sabato 31 ottobre 2026

Secondo il TAR Lazio, il diniego di cittadinanza fondato su un caso di omonimia richiede un'istruttoria accurata

Secondo il TAR Lazio, il diniego di cittadinanza fondato su un caso di omonimia richiede un'istruttoria accurata

Una sentenza penale riferita a un omonimo può giustificare il diniego di cittadinanza italiana? Il TAR Lazio, con sentenza n. 16780 del 29 settembre 2025, ha affrontato un caso in cui l'amministrazione aveva attribuito al richiedente elementi negativi senza chiarire adeguatamente la corrispondenza dell'identità.

La controversia

Il Ministero aveva respinto una domanda di cittadinanza richiamando una sentenza del Tribunale di Cremona. Nel processo amministrativo è emerso un verbale dei Carabinieri di Asti che, attraverso una consultazione delle banche dati, distingueva due persone con lo stesso nominativo: una regolarmente soggiornante, l'altra in posizione irregolare e associata a un alias. Il problema decisivo era stabilire a quale delle due persone dovessero essere imputati i fatti negativi posti a fondamento del rifiuto.

Il contraddittorio procedimentale

Il TAR ha individuato anzitutto un vizio procedimentale: non vi era prova che l'amministrazione avesse notificato il preavviso di rigetto previsto dall'articolo 10-bis della legge 241/1990. Questa omissione aveva impedito al richiedente di chiarire l'equivoco in sede amministrativa e di produrre tempestivamente il verbale dei Carabinieri. Il preavviso, quando dovuto, non è dunque una formula rituale, ma uno strumento per integrare l'istruttoria prima della decisione.

Il difetto di istruttoria sull'identità

Il secondo vizio riguardava la motivazione. L'amministrazione non aveva spiegato sulla base di quali riscontri avesse attribuito al ricorrente, anziché all'omonimo, la sentenza penale. Secondo il giudice, questa verifica era necessaria prima di fondare sul dato contestato una decisione sfavorevole. Il TAR ha annullato il diniego e richiesto un nuovo esame, con contraddittorio e accertamenti identitari puntuali.

Le ricadute operative

Nei procedimenti di cittadinanza è opportuno controllare attentamente dati anagrafici, eventuali alias, luoghi e date di nascita, numeri identificativi e precedenti provvedimenti. Se viene prospettata una condanna apparentemente riferita al richiedente, non basta una smentita generica: possono essere essenziali documenti d'identità, certificazioni e risultanze ufficiali che distinguano le persone. La partecipazione al procedimento permette di risolvere l'errore prima del contenzioso, ove l'amministrazione rispetti l'obbligo di comunicazione previsto dalla legge.

Cosa non stabilisce la sentenza

L'annullamento per vizi procedimentali e istruttori non equivale al riconoscimento automatico della cittadinanza. L'amministrazione mantiene il dovere di verificare gli altri requisiti e di concludere il procedimento con un provvedimento legittimo e motivato. La decisione dimostra, tuttavia, che un elemento negativo non può essere imputato a una persona senza adeguata verifica dell'identità.

Pronuncia e fonte

TAR Lazio, sentenza n. 16780 del 29 settembre 2025. Scheda di ricostruzione: Melting Pot Europa, 17 aprile 2026.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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