Secondo il TAR Lazio, la cittadinanza dei minori e la scelta del giudice competente: perché conta la natura del diritto
Una controversia sulla cittadinanza italiana può apparire amministrativa perché nasce da una circolare ministeriale o da un provvedimento dell'amministrazione. Non sempre, però, deve essere portata dinanzi al TAR. La sentenza del TAR Lazio, Roma, Sezione V-bis, 13 marzo 2026, n. 4681, affronta il problema con riferimento alle nuove disposizioni sulla cittadinanza dei minorenni introdotte dalla legge n. 74 del 2025.
La vicenda
Il ricorso aveva a oggetto una circolare del Ministero dell'interno del 28 maggio 2025, emanata per l'applicazione della nuova disciplina relativa a minori stranieri o apolidi con genitori cittadini italiani per nascita. La controversia riguardava l'interpretazione dei requisiti previsti dall'art. 4, commi 1-bis e 1-ter, della legge n. 91 del 1992. Il nodo non era soltanto la correttezza delle istruzioni amministrative, ma la qualificazione della posizione giuridica azionata.
Che cosa ha deciso il TAR?
Il giudice amministrativo ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione. Ha ritenuto che, quando l'acquisto della cittadinanza dipende dall'accertamento di presupposti determinati direttamente dalla legge, senza una valutazione discrezionale della pubblica amministrazione, la controversia investe un diritto soggettivo. La sua tutela compete quindi al giudice ordinario. Non basta impugnare formalmente una circolare per trasformare in interesse legittimo una posizione sostanzialmente riconducibile a un diritto.
La decisione non ha riconosciuto la cittadinanza ai singoli minori e non ha stabilito che tutti i figli di cittadini italiani per nascita acquistino automaticamente la cittadinanza. Ha risolto preliminarmente la questione della giurisdizione.
Le conseguenze per le famiglie
Quando si valuta una domanda relativa alla cittadinanza di un minore è necessario individuare la specifica disposizione applicabile, l'eventuale necessità di una dichiarazione di volontà, la documentazione dello status dei genitori e i termini previsti dalla normativa. Non è sufficiente un generico riferimento alla cittadinanza italiana di uno dei genitori: possono essere decisive la data di nascita, la situazione familiare e le disposizioni transitorie.
Se l'amministrazione nega o contesta il riconoscimento, occorre quindi identificare la posizione giuridica e il giudice competente prima di predisporre il ricorso. Un errore nella scelta della giurisdizione può determinare un arresto processuale, costi e ritardi, pur restando da valutare gli eventuali meccanismi di prosecuzione dinanzi al giudice munito di giurisdizione.
La distinzione con la naturalizzazione
La sentenza non deve essere confusa con il contenzioso sulla concessione della cittadinanza per naturalizzazione, nel quale assumono rilievo valutazioni dell'amministrazione e regole processuali differenti. La tutela cambia in rapporto al titolo giuridico invocato: acquisto della cittadinanza per il verificarsi di requisiti legali e concessione discrezionale non sono situazioni identiche.
Indicazione operativa
Il primo compito del difensore è ricostruire la fattispecie normativa, non scegliere il ricorso sulla sola base dell'autorità che ha firmato l'atto. La sentenza n. 4681/2026 ribadisce che la natura sostanziale della posizione giuridica determina la corretta sede giurisdizionale.
Fonte giudiziaria: TAR Lazio, Roma, Sezione V-bis, sentenza 13 marzo 2026, n. 4681; approfondimento ufficiale della Giustizia amministrativa.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.
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