lunedì 2 novembre 2026

Secondo il TAR Liguria, la domanda di permesso presentata troppo presto in Questura non giustifica la revoca del nullaosta al lavoro

Secondo il TAR Liguria, la domanda di permesso presentata troppo presto in Questura non giustifica la revoca del nullaosta al lavoro

Un lavoratore straniero, già entrato in Italia in forza di un nullaosta rilasciato nell'ambito del decreto flussi, si rivolge alla Questura per ottenere il permesso di soggiorno prima che sia formalmente concluso il procedimento davanti allo Sportello unico per l'immigrazione. Questa iniziativa può comportare la revoca del nullaosta? Il TAR Liguria, Sezione I, con sentenza 28 settembre 2026, n. 1083, ha risposto negativamente in un caso concreto, chiarendo che un'istanza erronea o sovrabbondante non costituisce, di per sé, una causa legale di revoca del titolo abilitativo all'ingresso.

Il procedimento e la contestazione della Prefettura

La ricorrente era entrata in Italia dopo il rilascio del nullaosta al lavoro nell'ambito della programmazione degli ingressi. Successivamente, tramite un centro di assistenza fiscale, aveva trasmesso alla Questura di Savona una domanda per ottenere il permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Il procedimento presso lo Sportello unico per l'immigrazione non era ancora terminato.

L'8 luglio 2025 la Prefettura di Savona comunicava il preavviso di revoca del nullaosta, ritenendo che la domanda parallela inoltrata alla Questura avesse alterato la corretta sequenza amministrativa. Il 19 luglio 2025 adottava il provvedimento definitivo di revoca. La lavoratrice impugnava l'atto deducendo, fra l'altro, carenza d'istruttoria, difetto di motivazione e violazione della disciplina del lavoro degli stranieri.

La decisione del giudice amministrativo

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato la revoca. Il punto decisivo non è la completa irrilevanza delle regole procedurali, ma la necessità che un provvedimento così incisivo si fondi su una causa prevista dalla normativa. Il giudice ha osservato che la presentazione anticipata di una domanda di permesso di soggiorno presso la Questura non figura, in quanto tale, fra le circostanze che giustificano la revoca del nullaosta ai sensi delle disposizioni esaminate.

L'articolo 22 del d.lgs. n. 286/1998 disciplina il procedimento di ingresso per lavoro subordinato e contempla specifici presupposti ostativi. L'articolo 42 del decreto-legge n. 73/2022, richiamato nella controversia, regola anch'esso ipotesi di rilascio e revoca collegate all'accertamento di elementi ostativi. Il TAR ha ritenuto che la Prefettura non potesse ampliare tali ipotesi fino a comprendere un errore procedurale che non comprometteva, da solo, la legittimità dell'iter già avviato.

La corretta gestione delle domande presentate all'ufficio sbagliato

La sentenza richiama un principio generale del procedimento amministrativo: quando una pubblica amministrazione riceve una domanda per la quale non è competente, deve indirizzarla all'ufficio competente e informare l'interessato, secondo le regole applicabili. Il TAR ricorda precedenti relativi proprio alla presentazione erronea di un'istanza di soggiorno alla Questura. Si tratta di un criterio utile per evitare che una sovrapposizione fra uffici si trasformi, senza fondamento normativo, nella perdita di una posizione già acquisita.

Ciò non equivale ad autorizzare il richiedente a ignorare le procedure del decreto flussi. La sequenza fra nullaosta, visto, ingresso e adempimenti successivi conserva la propria importanza. Ma l'amministrazione deve distinguere la domanda superflua da un vero elemento ostativo, come la mancanza di requisiti sostanziali o l'esistenza di circostanze per le quali la legge espressamente prevede la revoca.

Perché il successivo parere favorevole non ha chiuso la causa

Nel giudizio la pubblica amministrazione aveva segnalato che, il 4 giugno 2026, la Questura di Savona aveva espresso un parere favorevole sull'istanza del datore di lavoro e che il procedimento sarebbe proseguito. Aveva perciò chiesto al TAR di dichiarare cessata la materia del contendere.

Il giudice ha respinto tale richiesta, poiché non risultava dimostrato il pieno soddisfacimento dell'interesse della ricorrente. L'atto di revoca non era stato ritirato in autotutela, e la prosecuzione favorevole dell'istruttoria era soltanto prospettata. Una promessa di riesame o un parere favorevole non sono necessariamente equivalenti all'eliminazione degli effetti di un provvedimento amministrativo già adottato.

Indicazioni per difensori, datori di lavoro e lavoratori

Quando una Prefettura contesta la presentazione anticipata di una domanda alla Questura, occorre innanzitutto acquisire la comunicazione di avvio o di preavviso, il provvedimento conclusivo, il nullaosta, il visto, le ricevute di ingresso e i documenti trasmessi ai diversi uffici. La cronologia degli adempimenti è essenziale per comprendere se si tratti soltanto di un errore procedurale oppure di un problema che incide realmente sui requisiti di legge.

In presenza di un preavviso di revoca, le osservazioni difensive dovrebbero distinguere espressamente la condotta contestata dalle cause di revoca previste dalle norme pertinenti, senza limitarsi a invocare generici principi di buona amministrazione. Può essere utile chiedere che gli uffici si coordinino e che l'eventuale istanza presentata impropriamente venga trasmessa a quello competente.

Se è stata già disposta la revoca, occorre valutare tempestivamente il ricorso amministrativo o giurisdizionale appropriato e, quando vi siano i presupposti, la tutela cautelare. La sentenza del TAR Liguria dimostra anche l'importanza di verificare gli effetti concreti degli interventi sopravvenuti dell'amministrazione: soltanto la soddisfazione effettiva e integrale dell'interesse può giustificare la chiusura della controversia per cessata materia del contendere.

Limiti del precedente

La decisione non elimina le responsabilità derivanti dalla produzione di documenti falsi, dall'assenza dei requisiti di ingresso, dall'esistenza di reali motivi ostativi o dall'inadempimento degli obblighi legalmente previsti. Non dispone inoltre il rilascio automatico di ogni permesso di soggiorno. Si riferisce a una precisa causa di revoca: la presentazione di una domanda autonoma alla Questura mentre era ancora pendente l'iter regolarmente avviato presso la Prefettura.

La portata pratica è comunque significativa. L'amministrazione non può confondere un adempimento effettuato in modo improprio con un presupposto legale di decadenza, soprattutto quando la normativa prevede specifiche circostanze ostative e una sequenza di attività affidate a uffici diversi.

Conclusione

Secondo il TAR Liguria, l'errore consistente nell'invio anticipato e sovrabbondante di una domanda di permesso di soggiorno non legittima, da solo, la revoca del nullaosta al lavoro. Il rispetto delle procedure è necessario, ma altrettanto necessario è il rispetto del principio di legalità: un provvedimento sfavorevole deve fondarsi su requisiti e cause ostative previsti dalla legge, non su una sanzione amministrativa implicitamente costruita per un errore di instradamento della pratica.

Pronuncia e fonte verificabile: TAR Liguria, Sezione I, sentenza 28 settembre 2026, n. 1083, Presidente Caruso, estensore Pistilli, testo integrale. Normativa esaminata: d.lgs. 286/1998, artt. 22 e 24; d.l. 73/2022, art. 42; legge 241/1990, art. 3.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

According to the Milan Administrative Court, a new employer does not automatically preserve a work entry clearance

According to the Milan Administrative Court, a new employer does not automatically preserve a work entry clearance

What happens when an Italian employer obtains authorisation to recruit a non-EU worker but withdraws the offer before the residence process is completed? Can a different employer take over, or can the worker simply apply for a permit for job seeking? The Regional Administrative Court of Lombardy, Third Section, addressed these questions in judgment no. 15 of 7 January 2026. Its answer was restrictive, and understanding the limits of that ruling matters to workers and businesses alike.

The facts behind the decision

An employer requested a nulla osta, the authorisation for the worker's admission to Italy, on 18 March 2024. The authorisation was issued on 31 July 2024. On 10 February 2025, however, that employer informed the authorities that it no longer intended to hire the worker. The Single Immigration Desk revoked the authorisation.

The worker challenged that decision and argued that, even without finalising the residence contract with the original employer, employment by a different business should permit a residence permit for salaried work. Alternatively, the worker requested a permit for awaiting employment (attesa occupazione).

What the court actually held

The TAR dismissed the challenge. Referring to Council of State, Third Section, judgment no. 3158 of 11 April 2025, it held that, absent a supervening impossibility or exceptional circumstances, recruitment must take place with the employer for whom the authorisation was issued. Merely finding an alternative employer did not overcome the missing employment relationship with the original sponsor in this case.

The court also distinguished losing a job from never having started one. Article 22(11) of Legislative Decree no. 286/1998 addresses, within its conditions, the loss of an employment relationship that was actually established and then ended for reasons not attributable to the worker. That mechanism did not automatically cover a prospective worker whose initial employment relationship had never commenced.

Outcome: the challenge was rejected and the revocation upheld. The court nevertheless ordered each side to bear its own litigation expenses, referring to fluctuations in previous case law. It did not establish that a change of employer is impossible in every immigration procedure or under every subsequent legal regime.

Why the distinction matters

The entry authorisation is not a freely transferable entitlement independent of the underlying employment offer. The proposed employer, the contractual arrangements and the statutory procedure are legally significant. If the original employer withdraws before the required stages have been completed, having a new offer does not necessarily entitle the worker to the same permit.

Equally, a job-seeking residence permit should not be confused with permission to enter Italy in order to seek work. The legal protection afforded to someone who loses an existing position cannot simply be presumed to apply to a person whose planned employment never materialised.

Practical steps for workers and employers

Before entry, prospective workers should keep a copy of the authorisation, visa and employment offer and maintain reliable communication with the sponsoring employer. If the employer expresses doubts or withdraws the offer, it is crucial to obtain written confirmation and seek advice before relying on a replacement offer.

After entry, the worker should preserve evidence of attendance at appointments, communications with the Single Immigration Desk and any attempt to complete the residence-contract formalities. If an administrative measure is adopted, it is important to identify the precise grounds, the chronology and whether exceptional circumstances or a supervening impossibility might be relevant.

For employers, withdrawal of an offer is not merely a private contractual matter: it can affect the immigration authorisation granted on the strength of the intended hire. Timely, accurate communication with the authorities and the worker can prevent further complications.

Workers should also distinguish administrative reconsideration from a court challenge. Neither an informal request for review nor a new employment proposal necessarily suspends deadlines or replaces the procedural remedy available against the actual revocation. The competent court and applicable deadlines must be assessed from the documents.

A decision that should not be overgeneralised

The case concerned particular events in 2024–2025 and the law applied by the court in early 2026. Legislative changes, special entry schemes or genuinely exceptional factual circumstances may require a different analysis. This judgment should therefore guide, not replace, an examination of the worker's legal status, the current statutory provisions and the stage reached by the original application.

Its central lesson is that an entry clearance tied to a prospective employer, an existing employment relationship and a job-seeking residence permit are three different legal situations. Confusing them may lead to unsuccessful applications or litigation.

Judgment and verifiable source: TAR Lombardia, Third Section, 7 January 2026, no. 15, President Goso, Reporting Judge Gatti, full judgment. Also cited by the court: Council of State, Third Section, 11 April 2025, no. 3158; Legislative Decree no. 286/1998, Article 22(11).


Avv. Fabio Loscerbo
Lawyer authorised to appear before the Italian Court of Cassation
Registered in the Italian Chamber of Deputies' Register of Interest Representatives in the field of Immigration
Lobbyist registered in the European Union Transparency Register, no. 280782895721-36, in the field of Migration and Asylum
ORCID: 0009-0004-7030-0428
This article was prepared with the assistance of AI tools, under the author's direction, review and editorial responsibility.

Selon le TAR de Parme, le refus de citoyenneté par mariage relève normalement du juge judiciaire

Selon le TAR de Parme, le refus de citoyenneté par mariage relève normalement du juge judiciaire

Une demande de nationalité italienne par mariage est déclarée irrecevable parce que les pièces d'identité ne concordent pas. Vers quel juge faut-il se tourner ? La réponse est au cœur de la décision du Tribunal administratif régional d'Émilie-Romagne, section détachée de Parme, première section, du 4 juin 2026, n° 309. L'arrêt rappelle une distinction fondamentale entre la naturalisation et l'acquisition de la nationalité par mariage, qui peut déterminer la recevabilité du recours.

La situation de la requérante

La demanderesse avait saisi la préfecture de Reggio d'Émilie en janvier 2018 pour obtenir la nationalité sur le fondement de l'article 5 de la loi italienne n° 91/1992. Au cours de l'instruction, la préfecture avait constaté des divergences dans les informations personnelles mentionnées dans plusieurs documents. Le 28 octobre 2022, elle avait adressé une communication préalable à une décision défavorable et demandé une attestation des autorités diplomatiques ou consulaires du pays d'origine, dûment légalisée, confirmant que les identités figurant dans les différents documents correspondaient à la même personne.

Estimant que les documents requis n'avaient pas été fournis dans le délai imparti, le préfet avait déclaré la demande irrecevable par décision du 12 décembre 2022. L'intéressée avait contesté cette décision devant le TAR en invoquant notamment une instruction insuffisante, l'absence d'appréciation de son intégration en Italie et les garanties de participation à la procédure administrative.

Une question préalable : le tribunal administratif pouvait-il juger le fond ?

Le TAR n'a pas tranché la question de savoir si les documents de la requérante étaient finalement suffisants. Il a déclaré le recours irrecevable pour défaut de juridiction, considérant que le litige appartenait au juge judiciaire italien.

Le raisonnement repose sur la nature du droit invoqué. Pour la nationalité par mariage, lorsque l'autorité vérifie les conditions légales et la régularité de la documentation, la situation du demandeur relève en principe d'un droit subjectif. Il ne s'agit pas de la même appréciation largement discrétionnaire que dans certaines procédures de naturalisation. Une exception importante existe lorsque l'administration exerce le pouvoir de considérer des motifs avérés liés à la sécurité de la République, conformément à l'article 6, paragraphe 1, lettre c), de la loi n° 91/1992.

Dans cette affaire, la préfecture avait uniquement soulevé des divergences d'état civil et l'insuffisance des preuves d'identité. Elle n'avait formulé aucune évaluation particulière relative à la sécurité de la République. Il appartenait donc au juge ordinaire, et non au TAR, de statuer sur le fond du droit revendiqué.

Le fait de recevoir un décret préfectoral ne suffit pas

Un aspect particulièrement utile de l'arrêt est que la forme administrative de la décision n'impose pas toujours la compétence du juge administratif. Même si un préfet signe un décret de refus, il faut identifier la nature de la situation juridique concernée. L'invocation d'un défaut de motivation ou d'une violation de la loi n° 241/1990 ne modifie pas automatiquement la compétence juridictionnelle.

Le TAR a également indiqué que la demande de dommages et intérêts présentée comme conséquence du même refus suivait la qualification du litige principal. Il a compensé les frais de justice et rappelé la possibilité de reprendre l'instance devant la juridiction compétente suivant les conditions et délais de l'article 11 du code de procédure administrative.

Conséquences pratiques pour les familles

Lorsqu'une personne demande la nationalité par mariage, la première précaution consiste à vérifier la parfaite concordance de l'identité dans les pièces étrangères, les documents italiens et les registres d'état civil. Les différences de transcription, de noms ou de dates peuvent nécessiter des attestations et rectifications officielles. Si un préavis défavorable arrive, la réponse doit être étayée par les documents demandés ou par une argumentation précise sur leur pertinence.

Si un refus définitif intervient, il ne faut pas choisir le tribunal uniquement parce qu'il s'agit d'un acte de préfecture. Il faut vérifier si le litige concerne les conditions de la citoyenneté par mariage ou une évaluation spécifique de sécurité nationale, puis déterminer le juge et la procédure appropriés. Engager une instance devant une juridiction incompétente peut entraîner des coûts et des retards, même lorsque la loi permet, sous certaines conditions, de préserver les effets de l'action initiale.

Ce que l'arrêt ne dit pas

Le tribunal n'a pas accordé la nationalité à la demanderesse, ni déclaré l'exigence de vérifier l'identité injustifiée. L'administration conserve le pouvoir et le devoir de contrôler les conditions légales. La décision se limite à déterminer quel ordre de juridiction peut contrôler le refus en cause. Cette limite est aussi importante que le principe affirmé.

Conclusion

L'arrêt n° 309/2026 rappelle que la protection judiciaire commence par la juste qualification de la demande. La nationalité par mariage et la naturalisation ne doivent pas être traitées comme des procédures identiques. Face à un refus lié aux documents d'état civil, l'analyse correcte de la compétence juridictionnelle est un élément indispensable d'une défense efficace.

Décision et source : TAR Émilie-Romagne, Parme, première section, 4 juin 2026, n° 309, présidente Modica de Mohac di Grisì, rapporteure Bardino. Texte intégral. Références : loi n° 91/1992, articles 5 et 6 ; article 11 du code italien de procédure administrative ; décret-loi n° 13/2017, article 3.


Avv. Fabio Loscerbo
Avocat habilité à plaider devant la Cour de cassation italienne
Inscrit au Registre des représentants d'intérêts de la Chambre des députés italienne en matière d'immigration
Lobbyiste inscrit au Registre de transparence de l'Union européenne n° 280782895721-36 en matière de migration et d'asile
ORCID : 0009-0004-7030-0428
Article rédigé avec l'aide d'outils d'intelligence artificielle, sous la direction, la révision et la responsabilité éditoriale de l'auteur.

New on TikTok: Permiso de residencia por trabajo denegado tras una condena por violencia doméstica: un tribunal italiano confirma la decisión pese al empleo y la integración social Bienvenidos a un nuevo episodio del podcast Derecho de Extranjería. Soy el abogado Fabio Loscerbo. Hoy analizamos la sentencia número 1703 del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña, con sede en Bolonia, publicada el 26 de octubre de 2026, relativa al recurso con número de registro general 1160 de 2026. El caso se refiere a un ciudadano extranjero que había solicitado la conversión de su permiso de residencia por motivos humanitarios en un permiso de residencia por trabajo por cuenta ajena. La Jefatura de Policía de Bolonia había rechazado inicialmente su solicitud debido a una condena por un delito de menor gravedad relacionado con las drogas. Tras una sentencia del Tribunal Constitucional italiano que eliminó la denegación automática para esta categoría de delito, la administración tuvo que examinar nuevamente su situación. Sin embargo, posteriormente se había dictado una nueva condena penal por graves malos tratos contra su esposa, que incluían violencia física y psicológica. La Jefatura de Policía confirmó entonces la denegación, pese al empleo estable que había tenido anteriormente, sus recursos económicos y su larga residencia en Italia. El Tribunal desestimó el recurso. Los jueces aclararon que los malos tratos en el ámbito familiar constituyen un delito especialmente grave, relevante para la concesión y renovación de los permisos de residencia. La suspensión condicional de la pena no impide que la Jefatura de Policía evalúe de manera autónoma la peligrosidad social del extranjero. Un aspecto especialmente importante se refiere a los vínculos familiares. Según el Tribunal, tener una familia en Italia no constituye una protección absoluta frente a la denegación del permiso de residencia, especialmente cuando un miembro de esa misma familia ha sido víctima de la violencia. La sentencia confirma, por tanto, que el empleo y la residencia legal no son suficientes, por sí solos, para demostrar una integración efectiva. El respeto de la ley y de la dignidad humana, comenzando dentro de la propia familia, constituye un elemento esencial de la convivencia social. Gracias por escucharnos y hasta el próximo episodio.

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