La Carta Blu UE è uno dei principali canali di ingresso in Italia per i lavoratori stranieri altamente qualificati e, nel 2026, la procedura è diventata più rapida e più digitale. Il nulla osta deve essere adottato entro 30 giorni dalla domanda completa e, dal 19 giugno 2026, anche il contratto di soggiorno può essere gestito telematicamente attraverso il Portale Servizi del Ministero dell’Interno. Per imprese e professionisti si tratta di un’alternativa concreta al decreto flussi, perché l’ingresso avviene fuori quota.
Che cos’è la Carta Blu UE
La Carta Blu UE è il permesso di soggiorno previsto dall’articolo 27-quater del Testo Unico sull’Immigrazione per i cittadini di Paesi terzi che svolgono un’attività lavorativa altamente qualificata. La disciplina italiana è stata profondamente modificata dal decreto legislativo 18 ottobre 2023, n. 152, che ha recepito la direttiva (UE) 2021/1883 e ha ampliato sia la platea dei possibili beneficiari sia le possibilità di mobilità all’interno dell’Unione europea.
Il punto pratico più importante è che la Carta Blu UE non dipende dalle quote annuali del decreto flussi. Il datore di lavoro può quindi presentare la domanda durante tutto l’anno, senza attendere un click day e senza dover verificare la disponibilità di una quota numerica.
Non serve necessariamente una laurea
La Carta Blu UE non è riservata soltanto ai laureati. Il requisito dell’alta qualificazione può essere dimostrato attraverso percorsi diversi.
È sufficiente, in alternativa, possedere un titolo di istruzione superiore di livello terziario o una qualificazione professionale post-secondaria conseguita al termine di un percorso almeno triennale; possedere i requisiti previsti per l’esercizio di una professione regolamentata; oppure dimostrare una qualifica professionale superiore acquisita attraverso almeno cinque anni di esperienza pertinente rispetto alla professione o al settore indicato nell’offerta di lavoro.
Per i dirigenti e gli specialisti nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione la legge prevede una disciplina ancora più flessibile: l’esperienza professionale richiesta può essere di almeno tre anni, purché maturata nei sette anni precedenti la domanda.
Il contratto deve durare almeno sei mesi
Il datore di lavoro deve presentare una proposta di contratto o un’offerta di lavoro vincolante per un’attività altamente qualificata della durata di almeno sei mesi.
La retribuzione annuale non può essere inferiore a quella prevista dal contratto collettivo nazionale applicabile e, in ogni caso, deve rispettare la soglia collegata alla retribuzione media annuale lorda per unità di lavoro dipendente rilevata dall’ISTAT. Le indicazioni amministrative attualmente disponibili collocano tale valore intorno a 36.300 euro annui lordi, fermo restando che la soglia deve essere verificata sulla base dei dati aggiornati al momento della presentazione della domanda.
La domanda si presenta online
La richiesta di nulla osta è presentata dal datore di lavoro allo Sportello Unico per l’Immigrazione attraverso il Portale Servizi del Ministero dell’Interno, utilizzando il modello BC.
Alla domanda devono essere allegati, tra l’altro, la documentazione relativa al titolo di studio o alla qualificazione professionale, la proposta contrattuale, la documentazione sull’alloggio e, nei casi previsti, l’asseverazione da parte di un professionista o di un’organizzazione datoriale.
Quando il requisito professionale viene dimostrato attraverso l’esperienza lavorativa, è necessario documentare concretamente l’attività svolta, normalmente mediante contratti di lavoro, buste paga e altra documentazione idonea a dimostrare settore, mansioni e durata dell’esperienza.
I titoli di studio e i documenti formati all’estero devono inoltre essere verificati sotto il profilo della traduzione, legalizzazione o apostille e, nei casi previsti, della dichiarazione di valore o dell’attestazione CIMEA.
Nel 2026 il nulla osta deve arrivare entro 30 giorni
Una delle novità più rilevanti è la riduzione del termine per il rilascio del nulla osta. La legge 2 dicembre 2025, n. 182, modificando l’articolo 27-quater del Testo Unico, ha ridotto da 90 a 30 giorni il termine previsto per la decisione dello Sportello Unico per l’Immigrazione.
Il termine riguarda naturalmente una domanda completa e correttamente documentata. Nella pratica, eventuali richieste di integrazione documentale possono incidere sulla durata effettiva del procedimento. Per questo motivo, soprattutto nei casi in cui la qualificazione sia dimostrata attraverso esperienza professionale maturata all’estero, è essenziale predisporre fin dall’inizio una documentazione coerente e facilmente verificabile.
Dal 19 giugno 2026 il contratto di soggiorno è digitale
Un’altra importante semplificazione è diventata operativa nel giugno 2026. Anche per gli ingressi tramite Carta Blu UE è stata attivata sul Portale Servizi la funzione per la sottoscrizione e la trasmissione telematica del contratto di soggiorno.
Dopo l’ingresso del lavoratore in Italia, il datore di lavoro deve registrare i dati di ingresso nell’area riservata del Portale. Il sistema genera quindi la documentazione necessaria alla stipula del contratto di soggiorno.
Il contratto può essere sottoscritto digitalmente; resta comunque possibile la firma autografa del lavoratore quando prevista dalla procedura. La documentazione deve essere restituita telematicamente allo Sportello Unico entro quindici giorni dall’ingresso del lavoratore, così da consentire gli adempimenti successivi relativi al permesso di soggiorno.
La Carta Blu può essere richiesta anche da chi è già in Italia
La Carta Blu UE non riguarda soltanto chi si trova all’estero. Può essere richiesta, in presenza dei requisiti, anche da cittadini stranieri già regolarmente soggiornanti in Italia.
La disciplina attuale consente l’accesso anche ad alcune categorie che in passato incontravano maggiori limiti, come i lavoratori stagionali, i beneficiari di protezione internazionale e i titolari di alcuni permessi collegati alla ricerca o ai trasferimenti intra-societari.
Restano tuttavia esclusi diversi titoli di soggiorno espressamente indicati dall’articolo 27-quater, tra cui, ad esempio, alcune ipotesi di protezione temporanea, protezione speciale, cure mediche e richiesta di protezione internazionale. La situazione deve quindi essere verificata caso per caso prima di avviare la procedura.
Quanto dura il permesso
Se il rapporto di lavoro è a tempo indeterminato, la Carta Blu UE ha normalmente durata biennale. Quando il contratto è a tempo determinato, il permesso viene rilasciato per la durata del rapporto di lavoro aumentata di tre mesi.
La perdita del posto di lavoro non determina automaticamente la revoca del titolo. Il lavoratore può rimanere in Italia e cercare una nuova occupazione secondo le regole previste dal Testo Unico, con una tutela particolarmente importante per chi abbia già costruito in Italia un percorso professionale e familiare.
Cambio di datore di lavoro e lavoro autonomo
Durante i primi dodici mesi di occupazione legale in Italia, il titolare della Carta Blu UE resta vincolato allo svolgimento di attività altamente qualificata. Il cambio di datore di lavoro è possibile, ma richiede la procedura prevista davanti all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
La normativa consente inoltre al titolare della Carta Blu UE di svolgere, parallelamente all’attività subordinata altamente qualificata, anche un’attività di lavoro autonomo, quando siano rispettati i requisiti professionali e amministrativi richiesti per quella specifica attività.
Ricongiungimento familiare e mobilità europea
La Carta Blu UE offre anche un regime favorevole per la famiglia. Il titolare può chiedere il ricongiungimento familiare indipendentemente dalla durata del proprio permesso di soggiorno, secondo le condizioni previste dal Testo Unico. In presenza dei requisiti, il permesso dei familiari può essere rilasciato contestualmente alla Carta Blu quando le domande siano presentate contemporaneamente.
Particolarmente importante è anche la mobilità europea. Chi possiede una Carta Blu rilasciata da un altro Stato membro può, dopo il periodo previsto dalla normativa europea, trasferirsi in Italia per svolgere un’attività altamente qualificata beneficiando di una procedura semplificata e, in determinate condizioni, senza dover ottenere preventivamente un nuovo visto.
Perché la Carta Blu è uno strumento da valutare prima del decreto flussi
Molte imprese continuano a considerare il decreto flussi come l’unica possibilità per assumere personale non comunitario residente all’estero. Non è così. Quando il lavoratore possiede una qualificazione elevata, la Carta Blu UE può essere una soluzione più adatta perché è fuori quota, può essere richiesta durante tutto l’anno e, dal 2026, è soggetta a un termine più breve per il rilascio del nulla osta.
La convenienza della procedura dipende però dalla corretta qualificazione del lavoratore, dal livello della retribuzione offerta e dalla qualità della documentazione prodotta. Una domanda formalmente presentabile ma priva di prove adeguate sull’esperienza professionale, sui titoli esteri o sulla coerenza tra qualificazione e mansioni può incontrare ritardi o essere respinta.
Prima di presentare la richiesta è quindi opportuno verificare non soltanto il possesso astratto dei requisiti, ma anche la loro effettiva dimostrabilità nell’ambito della procedura amministrativa.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.
Nessun commento:
Posta un commento