Quando il diniego del permesso di soggiorno e il decreto di espulsione vengono notificati nello stesso giorno, la posizione dello straniero non può essere considerata automaticamente e definitivamente irregolare. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21790 del 25 giugno 2026, ha chiarito che il Giudice di pace chiamato a decidere sull’espulsione deve verificare anche ciò che accade nel giudizio contro il diniego del titolo di soggiorno, soprattutto quando il TAR ne abbia sospeso l’efficacia.
La decisione è di particolare interesse pratico perché riguarda una situazione tutt’altro che rara: la Questura nega il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno e, contestualmente o a brevissima distanza, la Prefettura adotta il decreto di espulsione ai sensi dell’art. 13 del Testo unico immigrazione. In questi casi si aprono due piani processuali distinti, ma strettamente collegati: da un lato l’impugnazione del diniego del permesso davanti al giudice amministrativo; dall’altro l’opposizione al decreto di espulsione davanti al Giudice di pace.
Il caso deciso dalla Cassazione
Nel procedimento esaminato dalla Suprema Corte, il diniego del permesso di soggiorno era stato notificato allo straniero nello stesso giorno in cui era stato adottato il decreto di espulsione. Il Giudice di pace aveva ritenuto che il ricorrente fosse irregolarmente presente sul territorio nazionale e aveva confermato l’espulsione.
Nel frattempo, tuttavia, lo straniero aveva impugnato il diniego davanti al TAR e il giudice amministrativo aveva disposto la sospensione cautelare dell’efficacia del provvedimento questorile. Secondo la Cassazione, questa circostanza non poteva essere ignorata nel giudizio sull’espulsione.
La Corte ha quindi cassato la decisione del Giudice di pace, affermando che la sopravvenuta inefficacia del diniego del permesso, conseguente alla sospensione cautelare disposta dal TAR, deve essere presa in considerazione per verificare se sussistano effettivamente i presupposti dell’espulsione previsti dall’art. 13, comma 2, lettera b), del D.Lgs. n. 286/1998.
Il punto centrale: l’irregolarità non può essere valutata in modo astratto
Il principio che emerge dall’ordinanza n. 21790/2026 è particolarmente importante: il giudice dell’espulsione non può limitarsi a constatare che la Questura abbia emesso un diniego e, su questa sola base, considerare definitivamente irregolare la presenza dello straniero. Deve invece ricostruire la situazione giuridica effettiva e attuale dell’interessato.
Se il diniego è stato impugnato e il TAR ne ha sospeso l’efficacia, quella sospensione incide direttamente sulla valutazione della regolarità del soggiorno. La Cassazione ha censurato proprio una valutazione definita, nella sostanza, stereotipata e astratta dell’irregolarità, fondata senza considerare gli effetti del giudizio amministrativo pendente.
Diniego ed espulsione seguono due giudizi diversi
È essenziale comprendere che il diniego del permesso di soggiorno e il decreto di espulsione sono provvedimenti distinti e devono essere impugnati davanti a giudici diversi. Il diniego del permesso, quando appartiene alla giurisdizione amministrativa, viene normalmente contestato davanti al TAR competente. Il decreto di espulsione prefettizio, invece, deve essere impugnato davanti al Giudice di pace territorialmente competente.
La presenza di due giudizi distinti non significa però che i rispettivi effetti possano essere ignorati. Al contrario, la Cassazione ribadisce la necessità di coordinare i procedimenti quando l’esito o la misura cautelare adottata in uno di essi incida sul presupposto giuridico dell’altro.
Perché la sospensiva del TAR è decisiva
L’impugnazione del diniego non determina, di regola, automaticamente la sospensione del provvedimento. Per questa ragione, nei casi in cui il diniego possa produrre effetti immediati sulla posizione dello straniero, è spesso determinante valutare la proposizione di una domanda cautelare al TAR.
Quando il giudice amministrativo sospende l’efficacia del diniego, il provvedimento perde temporaneamente la propria capacità di produrre gli effetti che ne deriverebbero fino alla decisione cautelare o di merito successiva. È precisamente questo passaggio che, secondo la Cassazione, il Giudice di pace deve considerare prima di decidere sull’espulsione.
Ciò non significa che ogni sospensiva del TAR comporti automaticamente l’annullamento dell’espulsione. Significa, però, che non è più possibile fondare la decisione espulsiva sulla semplice affermazione secondo cui lo straniero sarebbe irregolare perché destinatario di un diniego che, nel frattempo, è stato sospeso.
Il problema dei termini per impugnare il diniego
La Corte ha valorizzato anche un ulteriore elemento: nel caso esaminato, quando era stato adottato il decreto di espulsione non era ancora decorso il termine per impugnare il diniego del permesso di soggiorno, poiché i due provvedimenti erano stati notificati nello stesso giorno.
Questo profilo è rilevante soprattutto nei casi in cui l’Amministrazione proceda con estrema rapidità, passando dal diniego del titolo all’espulsione senza lasciare alcun intervallo temporale significativo. L’interessato conserva naturalmente il diritto di contestare il diniego entro il termine previsto dalla legge e di chiedere al giudice competente la tutela cautelare. L’adozione immediata dell’espulsione non può trasformare quel diritto di difesa in una possibilità meramente teorica.
Cosa deve fare concretamente chi riceve entrambi i provvedimenti
Quando vengono notificati un diniego del permesso di soggiorno e un decreto di espulsione, occorre verificare immediatamente entrambi i provvedimenti, le date di notifica, le ragioni poste a fondamento del diniego e i termini di impugnazione. È particolarmente rischioso concentrarsi soltanto sull’espulsione oppure soltanto sul diniego, perché i due procedimenti possono procedere parallelamente e richiedono iniziative processuali diverse.
Nel giudizio amministrativo deve essere valutata, quando ne ricorrono i presupposti, la richiesta di sospensione cautelare del diniego. Nel giudizio davanti al Giudice di pace occorre invece rappresentare puntualmente l’avvenuta impugnazione del provvedimento questorile e produrre ogni eventuale ordinanza cautelare del TAR, chiedendo che ne vengano considerati gli effetti sulla sussistenza stessa dei presupposti dell’espulsione.
La documentazione deve essere aggiornata anche durante il processo. Se la sospensiva viene concessa dopo il deposito dell’opposizione all’espulsione, il provvedimento del TAR deve essere tempestivamente prodotto al Giudice di pace. Proprio l’ordinanza n. 21790/2026 conferma che il giudice deve conoscere e valutare l’esito del procedimento parallelo quando questo incide sulla condizione giuridica dello straniero.
Una tutela che riguarda la posizione concreta della persona
La decisione della Cassazione si inserisce in un orientamento che richiede al giudice dell’immigrazione di esaminare la situazione concreta e attuale dello straniero, evitando automatismi. Prima ancora di affrontare eventuali cause di inespellibilità o il bilanciamento con il diritto alla vita privata e familiare, occorre verificare se esista realmente il presupposto di irregolarità sul quale l’espulsione è stata fondata.
Il principio assume particolare importanza nei procedimenti relativi a lavoratori stranieri, persone radicate da anni sul territorio o titolari di precedenti permessi di soggiorno che abbiano ricevuto un diniego successivamente contestato. In tali situazioni, la corretta gestione del rapporto tra ricorso al TAR e opposizione all’espulsione può incidere in modo determinante sull’esito complessivo della vicenda.
Conclusioni
La Cassazione, con l’ordinanza n. 21790/2026, chiarisce che diniego del permesso ed espulsione non possono essere trattati come compartimenti stagni quando il primo costituisce il presupposto della seconda. Se il diniego viene impugnato e il TAR ne sospende l’efficacia, il Giudice di pace deve tenerne conto e verificare nuovamente la posizione dello straniero prima di confermare l’espulsione.
Per chi riceve contemporaneamente un diniego del titolo di soggiorno e un decreto espulsivo, il fattore tempo diventa quindi decisivo. La difesa deve essere coordinata fin dall’inizio, perché il corretto utilizzo della tutela cautelare e la tempestiva comunicazione tra i due giudizi possono impedire che una situazione ancora sub iudice venga trattata come definitivamente irregolare.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.
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