vë në dukje rëndësinë e një arsyetimi administrativ të qartë: akti i kontestuar paraqiste qartë faktet e shqyrtuara, dispozitat e zbatuara dhe logjikën e ndjekur, duke garantuar transparencën e veprimit administrativ.

Ky vendim kontribuon në përcaktimin e një kuadri interpretativ të qëndrueshëm, ku leja e qëndrimit për punë të pavarur shihet si një instrument që mbështetet në kërkesa substanciale të rrepta dhe në një vlerësim gjithëpërfshirës të sjelljes së aplikantit, në një ekuilibër ndërmjet sigurisë publike dhe të drejtave individuale.

martedì 9 dicembre 2025

الموضوع: رفض تصريح الإقامة للعمل الحر، والمتطلبات القانونية، وتقييم الخطورة الاجتماعية – تعليق على حكم محكمة تار بوليا (ليتشي) الصادر في 19 نوفمبر 2025 والمنشور في 28 نوفمبر 2025

 الموضوع: رفض تصريح الإقامة للعمل الحر، والمتطلبات القانونية، وتقييم الخطورة الاجتماعية – تعليق على حكم محكمة تار بوليا (ليتشي) الصادر في 19 نوفمبر 2025 والمنشور في 28 نوفمبر 2025

الملخص
يوفّر الحكم الصادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في بوليا – فرع ليتشي، والمنشور في 28 نوفمبر 2025، مناسبة مهمة لتحليل هيكل المتطلبات اللازمة لإصدار وتجديد تصريح الإقامة للعمل الحر، ولفهم العلاقة بين هذه المتطلبات وتقييم الخطورة الاجتماعية للأجنبي. ويأتي الحكم ضمن نهج تفسيري صارم يقوم على التطبيق الدقيق لشروط قانون الهجرة الإيطالي وعلى الدور الوقائي الموكول للسلطات الأمنية في حماية النظام العام.

1. الإطار القانوني
تنظم المادة 5/5 من المرسوم التشريعي رقم 286 لسنة 1998 حالات رفض أو إلغاء أو عدم تجديد تصريح الإقامة عند غياب شروط الدخول والإقامة. كما تحدد المادة 26/3 من المرسوم ذاته الشروط الخاصة بتصريح الإقامة للعمل الحر: توفر سكن مناسب ودخل سنوي مشروع يتجاوز الحد الأدنى المحدد للإعفاء من المساهمة في النفقات الصحية.

يؤكد حكم تار ليتشي أن هذه المتطلبات موضوعية وجوهرية، ولا تقبل التأويل المرن أو الاستعاضة عنها بظروف مستقبلية محتملة. ويجب إثبات الدخل والسكن في لحظة اتخاذ القرار، دون الالتفات إلى الأوضاع المتوقعة لاحقًا.

2. التقييم الإثباتي: الدخل، السكن، ومصداقية التصريحات
ثبت للإدارة في القضية محل النظر غياب التصاريح الضريبية الحديثة — باستثناء مبالغ ضئيلة تعود لسنوات قديمة — وكذلك عدم وجود دليل على توفر سكن فعلي. كما لم يُعثر على مقدم الطلب في العنوان المصرّح به، ولم تُقدّم مستندات داعمة. وقد اعتبر تار أن قرار الرفض مشروع.

ويعيد الحكم التأكيد على قاعدة راسخة: عبء الإثبات يقع بالكامل على عاتق مقدم الطلب، الذي يجب عليه تقديم وثائق ملموسة (عقود، فواتير مرافق، مستندات مسجّلة) لا مجرد أقوال. وعدم تقديم هذه الوثائق لا يُعد “مخالفة قابلة للتصحيح”، بل غيابًا للشرط الجوهري المطلوب قانونًا.

3. تقييم الخطورة الاجتماعية ودور السوابق الجنائية
يمثل تأكيد المحكمة لسلطة الإدارة في الاعتماد على السوابق الجنائية أو سجلات الشرطة — حتى لو لم تنتهِ بأحكام نهائية — عنصرًا محوريًا في الحكم، طالما أنها تشير إلى سلوك قد يمسّ النظام العام.

في هذه القضية، دعمت الاعتقالات المتعددة والإدانات المرتبطة بجرائم ضد الممتلكات والأشخاص والسلطات العامة تقدير الإدارة بعدم موثوقية مقدم الطلب. ويشير الحكم إلى أن هذا التقييم ليس تلقائيًا، بل ينتج عن تحليل شامل للسلوك العام للمعني، وفقًا لمبدأ التناسب.

4. الروابط الأسرية: حدّ أم عنصر مكمّل؟
تنص الفقرة الأخيرة من المادة 5/5 على ضرورة مراعاة طبيعة وفعالية الروابط الأسرية للأجنبي المقيم في إيطاليا. ومع ذلك، يوضح تار أن هذه الروابط لا تشكّل حقًا مطلقًا في التجديد، ولا سيما في غياب السكن المشترك أو علاقة ثابتة موثقة.

وفي الحالة المطروحة، كان مقدم الطلب أبًا لطفلة إيطالية، لكنه لا يعيش معها ولا يثبت علاقة مستمرة. ويستشهد الحكم باجتهادات مجلس الدولة التي تفيد بأن الظروف الاستثنائية فقط — تلك التي تهدد الطفل بخطر فعلي — يمكن أن تقدّم على اعتبارات النظام العام.

5. الخلاصة
يكرّس الحكم نهجًا صارمًا ومتسقًا مع طبيعة تصريح الإقامة للعمل الحر، الذي يفترض توفر قدر من الاستقرار الاقتصادي والسكني لدى مقدم الطلب. كما يعيد التأكيد على أهمية تقييم النظام العام، الذي لا يشترط دائمًا صدور حكم جنائي نهائي إذا توفرت عناصر كافية لتكوين قناعة إدارية مبررة.

كما يبرز الحكم أهمية التعليل الإداري الواضح: فالقرار المطعون فيه قد عرض العناصر الواقعية والقانونية والأساس المنطقي لاتخاذه، بما يضمن شفافية العملية الإدارية.

يسهم هذا القرار في ترسيخ إطار تفسيري مستقر، يُنظر فيه إلى تصريح الإقامة للعمل الحر على أنه نظام يقوم على متطلبات جوهرية دقيقة وتقييم شامل لسلوك مقدم الطلب، في توازن بين متطلبات الأمن العام وضمان الحقوق الفردية.

lunedì 8 dicembre 2025





 





 

Nuevo episodio del pódcast “Derecho de la Inmigración” Título: Denegación del permiso de residencia por trabajo autónomo y requisitos obligatorios: la sentencia del TAR de Lecce del 19 de noviembre de 2025

 Nuevo episodio del pódcast “Derecho de la Inmigración”

Título: Denegación del permiso de residencia por trabajo autónomo y requisitos obligatorios: la sentencia del TAR de Lecce del 19 de noviembre de 2025


Buenos días, soy el abogado Fabio Loscerbo y este es un nuevo episodio del pódcast Derecho de la Inmigración.

Hoy analizamos una reciente decisión del Tribunal Administrativo Regional (TAR) de Apulia – sede de Lecce, dictada el 19 de noviembre de 2025 y publicada el 28 de noviembre de 2025, relativa a la denegación de la renovación de un permiso de residencia por trabajo autónomo.

El caso gira en torno a tres aspectos esenciales: el cumplimiento de los requisitos establecidos por el Texto Único de Inmigración, la valoración de la peligrosidad social y la incidencia de los vínculos familiares en Italia.

El Tribunal recuerda que, en materia de trabajo autónomo, los requisitos legales son estrictos: el solicitante debe demostrar un ingreso anual lícito superior al umbral previsto y la disponibilidad de un alojamiento adecuado. En este caso, no se acreditaron ni ingresos suficientes ni una vivienda idónea. La normativa no permite basarse en perspectivas futuras ni considerar estas carencias como irregularidades subsanables posteriormente.

En cuanto a la seguridad pública, la Administración tuvo en cuenta diversos antecedentes penales y policiales. El Tribunal confirma que tales elementos pueden valorarse incluso sin una condena penal firme, cuando indican una conducta incompatible con la renovación del permiso.

Respecto a los vínculos familiares, el solicitante era padre de una menor italiana, pero no convivía con ella ni mantenía una relación estable documentada. El Tribunal sigue la jurisprudencia consolidada según la cual la presencia de un hijo en Italia no impide, por sí sola, una denegación cuando prevalecen razones de orden público.

La sentencia concluye que la decisión de la Questura fue legítima, suficientemente motivada y apoyada en una instrucción adecuada.

Con este episodio hemos resumido una resolución que aclara cómo se aplican en la práctica los requisitos del permiso de residencia por trabajo autónomo y cómo interactúan con la valoración de la peligrosidad social.

Nos escuchamos en el próximo episodio de Derecho de la Inmigración.


New Episode of the Podcast “Immigration Law” Title: Refusal of a Self-Employment Residence Permit and Mandatory Requirements: The TAR Lecce Ruling of 19 November 2025


 New Episode of the Podcast “Immigration Law”

Title: Refusal of a Self-Employment Residence Permit and Mandatory Requirements: The TAR Lecce Ruling of 19 November 2025


Good morning, this is Lawyer Fabio Loscerbo, and welcome to a new episode of the Immigration Law podcast.

Today we examine a recent decision of the Regional Administrative Tribunal (TAR) for Apulia – Lecce division, delivered on 19 November 2025 and published on 28 November 2025, concerning the refusal to renew a residence permit for self-employment.

The case focuses on three key aspects: compliance with the statutory requirements set out in the Consolidated Immigration Act, the assessment of social dangerousness, and the relevance of family ties in Italy.

The Tribunal reiterates that, in matters of self-employment, the legal requirements are mandatory: the applicant must prove a lawful annual income above the minimum threshold and the availability of suitable accommodation. In this case, neither adequate housing nor sufficient income was demonstrated. The legislation does not allow the Administration to rely on future prospects or to treat deficiencies as later-remediable irregularities.

Regarding public security, the Administration considered several criminal and police records. The Tribunal confirms that such elements may be taken into account even if they have not yet resulted in a final criminal conviction, where they indicate conduct incompatible with the renewal of the permit.

With respect to family ties, the applicant was the father of an Italian minor but did not live with her nor maintain a documented stable relationship. The Tribunal aligns with the settled case-law holding that the presence of a child in Italy does not in itself preclude a refusal where overriding public-order considerations are present.

The judgment concludes that the decision of the Questura was lawful, properly reasoned, and supported by adequate factual findings.

This episode has summarised a ruling that clarifies how the requirements for self-employment residence permits are applied in practice and how they interact with assessments of social dangerousness.

See you in the next episode of Immigration Law.

حلقة جديدة من بودكاست "قانون الهجرة" العنوان: رفض تصريح الإقامة للعمل الحر والمتطلبات الإلزامية: حكم محكمة تار ليتشي الصادر في 19 نوفمبر 2025


 حلقة جديدة من بودكاست "قانون الهجرة"

العنوان: رفض تصريح الإقامة للعمل الحر والمتطلبات الإلزامية: حكم محكمة تار ليتشي الصادر في 19 نوفمبر 2025


صباح الخير، أنا المحامي فابيو لوسيربو، وهذه حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة.

نناقش اليوم قراراً حديثاً صادراً عن المحكمة الإدارية الإقليمية في بوليا – فرع ليتشي، بتاريخ 19 نوفمبر 2025 والمنشور في 28 نوفمبر 2025، والمتعلق برفض تجديد تصريح الإقامة للعمل الحر.

تركّز القضية على ثلاثة محاور أساسية: استيفاء المتطلبات القانونية المنصوص عليها في التشريع الإيطالي للهجرة، وتقييم الخطورة الاجتماعية، وأثر الروابط الأسرية داخل إيطاليا.

تشير المحكمة إلى أن متطلبات تصريح الإقامة للعمل الحر محددة وصارمة: يجب على المتقدم إثبات الحصول على دخل سنوي مشروع يفوق الحد الأدنى المحدد قانوناً، بالإضافة إلى توفر سكن مناسب. وفي هذه الحالة، لم يثبت وجود دخل كافٍ ولا سكن ملائم، ولا يسمح القانون بالاعتماد على توقعات مستقبلية أو معالجة هذه النواقص لاحقاً.

وفيما يتعلق بالأمن العام، أخذت الإدارة بعين الاعتبار عدداً من السوابق الجنائية والشرطية. وتؤكد المحكمة أنه يمكن استخدام هذه العناصر حتى إذا لم ينتهِ مسارها بإدانة نهائية، طالما أنها تشير إلى سلوك لا يتوافق مع شروط تجديد التصريح.

أما عن الروابط الأسرية، فكان مقدم الطلب أباً لطفلة إيطالية، لكنه لم يكن يقيم معها أو يثبت وجود علاقة مستقرة. وتؤكد المحكمة على الاجتهاد الراسخ بأن وجود طفل في إيطاليا لا يمنع رفض الطلب إذا كانت هناك اعتبارات متقدمة تتعلق بالنظام العام.

وتخلص المحكمة إلى أن قرار "كوستورا" كان مشروعاً ومعللاً تعليلاً كافياً ومدعوماً بعناصر واقعية واضحة.

وبهذا نكون قد قدّمنا ملخصاً لقرار قضائي يوضح كيفية تطبيق متطلبات تصريح الإقامة للعمل الحر وكيفية تفاعلها مع تقييم الخطورة الاجتماعية.

نلتقي في الحلقة القادمة من بودكاست قانون الهجرة.

TEMA: Denegación del permiso de residencia por trabajo autónomo, requisitos legales y evaluación de la peligrosidad social – Comentario a la sentencia del TAR Puglia, Lecce, de 19 de noviembre de 2025 (publicada el 28 de noviembre de 2025)

 TEMA: Denegación del permiso de residencia por trabajo autónomo, requisitos legales y evaluación de la peligrosidad social – Comentario a la sentencia del TAR Puglia, Lecce, de 19 de noviembre de 2025 (publicada el 28 de noviembre de 2025)

Resumen
La sentencia dictada por el Tribunal Administrativo Regional (TAR) de Apulia – Sección de Lecce, publicada el 28 de noviembre de 2025, ofrece una ocasión relevante para reflexionar sobre la estructura de los requisitos que rigen la expedición y renovación del permiso de residencia por trabajo autónomo, así como sobre la relación entre dichos requisitos y la valoración de la peligrosidad social del ciudadano extranjero. El fallo se inscribe en una línea interpretativa estricta, basada en la aplicación puntual de las condiciones establecidas por el Texto Refundido de Inmigración y en la función de protección del orden público atribuida a la autoridad de seguridad.

1. El marco normativo
El artículo 5, apartado 5, del Decreto Legislativo n.º 286 de 25 de julio de 1998 regula el rechazo, la revocación y la denegación de renovación del permiso de residencia cuando faltan los requisitos legales para la entrada y permanencia. Por su parte, el artículo 26, apartado 3, del mismo Decreto establece las condiciones específicas del permiso por trabajo autónomo: disponibilidad de un alojamiento adecuado y un ingreso anual lícito superior al umbral previsto para la exención de la participación en el gasto sanitario.

El TAR reafirma que estos requisitos tienen naturaleza objetiva y sustantiva, sin margen para interpretaciones flexibles ni compensaciones basadas en circunstancias futuras. Tanto el ingreso como el alojamiento deben acreditarse al momento de la decisión; las expectativas futuras carecen de relevancia jurídica.

2. La valoración probatoria: ingresos, alojamiento y fiabilidad de las declaraciones
En el caso examinado, la Administración constató la ausencia de declaraciones de ingresos recientes —solo cantidades modestas de años muy anteriores— y la falta de prueba de una efectiva disponibilidad de alojamiento. El solicitante no fue localizado en el domicilio declarado y no presentó documentación acreditativa. El TAR consideró legítima la denegación.

El Tribunal recuerda un principio consolidado: la carga de la prueba recae íntegramente en el solicitante, quien debe aportar documentación concreta (contratos, facturas de servicios, títulos registrados), no simples manifestaciones. La ausencia de tales pruebas no constituye una “irregularidad subsanable”, sino un incumplimiento del requisito sustantivo exigido por la normativa.

3. La evaluación de la peligrosidad social y la relevancia de los antecedentes penales
Un elemento central de la sentencia es la confirmación de que la Administración puede tener en cuenta antecedentes policiales o penales que aún no hayan concluido con sentencia firme, siempre que indiquen un comportamiento potencialmente lesivo para el orden público.

En este asunto, múltiples detenciones y condenas por delitos contra el patrimonio, las personas y la autoridad pública sustentaron una valoración negativa de la fiabilidad del solicitante. El TAR subraya que esta valoración no es automática; deriva de un análisis del comportamiento global del interesado, conforme al principio de proporcionalidad.

4. Los vínculos familiares: ¿límite o criterio complementario?
El último párrafo del artículo 5, apartado 5, exige tener en cuenta la naturaleza y efectividad de los vínculos familiares del extranjero ya residente en territorio italiano. No obstante, el TAR aclara que tales vínculos no constituyen un derecho incondicional a la renovación, especialmente cuando no existe convivencia ni una relación estable acreditada.

En el caso analizado, el solicitante era padre de una menor italiana, pero no convivía con ella ni demostraba una relación continuada. El Tribunal cita la jurisprudencia consolidada del Consejo de Estado, según la cual solo situaciones excepcionales —en las que existan riesgos concretos para el menor— pueden prevalecer sobre las exigencias de orden público.

5. Consideraciones finales
La sentencia confirma un enfoque estricto y coherente con la naturaleza del permiso de residencia por trabajo autónomo, que presupone estabilidad económica y habitacional por parte del solicitante. Asimismo, reafirma la importancia de la evaluación del orden público, que no requiere necesariamente una condena penal firme cuando los elementos disponibles permiten un juicio precautorio motivado.

Por último, el TAR destaca la importancia de una motivación administrativa adecuada: el acto impugnado exponía claramente los elementos fácticos considerados, las disposiciones aplicables y la lógica decisional seguida, garantizando así la transparencia de la actuación administrativa.

El fallo contribuye a delimitar un marco interpretativo estable, en el que el permiso de trabajo autónomo se configura como un instituto basado en requisitos sustantivos rigurosos y en una evaluación global de la conducta del solicitante, equilibrando las necesidades de seguridad pública con la tutela de los derechos individuales.

domenica 7 dicembre 2025

THEME: Refusal of a Self-Employment Residence Permit, Statutory Requirements, and the Assessment of Social Dangerousness – Commentary on TAR Puglia, Lecce, Judgment of 19 November 2025 (published 28 November 2025)

 THEME: Refusal of a Self-Employment Residence Permit, Statutory Requirements, and the Assessment of Social Dangerousness – Commentary on TAR Puglia, Lecce, Judgment of 19 November 2025 (published 28 November 2025)

Abstract
The judgment delivered by the Regional Administrative Tribunal (TAR) for Apulia – Lecce Section, published on 28 November 2025, provides a valuable opportunity to reflect on the structure of the requirements governing the issuance and renewal of self-employment residence permits and on the interaction between those requirements and the assessment of the foreign national’s social dangerousness. The decision fits within a strict interpretative approach, grounded in the precise application of the conditions set out in the Italian Consolidated Immigration Act and in the public-order protection function entrusted to the public security authorities.

1. The normative framework
Article 5(5) of Legislative Decree No. 286 of 25 July 1998 regulates the refusal, revocation, and non-renewal of residence permits when the statutory requirements for entry and stay are lacking. Article 26(3) of the same Decree sets out the specific conditions for self-employment residence permits: suitable accommodation and a lawful annual income exceeding the threshold for exemption from healthcare contributions.

The TAR confirms that these requirements are objective and substantive, leaving no room for flexible or compensatory interpretations based on prospective circumstances. Income and accommodation must be demonstrated at the time of the decision; future prospects are legally irrelevant.

2. The evidentiary assessment: income, accommodation, and reliability of the applicant’s statements
In the case at hand, the Administration found no recent income declarations—only modest amounts from years long past—and no evidence of actual accommodation. The applicant could not be located at the declared address, nor was any supporting documentation produced. The TAR held that the refusal was legitimate.

The Tribunal reiterates a well-established principle: the burden of proof lies entirely with the applicant, who must provide concrete documentation (contracts, utility bills, registered deeds) rather than mere declarations. The absence of such evidence is not a “remediable irregularity” but a failure to meet the substantive conditions required by law.

3. Assessing social dangerousness and the relevance of criminal history
A key part of the decision is the Tribunal’s confirmation that the Administration may consider police records and criminal proceedings that have not yet resulted in a final conviction, when these indicate conduct potentially harmful to public order.

In this case, multiple arrests and convictions for offences against property, persons, and public authorities supported a negative assessment of the applicant’s reliability. The TAR emphasises that this assessment is not automatic; it arises from an analytical evaluation of the applicant’s overall conduct, in line with the principle of proportionality.

4. Family ties: limit or complementary factor?
Article 5(5), final paragraph, requires consideration of the nature and effectiveness of family ties for foreign nationals already residing in Italy. However, the TAR clarifies that such ties do not constitute an unconditional right to renewal, particularly where there is no cohabitation or demonstrable continuity in the relationship.

In the case examined, the applicant was the father of an Italian minor but did not live with her nor demonstrate stable involvement. The Tribunal refers to settled case-law of the Consiglio di Stato, which holds that only exceptional situations involving concrete risks to the child may override public-order considerations.

5. Concluding considerations
The judgment confirms a strict and coherent approach to the self-employment residence permit, which presupposes economic and residential stability on the part of the applicant. It also reiterates the importance of public-order assessments, which need not rely on final criminal convictions where available evidence supports a precautionary judgment.

Finally, the TAR highlights the significance of adequate administrative reasoning. The impugned act clearly stated the factual elements considered, the applicable legal provisions, and the logical path followed, ensuring full transparency and accountability.

The decision contributes to a consistent interpretative framework in which the self-employment residence permit is shaped as an instrument requiring stringent substantive requirements and a comprehensive evaluation of the applicant’s conduct, balancing public-order needs with individual rights.

sabato 6 dicembre 2025

TEMA: Diniego del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, requisiti legali e valutazione della pericolosità sociale – Nota a TAR Puglia, Lecce, sentenza 19 novembre 2025 (pubbl. 28 novembre 2025)

 TEMA: Diniego del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, requisiti legali e valutazione della pericolosità sociale – Nota a TAR Puglia, Lecce, sentenza 19 novembre 2025 (pubbl. 28 novembre 2025)

Abstract
La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia – sede di Lecce, pubblicata il 28 novembre 2025, offre un’importante occasione per riflettere sulla struttura dei requisiti per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo e sul rapporto tra tali requisiti e la valutazione della pericolosità sociale dello straniero. Il provvedimento si inserisce in una linea interpretativa rigorosa, centrata sul rispetto puntuale delle condizioni poste dal Testo Unico Immigrazione e sulla funzione di garanzia dell’ordine pubblico attribuita all’Amministrazione di pubblica sicurezza.

1. Il quadro normativo di riferimento
L’articolo 5, comma 5, del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 disciplina il rifiuto, la revoca e il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno in presenza della mancanza dei requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno. Parallelamente, l’articolo 26, comma 3, del medesimo Testo Unico definisce le condizioni specifiche per il soggiorno per lavoro autonomo: idoneità dell’alloggio e disponibilità di un reddito annuo lecito superiore alla soglia prevista per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria.

Il TAR Lecce ribadisce che tali requisiti hanno natura oggettiva e sostanziale, non suscettibile di interpretazioni estensive o di compensazioni fondate su elementi prospettici. La verifica del reddito e dell’alloggio va condotta al momento della decisione, con esclusione di considerazioni sulla futura capacità lavorativa del richiedente.

2. L’accertamento istruttorio: reddito, alloggio e attendibilità delle dichiarazioni
Nel caso esaminato, l’Amministrazione aveva riscontrato l’assenza di dichiarazioni dei redditi negli anni recenti, salvo importi modesti riferiti a esercizi molto risalenti, e la mancata dimostrazione di una sistemazione abitativa effettiva. Il mancato reperimento del richiedente al domicilio indicato e l’assenza di qualsiasi documentazione idonea hanno condotto il TAR a confermare la legittimità del diniego.

Il Collegio valorizza un principio ormai consolidato: l’onere della prova grava integralmente sul richiedente e richiede documentazione concreta (contratti, utenze, atti registrati), non meri elementi dichiarativi. La mancanza di tali elementi non è interpretabile come irregolarità sanabile, ma come assenza del presupposto sostanziale richiesto dalla normativa.

3. La valutazione della pericolosità sociale e il ruolo dei precedenti penali
Elemento centrale della decisione è la conferma della possibilità per l’Amministrazione di considerare, nella valutazione complessiva del rinnovo, anche precedenti non ancora sfociati in sentenza definitiva. Il TAR richiama la giurisprudenza amministrativa che consente l’utilizzo di tali elementi quando rivelatori di una condotta potenzialmente lesiva dell’ordine pubblico.

Nel caso di specie, la presenza di molteplici arresti e condanne, relativi a reati contro il patrimonio, la persona e la pubblica autorità, ha condotto l’Amministrazione a un giudizio negativo di affidabilità. La sentenza sottolinea che tale valutazione non è automatica ma deriva da una ricostruzione analitica del comportamento complessivo del richiedente, come richiesto dal principio di proporzionalità.

4. I legami familiari: limite o criterio integrativo?
L’articolo 5, comma 5, ultimo capoverso, impone di tenere conto della natura ed effettività dei vincoli familiari dello straniero già presente sul territorio nazionale. Tuttavia, il TAR chiarisce che tali legami non costituiscono un diritto incondizionato al rinnovo della misura, soprattutto in assenza di convivenza, contributo educativo o radicamento reale.

Nel caso considerato, il richiedente era padre di una minore italiana, ma non conviveva con lei né dimostrava una relazione continuativa. Il TAR richiama l’orientamento del Consiglio di Stato secondo cui soltanto situazioni eccezionali, con rischi concreti per il minore, possono prevalere sull’esigenza di tutela dell’ordine pubblico.

5. Considerazioni conclusive
La sentenza in commento conferma un approccio rigoroso e coerente con la natura del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, che presuppone stabilità economica e abitativa del richiedente. Al contempo, ribadisce il ruolo della valutazione di sicurezza pubblica, che non richiede necessariamente una condanna penale irrevocabile quando gli elementi disponibili consentano un giudizio prudenziale motivato.

Il provvedimento sottolinea infine l’importanza della motivazione amministrativa: l’atto impugnato, come rilevato dal TAR, esponeva in modo chiaro le ragioni del rigetto, gli elementi istruttori considerati e il percorso logico seguito, garantendo così la piena trasparenza dell’azione amministrativa.

La decisione contribuisce a delineare una linea interpretativa stabile, nella quale il permesso per lavoro autonomo è configurato come istituto fondato su requisiti sostanziali stringenti e su una valutazione complessiva del comportamento del richiedente, con un equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti individuali.

mercoledì 3 dicembre 2025

New on TikTok: Titulli i episodit: Konvertimi i lejes së punës sezonale: pse skadimi i lejes nuk mund ta bllokojë punëtorin e huaj Podcast – Versioni në shqip Mirëmëngjes dhe mirëseerdhët në një episod të ri të Së Drejtës së Imigracionit. Sot trajtojmë një çështje thelbësore që vazhdon të shkaktojë gabime administrative dhe procese gjyqësore të panevojshme: konvertimin e lejes së qëndrimit për punë sezonale në leje për punë të varur, dhe sidomos nëse skadimi i lejes sezonale mund ta bëjë të papranueshme kërkesën për konvertim. Pika e nisjes është një vendim i Gjykatës Administrative Rajonale të Ligurias, i publikuar më shtatë korrik dy mijë e njëzet e pesë. Rasti është i thjeshtë: një punëtor i huaj, mbajtës i një leje sezonale, paraqet kërkesën për konvertim pasi leja ka skaduar. Prefektura e refuzon kërkesën duke pretenduar se konvertimi është i mundur vetëm nëse leja është ende e vlefshme. Refuzimi jepet fillimisht pa shqyrtuar vërejtjet e punëtorit, dhe pastaj përsëritet pothuajse mekanikisht me të njëjtën arsyetim. Gjykata e rrëzon plotësisht këtë qëndrim, duke iu referuar qartë praktikës gjyqësore të konsoliduar. Në vendim thuhet se “nuk ka asnjë tregues ligjor nga i cili mund të nxirret se, për konvertimin e lejes së qëndrimit, kërkohet paraqitja e një leje të vlefshme në momentin e kërkesës” . Ky është një pasazh vendimtar, sepse sqaron një praktikë administrative pa asnjë bazë ligjore. Teksti Unik i Imigracionit nuk kërkon që leja sezonale të jetë e vlefshme në kohën e paraqitjes së kërkesës për konvertim. Nuk e kërkon legjislacioni sekondar. Nuk e kërkon asnjë qarkore. Kur një kusht nuk është parashikuar nga ligji, futja e tij nga administrata përbën kufizim të pajustifikuar që prek drejtpërdrejt rrugëtimin profesional të punëtorit. Rasti i Gjënovës tregon qartë se çfarë ndikimi kanë këto devijime. Edhe pas dy masave të përkohshme të gjykatës, Prefektura mbeti e palëvizshme dhe refuzoi të rishqyrtonte kërkesën pa u mbështetur te skadimi i lejes. Por gjykata është e prerë: kur administrata ta rihapë çështjen, ajo duhet të vlerësojë kërkesën në themel, të verifikojë plotësimin e kushteve materiale për punën e varur dhe të garantojë pjesëmarrjen procedurale të punëtorit. Gjykata vëren gjithashtu se Prefektura nuk ka shqyrtuar vërejtjet e punëtorit, duke i hedhur poshtë si “të papranueshme” pa dhënë asnjë argumentim real. Ky është një tjetër cenim procedural që i shtohet keqinterpretimit të kuadrit ligjor. Megjithatë, çështja thelbësore është vetëm një dhe duhet thënë hapur, sepse shpesh neglizhohet: skadimi i lejes sezonale nuk e bllokon dhe nuk mund ta bllokojë konvertimin. Qëllimi i konvertimit është të sigurojë vazhdimësinë e punës së rregullt dhe t’u mundësojë punëtorëve sezonalë stabilizimin e marrëdhënieve të punës tashmë të filluara. Lidhja e këtij procesi me një kusht formal që ligji nuk e parashikon do të çonte në rezultate të paarsyeshme, duke dëmtuar si punëtorin, ashtu edhe punëdhënësin që ka planifikuar punësimin. Vendimi i Gjykatës Administrative Rajonale të Ligurias jep një udhëzim thelbësor: administrata duhet të vlerësojë kërkesat e konvertimit në mënyrë thelbësore, pa u ndalur te data e skadimit. Nëse ekziston një ofertë pune e vlefshme dhe plotësohen kushtet e tjera, kërkesa duhet të shqyrtohet edhe nëse leja sezonale ka skaduar. Ky është një mesazh i rëndësishëm për të gjithë. Për punëtorët, sepse u garanton se rrugët e tyre të integrimit profesional nuk mund të ndërpriten për një kusht të paqenë. Për Prefekturat, sepse i detyron të harmonizojnë praktikat me ligjin dhe me jurisprudencën e qëndrueshme. Për juristët dhe profesionistët, sepse konfirmon një linjë interpretimi tashmë të konsoliduar në nivel kombëtar. Faleminderit që na dëgjuat. Do të vazhdojmë të ndjekim vendimet që lidhen me konvertimet, marrëdhëniet e punës dhe stabilitetin e qëndrimit, sepse pikërisht në këto fusha përcaktohet funksionimi real i politikave të imigracionit.

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martedì 2 dicembre 2025

New on TikTok: Título del episodio: La conversión del permiso de trabajo estacional: por qué la caducidad del título no puede bloquear al trabajador extranjero Podcast – Versión en español Buenos días y bienvenidos a un nuevo episodio de Derecho de la Inmigración. Hoy analizamos un punto crucial que sigue generando errores administrativos y litigios innecesarios: la conversión del permiso de residencia por trabajo estacional en un permiso por trabajo subordinado, y en particular si la caducidad del permiso estacional puede hacer improcedente la solicitud de conversión. El punto de partida es una sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Liguria, publicada el siete de julio de dos mil veinticinco. El caso es sencillo: un trabajador extranjero, titular de un permiso estacional, presenta la solicitud de conversión después de que el título haya caducado. La Prefectura rechaza la solicitud alegando que la conversión solo sería posible si el permiso estuviera todavía vigente. El rechazo se dicta una primera vez sin considerar las observaciones del trabajador y luego se repite, casi mecánicamente, con la misma motivación: la validez del permiso sería un requisito indispensable. El Tribunal desmonta por completo esta postura, recordando expresamente la jurisprudencia consolidada. En la sentencia se afirma que “no existe ninguna indicación legislativa de la cual pueda deducirse que, para la conversión del permiso de residencia, sea necesaria la presentación de un título de residencia en curso de validez” . Este es un pasaje decisivo, porque aclara una práctica administrativa que carece totalmente de base legal. El Texto Único de Inmigración no exige que el permiso estacional esté vigente para poder solicitar la conversión. Tampoco lo exige la normativa secundaria. Tampoco lo exige ninguna circular ministerial. Cuando no existe una norma que imponga tal condición, añadirla administrativamente supone introducir una limitación injustificada que afecta directamente al itinerario laboral del trabajador. El caso de Génova muestra claramente el impacto de estas desviaciones. Incluso después de dos autos cautelares del Tribunal, la Prefectura permaneció inactiva y se negó a reexaminar la solicitud sin basarse en la caducidad del permiso. Pero el Tribunal es claro: cuando la administración reevalúe el expediente, deberá analizar el fondo de la solicitud de conversión, verificar si se cumplen los requisitos materiales para el trabajo subordinado y permitir la participación del interesado en el procedimiento. El Tribunal también observa que la Prefectura no examinó las observaciones procedimentales del trabajador, rechazándolas como “no aceptables” sin una motivación real. Este defecto se suma al error interpretativo sobre el marco jurídico aplicable. La clave, sin embargo, es una sola y debe afirmarse con claridad, porque a menudo se ignora: la caducidad del permiso estacional no bloquea y no puede bloquear la conversión. La conversión es un instrumento que garantiza la continuidad laboral y permite a los trabajadores estacionales estabilizar relaciones laborales ya iniciadas. Condicionar este proceso a un requisito formal que la ley no prevé produciría resultados irrazonables, perjudicando tanto al trabajador como al empleador que ya ha planificado la contratación. La sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Liguria ofrece por tanto una orientación esencial: la administración debe evaluar las solicitudes de conversión en su fondo, sin detenerse ante la caducidad del permiso. Si existe una oferta de trabajo válida y se cumplen los demás requisitos, la solicitud debe ser instruida y valorada aunque el permiso estacional ya haya expirado. Este mensaje es importante para todos. Para los trabajadores, porque reafirma que sus itinerarios de integración laboral no pueden interrumpirse sobre la base de un requisito inexistente. Para las Prefecturas, porque obliga a adecuar las prácticas al marco legal y a la jurisprudencia constante. Para

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